Gialappa's Band.
GIORGIO GHERARDUCCI, MARCO SANTIN, CARLO TARANTO con ANDREA AMATO.
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MAI DIRE NOI.
Tutto quello che NON avreste voluto sapere.
Parte 2.
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2022. Mondadori Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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INDICE di questa parte.
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19. Gira la palla, gira la palla.
 AMARCORD. Io, mappamondo che son io di Carlo.
 amici nostri. Miii, che dolore! con Aldo, Giovanni e Giacomo.
 AMARCORD. Ogni maledetto luned di Giorgio.
20. Quando si dice avere tempismo e culo.
 AMARCORD. Rico-Mina-ciamo di Carlo.
21. Ho vinto qualche cosa?
 AMARCORD. Amici miei di Marco.
22. E la lira s'impenna!
 AMARCORD. Conto salato
23. Hai detto Sandro? Nella vita ci vuole umilt!
 AMARCORD. Massage  trois di Marco
24. Ascolta un cretino!
 amici nostri. Gialappiii, luridi gattiiii malatiiii. con Luciana Littizzetto
25. Du girls is megl che uan.
26. Tutti i deficienti dell'uomo
 AMARCORD. Donde est Miguel? di Marco.
27. Magica Trippy, con il tuo sorriso, chiss dove arriverai...
 amici nostri. Guarda, Michele, i poveri... con Paola Cortellesi
 AMARCORD. Ci dice donna, dice donna. di Giorgio
28. Gi state recitando?
 AMARCORD. Il galantuomo di Giorgio.
29. Un oggetto innovativo che non pu mancare nella tua casa. Che ?
 AMICI nostri. Ma madreeee. con Marcello Cesena.
 AMARCORD. Palle di cartone. di Marco.
30. Non sapevo che tua sorella...
 AMARCORD. Viva la vida. di Carlo
 amici nostri. Che sei una merdaaa. con Fabio de Luigi.
31. Solo che pensavo quanto  inutile fandebndare, credere di stare bene quando indibind...
 AMARCORD. Robertooo, Robertooo di Marco.
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RAI
32. Rai dire mai!
 AMARCORD. Rai: di tutto, di pi! di Giorgio.
33. La Rai siamo noi
 AMARCORD. Ma noi non ci Sanremo. di Carlo.
34. Mamma Rai
 amici nostri. La morte del cigno. con Alessia Marcuzzi.
35. Non tutte le ciambelle...
 amici nostri. Ominide del nostro cuore. con Michele Foresta.
36. Grazie al...
  Bis
 amici nostri. Ancora tu? Ma non dovevamo non vederci pi? con Teo Teocoli.
 Tris
Epilogo. Un libro ti salva la vita.
Ringraziamenti.
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Fine indice.
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MAI DIRE NOI.
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19. Gira la palla, gira la palla.
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Quando Carlo, Giorgio e Marco parlano di Teo Teocoli, si capisce
che il sodalizio artistico e umano  stata una pietra miliare della
loro vita e della loro carriera. La sintonia tra i quattro  stata la
scintilla che ha acceso il motore per il grande successo di Mai
dire Gol. Per questo i tre ne parlano con grande affetto, anche se
l'epilogo del loro rapporto professionale non  stato dei pi felici.
Ma dopo sette anni vissuti cos intensamente, forse,  anche nella natura delle cose.
Carlo: Teo era assolutamente il motore trainante del programma:
decidevamo tutto con lui, anche perch a quel punto aveva
in mano lo studio, nei panni di Peo Pericoli conduceva lo show.
Non c'erano mai copioni scritti, solo vaghe tracce, e Teo andava
completamente a braccio facendoci sempre molto ridere. Il gioco
d'improvvisazione con Teo non era nato in scena ai fini della trasmissione:
all'inizio era puro divertimento a uso e consumo nostro,
nelle riunioni. Senza dir niente a nessuno, ogni tanto diventava un
personaggio e noi stavamo al gioco, prendendolo in giro a modo
nostro. Per esempio, c'era il finto elettricista, che era fantastico:
Teo arrivava e si presentava, noi gli spiegavamo che la lampadina era
rotta, indicandola sulla parete di sinistra, e lui con nonchalance,
ma con perizia, si metteva a studiare il muro dall'altra parte e a
toccarlo con una mano. Scusi, guardi che il guasto  da questa
parte, gli dicevamo, e lui ci zittiva come un rabdomante che deve
sentire lo scorrere dell'acqua sotto terra. Durante le riunioni tirava
fuori mille gag improvvisate solo per il gusto di farci ridere, non
con l'intenzione di rifarle davanti alla telecamera. Preparare un
programma comico in queste condizioni non solo era molto divertente,
ma anche molto facile, perch gli spunti arrivavano a cascata.
Giorgio: Teo  un grande osservatore della realt e ha la capacit
di riprodurla in chiave comica in un attimo. Il suo soprannome
dell'epoca, per noi, era Numero Uno. Nonostante abbia quindici
anni in pi, in realt era il pi giovane di tutti. Si presentava in
redazione anche quando non c'erano le riunioni, solo per il gusto
di stare in compagnia e partecipare alla creazione del programma.
E poi aveva mille aneddoti da raccontare. Alla festa del mio primo
matrimonio c'erano centoventi invitati: dopo mezz'ora, in ottanta
erano intorno a Teo ad ascoltare i suoi racconti esilaranti. La sua
capacit comica naturale e la confidenza che c'era tra noi, risalente
ai tempi di Emilio, rendevano molto facile improvvisare con lui
in scena. Felice Caccamo fu la svolta di quel Mai dire Gol, tant'
che lo port avanti fino al 1995, anno in cui lasci la trasmissione.
In quegli anni, per partecipare agli sketch di Caccamo, vennero
circa cinquanta ospiti tra calciatori, musicisti e attori. Ricordo
Angelo Branduardi e Tullio De Piscopo che suonarono e cantarono
con lui il tormentone Gira la palla. Ma lui aveva anche la capacit
di prendere sconosciuti e inserirli nelle scene: abbiamo gi parlato
delle comparse Gennaro&Luis, ma nel tempo Teo coinvolse pi o
meno tutti i nostri collaboratori, da Massimo Venier alla trovarobe
del programma, che divenne Morena di Pozzuoli.
Marco: Nel 1993 andammo in trasferta a Londra perch Peo
Pericoli, personaggio di Teo, nella finzione era innamorato del
calciatore John Fashanu, che chiamava la personcina. Fashanu
era praticamente il Cristiano Ronaldo del Wimbledon, squadra di
mezza classifica della Premier League di allora, e aveva sfruttato
la sua popolarit per dedicarsi a molti altri business oltre al calcio.
Partimmo da Milano Teo, Giorgio, Debora, io e la figlia di Karl-Heinz
Schnellinger, terzino del Milan e della nazionale tedesca
degli anni Sessanta e Settanta, che lavorava alla redazione sportiva.
La storia, appunto, era che Peo Pericoli tentava di incontrare
Fashanu. A Regent Street, a un certo punto, da un pub usc l'attore
Michael Caine, che immediatamente Teo, nei panni di Peo Pericoli,
coinvolse in una gag improvvisata. Al campo d'allenamento
del Wimbledon, poi, alcuni calciatori capitanati da Vinnie Jones
(che poi ebbe una discreta carriera da attore recitando in decine
di B-movies hollywoodiani), anche se non capirono cosa stesse
succedendo, si resero conto che era in corso una gag e cos presero
Peo Pericoli e lo lanciarono in una siepe. Teo fu bravissimo a non
uscire dal personaggio e a riemergere dai rovi con una battuta.
Mai dire Gol cresce di anno in anno, la popolarit del programma
 alle stelle e Teocoli sta vivendo, forse, il suo momento di
gloria pi grande: mai in carriera aveva avuto tutto questo successo
personale. La trasmissione deve svilupparsi e cos iniziano ad
arrivare nuovi giovani comici, che con il tempo si riveleranno veri
fuoriclasse della risata. Ma non  che in tutto questo affollamento salta fuori qualche gelosia?
Giorgio: Nel giugno del 1994 gli telefonammo perch dovevamo
fare una riunione per la stagione successiva: Teo era a Ibizia,
cos andammo a prenderlo a Malpensa e lo portammo in un bel
ristorante. Mangiammo, bevemmo un bel po' di vino (tranne l'analcolico
Carlo, ovviamente, che al sommelier chiese una tisana
di verbena, portandolo alle dimissioni immediate e irrevocabili)
e ridemmo per due ore, ripercorrendo l'annata appena conclusa.
Ma nessuno trovava il momento giusto per affrontare l'argomento Antonio Albanese.
Marco: A fine serata, dopo esserci assicurati che fosse euforico
al punto giusto, introducemmo il tema: Ma tu ci avevi parlato
di quel comico... come si chiama... Albanese. Com'?. Teo disse
solo:  bravo. Noi a quel punto esclamammo in coro, in maniera
perentoria: Ottima idea, dobbiamo prenderlo, hai ragione!.
Presa la decisione partimmo anche noi per le vacanze.
Giorgio: L'arrivo di Antonio apr qualche crepa, perch noi iniziammo
ad andare in protezione di Albanese su alcuni personaggi
che andavano tutelati. Poi in quegli anni uno dei programmi pi
seguiti della TV italiana era Blob, su Rai 3, che di fatto era un
montaggio ragionato del riassunto della giornata televisiva. Sin dalla
nostra prima puntata stagionale i redattori di Blob iniziarono
a inserire gli sketch di Albanese, cosa che faceva inquietare Teo. I
personaggi di Antonio avevano molti tormentoni e quindi erano
pi facilmente estrapolabili, mentre Teo aveva una comicit diversa,
pi legata alle situazioni. Il sogno di Teocoli era finire dentro
Blob e una volta lo disse anche in onda durante uno sketch: Sicuramente
andremo a Blob. Ma neanche quella volta ci riusc.
Marco: In pi, i due avevano un modo di stare in scena completamente
diverso: Antonio arrivava dal teatro, Teo dal cabaret.
Albanese  un attore fantastico, Teocoli  un improvvisatore nato
che si mangia il palco. Prima della puntata con il debutto del personaggio
di Epifanio, Antonio pass tre giorni a dire a Teo: Mi
raccomando, non sono Massimo Boldi che arrivo e mi dai una botta
sul coppino. Epifanio  un personaggio diverso, delicatissimo: te
lo chiedo per favore. Pronti via, primo ciak e... SBAM! Schiaffo
di Teo sul coppino di Antonio e la parrucca vola via. Albanese
blocc la registrazione e disse: Il personaggio di Epifanio non pu
essere colpito, altrimenti lo distruggi. Teo ci rimase malissimo. I
personaggi di Albanese avevano tanti tormentoni: Frengo, Epifanio
e l'anno dopo Pierpiero, tutti entrati immediatamente nell'immaginario popolare.
Carlo: Va anche detto, per, che Teo  stato il comico pi generoso
con cui abbiamo lavorato. Lui in scena si divertiva anche a
dare assist agli altri comici. Per lui, giustamente, contava il risultato
finale: far ridere. Infatti, il personaggio di Frengo, inviato pugliese
al seguito del Foggia dei miracoli di Zeman, part da Teo che in
riunione un giorno chiese ad Antonio: Sai fare qualche dialetto?.
Allora Albanese inizi a fare versi: Eeeeeeh... oooooh... Ti sento?
Non ti sento?. Nel giro di un'ora gli avevamo gi fatto il riporto e
scritto i primi testi, mutuando parole e detti che Marco aveva imparato
nelle sue vacanze pugliesi. L'anno dopo, Teo sugger alcune cose anche per Pierpiero.
Marco: Nel frattempo prendemmo anche Marco Milano, su
suggerimento di Teo, perch erano amici dai tempi del Derby Club.
E l'anno seguente decidemmo di prendere Aldo, Giovanni e Giacomo.
L'occasione propizia per farli incontrare fu il matrimonio di Giorgio.
Giorgio: Li conoscevamo, ma non cos bene da invitarli al
matrimonio: per ci sembr il contesto migliore per presentarli
a Teo, senza che sembrasse un vero provino. Teo si divert molto
quella sera e il giorno dopo disse: Simpatici quei tre. Cos fummo
tutti d'accordo sul tirarli a bordo. La cosa che lo convinse fu
che li vedeva piccolini, soprattutto Giacomo
e Giovanni, e diceva: Li posso prendere e
lanciare lontano!. Per Teo all'inizio fu una
boccata d'ossigeno passare da Antonio, che
non voleva nemmeno essere sfiorato, a questi
tre che avevano una comicit molto fisica e si
facevano fare qualsiasi cosa.
Carlo: Un giorno, mentre Teo guardava una registrazione del
programma dove in scena c'erano lui con i ciglioni, Albanese, Aldo,
Giovanni, Giacomo e di sfondo Gennaro&Luis, esclam: Questo
non  un programma,  una galleria di mostri:
ci vuole una presenza femminile!. E cos, anche
se l'assenza di una bella presentatrice a me
non dispiaceva affatto, perch ci rendeva un
caso pi unico che raro in azienda, iniziammo
a invitare Simona Ventura, che avevamo conosciuto
in Sicilia a un Premio Regia Televisiva.
Marco: Prima della stagione 1995-1996 parlammo a Teo e gli
dicemmo che volevamo prendere Elio e le storie tese e Paolo Rossi.
In tutta risposta ci disse: Ragazzi, Mai dire Gol  un programma
fatto da sconosciuti che poi diventano famosi: e quando
diventano famosi mi girano i coglioni!. In quel preciso momento
capimmo che niente sarebbe stato pi come prima.
Una relazione a due gi  complicata da portare avanti nel tempo.
In tre non parliamone,  difficilissimo. Ma in quattro? E una
polveriera sempre pronta a esplodere. Aggiungiamoci che anche le
storie d'amore pi travolgenti a un certo punto finiscono e, se la
passione  stata forte, inevitabilmente la separazione sar pi dolorosa.
Cos fu in quell'inverno del 1995. A giudicare dai racconti
di Carlo, Giorgio e Marco, per quell'epilogo infelice c' ancora un
velo di malinconia dopo quasi trent'anni. D'altra parte, il primo amore non si scorda mai...
Giorgio: Per quella stagione prendemmo Francesco Paolantoni
e Bebo Storti, due bravi comici. Paolantoni lo scegliemmo per
quello che voleva fare Teo, perch a Francesco piace fare il cretino,
soprattutto con personaggi che possono essere trattati un po' alla
Boldi. Ci sembrava di fargli un buon servizio. E invece, nelle sette
puntate che facemmo da met ottobre ai primi di dicembre, il
clima fu surreale. Con Teo che, gi alla prima riunione, ci chiese
di dividere il programma in due parti: una fatta da lui e Marco
Milano, l'altra da noi tre con chiunque volessimo. Il 5 dicembre 1995, poi, accadde il dramma.
Carlo: Eravamo pronti per girare lo sketch corale dell'Edicola,
parodia di una rubrica del programma di Sandro Piccinini, ma Teo
dal camerino ci fece sapere che non l'avrebbe fatto. Noi decidemmo
di girarlo comunque e lui esplose di rabbia: si tolse la giacca di Peo
Pericoli, ma non i ciglioni giganti, e torn a casa inferocito.
Marco: Pensa quelli che lo vedevano fermo al semaforo conciato in quel modo...
Giorgio: Non ci parlammo per molto tempo. Quello stesso anno
vincemmo il Telegatto. Anche Teo era in teatro, candidato per
Scherzi a parte, che aveva iniziato a fare con Gene Gnocchi. Lui
era seduto in seconda fila e quando salimmo sul palco a ritirare il
premio abbass lo sguardo. Dopo qualche anno, direi cinque o sei,
inizi a dire nelle interviste che aveva fatto una cazzata a lasciare
Mai dire Gol. Da l i rapporti personali sono tornati buoni.
Carlo: A dire il vero, io l'ho visto una volta sola, nello spogliatoio
dell'addio al calcio di Walter Zenga, nel 1998. Lui per
molto tempo ha pensato (non so perch) che fossi stato io a creare
i presupposti per farlo andare via. Ma l'ultima volta che abbiamo
fatto qualcosa in onda con Teo  stata nel 2002, quando lui era
l'ospite comico del Festival di Sanremo di Pippo Baudo, e noi eravamo
in onda su Radio 2 con Rai dire Sanremo. Per noi, inviata
nel retro palco del Teatro Ariston, c'era Flavia Cercato, che una
sera si trov davanti Teocoli travestito da Keith Richards. A quel
punto Flavia si pose il problema: Che faccio, lo fermo?. In quel
momento Teo le prese le cuffie e in un secondo, appena sent le
nostre voci, si trasform in Caccamo e inizi a scherzare con noi,
prendendo di mira (come sempre) Pippo, ovvero Giorgio. Improvvisammo
dall'inizio alla fine, come se non fossero passati tanti anni
e, soprattutto, come se non ci fossimo separati con un litigio. La
gag and avanti a lungo, Baudo inizi a presentarlo al pubblico
di Rai 1 e alla fine gli assistenti di palco di Sanremo lo dovettero
prendere di forza e lo buttarono in scena per fargli fare la parodia
del chitarrista dei Rolling Stones. Flavia ci raccont che, mentre
lo trascinavano via di peso, Teo url, immalinconito: Facevamo un programma insiemeee.
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AMARCORD. Io, mappamondo che son io. di Carlo.
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25 settembre 1995, ore 11 meno un minuto. Sono nella sala d'attesa
dell'Amministratore Delegato di Mediaset, Adriano Galliani,
in compagnia del nostro fedele avvocato, Manuel Principi. Woody
Allen ha scritto che un uomo onesto che parli col suo avvocato pi
di una volta all'anno fa una vita di merda, e io Manuel lo chiamo
quasi ogni giorno: soprattutto in quel periodo.
Stiamo aspettando Marco e Giorgio, convinti di doverlo fare a
lungo o, peggio ancora, di dover entrare da Galliani senza di loro.
E invece, a sorpresa, questa volta i loro orologi sono sincronizzati
sul fuso orario italiano (forse perch siamo appena tornati all'ora
solare e non hanno ancora regolato le lancette) ed entriamo tutti insieme.
L'ufficio  enorme e luminosissimo, ma qualcosa di molto scuro,
proprio al centro della stanza, attrae subito la nostra attenzione.
E questo cos'? Il lato oscuro della Forza?, chiede Giorgio, da buon cinefilo.
Galliani abbozza un sorriso forzato che lascia intendere che su
quell'oggetto non  il caso di scherzare, e questo per noi, purtroppo,
 il miglior invito a rincarare la dose. Avvicinandoci, scopriamo
che si tratta di un gigantesco mappamondo di legno: Marco, che
comincia subito a giocherellarci, non riesce a non dire a Galliani
che gli ricorda Chaplin nella scena madre de Il grande dittatore.
Il sorriso forzato dell'Amministratore Delegato si spegne del
tutto, segno evidente che essere paragonato a uno dei pi grandi
geni del secolo che volge al termine (a scanso di potenziali equivoci:
sto parlando di Charlie Chaplin) non gli fa piacere. O, forse, che quel capolavoro non lo ha visto.
Le dimensioni del mappamondo, probabilmente di teak, sono
tali da spiegare, da sole, come mai pi di met delle foreste tropicali
del pianeta siano state distrutte. Per non siamo l per parlare di
ambiente: siamo stati convocati per discutere delle incomprensioni
con Teo, che alla prima riunione dopo le vacanze estive ha proposto
di dividere Mai dire Gol del luned in due compartimenti
totalmente separati: uno esclusivamente suo, condiviso con Marco
Milano, e l'altro esclusivamente nostro, con i comici che abbiamo
scelto, tra l'altro per venire incontro a lui, dopo che ci ha bocciato Paolo Rossi ed Elio e le storie tese.
Al di l dell'irrealizzabilit del progetto, a noi  ormai chiaro che
non si potr andare avanti per molto tempo in queste condizioni
e, soprattutto, abbiamo il sospetto che qualcuno, in azienda, stia
soffiando sul fuoco delle nostre incomprensioni con Teo, peggiorando
ulteriormente le cose. Chiediamo a Galliani di intervenire
per tentare di raddrizzare la situazione, dicendogli che in fin dei
conti il programma ha un pap (noi) e una mamma (l'azienda), ed
 interesse comune che in famiglia regni l'armonia.
Galliani si trincera dietro il suo consueto: Cosa volete che vi
dica: il buonsenso bisogna chiederlo a chi ce l'ha, parole che gli
abbiamo gi sentito dire in occasione della querelle con Antonio
Ricci per i filmati contesi. E io, questa volta, non riesco proprio a
non dirgli che una frase del genere non fa altro che indurre chi ha
buonsenso a fingere di non averne, visto che i vantaggi, in azienda,
vanno tutti a chi non ne ha, o comunque a chi si comporta come se non ne avesse.
Perci insisto con la mia proverbiale dolcezza nel chiedere un
suo intervento nei confronti di Teo e lui, a quel punto, mi gela con
un altro detto popolare che, sinceramente, non avevo mai sentito
prima: Lei dev'essere uno che gli spilli li prende per la punta!.
Stordito dalla stranissima espressione, che ancora adesso ha il potere
di sconcertarmi, mi chiudo in un silenzio eloquente e lascio a
Marco e Giorgio la gioia di proseguire il dibattito, che si conclude
con un: Vedr quello che posso fare..., che non ci rassicura pi di tanto.
Ci trasferiamo nel nostro ufficio, dove in teoria  prevista una
nuova riunione con Teo, convinti che non si presenter all'incontro;
e invece si presenta puntualissimo, un filo rabbuiato in volto,
dicendo: Sono qui perch il mio padrone, il dottor Galliani, mi
ha detto di venire. Nessuno di noi, per fortuna, ha la malaugurata
idea di contraddirlo e di fargli notare che Galliani  molto
pi semplicemente un geometra: al contrario, restiamo sbalorditi
di fronte al fatto che, per la prima volta, il buonsenso sia stato
chiesto a qualcun altro. O forse, semplicemente, eravamo noi, in quell'occasione, ad averne di meno.
Quella sera torno a casa, rimuginando ancora sugli eventi della
giornata e, soprattutto, sulla frase che riguarda gli spilli. La riferisco
a mia moglie, convinto che mi dia ragione, e il suo commento
: Galliani ti ha detto cos perch ti conosce poco. Se ti conoscesse
meglio, saprebbe che tu non sei uno che prende gli spilli per la
punta: sei uno che prende a calci le mine antiuomo!. Non so se
anche questo sia un detto popolare a me ignoto, ma da quel giorno
queste due frasi mi ronzano nella testa, senza che io riesca proprio a digerirle.
In tema di digestione, adesso vi lascio perch devo scolare gli spaghetti: con le mani, ovviamente, non col colapasta!
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AMICI NOSTRI. Miii, che dolore! Con Aldo, Giovanni e Giacomo.
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Nella classifica delle grandi scoperte della Gialappa's Band, Aldo, Giovanni e Giacomo sono sicuramente sul podio. Non primi, perch non fu proprio una scoperta (avevano gi fatto un paio di programmi in Rai, senza per risaltare particolarmente), ma sicuramente Mai dire Gol fu la consacrazione davanti al grande pubblico. Per i fan della prima ora della trasmissione, il trio  un vero pilastro e ha dato vita a personaggi rimasti immortali. Uno, Tafazzi,  anche entrato nella prestigiosa Treccani. Vi pare poco?
Gialappa's Band: Vediamo se siete rincoglioniti come noi: ricordate il nostro primo incontro?
Aldo: Secondo me al biliardino dello Zelig, quando Giovanni e io eravamo ancora un duo.
Marco: Giusto, mentre Giacomo era a Star90, una specie
di talent show condotto da Alessandro Cecchi Paone, in onda nel 1990 su Rete 4.
Carlo: Vincesti?
Giacomo: No, arrivai in finale e feci un pezzo politico. Cecchi Paone mi diede zero. Bene, no?
Giorgio: Giovanni, tu non ricordi niente?
Giovanni: Vuoto completo. Per ricordo che ci rincontrammo alla Festa dell'Unit sulla Neve.
Aldo: Io, per, ricordo l'appuntamento a Milano 2 per Mai dire Gol quando aspettammo tre ore al bar.
Giovanni: Ci dite che ci volete prendere per la trasmissione, noi arriviamo felicissimi e voi siete l con Teo, facce tristi: Aspettate gi al bar cinque minuti, c' un po' di casino. Siete tornati dopo tre ore.
Giacomo: Abbiamo speso un capitale in brioches.
Aldo: Quello del bar ci ha dato le chiavi e ha detto: Chiudete voi.
Marco: Questa cosa io non me la ricordo...
Aldo: E cosa dovete ricordare? Siamo noi quelli che hanno avuto il trauma, mica voi!
Giovanni: C'era Teocoli che insisteva per prendere a tutti i costi il suo amico Guido Nicheli.
Giorgio: E poi non partimmo proprio con il piede giusto...
Giacomo: Nelle prime tre puntate facemmo lo sketch degli arbitri, ma non funzion.
Aldo: Quello che ci ha salvati  stata l'idea degli animali, il
geco, lo struzzo, il cammello, senn non so quanto ci avreste sopportati: anche noi ci rendevamo conto che qualcosa non andava.
Marco: Per c'erano i Bulgari, che funzionavano gi molto bene.
Aldo: Non dall'inizio: i Bulgari li abbiamo fatti dopo. Siamo partiti con i vecchietti e gli arbitri. Pensavamo che ci avreste mandati via dopo poco.
Giovanni: La svolta  stata quando dissi:
Faccio il geco su una parete. E voi, come se fosse una cosa normale:
Bellissimo!. S, ma ho rischiato di rimanere tetraplegico.
Carlo: Ricordo bene quel giorno, che oltretutto era il compleanno
di Giorgio: i vostri personaggi non erano ancora bene
a fuoco e ci trovammo a Milano 2 per tirare fuori idee: Com'
possibile che siete cos bravi e non riusciamo a valorizzarvi?. Solo
che all'inizio della riunione, Giorgio, non conoscendo la forza della
molla del badge aziendale, che potrebbe tranquillamente uccidere,
festeggi attaccandolo all'orecchio di Aldo, che inizi a urlare il
suo ormai classico: Miiiii che dolore!. Pensavamo scherzasse, e
invece era serio: infatti Giorgio, invece di chiedere scusa e toglierglielo, rideva beato.
Giovanni: Quindi, dopo trentanni possiamo finalmente dire che ci avete bullizzati?
Aldo: Ma no,  un metodo: ha tirato fuori un personaggio che
avevo nascosto dentro di me.
Carlo: S, un po' come fece Michelangelo con la Piet, che era
gi dentro la pietra e bisognava soltanto tirarla fuori...
Giacomo: Meno male che non ci avete presi a scalpellate.
Giorgio: Con Teo, poi, andaste molto d'accordo.
Aldo: Una volta entrati nel programma ci ha preso in simpatia.
Giacomo: S, ha iniziato a menarmi come un tamburo e via.
Carlo: Gi, perch il numero dei Bulgari era semplice, ma efficace:
Aldo e Giovanni facevano acrobazie indicibili, mentre Teo cercava di uccidere Giacomino.
Marco: Verissimo: Teocoli menava Giacomino, ma lui in scena gli andava a cagare il cazzo in continuazione.
Giacomino: A Teo piaceva molto anche Vomitino, il pupazzo del ventriloquo che per la tensione vomitava.
Giovanni: Raccontiamolo bene: Vomitino era il tronco di Giacomo
con le gambe finte. Aldo fingeva di muoverlo come un pupazzo
e io ero un personaggio strano di contorno, Brian Storming: uno
che sembrava non servire a niente, ma che in realt faceva la voce
del pupazzo. Giacomo era dentro un baule con le rotelle e faceva
molta fatica a muoversi. A un certo punto Teo, gridandoci Andate
via!, diede una sberla sul coppino a Giacomo che vol in avanti,
faccia a terra. Croll tutto il baule... che ridere.
Marco: Pensammo fosse morto.
Carlo: Per, come avete detto, l'inizio non fu semplicissimo...
Aldo: Proprio no! Giancarlo Bozzo, dello
Zelig, ci sugger l'idea degli Arbitri da proporvi
per Mai dire Gol. Quando l'abbiamo
messa in pratica, per, non funzionava.
Marco: In realt lo sketch potenzialmente era bello, il problema
era che voi parlavate in tre, pi le nostre tre voci: diventava tutto troppo caotico.
Giovanni: L'anno prima avevamo partecipato a Cielito Lindo,
su Rai 3, dove facevamo i tre vecchietti sulla panchina che
parlavano di personaggi famosi. Un giorno preparammo un pezzo
su Sandra Milo, che aveva appena avuto un figlio in provetta, e la
battuta finale era: Ah, ha avuto un figlio in provetta, e cosa ha
detto il figlio appena uscito? Ciao nonna?. Ce l'hanno bocciata.
Allora abbiamo proposto i Bulgari, ma non piacevano. Ci abbiamo
provato con Tafazzi e anche quello venne bocciato. Tutte cose che
poi, da voi, hanno avuto un grande successo.
Giacomo: Tafazzi era pi un giochino riempitivo, un po' buttato
l per caso. Poi, per, Walter Veltroni pubblic su l'Unit un articolo
di Sandro Veronesi che lo definiva l'emblema della sinistra
italiana e da l divenne un fenomeno di culto.
Carlo: E tu l'avevi pensato con quel carico di satira politica?
Giacomo: Ma secondo te? Per me era solo un coglione che si
martellava le palle. Follia totale!
Aldo: Dovevamo fare uno sketch sui supereroi. Uno fa Superman,
un altro fa Flash e tu Giacomo cosa fai? Vabb, fai l'Uomo
Merda che ti viene bene. E nato cos Tafazzi.
Marco: E il nome?
Giacomo: Tafazzi, il terrore degli spazi.
Giorgio: Dopo gli Arbitri abbiamo capito che dovevamo fare
pezzi dove solo uno di voi parlava e gli altri facevano cose assurde:
Nico il sardo, Rolando, Mr Flanagan, Johnny Glamour. Se ci
pensate sono tutti singoli, anche se c'eravate tutti e tre.
Aldo: Voi avete la capacit di tirare fuori
queste peculiarit dai comici: abbiamo sempre
giocato, per questo ci siamo divertiti.
Marco: Aldo, ma sai cosa vuol dire peculiarit?
Carlo: Beato te! Quali sono i personaggi a cui siete pi affezionati?
Giovanni: Io, sicuramente, a Nico: il personaggio dei sardi. E poi
uno che mi era piaciuto tantissimo fare era Franco Bracardi, il pianista
del Maurizio Costanzo Show: facevo
lo stacchetto e poi precipitavo al suolo. Venne
anche Costanzo ospite in una puntata, e rise di gusto.
Aldo: Per me Rolando con il suo Non ci
posso credere!. Ho incontrato tantissimi giocatori
e ho corso persino con quelli dell'Inter in allenamento.
Giacomo: Per me il teacher di inglese Mr Flanagan: la volta
in cui ho riso di pi  stata quando sono andato a casa di Ron,
che aveva appena vinto il Festival di Sanremo. In Rete si trova il
filmato. E poi mi divertiva anche il Bimbo Gigi.
Aldo: Vorrei ricordare che c'era anche il Bimbo Povero, che
facevo io, con Carlo che diceva: Non si pu
mandarlo in onda, a me viene da piangere.
Carlo: L'abbiamo rivisto recentemente e mi viene ancora da piangere.
Marco: Era fantastico.
Giacomo: Invece la volta in cui mi sono
divertito meno  stata quando, l'ultimo anno,
abbiamo fatto gli uomini delle pulizie dello studio che litigano: a
un certo punto mi arriva un cartone nel costato e inizio a dire:
Non respiro!. Voi pensavate scherzassi, poi invece sono andato
al pronto soccorso e avevo due costole incrinate. Bastardi!
Giorgio: Abbiamo mai litigato?
Giacomo: Be', noi eravamo costantemente in tourne: tutte le
settimane arrivavamo l sfatti, nel nostro unico giorno libero, e voi
gi eravate incazzati perch venivamo quando
volevamo noi. In pi pretendevate di fare prove gi in costume.
Giovanni: E io cercavo di andare via prima
che finisse la trasmissione, perch volevate fare
la chiusura corale con tutti in scena.
Giacomo: Succedeva cos: finiva tutto, Giovanni scappava,
Aldo si nascondeva, Carlo mi chiamava e quindi
faceva il culo a me. Sempre cos, ogni puntata, per tre anni.
Aldo: Arrivavamo il luned pomeriggio: riunione, si provavano
gli sketch una o due volte e via, fatta!
Carlo: S, ma spesso mancava la chiusura del pezzo...
Giovanni: La risolvevamo facile: di solito finivamo rincorrendoci
o prendendoci a bottigliate.
Giacomo: Avevamo questo carico di bottiglie finte e ci divertivamo
un sacco a spaccarcele in testa, soprattutto con Raul Cremona:
appena si poteva si finiva a bottigliate. Quanto ci siamo divertiti!
Marco: Vi abbiamo mai bocciato qualcosa, come a Rai 3?
Giovanni: Bocciato no, ma ricordo che fu difficile far passare
gli Svizzeri, perch era una cosa diversa dal resto del programma
che, in pi, dovevate commentare a posteriori.
Carlo: Facemmo resistenza, ma solo per
trenta secondi, perch si trattava di un ingrediente
del tutto nuovo e diverso dal resto della
trasmissione. Poi, per, finimmo per scrivere e girare insieme i primi episodi.
Giovanni: A parte quella volta che mi avete
fatto uscire da un tombino e ho preso il morbillo. Dovevamo andare in vacanza a Cuba e io sono rimasto a casa.
Giorgio: Ci divertivamo molto anche fuori scena.
Giovanni: Proprio tu lo dici, che mi hai bullizzato per anni?
Ricordi che avevo un giubbotto nero con le frange e tu me le hai strappate una per una?
Giorgio: Era orrendo, ti ho fatto un favore: senza frange era meno brutto.
Carlo: Il collega con cui vi siete divertiti di pi?
Giovanni: Con Teo sicuramente eravamo molto in sintonia. Ma
anche con Raul Cremona e Francesco Paolantoni.
Giacomo: Ci siamo divertiti anche con Simona Ventura, che
all'epoca era molto disponibile.
Carlo: Avete fatto anche i suoi cubisti: talmente brutti da essere bellissimi.
Marco: E poi ci avete lasciati, rapiti dal cinema.
Giovanni: In pi, probabilmente, dopo tre
anni si erano esaurite le idee.
Aldo: Poi siamo tornati, anni dopo, ma
non c'erano pi i diritti del calcio, quindi era
un variet ancora pi libero. Il clima era sempre
ottimo e anche i comici facevano molto ridere.
Carlo: Nell'anno del ritorno avete interagito molto bene con Fabio De Luigi.
Giovanni: Abbiamo fatto Carlo Lucarelli, che ridere!
Carlo: Fabio dice che Lucarelli l'ha fatto solo grazie a voi. E
in particolare a te, Giovanni: ce lo aveva gi
proposto due volte, ma noi glielo avevamo
bocciato. Poi gli capit di proporlo una terza
volta in vostra presenza, e tu dicesti, felice:
Bello: se fai Lucarelli, noi facciamo le sagome viventi!.
Giacomo: Al nostro ritorno in trasmissione,
per, si vedeva che tutti e sei eravamo pi vecchi. Anche se c'era
sempre tanta energia. Forse non c'era pi quel clima di follia che ci
ha permesso di fare cose assurde negli anni Novanta.
Giovanni: Eppure voi eravate sempre gli stessi: Carlo il pi
concreto, Marco il pi spiazzante e Giorgio il pi folle, cinico e irriverente.
Aldo: Io invece direi: Giorgio il pi focoso, Marco il pi diplomatico
e Carlo quello con il voto pi pesante tra i tre.
Carlo: Forse negli anni Novanta, Aldo:
ma dal 2000 in avanti, diciamo dal film in
poi, sono sempre stato all'opposizione e il mio
voto ha perso ogni valore... proprio come nelle urne elettorali (ci fosse mai una volta che voto per chi vince).
...
.
...
AMARCORD. Ogni maledetto luned. di Giorgio.
...
.
...
Luned 4 dicembre 1995, ore 14. Come ogni inizio settimana, ci
apprestiamo a entrare in studio per registrare l'ennesima puntata
di Mai dire Gol. Come sempre abbiamo passato la mattinata a
sistemare la scaletta, revisionare i testi per i comici e controllare i filmati
da commentare. E come sempre abbiamo mangiato alla mensa
Mediaset di Milano 2, ovvero il posto in cui  stata brevettata ed
esportata in tutto il mondo la dissenteria. Sembrerebbe un luned
come tanti altri, ma scopriremo presto che non lo . Ultimamente i
rapporti con Teo Teocoli sono sempre pi tesi, lui ha sempre meno
voglia di lavorare con noi: qualche settimana prima ha addirittura
cercato di abbandonare il programma, ma dopo il nostro confronto
con Adriano Galliani l'azienda lo ha costretto a continuare, con
nostro sommo disappunto (soprattutto di Carlo, che aveva preso
in seria considerazione l'idea di darsi fuoco come un bonzo nella
piazzetta di Milano 2), visto che i suoi atteggiamenti stavano iniziando
a creare tensioni sempre meno sopportabili.
Per, dalla settimana precedente, la situazione sembra essere migliorata:
Teo  venuto il mercoled per la consueta riunione di redazione,
stranamente di buonumore, e la sua generosit nei confronti
degli altri comici sembra miracolosamente riaffiorata, al punto che
ha accettato di partecipare a un nuovo sketch che abbiamo ideato:
L'Edicola. Si tratta della parodia del collegamento che viene fatto
nella trasmissione sportiva notturna della domenica sera di Italia
1, durante il quale un giornalista si collega da un'edicola di Milano
per leggere i titoli dei giornali sportivi appena usciti (Internet
non ha ancora cannibalizzato la stampa), e commentarli insieme a
qualche ospite, in genere ex calciatori e/o opinionisti, mentre alle
loro spalle una eterogenea fauna di passanti si assiepa salutando,
sorridendo in maniera ebete e a volte addirittura commentando
ad alta voce, cercando di entrare il pi possibile nell'inquadratura,
alla ricerca di quindici effimeri secondi di pseudo-notoriet. E una
specie di girotondo felliniano, che si presta piuttosto bene a essere
parodiato: nella nostra mente dovrebbe essere condotto da Teo nei
panni di Paride Babbeo, la sua parodia di Cesare Cadeo, che nella
conduzione del collegamento dall'Edicola verr sistematicamente
interrotto dai continui interventi di Aldo, Giovanni e Giacomo,
Francesco Paolantoni e Bebo Storti. Crediamo che lo sketch possa
portare alla resurrezione del vecchio caro Teo. E forse  per questo
che abbiamo acconsentito che alla registrazione del programma,
quel luned, sia presente un giovane giornalista di un nuovo quotidiano,
L'informazione, che scriver un pezzo sul nostro programma.
Il giornalista in questione si chiama Mario Giordano, per tutti
un imberbe perfetto sconosciuto, dato che solo qualche anno dopo
inizier a farsi notare nel programma Pinocchio di Gad Lerner,
peccato per il quale all'inferno, gi da tempo,  stato istituito un
comitato d'accoglienza coi fiocchi in attesa dell'arrivo del buon Gad.
Mario Giordano entra in studio accompagnato dall'addetto
dell'ufficio stampa di Mediaset e assiste all'inizio delle registrazioni.
Per prima cosa ci siamo noi che per mezz'ora doppiamo tutti
i filmati che dovranno andare in onda, cosa che come sempre fila
piuttosto liscia. Poi si inizia con gli inviati da registrare: il conte
Uguccione, il Nonno multimediale, Nico e poi, dulcis in fundo,
Felice Caccamo, il decano della trasmissione. La registrazione del
pezzo di Caccamo segue sempre lo stesso rituale: nella postazione
in cui siamo asserragliati, provvisti di cuffie, microfoni e diversi
monitor, arriva Massimo Venier, che ha scritto il pezzo insieme a
Teo e che, imitando la voce di Caccamo, ci legge il copione che di
l a poco verr interpretato. Successivamente si passa alla registrazione,
durante la quale Teo quasi sempre si dimentica pi o meno il
cinquanta per cento del pezzo e lo sostituisce con improvvisazioni
spesso esilaranti, mentre noi da un lato lo spalleggiamo e dall'altro
cerchiamo di ricondurlo alla parte scritta. Questo schema per
anni ha funzionato a meraviglia: nelle prime stagioni Caccamo 
stato la bandiera della trasmissione, il personaggio pi amato, ed
 forse l'unico inviato a cui abbiamo concesso la possibilit di durare
pi di tre minuti e mezzo, che  la durata massima consentita
agli sketch. I pezzi di Caccamo sforano spesso i cinque minuti e
talvolta arrivano addirittura a sei, ma sono talmente divertenti che
si meritano la deroga. E poi, come dice Teo: Caccamo non  un
inviato,  un conversatore. Frase che in realt non abbiamo mai capito fino in fondo.
Stiamo per iniziare il solito rituale, quando arriva Massimo
Venier per leggerci il copione di Caccamo, e dalla sua faccia ci
rendiamo conto che forse oggi non sar una giornata qualunque.
Oggi Teo non  in buona, ci avverte Massimo, lasciandosi cadere
sbuffando sulla sedia davanti a noi, pronto a recitarci il pezzo
di Caccamo, che comunque  riuscito a portare a casa.
Ma perch? Cos' successo?, chiede Marco allarmato, mentre
Carlo inizia a informarsi sulla reperibilit di una tanica di benzina per buddhisti.
E chi lo sa?  Teo, risponde Massimo incupito. Va detto che
lui  spesso incupito, ma oggi un po' di pi: cosa quasi impossibile
da immaginare. Dalla prima puntata di Mai dire Gol Massimo
 stato il primo e forse il nostro migliore collaboratore: era
visionatore e montatore delle rubriche quando il programma era composto
di soli filmati, e successivamente si  rivelato anche autore di talento
di tutti i pezzi di Teo. Di l a qualche anno lascer il programma
per diventare sceneggiatore e regista dei migliori film di Aldo, Giovanni
e Giacomo. Dotato di un grande senso dell'umorismo, ma
anche di un carattere che definire burbero e scontroso  un eufemismo,
durante la sua carriera riuscir a ottenere notevoli successi
nonch a litigare con chiunque abbia lavorato con lui, a parte il
sottoscritto: temo per affinit elettive. Lo ritroveremo come capo
progetto a Quelli che il calcio vent'anni pi tardi, senza che sia cambiato di una virgola.
Pochi minuti dopo, Teo, vestito e truccato da Caccamo, entra
in studio senza praticamente rivolgere la parola a nessuno. Carlo
chiede alla costumista una tonaca arancione, possibilmente gi
imbevuta di benzina. Iniziamo a registrare il pezzo e Teo, anzich
ricordarsi il cinquanta per cento del copione, ribassa la percentuale
al venticinque per cento. Inizia a divagare pi del solito e noi
sudiamo sette camicie per cercare di riportarlo sui binari del testo
scritto. Lui a quel punto divaga ancora di pi. Il risultato  che alla
fine lo sketch di Caccamo, invece dei canonici cinque o sei minuti, ne dura addirittura dodici!
Ci avviciniamo a Teo e a bassa voce, per non fare capire al
giornalista Mario Giordano che ci sono problemi, cerchiamo di
convincerlo a rifare il pezzo per accorciarne la durata. Teo non
ne vuole sapere. Il nostro produttore comincia a chiacchierare col
giornalista per distrarlo, mentre la nostra discussione sale un po'
di livello audio. Alla fine Teo  irremovibile, si rifiuta di rifare
lo sketch e va a cambiarsi per interpretare Paride Babbeo per la scena
dell'Edicola, incrociando alcuni dei comici che stanno entrando
in studio proprio per quello: Aldo truccato e vestito da Rolando,
Giovanni da Johnny Glamour (deejay zoppo e balbuziente per il
quale, al giorno d'oggi, sarebbe stato lapidato in nome del politically
correct) e Giacomo nei panni di Mister Flanaghan. I tre, atterriti
dall'umore nero di Teo, camminano rasente i muri e ci guardano:
hanno capito che oggi sar una lunga giornata. Noi, nella nostra
postazione, mentre arrivano anche Francesco Paolantoni e Bebo
Storti nei panni dei rispettivi personaggi, doppiamo qualche altro
filmato mentre aspettiamo che Teo sia pronto.
All'improvviso arriva il produttore allarmato: Teo ha detto
che si rifiuta di fare lo sketch dell'Edicola!. Carlo ha gi in mano
l'accendino (che ovviamente si  fatto prestare), pronto per il rogo.
Capiamo subito che sarebbe inutile andare in camerino per cercare
di fargli cambiare idea. Il rischio di una rissa sarebbe molto
elevato (qualche settimana prima ci ho provato io e ci ha dovuto
dividere il produttore con un intervento da arbitro di wrestling,
rimettendoci un paio di occhiali), oltretutto con un giornalista nei
paraggi... In questo momento gli obiettivi sono due: primo, cercare
di non far capire all'ignaro Mario Giordano che sta per scoppiare
la terza guerra mondiale. Secondo, trovare una soluzione per
lo sketch a cui adesso manca il conduttore. Giordano viene fatto
accomodare in un camerino con una scusa puerile a cui non crederebbe
neanche un bambino all'ultimo anno di asilo: Gli autori
e i comici hanno bisogno di privacy, perch devono sistemare delle cose. Primo problema risolto.
Per il secondo, decidiamo che lo sketch lo condurr Johnny
Glamour:  un po' fuori chiave, ma dovrebbe funzionare lo stesso.
Registriamo, tutto fila liscio e sembra abbastanza divertente
nonostante la mancanza di Teo. Subito dopo andiamo a rivederlo
insieme ai comici intorno al monitor di studio, per capire meglio
se effettivamente funziona. A quel punto entra Teo, gi vestito
da Peo Pericoli, che di l a poco dovr condurre la puntata, e con
lo sguardo torvo come Lee Van Cleef ne Il buono, il brutto e il
cattivo si mette pure lui a rivedere lo sketch. La tensione  palpabile.
Chiunque si lasci scappare una risata durante la visione viene fulminato dallo sguardo di Teo.
Aldo, Giovanni e Giacomo si fanno piccoli piccoli, non che ci
voglia poi molto. Paolantoni guarda il soffitto facendo finta di
niente. Carlo inizia a svitare il tappo della tanica. Appena finito
di rivederlo, Marco e io ci guardiamo dicendo: Per noi  ok, prepariamo
lo studio per il resto della puntata.
Teo, livido in volto, si gira verso noi tre e con tono di sfida esclama:
Per me questo sketch non pu andare in onda.
Passano cinque secondi di interminabile silenzio. Poi rispondo,
con tono altrettanto di sfida: Per noi invece s!.
Il programma lo firmiamo noi e a noi spettano le decisioni finali,
nel bene e nel male. Teo farfuglia qualcosa del tipo: Povera Italia!,
ed esce dallo studio scuro in volto come Ibrahimovic dopo la
sconfitta in un derby. Chiedendoci come faremo a registrare il resto
della puntata con un Teo in queste condizioni di umore, torniamo
alle nostre postazioni. Il tempo di sederci e arriva il produttore, che
con il volto terreo ci annuncia: Teo se n' andato!.
Sono le 17,45, tra quattro ore e mezzo saremo in onda, dobbiamo
ancora registrare mezza puntata e non abbiamo pi il conduttore.
Ci guardiamo e all'unisono esclamiamo: E adesso che cazzo facciamo?.
La prima opzione sarebbe quella di affidare la conduzione a Simona
Ventura, che nel frattempo  arrivata per far vedere a Carlo
se va bene il suo vestito per la puntata (pochi sanno che, nei suoi
primi anni a Mai dire Gol, era Carlo a decidere come si doveva
vestire Simona, che solitamente arrivava con un paio di proposte
un po' pacchiane e una nettamente pi sobria, che invariabilmente
e giustamente Carlo finiva per scegliere. Solo in seguito Simona
avrebbe insistito per indossare inguardabili vestiti fiorati di una
nota coppia di stilisti che la facevano sembrare il davanzale di una
casa di Vipiteno). Ma Simona ai tempi non aveva mai condotto un
programma, aveva solo affiancato Teo e soprattutto non era una
comica, al contrario di Peo Pericoli. Noi invece avevamo bisogno
di una conduzione all'insegna della comicit, per cui scartammo subito l'idea.
La seconda ipotesi sarebbe quella di non andare in onda. L'azienda
a quel punto sa che la colpa non  nostra bens di Teo, che
ha abbandonato la trasmissione venendo meno ai suoi obblighi
contrattuali, per cui ci sentiamo col culo parato dal punto di vista
legale. Intanto, il giornalista  sempre chiuso nel camerino: in quel
momento di tutto abbiamo bisogno, tranne che di un reporter che
assista a quello che promette di essere un disastro televisivo.
Proprio in quel momento entra in studio Leonardo Pasquinelli,
allora alto dirigente Mediaset, un tipo molto simpatico con cui
avevamo fatto amicizia ai tempi di Un fantastico tragico venerd
quando era semplicemente un oscuro assistente del produttore.
Leonardo sta accompagnando un presentatore che ultimamente
 finito fuori dai radar, dopo aver lavorato per tanti anni per l'azienda.
Si tratta di Claudio Lippi, venuto a Milano 2 per cercare
di risolvere una vertenza legale che ha, a quei tempi, con Mediaset;
gi che c'era, ha chiesto di scendere in studio per conoscerci e ringraziarci
perch, qualche anno prima, avevamo mandato in onda
all'interno di Mai dire TV uno spezzone dello Sprolippio, un
suo vecchio programma durante il quale, alle prese con problemi
tecnici, era riuscito a districarsi brillantemente rivelando un notevole senso dell'umorismo.
Carlo, Marco e io ci guardiamo, pensiamo tutti la stessa cosa
e gli diciamo: Registriamo questo pezzo, resta qui. E lui: No, dai, non fate i cretini.
Quindici minuti dopo  in scena con lo stesso vestito grigio con
cui si  presentato in azienda quel giorno e iniziamo la prova. Il
risultato  esilarante: nel suo personaggio Claudio riesce a mescolare
la paludosit del presentatore tradizionale con la goffaggine di
un anziano leggermente rimbambito, che cerca di fare il brillante
accanto a una bella donna con la met dei suoi anni. Funziona!
Bravissimo, esperimento riuscito, la puntata la conduci tu,
gli diciamo, tirando un sospiro di sollievo: la
puntata  salva! Mezz'ora dopo, con indosso
uno smoking smesso da Massimo Boldi recuperato alla bell'e meglio in costumeria,
Claudio Lippi presenta la sua prima puntata di Mai dire Gol sancendo la rinascita della sua carriera televisiva.
E il giornalista? Passata la bufera, il produttore va a riprenderlo
in camerino per farlo assistere alla registrazione. Gli spieghiamo
che Teo ha avuto un piccolo problema di salute ed  dovuto tornare
a casa. Giordano non si stranisce del fatto che non ci sia pi
Teocoli ma Lippi, e cos dopo un po' ci saluta e se ne va. Noi lo
vediamo e ci rendiamo conto: Cazzo, c'era il giornalista, chiss cosa scriver domani.
Niente: non scrisse nemmeno una riga.  cos che Mario Giordano si  perso uno dei pi grandi scoop televisivi degli anni Novanta.
...
.
...
20. Quando si dice avere tempismo e culo.
...
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...
Nel giorno della separazione pi dolorosa della loro carriera,
la provvidenza va un'altra volta in soccorso di Carlo, Giorgio e
Marco. Questa volta, forse,  il colpo di culo pi grande di tutti,
perch si  consumato in brevissimo tempo: dalla polvere alle stelle
in un solo giro d'orologio. L'addio di Teocoli forse non avrebbe
affossato il programma, che ormai era molto consolidato, per
avrebbe potuto assestare un brutto colpo. La scelta sbagliata della
conduzione  un rischio enorme. E, invece, ecco l'ennesimo coniglio
che spunta dal cilindro della buona sorte. I nostri si meritano davvero tanta fortuna?
Marco: Teo se ne era andato improvvisamente. Avevamo in studio
Simona Ventura, quindi nella nostra mente avrebbe chiuso lei
la puntata e poi in settimana ci saremmo preoccupati di sostituire
Teocoli, o forse l'avrebbe fatto Johnny Glamour: ma in quel momento
eravamo in ritardo sulla tabella di marcia. Mentre stavamo
per registrare un pezzo di Paolantoni, per, ricevemmo una visita
inaspettata di Leonardo Pasquinelli: Vi avevo portato Lippi, ma
forse non  il momento giusto. E dietro di lui c'era Claudio, che
non conoscevamo di persona: Resta qui. E lui: No, dai, non fate i cretini.
Giorgio: Non fate i cretini, non fate i cretini... e dopo mezz'ora
era in scena a presentare. Non ci immaginavamo che avrebbe fatto
cos tanto il pirla e che, soprattutto, sarebbe riuscito fin da subito
a interagire con le nostre tre voci fuori campo, perch non tutti
ci riescono. Alla fine, quando andammo a ringraziarlo, ci disse:
Ma, allora, settimana prossima?. Noi prendemmo tempo, perch
non sapevamo assolutamente cosa sarebbe successo: Teo aveva un
contratto e forse la crisi sarebbe rientrata.
Carlo: Poi c'era l'incognita dei dati d'ascolto e delle reazioni
della stampa (con un giornalista fisicamente in studio), e poi chiss cosa avrebbe detto l'azienda...
Giorgio: Abbiamo avuto culo, perch se avessimo avuto pi
tempo per cercare un sostituto avremmo sicuramente sbagliato.
Forse avremmo scelto un altro comico e il raffronto con Teo, che
 un fuoriclasse, sarebbe stato impietoso. Lippi, invece, fa un altro mestiere e questo ci avvantaggi.
Marco: Anche Simona Ventura trov pi spazio, ma soprattutto
fu brava nel gestire il cambio repentino. Mentre noi cercavamo
le parole giuste per spiegare l'avvicendamento tra Peo Pericoli e
Claudio Lippi, Simona stemper la tensione con una battuta spiazzante:
Avete visto che bell'uomo?. Fu un'uscita perfetta, idiota al punto giusto.
Carlo: Nella settimana successiva ricevetti molte telefonate da
parte di Lippi, che chiedeva se poteva tornare. Ricordo che decidemmo
di arrivare a Natale con lui e poi di navigare a vista.
Giorgio: In realt fin la stagione e fece anche quella dopo. L'anno
successivo, per, con le nostre classiche pippe mentali decidemmo di
stravolgere tutto: coinvolgemmo nuovi comici, spostammo Simona
Ventura la domenica sera in prima serata insieme al Mago Oronzo
e decidemmo di puntare su un concetto di nuova televisione: pi
intelligente. Altra cagata pazzesca! Dopo le prime puntate dovemmo
cambiare rotta, alleggerire, e finalmente il programma decoll.
Marco: Lippi non aveva pi lo smoking da bravo presentatore
ma un pullover da intellettuale, e inizi a dare sfogo alla sua
proverbiale verbosit. Alla fine di quell'anno decidemmo consensualmente
di separarci, anche perch a quel punto la sua carriera
era ripartita alla grande e cos and a fare Buona Domenica con Maurizio Costanzo e il Cangurotto.
Tutti hanno ben presente che la Gialappa's Band ha lanciato la
carriera del gotha della comicit italiana. Se si guardano in ordine
cronologico gli artisti che sono passati dai vari Mai dire... vengono
i brividi, perch compaiono i nomi dei migliori. Ma in quei
mesi tra il 1995 e il 1996 compiono un altro miracolo professionale,
rilanciando in un colpo solo Claudio Lippi e Simona Ventura.
Dobbiamo ringraziarli o colpevolizzarli per questo?
Marco: All'inizio Simona Ventura era perfetta, rideva alle nostre
cazzate ed era totalmente funzionale a Teocoli. In pi piaceva
anche al pubblico femminile, cosa rara in TV se sei una bella donna.
Carlo: Aveva un po' il complesso di non essere precisamente
un'intellettuale, tant' che prov anche a diventare giornalista
professionista. Ricordo che mi diceva: Mi rendo conto di aver
bisogno di qualcuno che mi indichi dei contenuti da comunicare.
La Parietti ha Stefano Bonaga. Vuoi essere tu il mio Bonaga?.
Non ho mai capito quanto scherzasse e quanto fosse seria, e nel
dubbio le ho sempre risposto ridendo: Anche no!. Ma, ripensandoci,
penso di avere sbagliato: col tempo ho capito che, anzich
continuare a ripetere le stesse cose a un pubblico che la pensa
gi come te,  molto meglio comunicarle, tramite un personaggio
estremamente popolare, a un pubblico che altrimenti non se le
sentirebbe raccontare mai. Trasformare Supersimo in una Greta
Thunberg ante litteram, vista la sua straordinaria popolarit,
forse avrebbe potuto anticipare i tempi della transizione ecologica del Paese.
Marco: Sarebbe stato bellissimo. Ti avrei visto bene sulla copertina
di Chi a torso nudo a Porto Cervo, tutto pieno di olio
abbronzante, tipo acciuga del Cantabrico.
Carlo: Gi, poi lei invece di uno Stefano Bonaga scelse Stefano
Bettarini. E in confronto a lui sembro davvero un'acciuga, ma non per l'olio...
Giorgio: Va detto che, senza essere la classica bellezza mozzafiato
e senza saper ballare o cantare, ha fatto una gran carriera in
televisione.  sostanzialmente diventata un mix tra Raffaella Carr
e quello che ha assorbito nei tre anni con noi. Ovvero nazionalpopolare,
ma con ironia. Un bell'ibrido, se ci pensate.
Marco: Paradossalmente, la sua parabola discendente con
Mai dire Gol inizi proprio quando se ne and Teo, perch lei
prese sempre pi spazio e inizi a rispondere alle nostre angherie
di scena, invece di ridere come faceva prima. E questa nuova attitudine la rendeva meno simpatica.
Giorgio: Ammetto serenamente che in alcune situazioni forse ho esagerato con lei.
Marco: Forse? Non sai quante telefonate ho fatto per convincerla
a non offendersi e a non rispondere, che erano solo prese in
giro di scena funzionali al programma. Io la convincevo e poi la
puntata dopo: bum! Un'altra tua bordata e tutto da rifare. In pi,
va detto che inizi a fare tante altre cose e alcune sue scelte pubbliche
stridevano con il nostro modo di essere e con i valori fondanti della trasmissione.
Giorgio: Stai forse alludendo a Lele Mora?
Marco: L'hai detto tu, non io.
Carlo: La svolta ci fu nel suo terzo anno, stagione 1996-1997,
quando l'azienda acquis gli bigblights del campionato di calcio da
trasmettere la domenica in prima serata. E cos decisero di conservare
lo show il luned in seconda serata, anticipato da una buona
mezz'ora la domenica, in prime time. Non avendo la possibilit di
fare quasi quaranta minuti solo di filmati, bisognava riempire, e
in quel caso Simona era perfetta.
Marco: Per lei avrebbe voluto fare il luned, la visse malissimo.
Giorgio: A fine stagione la invitammo a pranzo: avevamo deciso
di non continuare, lei aveva capito e forse era anche d'accordo.
Fummo sinceri, le dicemmo: Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare insieme.
Carlo: Ma non mi sostituirete mica con la Marcuzzi?, chiese
lei, evidentemente preoccupata per la concorrenza della giovane e
scalpitante Alessia. E noi le rispondemmo in coro:
Con la Marcuzzi? No, guarda, stai tranquilla: che lei conduca la nostra prossima
edizione  categoricamente escluso!. Ed eravamo del tutto
sinceri: ce lo aveva appena comunicato l'agente di Alessia, visto l'eccesso di impegni gi presi.
...
.
...
AMARCORD. Rico-Mina-ciamo. di Carlo.
...
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...
Se l'incontro con Teo, nel 1988, costituisce una svolta importante
nella nostra carriera, perch per la prima volta ci troviamo a
collaborare con un comico di primissimo piano a cui ci lega una
profonda e istintiva affinit, l'addio di Teo, allo stesso modo, apre
una fase del tutto nuova e sorprendente, che sentiamo il bisogno di
sottolineare in vari modi: anche musicalmente.
Al Festival della satira televisiva e teatrale di Saint Vincent del
1992, dove ci troviamo per ritirare un premio per Mai dire Gol,
abbiamo l'enorme privilegio di passare una serata con Francesco
Guccini (mio punto di riferimento assoluto negli anni di chitarra
bar) e, a sorpresa, scopriamo che una volta imbracciata la chitarra
per una cantatina con amici non attinge al suo straordinario
repertorio, ma a quello di altri cantanti, pescando soprattutto in territori lontanissimi dai suoi.
Perci, quella sera, la canzone che cantiamo insieme a lui con
maggior divertimento e trasporto emotivo non  La locomotiva
(che si rifiuta sdegnosamente di suonare, con la stessa reazione di
fastidio che provo io quando qualcuno mi butta l, a tradimento,
un E chi cambia canale...), ma Ricominciamo di Adriano Pappalardo:
e, sinceramente, nessuno di noi si sarebbe aspettato che
Guccini la conoscesse a memoria e la interpretasse cos bene. Si
tratta di una canzone che utilizzavamo gi da anni nelle nostre
radiocronache, quando le partite andavano ai tempi supplementari,
e pensiamo che possa diventare la sigla di coda ideale delle puntate
di Mai dire Gol del luned; perci chiamo Guccini e, pur sapendo
che mi dir di no, provo a chiedergli di venirla a cantare da noi.
La sua risposta, purtroppo,  esattamente quella che ci aspettavamo,
ma quando gli chiedo chi secondo lui avremmo dovuto
invitare in studio per cantarla, non ha alcun dubbio: Adriano
Pappalardo! E chi, se no? Vedrete, vi stupir per la sua capacit
di autoironia e vi travolger con la sua energia sovrumana.
Non conosciamo Pappalardo, che oltretutto in quel periodo non
 esattamente in auge, ma ci fidiamo del suggerimento e facciamo
bene, perch si rivela esattamente come ce lo ha descritto Guccini:
un vulcano di energia, capace di ridere di tutto, anche di se stesso,
proprio come piace fare a noi. Celebre  il finale di una cena
post-puntata a casa di Giacomo Poretti quando, andandosene visibilmente
brillo in compagnia della moglie, grida a squarciagola:
Lisa, andiamo a casa che ti apro in due come una mela!, mentre
lei, sorridente, ci guarda scuotendo la testa e commenta: S, s,
certo: dice cos ma poi, mentre mi lavo i denti, si addormenta di
schianto e, quando arrivo a letto, lo trovo che gi russa....
Dopo di lui sono tantissimi i cantanti che vengono in studio da
noi a cantare quella sigla finale (solo per citarne qualcuno: Roberto
Vecchioni, Fiorella Mannoia, Piero Pel e Paola Turci), ma la
sorpresa pi grande ce la fa Massimiliano Pani, che un giorno ci
chiama per chiederci se avremmo, per caso, gradito una versione
cantata da Mina (per i pochi che non lo Capessero, Massimiliano
Pani  il figlio di Mina, nonch suo storico produttore, e da piccolo
era soprannominato Paciughino, nome che compariva nei rotocalchi
scandalistici degli anni Settanta quando veniva fotografato in
compagnia della madre; un giorno ci confessa di non aver mai sopportato
quel soprannome, per cui da allora lo chiamiamo solo ed
esclusivamente Paciughino, facendolo regolarmente imbestialire).
Mai e poi mai avremmo osato chiedere a Mina una cosa del
genere e il nostro stupore  pari all'entusiasmo nel rispondergli:
Ma stai scherzando? E ce lo chiedi pure? Per noi, e per il nostro
pubblico, sarebbe il miglior finale di stagione possibile: se davvero
ci porterai questo regalo, lo utilizzeremo come sigla di coda nell'ultima puntata.
Un mesetto dopo Massimiliano ritorna a trovarci con la registrazione
del brano, e per ascoltarlo indisturbati ci chiudiamo
nella sala regia:  un ascolto da brividi, che diviene ancora pi
emozionante quando Massimo Venier lo correda con le immagini
dei momenti clou della stagione appena finita (comprese alcune
scene del transfuga Teo), confezionando la sigla finale pi bella e
ricca di tutta la nostra carriera.
Non  l'unico regalo inatteso che riceviamo da parte di Mina
(una decina di anni pi tardi ci doner, a sorpresa, una sigla per
introdurre gli sketch dell'Ingegner Cane) e in quell'occasione Massimiliano
ci butta l anche un'altra inaspettata proposta: Stiamo
preparando un nuovo album: se per caso vi viene in mente un testo
per una canzone, fatemelo avere che lo giro a mia madre e, se le
piace, lo terremo in grande considerazione!.
Non mi pare vero: non solo Mina ci ha regalato, di sua spontanea
iniziativa, una perla con cui concludere l'annata pi esaltante
del nostro programma, ma ci chiede pure di proporle un testo per
una canzone. Considerando che l'unica attivit del mondo dello
spettacolo che avrei voluto fare da ragazzo era proprio quella di
cantautore, non me lo faccio dire due volte e il giorno dopo scrivo, di getto, una canzone per lei.
Leggo e rileggo quel testo migliaia di volte, chiedendomi se
Marco e Giorgio lo avrebbero mai apprezzato e sottoscritto, ma
poich mi rispondo di no (ha ben poco di ironico) lo metto da
parte e, non venendomene in mente un altro, quel brano rimane
inutilizzato in un cassetto per ben ventisei anni.
 un gravissimo errore, perch quando lo ritrovo, proprio durante
la ricerca di qualche reperto curioso da inserire in questo
libro, lo invio a Massimiliano Pani al solo scopo di farlo sorridere
e la sua risposta mi fulmina: Per caso hai pensato anche a una
musica? Per sottoporlo a mia madre  meglio che ci sia anche un'ipotesi di linea melodica.
Incredibile! Non solo, dopo aver letto quel testo, non mi ha detto
di scordarmi per sempre il suo indirizzo: mi ha chiesto persino
di corredarlo con la musica. Roba da non credere, davvero, e che
rimorso per non averglielo fatto avere gi nel 1996. Sarebbe stato
molto ma molto meglio, e avrei potuto aggiungere, gi allora, una
riga importantissima (anzi: la pi importante) al mio curriculum artistico.
S, perch gli faccio avere immediatamente una registrazione,
lui la gira subito a sua madre, che l'ascolta e (a quanto mi scrive
con un meraviglioso eufemismo) non la sceglie.
Ma io a questo punto sono autorizzato a dire in giro, senza
timore di essere smentito, che ho scritto una canzone per Mina!
Se poi l'ascolto le ha sconvolto temporaneamente la peristalsi, basta non dirlo a nessuno...
...
.
...
21. Ho vinto qualche cosa?
...
.
...
Nel 1996 Mai dire Gol diventa la casa della comicit di Mediaset.
Nonostante l'addio di Teo Teocoli, nel cast arrivano tanti comici.
La trasmissione inizia ad avere una grande variet di sapori.
Parte la seconda fase di vita del programma, che nel decennio a
venire consacrer l'Olimpo della risata italiana. Ma dietro le quinte
che aria si respira? Tutti amici amici? Oppure amici un caz...
Marco: Piano con le parole! Ci sono dei bambini, e che cazzo!
Giorgio: Insieme a Teo, in quel dicembre del 1995, in realt avemmo un'altra defezione: Marco Milano.
Carlo: Marco era stato portato proprio da Teocoli per sostituire
Gene Gnocchi nelle telepromozioni, visto che n noi n Antonio
Albanese le facevamo. Teo lo conosceva dai tempi del Derby Club,
il celebre cabaret degli anni Sessanta e Settanta. Dopo un po'
Marco entr anche a far parte dei personaggi del programma con
Mandi Mandi, tifoso dell'Udinese, che noi insultavamo a pi non
posso ricevendo in risposta: Grazie, grazie, siete gentilissimi.
Marco: Mandi Mandi faceva pochi minuti a puntata, ma essendo
pieno di tormentoni fece breccia tra il pubblico. Quando Teo
lasci il programma, in maniera quasi naturale se ne and anche
Marco Milano. La cosa sgradevole fu che rilasci alcune interviste
in cui ci accusava di non avergli pagato la Siae: cosa assolutamente
non vera, perch era una pratica burocratica di cui si occupava direttamente l'azienda e non certo noi.
Giorgio: Oltretutto Milano dei suoi pezzi non scriveva quasi
una riga. Si presentava il luned con pochissimi testi e al volo qualcuno,
di solito Marco, gli aggiungeva un paio di battute spesso
volutamente scarse, per prendere meglio in giro l'idiozia del suo
personaggio. Dopo quella brutta intervista, comunque, iniziammo
a controllare che l'azienda riconoscesse regolarmente la Siae a tutti gli artisti del nostro cast.
Marco: Quell'anno entr a farne parte Francesco Paolantoni, uno degli uomini pi simpatici che abbiamo mai conosciuto.
Giorgio: Pigrissimo, ma con una gioia di
vivere talmente grande che gli perdonavamo quasi tutto. Con lui avevamo gi lavorato a
Telemeno su Odeon TV, e a Mai dire Gol
diede vita a personaggi divertenti come Il Nonno Multimediale, il pizzaiolo Ciairo, il nipote di Benny Hill,
il figlio di Claudio Lippi Gianluco, la nonna di Antonio Di Pietro,
il cantante Gino Ramaglia e il concorrente di quiz Robertino, con
il mitico tormentone: Ho vinto qualche cosa?. Ah, e faceva anche l'attore De Lollis.
Carlo: De Lollis era la parodia degli attori
di teatro impegnati, e ricordo che Teocoli,
dopo averne visto il primo sketch, disse: Ma
questo  un pezzo di bravura! Vi voglio vedere
a scrivere ogni settimana qualcosa su questo
personaggio. E fu profetico perch si rivel
la cosa pi complicata di tutta la stagione.
Marco: Dopo due anni, molto divertenti, decidemmo insieme
a Paolantoni di interrompere la collaborazione. Aveva dato tutto e
voleva fare altre cose, mentre noi, a quel punto, avevamo un turnover
serrato di comici per avere sempre novit in onda.
Carlo: Quello stesso anno arriv anche Bebo Storti, che avevamo
conosciuto negli anni Ottanta durante una partita di calcetto
tra comici e noi di Bar Sport, organizzata da Smemoranda. Noi
avevamo in squadra un fenomeno che avevamo soprannominato
Pablito; lo schema era semplice: palla a Pablito e gol. Ma a un
certo punto il nostro prodigio si blocc e smise di segnare. A fine
partita gli chiedemmo conto di quel calo di prestazione e lui ci
disse che Bebo Storti, dopo il secondo gol, l'aveva minacciato di morte.
Giorgio: C'era stato anche l'episodio della candid camera in
cui aveva litigato con Mara Venier, costringendomi a fare da
comparsa. Insomma, un carattere fumantino che un po' ci preoccupava,
ma come comico era bravo. Gino, di Gino&Michele, ce
lo sponsorizzava molto, quindi ci fidammo.
Marco: Andammo a vederlo nello spettacolo
di Paolo Rossi in cui faceva Alfio Muschio:
un razzista che, per la maledizione di uno sciamano africano, era diventato nero. Geniale!
Giorgio: L'avevamo preso sperando di poter
fare liberamente battute sulla Lega Nord,
ma avevamo sottovalutato la portata politica della cosa, che ci port
non pochi problemi. E poi ci furono anche tensioni con una nota
casa automobilistica, perch il suo tormentone era: U, Aghetto,
va' che ti rigo la Volvo. Un giorno arriv la loro telefonata: Per
favore, smettete di dire quella battuta, abbiamo un sacco di clienti
che si lamentano perch si trovano l'auto rigata.
Carlo: Il personaggio di Alfio Muschio funzionava molto bene
e da lui vennero ospiti parecchi calciatori, come per esmpio un
giovanissimo Clarence Seedorf: era un modo ironico per combattere il razzismo nei campi di calcio.
Marco: Il colpo perfetto lo realizzammo a Sierra Nevada, in
Spagna, per i Mondiali di sci del 1996, quando Alfio Muschio
sfil nella cerimonia inaugurale come portabandiera degli atleti del
Senegal, dipinto di nero in faccia. Sinceramente non pensavamo
che lo scherzo riuscisse, e quando vedemmo
in diretta mondiale la cerimonia impazzimmo
letteralmente di gioia. Impazz anche la Guardia
Civil, ma non di gioia: credo che lo stiano ancora cercando.
Giorgio: E poi c'era il Conte Uguccione,
il personaggio pi riuscito negli anni in cui 
stato con noi. L'unico gancio con il calcio era il fatto che andava
dalle mogli dei calciatori quando questi giocavano la domenica.
Cito testualmente: a trombarle.
Carlo: Io ho amato molto anche il personaggio di Adelmo Stecchetti,
un azionista Mediaset (appena quotata in Borsa): aveva
comprato un'azione al solo scopo di poter rompere le scatole. Ma
non in assemblea dei soci, al nostro videocitofono: come se noi
fossimo il Consiglio d'Amministrazione.
Marco: Un anno andammo a Sanremo a infastidire soprattutto
gli ospiti stranieri con i suoi tormentoni e quelli di Paolantoni: Scusa,
ma tu suoni? e Senti maaa.... Incontrammo Lionel Richie,
che poi and avanti per molti minuti a ripetere: Senti maaaa....
A Sanremo c'era un ritmo frenetico: dalla mattina presto fino a
notte fonda a rincorrere cantanti e ospiti del Festival. Una sera,
al ristorante, Bebo stava finalmente per mangiare quando arrivai
di corsa dicendo: Correte, ci sono fuori i Ragazzi italiani: tutti
pronti per girare!. Lui, stremato, si tolse il naso finto e lo lanci
nel piatto, sdraiandosi sul tavolo per protesta.
Capii che forse era il caso di fermarsi.
Giorgio: E non vogliamo citare Thomas
Prostata? E poi l'uomo della sicurezza, Fiorello
La Guardia? Citofonava con l'ospite che
doveva venire in studio e diceva: Ma questo
cretino deve salire da voi?. Cos, pronti via
per mettere a proprio agio gli ospiti.
Nell'anno dell'addio di Teocoli, capita una cosa tanto bella quanto
rara nel mondo dello spettacolo: molti artisti, anche di altre
trasmissioni e di altre reti televisive, si stringono, in una sorta di
cordone di solidariet, intorno alla Gialappa's Band. Uno di questi
 Corrado Guzzanti, star indiscussa della Banda Dandini,
ovvero punta di diamante della comicit di Rai 3.
Carlo: Verissimo, e la situazione politica di quegli anni facilit
le sue ospitate. Era la primavera 1996, piena campagna elettorale:
voto che port al primo Governo Prodi. Da un po' di tempo, con
Letizia Moratti messa da Berlusconi a guida della Rai, la famosa
Banda Dandini era disoccupata. Perch nel 1994 il neo premier
Berlusconi aveva dichiarato: In viale Mazzini non toccher nemmeno
una pianta: ci mancherebbe, sono miei competitor diretti.
E infatti le piante rimasero al loro posto... furono i programmi
di satira a saltare. Cos Corrado, senza impegni con la Rai, pot venire da noi.
Giorgio: E pensare che il peggio arriv con il cambio da Prodi
a D'Alema, quando Dandini e Santoro dovettero addirittura traslocare su Italia 1.
Marco: Tornando a Corrado, da noi fece la parodia di Ugo
Intini, dirigente del Partito Socialista Italiano e portavoce di Bettino
Craxi, e poi la parodia di Emilio Fede, con Marco Marzocca
che faceva il bambino di Forza Italia, indottrinato dal direttore del Tg4.
Carlo: La seconda ospitata la fece nella puntata finale, che
venne condotta da Serena Dandini insieme a Claudio Lippi, e ricordo
che Serena, in riunione di scaletta, diceva in continuazione a
Corrado: Qui siamo venuti a prendere una lezione di leggerezza,
perch era colpita dalla nostra semplicit di approccio al programma,
tra la mancanza di copione per i conduttori e l'alta percentuale
di improvvisazione con i comici.
Giorgio: La cosa che ci stup molto era che quella puntata,
l'ultima della stagione 1996 con Serena e Corrado ospiti, pochi
giorni dopo fu venduta come allegato del quotidiano l'Unit.
Incredibile che Mediaset abbia dato il permesso in piena bagarre post-elettorale.
Marco: Io ricordo Guzzanti e Marzocca barricati in camerino
a giocare alla Playstation nei momenti di pausa della registrazione.
Dissero che si erano portati la console da Roma perch dovevano
finire dei tornei rimasti in sospeso.
I personaggi e gli sketch di Mai dire Gol hanno una peculiarit:
invecchiano lentamente. In Rete si trovano tantissimi spezzoni e,
riguardandoli oggi, la sensazione  che siano rimasti attuali (a parte
qualche riferimento ad avvenimenti dell'epoca): fanno ancora
molto ridere. Questo non solo perch gli sketch erano curati con
precisione maniacale, ma soprattutto perch i comici che hanno
animato lo studio sono tutti cavalli di razza.
Marco: Un altro personaggio che faceva
ribrezzo agli ospiti era il Mago Oronzo, interpretato
da Raul Cremona. Era sempre disgustoso:
una volta fece sparire l'orologio a
Maurizio Costanzo e lo fece ritrovare dentro
un suo calzino. Un'altra volta, invece, Ornella Vanoni, che l per
l non aveva capito che si trattava di un personaggio di fantasia,
si rifiut di fare le prove. Alla fine Raul dovette togliersi la pancia
finta da sotto la canottiera per rassicurarla.
Carlo: Raul  un bravissimo mago prestigiatore, che si esercita
per ore e ore ancora oggi. A un certo punto, per, nelle televisioni
di tutto il mondo arriv David Copperfield e Raul si rese conto
che era impossibile fare qualcosa di meglio,
cos decise di virare la sua carriera verso la
magia comica. Diede vita a personaggi come
Oronzo, ma anche Silvano il Mago di Milano
e Manipolini: parodie del grande Silvan e di Jerry Lewis.
Giorgio: Marco e io andammo a vederlo
alla Festa dell'Unit sulla Neve. L'idea iniziale era quella di invitarlo
saltuariamente, ma alla fine lo inserimmo in quasi tutte
le puntate e, addirittura, gli affidammo la conduzione, insieme a
Simona Ventura, della domenica sera nella stagione 1996-1997.
Marco: Raul aveva la capacit di far saltare i nervi a Giorgio con
la musica che ascoltava in macchina: aveva una particolare predilezione
per Charles Aznavour. Giorgio lo insultava pesantemente, ma
lui sembrava impermeabile, sempre con il sorriso. Il bello di Raul 
che possiamo non vederci per due o tre anni, poi ci incontriamo ed
 come se ci fossimo visti la sera prima. Persona deliziosa.
Carlo: Dopo un paio di stagioni ci separammo: lui and a fare Zelig dove rimase fino alla fine.
Giorgio: Un'altra comica con cui ci siamo trovati benissimo 
stata Marina Massironi, che gi conoscevamo dai tempi di Hansel&Strudel
quando lavorava in coppia con Giacomino, che era
anche suo marito. Quando Aldo, Giovanni e Giacomo vennero da
noi, la proposero per fare la presentatrice dei bulgari, Natlia.
Mentre noi distruggevamo verbalmente le loro acrobazie, lei aveva
il compito di magnificarle, con tono dimesso e una palpebra calata.
Tra l'altro, qualche anno dopo diventammo vicini di casa, dato
che comprai un appartamento nello stabile in cui viveva. Lei stava
al piano terra, io all'ultimo: tanto per farle capire chi era il boss.
Carlo: L'ultimo piano era il locale di servizio dell'ascensore, giusto?
Marco: Con il tempo diede vita anche a Ulrike, alla cantante
Patty Cannavacciolo e ad Alga Fernando, parodia della traduttrice
del Maurizio Costanzo Show. Con Alga scoppi anche il caso
Toto Cutugno. Sulla base musicale della canzone che Cutugno
aveva portato al Festival Faccia pulita, le facemmo cantare Canzoni
stonate di Gianni Morandi, perch avevano la stessa precisa
metrica. Il problema  che Carlo, durante lo sketch, esclam: Ma
 un plagio!. E Cutugno, in un'intervista al Corriere della Sera,
disse: Non  un plagio. Sono tre maiali.
Carlo: E aveva perfettamente ragione.
Giorgio: Su cosa? Che non era un plagio o che siamo tre maiali?
...
.
...
AMARCORD. Amici miei. di Marco.
...
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...
Che cos' il genio?  fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocit
d'esecuzione, diceva il Perozzi nel cult Amici miei di Mario Monicelli.
E ora vi spiego perch inizio con questa citazione. Quanto sia
simpatico e divertente Francesco Paolantoni l'abbiamo gi scritto:
sul lavoro (che poi lavorare, nel nostro e suo caso,  una parola veramente
grossa) e anche nella vita privata. Negli anni mi  capitato
spesso di frequentarlo fuori dal lavoro, ci ho fatto anche un paio
di vacanze, ed  stato il tipo di esperienza che ti segna la vita: nulla dopo  stato uguale.
Una volta partiamo io, la mia fidanzata dell'epoca, i suoi due
figli di nove e undici anni, Francesco, la sua fidanzata e un altro
paio di amici. Localit di mare all'estero, in un villaggio molto
ben curato: mare bellissimo e tante cose da fare, con escursioni davvero carine.
Manco a dirlo, per i due figli della mia ex compagna l'escursione
pi interessante  la pi complicata da organizzare, ma anche
l'unica che, se non la facessimo, ci rinfaccerebbero per il resto della
vita e forse anche oltre: il delphinarium. Per tutta la permanenza
cerchiamo di dissuaderli da questa malsana idea barattando qualsiasi cosa, ma non c' nulla da fare.
La gita al delphinarium funziona cos: bisogna raggiungere il
posto a un'ora del mattino fuori da ogni logica e mettersi in coda,
sperando di entrare nel numero di quelli che faranno il bagno con
i delfini (numero ovviamente molto ristretto), mentre tutti gli altri
dovranno accontentarsi di guardare facendo un giro a bordo piscina.
La differenza  ovviamente notevole, cos com' notevole la
distanza tra il nostro villaggio e il parco acquatico.
La mattina prescelta sveglia alle 6 con una certa gioia nel
cuore, poi spostamento con un pullman: i bimbi sono eccitatissimi,
noi un filino meno. Il tempo di arrivare e la scena che ci si presenta
 apocalittica: una coda che in vita mia avevo visto solo per accaparrarsi
i biglietti di un concerto di Vasco Rossi. Ma ormai, visto
che siamo in ballo, balliamo. Ci mettiamo in coda. A un certo
punto, non si sa come, la famiglia tedesca che era dietro di noi ce
la troviamo davanti, e il tentativo di riprenderci il nostro posto va
a vuoto. E sono pure tedeschi! Una cosa del genere te la aspetti da
italiani come noi, ma evidentemente l'ansia di rimanere fuori dalla
piscina dei delfini, con annessa rottura di palle da parte dei minori,
fa saltare tutti i luoghi comuni culturali.
Per farla breve: i crucchi saltacoda riescono a comprare il bagno
con i delfini e quando tocca a noi i posti sono esauriti. Ci
dobbiamo accontentare del giro a bordo piscina, che ovviamente
prendiamo. Il capo della comitiva tedesca, mentre ci passa davanti,
ci sventola i biglietti in faccia. Noi proviamo a ricordargli Rossi,
Tardelli e Altobelli nella finale dei Mondiali del 1982, ma con poca
convinzione: ormai siamo sopraffatti dalla lunga attesa.  il momento
di entrare, con noi a bordo vasca e i mangiacrauti dentro. Vi
lascio immaginare le espressioni dei piccoli, ma  li che avviene la
svolta. Non siamo ancora in epoca da smartphone, cos la signora
tedesca chiede a Francesco Paolantoni se pu farle un po' di foto
con la loro macchina fotografica, per immortalare quel momento
fantastico della loro vita familiare in vacanza. Per avere e tramandare,
di generazione in generazione, nei decenni a venire, quella
bellissima esperienza con i delfini. Una foto da stampare e incorniciare
nel salotto di casa, da mostrare con orgoglio agli amici, magari
ricordando anche di avere fregato una combriccola di italienisch.
Che cos' il genio?  fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocit
d'esecuzione: Francesco prende la macchina, sorridente, e inizia
a fare finta di scattare le foto ai tedeschi in acqua. Li fa avvicinare
ai delfini, sorridere, mettere in posa: Su le mani!, Adesso tuffo,
Dai un bacio al delfino. Un servizio fotografico completo.
Peccato che Paolantoni non scatti una foto che sia una. Niente,
rullino intonso. Ha fatto finta per tutto il tempo. Ma appena la
famigliola tedesca si gira per uscire dalla vasca, Francesco inizia
un minuzioso reportage del suo e del mio corpo, indugiando sulle
parti meno abbronzate. I nostri bimbi, che erano sull'orlo del pianto,
ora ridono fino alle lacrime e forse ringraziano il destino, e la
maleducazione teutonica, che non ci hanno fatto trovare posto. E ora, caro tedesco, incorniciati 'sta foto!
...
.
...
22. E la lira s'impenna!
...
.
...
Nel 1997 Mai dire Gol si sdoppia: alla domenica una striscia
condotta da Simona Ventura e Raul Cremona, e al luned lo
show con Claudio Lippi e una girandola di presentatrici: Sabrina
Ferilli, Serena Dandini, Luana Ravegnini, Kim Forbes, Claudia
Gerini, Alba Parietti, Alessia Marcuzzi, Mara Venier, Claudia
Koll, Elenoire Casalegno, Simonetta Martone e la stessa Ventura
nell'ultima puntata. Nel cast di comici, poi, ci sono due innesti
importanti. (In tanti mi scrivete lettere chiedendomi perch ho
smesso di insultarli negli ultimi capitoli, ma nella seconda met
degli anni Novanta erano davvero all'apice, difficile attaccarli.
Ma voi continuate a seguirmi anche sui miei canali social, non mancheranno altre offese ai tre)
Marco: Vabb, ma siamo al delirio d'onnipotenza! Ora la voce
narrante pensa di avere fan che gli scrivono lettere e commentano
sui suoi social, che non ha. Qualcuno dica a Mondadori di fermarla.
Carlo: Solo ora capisco che rottura di palle dobbiamo essere
stati per tutta la gente con cui abbiamo lavorato. Ci voleva una voce fuoricampo in un libro!
Giorgio: Vabb, se non vi dispiace io continuo, eh? Torniamo
al 1995. Paolo Guerra, agente di Aldo, Giovanni e Giacomo, ci
aveva convinti a ospitare Paolo Hendel, che si era dimostrato molto
divertente, cos la stagione successiva lo inserimmo nel cast fisso di
Mai dire Gol. Il suo personaggio pi riuscito fu senza ombra di
dubbio Carcarlo Pravettoni, nome ispirato a un direttore di produzione
dell'area Sport di Mediaset: sempre in giacca e cravatta, super
aziendalista, iscritto dalla prima ora a Forza Italia. Insomma,
era il prototipo umano perfetto per la parodia di Hendel. In quel
periodo cambiai casa e scoprii solo in seguito che il mio vicino si
chiamava Pravettoni. Non mi rivolse mai la parola: forse pensava che ci fossimo ispirati a lui.
Carlo: Pravettoni  il personaggio pi longevo di Mai dire
Gol, persino pi di Felice Caccamo: un vero cavallo di battaglia per la trasmissione.
Marco: Il mondo  pieno di Pravettoni e molti ne sono anche
orgogliosi. In una vacanza conobbi un Pravettoni, non di nome
ma di fatto, che diceva di essere esattamente come lui. Cercai di
spiegargli che la nostra era satira, ma non gli interessava: era felice di essere un Pravettoni.
Giorgio: Per forza, essendo un Pravettoni non poteva capirlo.
Carlo: Paolo Hendel, insieme a Teo Teocoli,  l'unico comico
pi grande di noi con cui abbiamo lavorato. Ma, nonostante avesse
dieci anni di pi,  la persona che a mio avviso ha conservato
meglio il proprio fanciullino interiore. Un esempio: a parte forse
Luciana Littizzetto, non ho mai trovato un adulto che avesse un'insana
gioia nel dire parolacce. Il suo autore, Walter Fontana, aveva
inventato un piccolo zaino a forma di scimmietta che arrivava
all'altezza del sedere e, in combutta con Hendel, aveva proposto
di chiamarlo: Magicabula, lo zainetto che ti s'incula. Ridemmo
molto, ma ovviamente non and mai in onda perch era troppo
anche per noi. Ma Paolo comunque, alla fine di ogni sketch, quando
la registrazione era terminata, urlava lo slogan a uso e consumo
nostro e dei cameramen. Lo faceva con una gioia autentica, quasi ingenua: candida.
Marco: Che uomo eccezionale. Una volta lo vidi nel programma
Comici, di Serena Dandini: c'erano ospiti Zuzzurro&Gaspare,
andati a promuovere il loro spettacolo teatrale. Cos Serena disse
a Hendel: Loro stanno facendo Rumori fuori scena' a teatro. E
Paolo: Anche io li faccio, ma non sto qui a vantarmi!. Bellissimo, con quel suo sorriso contagioso.
Giorgio: Paolo rientra nella categoria dei comici molto diligenti:
arrivava sempre con i pezzi pronti, anzi, a volte c'erano cose
in eccesso e spesso registravamo due sketch di fila. Per capire se
un pezzo fosse troppo lungo, lo si provava e cronometrava in sala
riunioni. Il cronometro, omaggio di un fustino di detersivo, lo aveva
portato Walter Fontana. Una volta scritto il copione, Fontana
chiese: Dov' il cronometro, che vediamo se il pezzo  lungo?.
Ci girammo verso Paolo Hendel, silente e con il sorriso da ebete di
Carcarlo Pravettoni: se lo era infilato nelle mutande, solo per farci
ridere, mandando ovviamente su tutte le furie Walter.
Marco: Il cronometro rimase in sala riunioni per un paio d'anni
e nessuno ebbe mai pi il coraggio di prenderlo in mano. Io Paolo
lo definivo un gioioso minchione, e lui rideva ancora di pi.
Carlo: Abbiamo citato Walter Fontana. La prima telefonata
che facemmo dopo l'addio di Teocoli fu proprio a lui, con l'intento
di portarlo in scena. A dire il vero, sapevamo che aveva smesso di
recitare perch non voleva rovinarsi la vita con il Maalox: salire
sul palco gli causava quasi sempre attacchi di gastrite che doveva
compensare con medicine e, alla fine, aveva pensato che fosse meglio smettere.
Giorgio: A quel punto, per, facendola venire a Paolo Hendel, per il controllo dei tempi.
Carlo: Fu il primo che chiamai perch gi allora ne avevo una
stima smisurata. Se ripenso alle tante cose che ha scritto per s e
per gli altri, in quasi vent'anni di collaborazione, direi che ogni
volta che un nostro sketch conteneva uno sprazzo di genialit, c'era sempre dietro il suo zampino.
Marco: Walter Fontana  inarrivabile anche nel trovare nomi
buffi. Pure quando non lavorava pi con noi, se avevamo bisogno
di trovare nomi idioti, lo chiamavamo al telefono e ci risolveva tutto.
Carlo: Riuscimmo a convincerlo, a fatica e dopo tre anni di
insistenza, a fare un'unica cosa in video: il Dottor Frattale. Lui
soffriva il fatto di andare in scena, ma pot mascherare la sofferenza
fingendo che fosse recitazione, perch la parte del Dottor Frattale
era quella di un uomo in balia di una doppia personalit e di voci
interiori che uscivano prorompenti. Era contemporaneamente va tutto bene e va tutto male.
Giorgio: Il suo tormentone era: Voglio una Volvo... carica di
putane invereconde, perch nella sua seconda personalit era una
vera bestia a prendere il sopravvento, cominciando a mormorare
cose allucinanti e a sbattere i pugni sul tavolo.
Carlo: Dopo Frattale, purtroppo, non riuscimmo pi a convincerlo
ad andare in video, anche se nel 2000 avremmo dovuto fare
un programma con lui e Claudio Bisio intitolato Mai dire Web.
Ci aiut a idearlo Savino Cesario, che all'epoca conduceva un programma
su Radio 2 intitolato Crhacker e legato ai temi delle
nuove tecnologie. Il progetto era semplice, anche se forse troppo
avanti per i tempi: anzich dal calcio o dalle TV, saremmo andati
a prendere i filmati dal web (che allora era ancora agli albori),
facendo, per, anche sketch in studio.
Marco: Per il numero zero venne addirittura ricostruito in studio
un casello autostradale, cosa che oggi sarebbe del tutto impensabile
per i costi. L'idea era che ci fosse un casellante notturno,
Gerolamo Casei, interpretato da Bisio, che non avendo granch da
fare si annoiava e passava le notti a guardare filmati sul computer.
Ogni tanto, per, aveva problemi di connessione e arrivava un tecnico
informatico che doveva aiutarlo, proprio Walter Fontana, il cui
tormentone era: Le faccio un lavoro fatto proprio... a casaccio.
Giorgio: Il programma, purtroppo, ce
lo fecero saltare. Avevamo appena iniziato
Mai dire Grande Fratello, che si rivel un
boom, e allora il direttore di rete disse: Perch
partire contemporaneamente con un altro
programma che sicuramente non avr lo
stesso successo? Piuttosto creiamo un doppio
appuntamento settimanale di Mai dire Grande Fratello. E cos
facemmo, ma solo per un paio di settimane, perch molto presto la
casa produttrice del reality show, Endemol, si arrabbi con noi perch
parteggiavamo per concorrenti, come l'Ottusangolo, che a loro
servivano a poco, e ci ritennero responsabili dell'eliminazione di
Lorenzo Battistello (il cuoco innamorato di Marina La Rosa), che
dal loro punto di vista era pi utile al programma. Pensavano che
fosse colpa nostra perch facemmo una specie di invito al voto...
ma non siamo mica la Ferragni, dai.
Marco: In quegli anni Walter era l'autore di riferimento di
Claudio Bisio e Paolo Hendel e poi, a seguire, lo fu di Maurizio
Crozza, Paola Cortellesi, Fabio De Luigi, Ubaldo Pantani, Fabrizio
Casalino, il Mago Forest. Abbiamo lavorato con lui dal 1996 al
2009, e poi di nuovo in Rai dal 2015 al 2017.
Carlo: La cosa che ho amato pi di tutte  lo sketch de L'Intelligente,
una sorta di reality show ambientato in Parlamento. Il
gioco era scoprire, un po' come ne La Talpa, chi  l'unico intelligente
di Montecitorio. L'Intelligente si mimetizza benissimo ed 
molto difficile scovarlo l dentro. Walter rese l'idea alla perfezione,
prendendo spunto ogni settimana dalle cronache politiche.
Marco: Non male anche Supervero TV, parodia di quel filone
di programmi televisivi su incidenti allucinanti e catastrofi naturali.
Ovviamente erano cose demenziali, e accadevano sempre in Nebraska. Solo l... geniale.
Carlo: Per quanto riguarda i comici, invece, il secondo fortunato
acquisto di quella stagione, di carattere completamente opposto
a Hendel, fu il solitario ma bravissimo Daniele Luttazzi. A lui
chiedemmo anche di darci una mano come autore nella scrittura
dei pezzi degli altri comici, ma non era molto nelle sue corde e infatti
l'esperimento fu un mezzo fallimento. In scena, per, regalava
sketch esilaranti. Uno dei miei personaggi preferiti  il Professor
Fontecedro, di Palo Alto, che invitava a non studiare e demoliva
la matematica usando contraddizioni vere della matematica stessa.
Tra l'altro Daniele non aveva mai interpretato personaggi e quella fu una sfida anche per lui.
Marco: Non erano mai trasmutazioni radicali, come hanno
fatto altri comici. Ma gi una parrucca e una barba finta facevano
gran parte del gioco e lo rendevano meno freddo. Come nel caso di
Panfilo Maria Lippi, che conduceva il telegiornale Tabloid (il telegiornale
che andava in onda in forma ridotta, per venire incontro
alle vostre capacit mentali): Daniele aveva una semplice parrucca
bionda che da sola faceva gi ridere e soprattutto rendeva digeribili
anche le battute pi feroci, in cui lui  un maestro.
Carlo: A proposito di Panfilo Maria Lippi, dobbiamo ricordare
il suo amico immaginario Dingo. In sostanza doveva essere un'entit
invisibile, con qualcuno che spostava gli oggetti di scena senza
farsi vedere. Tendenzialmente se ne occupavano Aldo o Giovanni,
i pi bravi a fare i movimenti con la tuta blu che si usa per rendere
l'effetto speciale, proiettandoci sopra un'immagine. Dopo un
po', per, iniziammo a usare Dingo come punizione: chi arrivava
in ritardo alle riunioni o chi si presentava senza i testi scritti era
condannato a fare Dingo. Quindi il candidato principale alla fine divenne Francesco Paolantoni.
Giorgio: Nell'ultima puntata, per, lo facemmo fare ad Aldo
Grasso, il critico del Corriere della Sera che da qualche anno aveva
preso l'abitudine di venire, a fine stagione, a fare un'apparizione in
studio. Al termine di quello sketch Luttazzi lo smascher, togliendogli
il cappuccio blu. Con Grasso eravamo rimasti in ottimi rapporti
anche dopo la sua estromissione da Radio 2, ma un po' eravamo
in imbarazzo nei confronti dei colleghi, perch non volevamo che
qualcuno pensasse: Ecco, blandite Grasso cos scriver bene di voi.
Marco: La prima volta che Grasso venne ospite in studio, Peo
Pericoli lo present come un comico e durante la puntata si gir
spesso a chiedergli: Barzellettina?.
Giorgio: E la cosa pi incredibile  che, in quegli anni,  quasi
sempre stato Grasso a manifestare il desiderio di venire.
Daniele Luttazzi anni dopo, con l'avvento massiccio di Internet
e la nascita di YouTube, fu accusato di aver copiato battute di
comici americani. La vicenda segn la sua carriera in maniera
definitiva. Ma Carlo, Giorgio e Marco hanno una loro opinione sulla vicenda...
Giorgio Personalmente ritengo che quando fu beccato, se l'avesse
ammesso, avrebbe potuto tranquillamente continuare a lavorare
senza problemi. Pu capitare di dire una battuta gi venuta
in mente a un altro, e ci sono programmi comici di prima serata
in cui era notorio che gli autori passassero le giornate a tirare gi
battute di artisti d'Oltreoceano. Roberto Benigni una volta and
ospite al David Letterman Show e disse: Sono talmente pigro
che ho sposato una donna incinta, che  una battuta di Gino
Bramieri. Chiunque, soprattutto nel passato, ha copiato battute di
altri. Noi non lo volevamo fare, ma era una pippa nostra. Tantissimi
lo hanno fatto. A me mancano gli spettacoli di Luttazzi e mi
manca il fatto che non vada pi in televisione.
Marco: Abbiamo cercato di richiamarlo varie volte nei nostri
programmi, ma non ci siamo mai riusciti.
Giorgio: E poi, al netto di quello che ha fatto o non ha fatto,
Daniele  un grande battutista. Me ne ricordo una, strepitosa, sul
processo Andreotti. Romano Prodi aveva dichiarato: Faccio fatica
a immaginare Andreotti mafioso. E Luttazzi: Fai un piccolo sforzo... un piccolo sforzo. Geniale!
...
.
...
AMARCORD. Conto salato.
...
.
...
11 maggio 1997, ore 13. L'appuntamento  al solito ristorante di
Milano 2, la cittadina satellite creata da Silvio Berlusconi. Tutti
i pranzi di lavoro si fanno l, anche perch  l'unica alternativa
alla mensa aziendale. Per fortuna il maggio del 1997 ci ha regalato
una primavera dolce, quindi abbiamo prenotato un tavolo nel verde dehors.
Siamo in ritardo. Quando arriviamo, Carlo Vetrugno, direttore
di Italia 1 gi dal 1992,  gi l ad aspettarci. Vetrugno, dopo
aver fatto il vice di Carlo Freccero, ha preso in mano la rete e l'ha
guidata nel suo periodo pi roseo, con titoli di punta come Non
 la Rai, Beverly Hills 90210, Karaoke di Fiorello, X-Files. E
poi Mai dire Gol, che verso la fine del millennio gode di buona
salute. Sull'onda dell'entusiasmo, Vetrugno ci vuole vedere per
parlare della nuova stagione: abbiamo un po' di idee, una su tutte
un cambio del cast, a partire dalla conduzione.
Ci sediamo e iniziamo a guardare il menu.
C' molto poco che posso mangiare, come sempre, dice Carlo, che ormai da anni  vegano.
Io invece mi faccio una bella fiorentina alla faccia tua, lo provoca come sempre Giorgio.
E che sia molto al sangue, ride Marco.
Meglio ancora se mi ammazzate la vacca davanti agli occhi, rincara Giorgio.
Ragazzi, ho grandi progetti per voi: voglio darvi le chiavi del
palinsesto della rete. Secondo me Italia 1 si deve mettere sul vostro
registro. Dobbiamo plafonare la rete sul vostro linguaggio, riconoscibile
e soprattutto attrattivo per il target pi giovane. Le daremo
un'identit forte. Per farlo, per, ho bisogno del vostro aiuto. Non
dovrete solo pensare ai vostri programmi, ma aiutarmi con una
sorta di consulenza... una specie di direzione artistica ombra, ci dice Vetrugno a freddo.
In realt non avevamo mai pensato a una cosa del genere e, dopo
qualche minuto di sconcerto, iniziamo a metabolizzare l'offerta e
a pensare come realizzare un progetto del genere.
Va bene, noi ci siamo, ma devi garantirci almeno un orizzonte
di medio termine: minimo due anni di sperimentazione,
gli rispondiamo noi, quasi in coro. L'idea  stimolante: pensare
un'intera rete a nostra immagine e somiglianza non  un'offerta
che arriva tutti i giorni. Ambiziosa? S. Realizzabile? Anche.
Ormai abbiamo un giro di conoscenze importanti: tanti comici,
ma anche autori brillanti con idee creative vulcaniche. Ragionare
con loro a nuovi format sarebbe entusiasmante, facendo diventare
Italia 1 la rete generalista giovane basata su ironia e autoironia. Pu funzionare.
Per tutto il tempo del pranzo buttiamo sul piatto idee, alcune
assurde, altre su cui si potrebbe ragionare. E poi la stagione 
praticamente finita, prima delle vacanze ci sono ancora un paio
di mesi in cui incontrare gente e ideare programmi per l'inverno
1998. Il tempo per preparare le cose per bene c'. Bevuti i caff
(tranne Carlo, che non beve neanche quello) ci alziamo per tornare in sala montaggio.
Ragazzi, faccio io, non vi preoccupate, dice Vetrugno avvicinandosi alla cassa.
Il ristoratore striscia la carta, ma... Dottore, la sua carta aziendale oggi non va.
Impossibile, riprovi, replica Vetrugno seccato.
Guardi, l'ho gi fatto tre volte, deve essersi smagnetizzata, risponde l'altro con imbarazzo.
U, non ti avranno mica chiuso i conti perch ti hanno licenziato?, dice scherzando Giorgio.
Brutto segno, caro direttore: ora troverai uno scatolone all'entrata degli studi, rincara la dose Marco.
Ma s, facciamo noi questa opera di bene: offriamo noi il pranzo
a un povero disoccupato come te, chiosa Carlo ridendo.
Grazie, ragazzi, ora salgo e chiedo alla segretaria di farmene
mandare subito un'altra. L'avr smagnetizzata con questi maledetti
telefonini. Comunque siamo d'accordo: aspetto al pi presto un
po' di idee e di artisti da incontrare, dice Vetrugno salutandoci. Dissolvenza. Stacco.
Il giorno dopo: guardiola degli studi Mediaset di Milano 2.
Dottor Vetrugno, lei  stato rimosso dal suo incarico. Dovrebbe
restituirmi il suo badge aziendale. La guardia giurata l'accompagner
nel suo ex ufficio per recuperare gli effetti personali.
Questo finale ce lo siamo immaginato noi, ma la realt non
dovette essere molto distante: Vetrugno era stato rimosso dalla
carica di direttore di Italia 1 e spostato alla guida delle reti digitali
del Gruppo, peraltro allora quasi inesistenti. Forse perch sapevano che cosa aveva deciso di offrirci...
PS: Carlo Vetrugno, purtroppo,  scomparso nel 2017. Ma siamo sicuri che avrebbe riso molto nel leggere il racconto un po'
romanzato di quel fatidico pranzo.
...
.
...
23. Hai detto Sandro? Nella vita ci vuole umilt!
...
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...
Mai dire Gol a fine anni Novanta sembra un ufficio postale: un
andirivieni di comici da far girare la testa. All'inizio di ogni stagione
il pubblico dice: Era meglio l'anno scorso. Mentre alla fine:
L'anno pi bello di sempre. Gli artisti fanno la coda per entrare
nel programma e quindi la scelta  anche pi facile. Certo, poi ci
vuole la capacit di pescare i pi bravi dal mucchio. E in questo
(mi costa dirlo) la Gialappa's Band non ha rivali.  un periodo
d'oro per la televisione, sia pubblica che privata, e a goderne  il telespettatore.
Giorgio: In quel periodo eravamo sempre in cerca di comici
nuovi da inserire nel cast e il nostro bacino prediletto era il locale
Zelig, anche perch la trasmissione legata al cabaret era partita da
poco e un po' in sordina. Una sera andammo a vedere Ale&Franz
e ridemmo molto per una loro battuta nello sketch dei due spazzini
che puliscono la strada: C' un mio amico che conosce il chitarrista
dei Rolling Stones. Ooooh, e chi  il tuo amico?. Mick Jagger!
Marco: Loro sono sempre stati molto carini e simpatici, ma
all'inizio abbiamo davvero faticato a fare degli sketch insieme.
Abbiamo sempre avuto bisogno di avere di fronte dei cretini, a cui
dire: Ma cosa dice? Lei  un deficiente!. Il problema  che era il
loro stesso schema comico: uno insultava l'altro, quindi noi eravamo
superflui, se non addirittura dannosi. Con il tempo, poi, trovammo
anche con loro la giusta via, come per esempio nello sketch
con la parodia di Simon&Garfunkel, ma dobbiamo ammettere di
non essere mai riusciti a valorizzarli quanto avrebbero meritato.
Carlo: Ne parlammo con loro, serenamente,
a fine stagione, dicendo che avevamo l'impressione
di non poter fare molto per aiutarli
a esplodere come di sicuro meritavano. L'anno
dopo, per, siccome non avevano ancora trovato
l'approdo che li avrebbe poi portati al successo
con Gin&Fizz e la panchina a Zelig
in TV, accettarono di venire a fare poco pi di una comparsata nelle
riprese esterne che giravamo come pezzo corale nel periodo autunnale:
la parodia di Linea verde ideata da Crozza. Loro facevano
semplici controscena nelle vesti di assurdi sbandieratori, e la stessa
cosa accadde spesso anche in studio: mentre in primo piano c'era
una presentazione, per esempio, loro sullo sfondo facevano i tecnici
pronti ad aggiustare un microfono rotto e che finivano, immancabilmente,
per azzuffarsi. Insomma, cercammo insieme a loro di creare
situazioni in cui potessero far ridere, senza che la nostra presenza
divenisse ingombrante: e fummo i pi felici di tutti quando, a Zelig,
riuscirono a dimostrare il loro valore.
Un'altra tacca tra i successi della Gialappa's Band  sicuramente
il lancio di Maurizio Crozza come solista e come interprete di
parodie, il ruolo per cui oggi  conosciuto e conteso dalle reti televisive italiane.
Carlo: Crozza l'abbiamo chiamato nel 1998 su segnalazione
dell'autrice Gabriella Ruisi: ci disse che i Broncoviz, gruppo comico
genovese che ci piaceva moltissimo, si erano sciolti, e che il pi
adatto a lavorare con noi era Maurizio Crozza. Rimanemmo stupiti,
perch a noi i pi bravi del gruppo sembravano Carla Signoris e
Marcello Cesena: Crozza non avevamo nemmeno ben chiaro quale
dei cinque fosse. Per ci fidammo di Gabriella, che li conosceva
bene, e telefonai a Maurizio. In quel momento era dal dermatologo
(niente di strano: Maurizio  quasi sempre da un dottore, perch
 una delle persone pi ipocondriache al mondo). Al suo telefono
rispose la moglie, Carla Signoris: Maurizio, c' Carlo della Pab
al telefono!. Non aveva capito Gialappa's Band. E chi cazzo ?
gli sentii dire in sottofondo. Guardi, in questo momento siamo dal
dermatologo, la faccio richiamare!. Stavo per dirle: Guarda Carla,
meglio cos, perch noi  con te che vogliamo lavorare: tuo marito
non abbiamo nemmeno capito bene che faccia abbia!, ma lei aveva
gi messo gi, giocandosi per sempre ogni chance di lavorare con
noi della Pab. Quando poi Maurizio riuscimmo a incontrarlo, ci
convinse a coinvolgere anche Ugo Dighero, altro Broncoviz (di cui,
almeno, ricordavamo un personaggio fatto a Hollywood party: il
critico cinematografico Steve Imparato del The Washington Post).
Facemmo un po' di prove in studio con loro due e, ovviamente, furono esilaranti.
Giorgio: Con l'arrivo di Maurizio cambiarono gli equilibri nel
cast, proprio perch era abituato, dopo dieci anni di lavoro di gruppo,
a pensare coralmente. Nei Broncoviz Crozza valorizzava molto
gli altri, alzava le palle che poi gli altri schiacciavano. Anche lui era
della nostra filosofia: l'importante non  chi segna, ma che si segni
e si vinca. Per questo port proposte che andavano
in quella direzione: la WC Family, gruppo
improbabile di rapper, e soprattutto le temutissime
esterne con la parodia di Linea verde.
Marco: Quando arriv era una specie di
vulcano: pieno di idee. Faceva bellissime cose
in studio, ma usciva anche in esterna a girare
video con Ugo Dighero, come per esempio I muratori, che poi
montava direttamente lui.
Giorgio: Non possiamo non parlare del Pupazzo Gnappo. Ugo
Dighero era andato nell'enorme magazzino dei costumi Mediaset
alla ricerca di un costume buffo e, dopo un
primo tentativo fallito, torn vestito da formicone
gigante, diventando uno dei personaggi
pi amati di quella stagione.
Marco: Il nome glielo avevo dato io, perch
cos si chiamava il gatto della mia fidanzata
dell'epoca e mi faceva molto ridere. Ugo
era molto bravo nei cosiddetti disturbi in studio (personaggi
che fanno irruzione in scena per un intervento veloce): da noi fece
anche Sandro e Guido Cimurro, detto il Tigre.
Carlo: Ma torniamo alle esterne, perch durarono fin troppe
puntate, al termine delle quali ci fu una rivolta del cast a cui
aderii con grande entusiasmo, e quindi divenne uno sketch con
partecipazione su base volontaria (un po' come le tasse per molti
italiani). Claudio Bisio, Gioele Dix e Luciana Littizzetto si chiamarono
fuori, mentre Maurizio, Ugo e Fabio De Luigi continuarono
a farle. Gli ammutinati si misero in fila dietro Luciana Littizzetto,
che un giorno in riunione disse: Basta, non siamo un gruppo ma
un insieme di individui, ognuno con il proprio percorso artistico.
Io trascrissi subito questa frase apodittica sulla lavagna della redazione,
come monito per le generazioni future.
Giorgio: Anche Gioele ci mise il carico da dieci:  un elefante
che partorisce un topolino, perch la fatica per fare quei quindici
minuti di show era immane. Sveglia all'alba, girare d'inverno con
il freddo, mille problemi tecnici. Ma va detto
che nessuno ha mai avuto la vitalit e la capacit
di proporre cose come Maurizio: era impressionante.
Carlo: Finita l'euforia da gruppo, si torn
a ragionare per singoli, con personaggi da
portare in scena. All'inizio Maurizio port
tutte cose originali a parte la parodia di Alan Friedman, un giornalista
economico in voga in quel periodo, ma noi volevamo fare
anche parodie di personaggi sportivi. A un certo punto, per caso,
fuori scena ci fece quella di Arrigo Sacchi. Noi impazzimmo di
gioia, ma ci mettemmo molto a convincerlo,
perch allora le imitazioni erano considerate
(forse anche a ragione) espedienti comici
di serie B. Sembra assurdo, a guardare oggi
i suoi show cos pieni di imitazioni sempre
nuove, ma and davvero cos. Da noi fece
soltanto Sacchi e Friedman, poi Serse Cosmi
e persino Robbie Williams: tutti molto riusciti.
Marco: Poi nell'estate del 2001 Simona
Ventura inizi a corteggiarlo per portarlo a
Quelli che il calcio. Lui voleva rimanere da
noi e mi chiamava a ogni ora mentre ero in
vacanza: Parla con l'azienda, non voglio andare
di l. Voglio rimanere!. Il punto era che in Rai gli offrivano
pi puntate e pi soldi, ma Maurizio si aspettava un minimo rilancio
da parte di Mediaset per rimanere. E non stiamo parlando di
cifre folli, anzi. Ma il rilancio non arriv mai, e cos lo perdemmo.
Una volta passato in Rai non lo sentii pi.
Giorgio: Per chiudere, vorrei esporre la mia teoria sulla grande
esplosione comica di Maurizio, anche se mi accuserete di body shaming,
ma non me ne frega un cazzo. Crozza nei Broncoviz sembrava
meno divertente perch era bello e magro. Quando  arrivato da
noi, invece, era un po' ingrassato e questo lo aiut molto, lo rese
un po' pi buffo. Anche se i chili in pi li soffriva molto, infatti era
sempre a dieta... almeno per qualche ora. Poi cedeva. Tanto che il
suo slogan era: Ciao, sono Maurizio: ho detto no' alla figa e s' al colesterolo.
Quasi per caso in quella stagione entr nel cast anche un giovanissimo
Fabio De Luigi. Non previsto inizialmente, piano piano
conquist prima la Gialappa's Band e poi il pubblico televisivo,
fino a diventare il comico che ha lavorato pi anni a Mai dire....
Marco: Andammo al locale Zelig a vedere Fabio De Luigi su
suggerimento di Claudio Bisio. Capimmo subito che era bravo e
cos gli dicemmo: Domani facciamo un po' di prove in studio con
Maurizio Crozza e Ugo Dighero: non abbiamo posto nel cast, ma tu vieni lo stesso, poi vediamo.
Carlo: Era il 1998 e fino al 2009, per prenderlo in giro, gli
abbiamo detto che la prima volta si era imbucato in studio.
Giorgio: Gi, quel giorno di prove continuavamo a dirgli: Che
cazzo ci fai qui? Chi ti ha detto di venire?. Per, da subito, riusc
a fare improvvisazioni molto divertenti.
Marco: A un certo punto Crozza, come battuta o forse perch
quel giorno Fabio aveva mangiato pesante, durante uno sketch di
prova gli disse: Hai un alito importante!, e da l Fabio inizi a
improvvisare dei divertenti controscena; mentre in studio c'era una
presentazione, per esempio, lui passava sullo sfondo con la mano
a conchetta per annusarsi l'alito, per chiudere con una smorfia di
disgusto. Bast quello per conquistarci subito: ci fece morir dal
ridere senza dire una sola parola. Meraviglioso!
Giorgio: L nacque il personaggio di Fabius, un modello ammirato
dalle donne, che per aveva un alito agghiacciante e che si
muoveva in maniera esageratamente scoordinata. In pi, quell'anno
in scenografia avevamo un tapis roulant che correva sullo sfondo da destra a sinistra: davvero perfetto per
le sue entrate goffissime.
Carlo: Il nome venne mutuato da un fotomodello,
tale Marcus, che per tutto l'anno
precedente Simona Ventura ci aveva proposto,
inutilmente, di invitare. Quell'anno per, come
detto, avevamo pochissimo spazio, quindi
Fabio riusc a fare solo Fabius in studio e Bastilani nelle esterne di
Crozza. Era un fabbro che aveva il problema di essere stato lasciato
dalla moglie, trauma che il personaggio di Crozza gli ricordava
puntualmente: Bastilani entrava felicissimo in scena e, per smorzare
il suo entusiasmo, Maurizio gli ricordava la moglie gettandolo in depressione.
Marco: Il percorso di Fabio  stato unico ed esemplare. E partito
con zero aspettative e gradualmente 
arrivato a essere la colonna portante del programma
per molti anni. Basti citare l'Ingegner
Cane, responsabile del ponte sullo stretto di
Messina, oppure il supereroe Medioman, il
Nonno nato come parodia di Paolo Conte, ma
che poi prese vita propria, Luigio Guastardo
della Radica (fautore della tauromachia), Cologno il presentatore
di Mai dire Maik e Sergio Boria, che mandava in onda filmati
assurdi, tipo gente che suona due flauti contemporaneamente infilandoseli
nelle narici, che lui presentava con tono di disprezzo nei
nostri confronti: Bravi, bravi, qui tutti a ridere e scherzare, mentre
nel mondo succedono cose di questo tipo.
Carlo: E poi il cantante Olmo: le sue canzoni erano tutte opera
di Savino Cesario e portarono a un disco fatto per beneficenza
nel 2001 a favore di Emergency, quando la reazione occidentale
all'attentato alle Torri Gemelle fu l'invasione dell'Afghanistan. Il
disco fin primo in classifica: duecentocinquantamila copie vendute,
doppio disco di platino. E in quel disco suonammo (malissimo) anche io e Giorgio.
Marco: Cant C' simpatia tra di noi anche a Sanremo, davanti a un allibito Sting.
Giorgio: Io ho amato molto il Pagliaccio Baraldi, che faceva
ridere perch rischiava sempre di morire in scena, ma la cosa esilarante
accadeva nel backstage, perch ogni volta che Fabio lo trovava
in scaletta si deprimeva: non voleva farlo. E noi lo prendevamo in giro in camerino.
Marco: E poi la parodia di Carlo Lucarelli, che divenne uno dei
suoi cavalli di battaglia. Una volta venne in studio il vero Lucarelli,
che disse:  incredibile, dopo la sua parodia, in scena cerco di
controllare la mia gestualit perch mi viene in mente De Luigi e
rischio ogni volta di scoppiare a ridere, magari mentre parlo del Mostro di Firenze.
Carlo: Per la parodia di Mario Giordano ne L'Alieno ci tagliarono
quaranta minuti di puntata. Fabio, nei panni di Giordano,
doveva intervistare Neri Marcor, nei panni di Maurizio
Gasparri, proprio nei giorni precedenti la votazione della Legge
Gasparri che regolamentava in modo nuovo il sistema televisivo.
E siccome serpeggiava il terrore che qualunque cosa, anche minima,
potesse far mancare la maggioranza in Senato, che era molto
risicata, l'azienda decise di non mandarlo in onda. Ma per non
comunicare pubblicamente di aver censurato proprio quello sketch,
si aggrapparono a un pretesto assolutamente infondato, ovvero il
fatto che era entrata in vigore la legge sulla par condicio. Quindi
non eliminarono solo quel pezzo, ma tutti gli sketch di quella
puntata in cui c'era anche solo un vago riferimento alla politica o
agli esponenti politici. Perci ci tagliarono anche un pezzo di Neri
Marcor nei panni di Gad Lerner, che non aveva riferimenti diretti
alla politica ma in cui si citavano le tre sorelle Carlucci, di cui una
era parlamentare del Polo delle Libert: nella foga di nascondere
il vero obiettivo, cancellarono anche quello.
Marco: La cosa pi incredibile  che quando censurarono il
pezzo, noi chiedemmo all'azienda, ai sensi del contratto, di scrivere
il perch e ci misero parecchie ore. Ricordo che eravamo fermi, con
tutto il cast, in attesa di sapere se saremmo andati in onda oppure
no, e infine ci mandarono la giustificazione pretestuosa della par
condicio, proprio mentre a Zelig, su Canale 5, stava andando in
onda Cornacchione che faceva il suo classico sketch Povero Silvio.
Per cui dicemmo: Scusate, ma Cornacchione?. E loro: Eh,
ci siamo dimenticati di avvertirlo, ma dalla settimana prossima
non lo far pi!. Cosa che ovviamente non accadde.
Carlo: Il pretesto della par condicio, a ben pensarci, fu ancora
pi paradossale, perch quella legge era stata voluta, ed era sacrosanto
che ci fosse, per un motivo di segno opposto: impedire gli
appelli al voto sulle reti del Biscione.
Giorgio: Dopo tanti anni, comprensibilmente, Fabio decise che
non voleva pi vivere con nasi finti e che avvertiva il desiderio di
fare esperienze con la sua vera faccia. Inizi con la sitcom Love
Bugs, poi present il Festivalbar e, infine, accett di partecipare a un cinepanettone.
Marco: Ricordo che gli dicemmo: Che cazzo fai?. E lui ci rispose: Per entrare nel cinema di serie A, purtroppo, bisogna
cominciare cos. Ed ebbe ragione lui.
Giorgio: S, ma non diciamoglielo mai!
...
.
...
AMARCORD. Massage  trois. di Marco.
...
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...
I nostri rapporti con i comici di Mai dire Gol erano (quasi)
sempre ottimi e spesso organizzavamo uscite in gruppo. O anche
giorni di vacanza insieme. Il mio rapporto con Maurizio Crozza,
per esempio, era bellissimo: sembrava ci conoscessimo da sempre,
condividevamo un sacco di cose ed era da un po' che ci frullava in
testa una mezza idea per un soggetto cinematografico.
Per questo motivo, alla prima pausa del programma, organizziamo
un viaggio di lavoro per concretizzare quella mezza idea di
soggetto. La meta prescelta  Nizza, in Francia, che per due cretini
in cerca di ispirazione  la meno giusta che si possa scegliere: insomma,
c'erano tutti i presupposti per fare male, ma impegnandoci avremmo potuto anche fare peggio.
Raggiunta la Costa Azzurra, prendiamo un albergo a Nizza e
la mattina dopo, vista la splendida giornata di sole, decidiamo di
andare a Cannes e troviamo una spiaggia tranquilla dove metterci
a chiacchierare e a cercare idee che diano forma al nostro progetto.
Passata mezz'oretta, mentre mi sto godendo il sole, Maurizio
avvista una signora magrissima, vestita di nero, con una serie di
oggetti in mano non identificabili, che si sta offrendo di fare massaggi
alle poche persone che sono come noi in spiaggia, ricevendo una serie di rifiuti.
A quel punto Crozza, che fa dell'essere indeciso la sua ragione
di vita, mi dice con aria candida: Ma se ci facessimo fare un bel massaggio?.
La mia risposta non si fa attendere: Non ci penso nemmeno lontanamente!.
A quel punto inizia un dialogo degno del teatro dell'assurdo.
Dai, se non lo fai tu non lo faccio neanche io, mi dice.
E chissenefrega, me ne far una ragione, gli rispondo.
Io quasi quasi lo faccio e poi ti coinvolgo.
Non ci provare, Mauri, se la fermi fingo di dormire.
Mentre Maurizio  tormentato dai dubbi, Lo faccio, non lo
faccio, la signora  arrivata davanti a noi e allora lui che fa? Lo
fa, certo che lo fa. Io, intanto, mantenendo la mia promessa, girato a pancia in gi fingo di dormire.
Passano pochi minuti e sento una botta tremenda: Maurizio
sbraita e chiede il mio aiuto. Dalla mia posizione giro appena la
testa e quello che vedo rischia di farmi morire soffocato dalle risate:
Crozza  sdraiato e lei, con un bastone, gli percuote le piante dei
piedi, con forza insospettabile vista la magrezza. Una, due... dieci
volte: i colpi sono talmente forti che mi sembra di essere a un concerto
di Tullio De Piscopo. Maurizio sembra una gallina mentre la
stanno sgozzando, ma  chiaramente soggiogato e in balia della sua
aguzzina. Io faccio del mio meglio per controllare le risate, cerco di
soffocarle con la testa dentro l'asciugamano, ma lui ovviamente ha
capito e mi insulta tra un urlo di dolore e una risata isterica.
Tra una legnata e l'altra, la tortura dura pi o meno una quarantina
di minuti e quando finisce mi alzo anche io dal lettino, saluto
gentilmente l'aguzzina e faccio presente a Maurizio che forse, sempre
che riesca a camminare, sarebbe ora di andare a mangiare qualcosa.
Crozza prima mi manda a quel paese, ma alla parola mangiare
dimentica in un attimo il risentimento nei miei confronti.
Stacco: dieci minuti dopo siamo seduti al ristorante in tre: Maurizio,
io e la gentile signora in nero che l'ha malmenato. Solo dopo
mangiato, una volta andata via la bastonatrice, mi permetto di chiedere
a Maurizio perch mai l'avesse anche invitata a pranzo, dopo
quello che gli aveva combinato. Il candore della sua risposta mi fa
capire perch voglio bene a quest'uomo: Ero imbarazzato: era davanti
a me e mi sembrava brutto non chiederle di mangiare con noi.
Impagabile Mauri.
Anzi pagabile, perch, se non ricordo male, il conto salatissimo di quel pranzetto con massaggiatrice a carico finii per pagarlo io...
...
.
...
24. Ascolta un cretino!
...
.
...
Nella terza fase di Mai dire Gol ci sono tre grandi ritorni, tre
comici che avevano debuttato televisivamente con la Gialappa's
Band su Odeon TV e che ora, dopo dieci anni e con carriere affermate,
trovano la consacrazione definitiva nel programma pi
amato dalle giovani generazioni degli anni Novanta. E ormai evidente
che Carlo, Giorgio e Marco scelgono solo artisti con affinit
comiche e umane, creando rapporti anche al di fuori dello studio
TV, che durano ancora oggi. Con alcuni artisti si pu letteralmente
dire che sono invecchiati insieme... alcuni meglio, altri peggio.
Carlo: A dieci anni dall'esperienza, non fortunatissima, di
Una notte all'Odeon, tornammo a lavorare con Claudio Bisio e
partimmo subito con il piede sbagliato. Prima puntata stagionale
di Mai dire Gol: per fare ridere la conduttrice Ellen, lo facemmo
entrare a sorpresa nudo in scena, per parodiare uno streaker
che aveva accompagnato la volata finale di una tappa del Tour de
France. Piccolo problema: sul set c'era un fotografo di scena che,
a nostra totale insaputa, vendette quegli scatti a un giornale scandalistico.
Claudio si arrabbi e disse: Va a finire che anche qui il
programma non lo faccio. Poi, per fortuna, le cose si sistemarono e con noi fece due anni grandiosi.
Marco: Un aneddoto molto bello riguarda la volta in cui Claudio,
in vacanza alle Maldive, incontr Marcello Lippi, allenatore
della Juventus. Pur non avendo con s il trucco per fare Micio, il
manager cialtrone dei calciatori, riusc a fare il personaggio con
una bandana e una mosca disegnata a matita sul mento a fare il
personaggio. Accrocchi uno sketch alla bell'e meglio e gir di
sua iniziativa questo pezzo in un villaggio turistico in cui c'erano
i soliti maldiviani con le maglie dei calciatori famosi,
spacciandoceli per campioni. E poi, diceva, c' questo qui, che col calcio
non c'entra nulla, ed era Lippi, che si era prestato volentieri alla
gag. A quel punto avremmo dovuto inserire le nostre voci come
se fosse un collegamento in diretta, solo che Claudio non ci aveva
lasciato i tempi giusti per intervenire. Noi magari avremmo dovuto
dirgli: Guardi che vogliamo parlare proprio con quello l che non
c'entra nulla col calcio, ma lo spazio bastava giusto per dire: No
gua.... Fu un delirio, ma in qualche modo lo sketch lo portammo
a casa, anche per ringraziare Claudio che aveva avuto la prontezza
di improvvisare in vacanza una gag con Lippi.
Giorgio: Oltre a Micio, che di fatto anticip l'era di strapotere
dei procuratori sportivi, a Mai dire Gol fece
tanti altri personaggi, tutti riuscitissimi. Come
Marcel Bisio, il mimo che non riesce a non parlare,
o la parodia di Dario Fo, con cui aveva
lavorato in teatro, da giovane e che incontr
per uno sketch per noi. Poi il Professor Imbruglia,
il cui luminare di riferimento era il vero
dottor Enzo Jannacci, che a sua volta venne nell'ultima puntata della
stagione fingendosi un meccanico. Stesso schema per la parodia di
Paolo Limiti, che partecip simpaticamente in una puntata.
Carlo: Ne fece tanti e tutti esilaranti, ma io non potr mai
dimenticare il modo in cui faceva ridere i cantanti che venivano
ospiti in trasmissione. La nostra regola ferrea era di non far cantare
i brani in promozione, a meno di sottoporsi a un giochino in
stile LOL: chi ride  fuori, per dare un riferimento moderno.
Ovvero dicevamo ai cantanti: Fate il vostro pezzo in promozione,
noi cerchiamo di farvi ridere e, appena ridete, dovete smettere di
cantare. Era LOL, con qualche anno d'anticipo...
Giorgio: Mentre il cantante si esibiva, i personaggi di Mai
dire Gol sfilavano e facevano delle gag. Non sempre i cantanti
ridevano e, alla fine, l'arma segreta era Claudio Bisio che faceva
Stanley Matthews, ex calciatore inglese: ovvero un vecchietto con
una scatola all'altezza del basso ventre, che apriva e dentro c'era...
il suo pisello. A quel punto anche i pi concentrati crollavano: non si  mai salvato nessuno.
Marco: Lo sveliamo ora per la prima volta perch negli anni
non sapete quanti mi hanno chiesto: Ma cosa c' dentro la scatola, che tutti ridono?.
Giorgio: La risposta  semplice: la minchia di Bisio.
Carlo: Insieme a Claudio arriv anche Gioele Dix, altra nostra
conoscenza dai tempi di Odeon TV. Fino a quel momento,
con diversi comici era capitato di avere qualche difficolt all'inizio
della collaborazione; era successo con Aldo, Giovanni e Giacomo
e con Ale&Franz, ed era normale, perch bisognava calibrare l'interazione.
Con Gioele invece pensavo: Fa comicit intelligente,
figurati se  difficile! E poi  solo. Invece, ci portava in una specie
di dirupo: il fatto che dicesse cose intelligenti ci toglieva il terreno da sotto i piedi.
Giorgio: Non c'era la classica contrapposizione fra noi e i cretini
a cui ci rivolgevamo, ovvero i personaggi interpretati dai comici.
Certo, tentammo di incretinirlo un po', per Gioele era comunque
innaturale in quella veste l ed emergeva la sua intelligenza invece
della coglioneria. Che invece usc poi con le parodie di Alberto
Tomba, Massimo Moratti, Fabrizio Ravanelli, Claudio Baglioni e Fabio Capello.
Marco: E poi tanti personaggi di fantasia:
l'ingegner Alfio Campianella, il sondaggista
Ramon Cogoleto, il presentatore
Eucrepio Losi e Pico, un calciatore colombiano
sconosciuto ispirato a Valderrama:
parlava della vitaccia dei calciatori
stranieri che arrivavano in Italia e non diventavano campioni.
Carlo: Eucrepio Losi divenne il conduttore accanto a Ellen, con
una calotta per renderlo pelato e una giacca rossa. La cosa tuttora
manda su tutte le furie Claudio Bisio: Ero perfetto per condurre,
come poi ho fatto a Zelig! Avevate gi me senza capelli, e invece
avete reso pelato Gioele. In effetti aveva ragione.
Marco: Un aneddoto di vita privata condiviso con Gioele riguarda
una nostra vacanza in Puglia. Un giorno stiamo passeggiando
in spiaggia e a un certo punto gli arriva una pallina da
racchettoni in faccia, una botta violentissima. Dalla fronte di
Gioele inizia a scendere un rivolo di sangue. Il padrone della
pallina si avvicina, guarda quella maschera di sangue, raccoglie
la pallina e, senza nemmeno chiedere scusa, si gira verso il suo
amico e urla, in pugliese: Quattrauno!. Mentre Gioele era ferito,
quello pensava al punteggio della sua sfida a racchettoni: 4
a 1. Ancora adesso  il nostro tormentone.
Carlo: In quegli anni ricreammo la coppia di comici-amici nata
sempre a Una notte all'Odeon, portando a Mai dire Gol Giobbe
Covatta. A Odeon l'abbinamento Dix-Covatta era eccezionale: la
bella e la bestia. Gioele lo guardava e diceva: Ma sei un uomo tu?.
Giorgio: Da noi Giobbe fece il cantante punk Pericle Starnazza
e poi, negli anni seguenti, una parodia in chiave moderna della
Divina Commedia e la Rassegna stampa dal passato, cio quello
che avrebbero scritto i giornali di oggi se ci fossero stati nel passato.
Cosa che fece impazzire di rabbia Gianni Ippoliti, che faceva a
sua volta una rassegna stampa ironica tutta sull'attualit, completamente
diversa da quella di Giobbe. Evidentemente, rivendicava
un'esclusiva sull'ironia applicata ai giornali.
Carlo: Ippoliti mi telefon: era infuriato perch riteneva di essere
stato il primo ad aver utilizzato in chiave comica l'idea di una
rassegna stampa finta e, quindi, riteneva di essere l'unico titolato
a farla. Provai a spiegargli che, ammesso che fosse vero, il modo
in cui Giobbe faceva quella rassegna stampa aveva ben poco a che
vedere con il suo. Gli proponemmo di venire ospite in puntata, per
riconoscergli pubblicamente la primogenitura, ma era talmente arrabbiato
che non ne volle sapere. Non so se abbia fatto poi la stessa
cosa con Rocco Tanica, che anni dopo fece una rassegna stampa,
bellissima e delirante, al Festival di Sanremo.
Marco: Giobbe, oltre a essere un comico e uno scrittore eccezionale,
ha una grande umanit. Met della sua vita l'ha impegnata
nel sociale, per supportare progetti di sviluppo e solidariet
in Africa. Negli anni Novanta mandavamo in onda i suoi filmati
dall'Africa, dove nacque il claim: Basta poco, che ce vo'P.
Giorgio: Facemmo solo fatica a invitarlo nei nostri programmi
in radio, perch aveva paura di non rendere in voce: diceva che si
sentiva a disagio nel parlare senza che la gente lo vedesse.
Praticamente l'opposto nostro.
Marco: Il mio ricordo pi buffo di Giobbe riguarda una sera in
cui, dopo una puntata di Una notte all'Odeon, andammo a cena
da Gregorio Paolini, che era il produttore del programma. Paolini
 di origine friulana e quella sera ci port prodotti tipici della sua
terra da assaggiare. C'era tutto il cast, tranne Carlo, perch era
tutta roba di origine animale. A un certo punto ci guardiamo: Ma
Giobbe dov'?, quindi andiamo a bussare in bagno preoccupati.
Covatta esce bianco come un cencio: Scusate, ragazzi, ma l dentro
 successo di tutto... di sopra e di sotto.
Carlo: Visto? Ho fatto bene a non venire: mangiate responsabilmente!
Domanda provocatoria che far innervosire i tre Gialappi, che
odiano le classifiche (la faccio proprio per fargli saltare i nervi):
chi  la pi grande comica italiana di tutti i tempi? Sicuramente
Luciana Littizzetto, e sfido chiunque a contraddirmi. La cosa le
fa ancora pi onore se pensate che la sua esplosione televisiva l'ha
avuta nella seconda met dei Novanta, in un ambiente cos maschile
da sembrare pi il gruppo WhatsApp degli amici del calcetto
che un programma televisivo. Ma Lucianina ha sempre avuto le
spalle grosse e si  fatta valere alla grande in quello spogliatoio,
maleodorante e testosteronico, chiamato Mai dire Gol.
Marco: Io ve lo dico: o ci cambiano la voce narrante o chiedo
di essere pubblicato con Rizzoli.
Giorgio: Ma Rizzoli  sempre di Mondadori...
Marco: E allora non ne usciremo mai. Io la odio, pagina dopo pagina, sempre di pi.
Carlo: S,  sempre pi insopportabile, ma su Luciana Littizzetto
un fondo di verit c'. Era l'unica donna in mezzo a un gruppo di
simpatici minchioni. E anche noi ci abbiamo messo del nostro. Vogliamo
raccontare del primo incontro con lei allo Zelig?
Marco: Visto che mi riguarda personalmente, vorrei che in
questo libro lo raccontasse lei. Anche per vedere se i ricordi coincidono.
Niente spoiler!
Giorgio: Allora raccontiamo questo: nell'estate che precedeva
la sua prima stagione a Mai dire Gol, la mandammo nei ritiri
delle squadre di calcio nelle vesti di Lolita a provocare i giocatori.
Una volta, durante uno sketch, si fece prendere a calci da Sinisa Mihajlovic. Poveraccia!
Marco: A parte Juventus e Inter, furono tutti molto disponibili.
Carlo: Con lei era facile registrare: facevamo pochissimi ciak,
era quasi sempre buona la prima. Ed era precisissima anche nelle
durate. Arrivava con il suo pezzo comico gi scritto insieme al suo
autore storico Beppe Tosco, per cui non l'abbiamo mai neanche
convocata in redazione. Ci fidavamo e lei non ci faceva leggere
niente in anticipo, perch voleva che le nostre reazioni fossero le pi
genuine possibili. Credo faccia cos anche con Fazio, la domenica
a Che tempo che fa.
Marco: Venne anche a Sanremo e fece cose molto divertenti.
La pi eclatante fu con Michael Stipe, il cantante dei R.E.M., che
erano ospiti al Festival ma con la clausola che nessuno potesse intervistarli.
Noi bivaccavamo nella hall del loro hotel e, a un certo
punto, ci avvisarono che stava arrivando la band; quindi presi Luciana
e, quando si apr l'ascensore, la lanciai praticamente addosso
a Stipe, che la guard attonito. Per, invece di farla asfaltare dalla
sicurezza, le sorrise. Luciana, vestita da Lolita, con grande prontezza
riusc a dirgli quattro battute e forse abbozz anche un paio
di volgarit in inglese. Era riuscita a conquistare anche la rockstar pi scostante del mondo: talento immenso!
...
.
...
AMICI NOSTRI. Gialappiii, luridi gattiiii malatiiii. con Luciana Littizzetto.
...
.
...
Le comiche che hanno lavorato con la Gialappa's Band sono tutte
delle fuoriclasse. La prima  stata Luciana Littizzetto che, nonostante
le apparenze ruvide, ha avuto le sue difficolt nell'integrarsi
in una caserma di soli maschi. Alcuni anche con abitudini strane.
Vero, Claudio Bisio?
Luciana: La prima persona che ho incontrato dei tre  stato Marco,
nei camerini del locale Zelig, dopo uno spettacolo. Ci troviamo
appena fuori dai bagni e lui mi d la mano: Ciao, sono Marco
Santin della Gialappa's Band, piacere di conoscerti. Io, stupita:
Grazie, addirittura la mano? Non mi aspettavo tanta gentilezza.
E Marco: No, non sono gentile:  che ho appena pisciato. Questo
 stato il primo, meraviglioso approccio. Rimasi un po' allibita, per
me era come avvicinarsi a un sogno... un sogno pisciato.
Marco: Mi sembrava un modo come un altro per rompere il ghiaccio. No?
Luciana: Ho iniziato a fare TV a ventisette anni e nel 1998,
quando arrivai da voi, ne avevo gi trentaquattro...
Giorgio: Pensavo cinquanta.
Luciana: C' un'unica certezza: siete sempre delle merde.
Marco: A parte il nostro primo incontro,
tu volevi venire a lavorare con noi?
Luciana: Io volevo fare televisione, e in
quel momento Mai dire Gol era il luogo
dove qualunque comico voleva andare. Lo diranno
tutti, lo dir anche io: da l sono usciti i
migliori, non c' uno di quelli che son transitati
da voi che non sia riuscito a fare cose importanti. Forse, il segreto
era che avevate il naso giusto per annusare le persone giuste: una
combinazione magica e un format che funzionava perfettamente,
in quegli anni, e che funzionerebbe ancora.
Carlo: Che ricordi hai di quando venivi convocata alle 6 del
mattino, al trucco, per fare la Bella del paese e partire verso lande desolate?
Luciana: Sai che non ho ancora perdonato Crozza per quelle
esterne? Abbiamo perso anni di vita, salute neurologica e fisica. Per quante risate.
Giorgio: Tre, credo.
Luciana: Sono quegli esperimenti in cui ti fai un culo cos per
portare a casa poco o niente. Faceva freddo,
c'era umido, mangiavi roba che non digerivi,
il tutto per dire una battuta che potevo dire
anche in studio al calduccio: Sono la Bella
del paese, che sono bella bella bella. Non 
che fosse un verso di Shakespeare. Ogni tanto
gira ancora qualcosa in Rete, lo vedo e rido perch dico: Ma che teste di cazzo!.
Marco: Ma chi?
Carlo: Io la pensavo esattamente come te, a differenza di Giorgio
e Marco. Luciana, non ti ringrazier mai abbastanza per la frase che
pose fine a quella follia: Non siamo un gruppo, ma un insieme di individui,
ognuno con il proprio percorso artistico. Io facevo resistenza
dall'interno, ma era inutile perch ero in minoranza. E Gioele Dix e
Claudio Bisio, che la pensavano come noi, non avevano il coraggio
di opporsi. Gioele, tornando a casa in macchina, mi diceva sempre:
Ma chi cazzo ce l'ha fatto fare di alzarci all'alba per andare in questo
posto di merda, per dire due frasi, che in montaggio taglierete....
Luciana: A proposito di Bisio: sapete che riconoscerei il suo pisello
tra mille?  quello che ho visto di pi nella mia vita. A Mai
dire Gol era un continuo, ma poi l'ha fatto anche a Italia's Got
Talent, dove c'era gente con cui aveva molta meno confidenza. Tra l'altro: niente di clamoroso.
Marco: Ma parliamo di qualche tuo personaggio...
Ti divertivi nei panni di Lolita?
Luciana: Avevate visto che la facevo a Ciro,
il figlio di Target e quindi avete avuto l'idea
di mandarmi nei ritiri delle squadre in agosto.
Io non sapevo niente di calcio e ho dovuto, in
qualche modo, entrare in questo mondo, studiarlo,
conoscerlo. Se mi parli dei calciatori di fine anni Novanta so
tutto, mentre adesso sono tornata a non sapere niente. Per erano
tutti gentili: vedevano arrivare una pazza con le trecce lunghe e rosse
che urlava... non era una cosa tanto normale e le persone erano
abbastanza sbigottite. L'unico un po' sopra le righe  stato Sinisa
Mihajlovic. Mi sono accovacciata e gli ho detto: Tirami in porta,
battimi tutta e lui, serenamente, mi ha dato un calcio che credo mi
abbia staccato gli organi interni. Mi  mancata l'aria per venti minuti.
Carlo: Ricorder sempre quella volta, per cui ti chiedo scusa ancora
adesso, in cui non riuscii a far stare in puntata nessun pezzo di
Lolita. Eri stata messa in scaletta, come sempre, ma poi tutti gli altri
comici si erano allungati e quindi dovetti sacrificare il tuo sketch.
Luciana: Minchia, volevo ammazzarti. Perch in pi mi hai anche mortificata al telefono.
Carlo: Era stata una brutta giornata, come sempre peraltro.
Luciana: Non dimentichiamoci mai che io ero l'unica donna, oltre alle presentatrici.
Giorgio: Ci accusi di sessismo?
Luciana: Oooh, adesso sai che beghe passeresti, caro Giorgio?
Carlo:  un tema che abbiamo solo accennato, ma tu ci puoi
aiutare: noi siamo nati e cresciuti in case che assomigliavano a
caserme. Abbiamo tutti fratelli maschi, anche i figli tutti maschi.
Abbiamo lavorato in ambienti quasi esclusivamente maschili. Aiutaci a capire quanto fosse difficile.
Luciana: Ma no, io ero felicissima, per mi rendevo conto che
l dentro c'era un clima, come dici tu, da caserma. Era bello, seppur
faticoso. Non riuscivo a condividere pi di tanto: calcio, figa e
scoregge, questo  il vostro background. Non che io sia una principessa,
per... Poi venivo da Torino, prendevo il treno e dovevo
tornare a casa. A volte dovevo fare tutto questo giro per niente:
mi sarebbe convenuto di pi restare a casa a scrivere, che passare
quei momenti conviviali e caciaroni in riunione. Dopo non l'ho pi
fatto: di solito sto chiusa in casa come un sottaceto.
Marco: Tu sei l'unica a cui abbiamo smesso di controllare i testi.
Giorgio: Pur di non vederti in redazione! Scherzo, ci fidavamo ciecamente.
Luciana:  proprio qui il bello: spiazzare gli altri, sapendo cosa
li spiazza. Perch sapevo cosa vi faceva ridere.
Carlo: E allora perch ci hai lasciati?
Luciana: Non mi ricordo pi. Ma poi sono tornata una seconda
volta con Nives, uno dei miei personaggi preferiti,
che feci solo l da voi. In quel periodo
non si sapeva mai come chiudere gli sketch,
quindi spesso si finiva in rissa. Le bottigliate
di zucchero non facevano tanto male, ma un
pochino s: soprattutto a me che sono piccolina. Arrivavano certe randellate...
Marco: Cos sembra che lavorare con noi sia stato un calvario.
Luciana: Marco, tu eri insopportabile e amabile allo stesso tempo:
una situazione schizofrenica. Sei una di quelle persone contemporaneamente
adorabili e merde, teste di cazzo, che vorresti
prendergli il cranio e picchiarglielo in giro. Anche mio figlio  cos.
Quando apre la porta non sai mai quale dei due stia per arrivare.
Carlo: Riflessi edipici nel nostro rapporto...
Luciana: Sono diventata mamma molto tempo dopo. Giorgio,
invece, tu eri fondamentale: portavi la vita e, tutto sommato, la leggerezza
dello scazzo, del vaffanculo e del chissene frega. Una leggerezza
sana. Non  che non ti piacesse lavorare, ma la tua frase pi
ricorrente era: Quando finiamo?. Sempre con le gambe sul tavolo.
Invece tu, Carlo, eri la Presenza. Davi la rotta, stringevi il timone.
Tenevi tutto insieme, facendo comunque cose da fuori di testa.
Carlo: Ok, ora ho capito perch ci hai lasciati!
Luciana: Siete tre disadattati.
Giorgio: Per sono stati anni formativi.
Luciana: Ho imparato, veramente, a ridere e divertirmi. Una
volta li chiamavano cabarettisti, adesso li chiamano stand-up comedian,
ma  sempre la stessa cosa. Per sei comunque da solo che
te la canti e te la suoni sul palco.  il motivo per cui non amo stare
in teatro; con voi a Mai dire Gol, invece, era divertimento puro:
un ping pong, un gioco in cui mi divertivo. Quando rideva Nives
ridevo io, era vero e autentico, e credo che questa sia la cosa che
mi  piaciuta di pi. Ridere di gusto, con spontaneit. E adoravo
stupirvi, dire delle cagate: mi piacevano le vostre reazioni.
Marco: Poi non hai mai pi fatto personaggi o parodie?
Luciana: Dopo un po', forse, mi  passata la voglia di mascherarmi.
Dopo Mai dire Gol i personaggi non li ho pi fatti. Anche
perch quello era il luogo prediletto per tirare fuori certi numeri.
In TV oggi  difficile fare i personaggi: ci riesce giusto Crozza, perch
ha la sua trasmissione ed  bravissimo. Ma in una trasmissione
come quella di Fazio  molto pi complicato.
Carlo: Ricordo che eri di una precisione assurda: stavi sempre
perfettamente nei tempi, caso pi unico che raro.
Luciana: Ancora adesso mi cronometro quando provo i pezzi.
Marco: Vorrei cogliere l'occasione per dirti che sono stato molto
felice di lavorare con te, perch sei la donna che mi fa pi ridere in assoluto.
Luciana: Oltre al fatto di essere stati autentici quando lavoravamo
insieme, c'era la stima reciproca. Sapevamo di non doverla
conquistare: io l'avevo per voi e voi per me. Poi c'erano sketch che
venivano meglio e altri peggio, ma io sapevo di avere a che fare
con professionisti che apprezzavo, quindi ero dentro un meccanismo
che mi piaceva. Non  sempre stato cos nelle trasmissioni a
cui ho partecipato. Da voi mi sentivo a casa, e per chi fa il nostro mestiere non  poco.
Carlo: Grazie delle belle parole...
Luciana: Per la precisione, mi sembrava di essere nel mio bagno, comodamente seduta sul cesso!
Marco: Ah, ecco.
...
.
...
25. Du girls is megl che uan.
...
.
...
Mai dire Gol  sempre stato un cantiere aperto: ogni anno una
rivoluzione che stravolgeva tutto, per colpa della paranoia della
Gialappa's Band di non ripetersi. Che poi, cosa ci vorr mai? Un
naso finto, una parrucca, una battuta a doppio senso e il gioco 
fatto. Non capisco nemmeno tutta la carta sprecata per questo
libro. Fatti vostri che l'avete comprato. Comunque, nel 1998 cambiarono
anche conduttrice, tirando fuori dal cilindro un coniglio magico.
Carlo: Era la stagione che portava ai Mondiali di Francia 1998,
quindi la nostra idea era di avere in ogni puntata una conduttrice
diversa proveniente da una nazione che partecipasse al Mondiale.
Cos abbiamo aspettato la fine delle qualificazioni e chiesto provini
a ragazze di tutte le Nazionali partecipanti.
Giorgio: L'ennesima pippa mentale. Secondo me il problema
 che partorivamo queste idee del cazzo a fine stagione a giugno,
quando ormai eravamo stanchi e svuotati. Poi, di solito, a settembre
dovevamo correre ai ripari per rimediare alle nostre stesse minchiate.
Marco: Il primo provino lo facemmo a una ragazza argentina,
Viviana Greco. Poi incontrammo Barbara Snellenburg, olandese,
che aveva gi fatto un film con i Vanzina. E poi tante altre di tutte
le nazionalit, ma nessuna ci convinse, finch non entr in studio
Ellen Hidding, olandese anche lei, completamente ignorante in
tema di calcio e nemmeno troppo interessata a lavorare con noi.
Giorgio: Ci convinse proprio per quello.
Carlo: Aveva un candore meraviglioso. Sembrava Biancaneve:
era un personaggio pulito, ci raccont che il suo sogno era aprire
un negozio di fiori. Tra l'altro fece fatica a spiegarlo, perch era in Italia da poco.
Marco: E infatti lavora in televisione da trent'anni.
Giorgio: Qualche anno dopo, la sua amica Barbara Snellenburg
ci confid che Ellen non solo parlava male l'italiano, ma pure l'olandese!
Carlo: Una volta le chiedemmo se conoscesse delle parolacce:
S, ne so una: kaaskopl, disse, vergognandosi al punto di diventare
rossa. E cosa vuol dire?, le chiedemmo incuriositi. Eh, vuol dire
testa di formaggio! rispose lei. Ma si dice solo quando uno ti fa
davvero arrabbiare. Per lei il massimo della parolaccia era quella...
Giorgio: Negli anni poi le ho fatto un master in volgarit. Come solo io so fare.
Marco: La sua frase tipica era: Sono moscionata, e abbiamo
cominciato a farglielo dire anche in onda, perch ci faceva molto
ridere. E poi anche lei, come Simona Ventura, piaceva al pubblico femminile.
Uno dei tanti primati della Gialappa's Band  quello di aver dato
in mano a due donne un programma di successo della TV italiana.
Cosa strana per tre cavernicoli come loro, ma soprattutto a fine
anni Novanta non era cos scontato. In realt neanche oggi.
Marco: Ora basta, io questa voce narrante la querelo. Va bene
tutto, ma cavernicolo non lo accetto. Non c' un ordine professionale
delle voci narranti a cui appellarsi?
Giorgio: Io non mi sono offeso.
Marco: Grazie al cazzo, tu lo sei...
Giorgio: Modestamente...
Marco: Riprendiamo le fila del discorso. La stagione successiva
arriv Alessia Marcuzzi e, per la prima volta, vedemmo Ellen
tirare fuori il carattere. A sorpresa, alla fine della prima riunione
dell'anno, Ellen salt su e disse: Voglio rimanere sola con Alessia,
per favore!. Noi restammo fuori dalla porta a origliare e, siccome
temevamo il peggio, eravamo pronti a intervenire.
Carlo: In realt si trattava di uno scrupolo meraviglioso. Ellen
voleva sancire con Alessia un patto di non concorrenza: non farsi
scherzi, non parlarsi male alle spalle. Ellen Hidding  cos e, per
fortuna, anche Alessia Marcuzzi  fatta della stessa pasta.
Giorgio: Questa sintonia tra le conduttrici permise anche ai
comici di creare sketch in totale libert. Come
Maurizio Crozza e Ugo Dighero, nei panni di
due ballerini fan della Marcuzzi, che entravano
in scena ballando e cantando canzoni del
tipo: Alessia paga le tasse, Ellen invece no.
Carlo: Subito dopo, di contraltare, Claudio
Bisio e Fabio De Luigi inventarono i Boys
di Ellen, che cantavano canzoni contro Alessia.
Marco: Alessia era molto tranquilla, non si arrabbiava mai.
Una volta le feci uno scherzo atroce: in quel periodo registravamo
anche dopo cena, mangiavamo l, magari si beveva qualcosa (chi
pi chi meno, e Carlo niente...), cos si tornava a registrare scazzati
e alticci. Quel giorno era un po' esagitata ed era dietro al nostro
gabbiotto. A un certo punto mi disse che andava a fare pip. Mentre
stava andando in bagno, chiamai il reparto audio: Spegni i
microfoni di tutti e metti al massimo quello di Alessia. Eravamo
tutti in silenzio, in studio, in ascolto: si sent tutto, ma per fortuna
nulla di sconveniente e, quando rientr, part un'ovazione. Lei
immediatamente cap che era colpa mia e mi insegu per tutto lo
studio, ma sempre ridendo.  una che sta agli scherzi. Questo clima aiutava a far ridere anche in scena.
Giorgio: Un classico scherzo da cavernicolo...
...
.
...
26. Tutti i deficienti dell'uomo.
...
.
...
Radio, televisione, teatro, ora un libro, e perch non un film al
cinema? Carlo, Giorgio e Marco hanno fatto anche quello, nel
1999. E l'adagio popolare non tutte le ciambelle vengono col
buco in questo caso  molto calzante, perch il buco lo hanno
fatto... ma nell'acqua. Intendiamoci: per essere un'opera prima,
il film and fin troppo bene, ma le aspettative di incasso, inspiegabilmente,
erano cos alte, e il film cos costoso, che a conti fatti
arriv a malapena in pareggio. Rivisto oggi, quando passa in TV,
non  affatto male, ma c' molta differenza tra fruizione televisiva
e cinematografica e, all'epoca, la Gialappa's band lo speriment sulla propria pelle.
Carlo: Il nostro primo e unico film ebbe una gestazione lunga,
perch iniziammo a lavorarci nel 1997 e usc nelle sale cinematografiche
nel Natale del 1999. Erano anni in cui, grazie ai successi
delle pellicole Uomo d'acqua dolce di Antonio Albanese e,
soprattutto, Tre uomini e una gamba di Aldo, Giovanni e Giacomo,
cinema e televisione non erano pi mondi cos distanti tra loro.
Giorgio: Era dai tempi d'oro di Massimo Troisi e Carlo Verdone
che non c'erano comici televisivi che andavano in sala con successo.
Marco: In questo clima, quindi, il produttore Carlo Degli Esposti,
su mandato della casa di distribuzione del gruppo Fininvest,
Medusa, ci chiese di provare a fare un film.
Giorgio: La nostra prima obiezione ovviamente fu: Ma come
facciamo a mettere le nostre'voci in una pellicola?. Degli Esposti
allora ci affianc Enzo Monteleone, sceneggiatore del premio
Oscar Mediterraneo, per aiutarci a cercare una risposta.
Carlo: Il nostro unico giorno libero della settimana, in quegli
anni, era il marted; lo dedicammo per mesi alle riunioni con
Monteleone e il primo soggetto che partorimmo si intitolava Radio Taxi.
Giorgio: L'idea semplice, e infatti non originalissima, era che
le nostre voci uscissero da una radio che i tassisti ascoltavano e,
quindi, cercammo di scrivere un film di storie notturne che si intrecciavano dentro i taxi milanesi.
Carlo: La prima lezione che ci impart Monteleone fu: Tenete
presente che per fare televisione  sufficiente conoscere un argomento
per sommi capi, a volte basta un semplice stereotipo, mentre
per scrivere un film su un tema bisogna conoscerlo benissimo. Tu
puoi scrivere battutine sul calcio anche senza essere stato un calciatore,
ma se vuoi scrivere un film sulla vita di un calciatore, devi
conoscerla al cento per cento. Quindi ci chiese: Cosa conoscete
alla perfezione?. Dopo esserci guardati, ammutoliti, siccome rispondere
assolutamente niente ci pareva brutto, finimmo per rispondere... Milano.
Giorgio: Ovviamente iniziammo a lavorare pensando a un cast
di amici: Diego Abatantuono, Claudio Bisio, Silvio Orlando,
Francesco Paolantoni, Paolo Hendel. La prima battuta partorita,
per Hendel, fu: Nei ristoranti cinesi ci vanno solo quelli che
trombano. Avete mai visto un prete o una suora al ristorante cinese?.
Carlo: Il produttore Degli Esposti cominci a sondare la disponibilit
dell'eventuale cast, scoprendo per che, per un motivo
o per l'altro, non era cos facile ottenerla per un film corale.
Marco: Altro colpo di scena: a Monteleone non piacque la
prima bozza di sceneggiatura, che partorimmo durante l'estate del
1998, e cos si sfil. Al suo posto ci proposero Francesco Bruni,
sceneggiatore storico di Paolo Virz, che per venne a una sola
riunione per dirci: Ci tenevo solo a conoscervi, e grazie mille per
la proposta, ma purtroppo adesso non ho tempo per lavorare con
voi. In effetti, in quel periodo stava scrivendo soltanto altri tre film e Il commissario Montalbano.
Carlo: Nell'autunno del 1998 eravamo tornati al punto di
partenza e cos Degli Esposti ci port un faldone denominato
Soggetti per un TV movie con la Gialappa's Band. Conteneva
dieci soggetti anonimi, tranne uno - e poi rimarrete stupiti nello
scoprire chi lo avesse scritto - in cui potesse avere senso inserire
le nostre voci. Fra questi quello che ci piacque di pi era stato
scritto da Andrea Salvadore: un'ipotesi sempre radioguidata, in
cui avevamo un ruolo che ci faceva sentire a nostro agio. Quelli
che scartammo erano un po' troppo strani: in uno dovevamo essere
le voci di tre angeli, in un'altra quelle di tre organi del corpo.
Ma la sorpresa a cui facevo riferimento prima  che uno di questi
soggetti, il pi dettagliato, s'intitolava L'Ispettore Palombo. Vi
ricordate di chi era quel personaggio, parodia del tenente Colombo?
Di Riccardo Pangallo! Quindi, forse,  inutile chiedergli scusa,
perch non solo deve averci perdonati, ma ha persino cercato
di rientrare dalla porta di servizio. Degli altri non sapevamo chi
fossero gli autori, mentre di Palombo lo intuimmo al volo. E solo
dopo anni scoprimmo che anche Walter Fontana aveva proposto uno di quei soggetti.
Marco: Alla fine sviluppammo quello di Andrea Salvadore:
essere radio-voci che guidano persone in giro per l'Italia, un road
movie, per condurle a un concerto al parco Lambro di Milano.
Scrivemmo la sceneggiatura con mio fratello Enzo Santin, il regista
Paolo Costella e ovviamente Salvadore, ma dal soggetto originario
virammo completamente verso quello che poi  stato veramente il film Tutti gli uomini del deficiente.
Giorgio: Quella che allora ignoravamo del tutto era l'esistenza
di un manga giapponese, ovviamente senza voci fuori campo,
molto simile per sviluppo, a cui poi si ispir lo scrittore americano
Ernest Cline per scrivere un libro da cui Steven Spielberg avrebbe
tratto il film Ready Player One, la cui idea di base  molto simile alla nostra.
Marco: Quindi  evidente che quelli di Cline e Spielberg sono
dei plagi. Possiamo chiedere soldi, secondo voi? O  meglio se con
il caro e vecchio Spielby facciamo i signori?
Giorgio: Diciamo che  un po' come il caso di Al Bano e Michael
Jackson: facciamo che noi siamo Al Bano e la chiudiamo l.
Carlo: Scrivemmo per tutto l'inverno, ogni marted, contemporaneamente
a Mai dire Gol, per essere pronti a girare durante
l'estate un film che, non avendo ambienti serializzabili, per
la ricchezza del cast e delle location divent molto costoso. Ci
venne permessa qualsiasi cosa, perch attorno a noi, immotivatamente,
erano tutti convinti che gli incassi sarebbero stati stratosferici.
E questo solo perch eravamo amici di Aldo, Giovanni e Giacomo...
Giorgio: In pi utilizzammo costosi effetti digitali e, a volte,
anche due unit di ripresa che giravano contemporaneamente: era
un film d'azione, ma comico. Cost quasi quattro miliardi di lire
e ne incass cinque e mezzo. I film di quell'anno di Francesco Nuti
e Carlo Verdone, all'epoca veri blockbuster, incassarono la stessa
identica cifra: perci sarebbe stato davvero ottimo per il botteghino...
se solo fosse costato tre miliardi in meno. Poi con i diritti
home video e internazionali (nella Svizzera italiana, per esempio,
ebbe un successo persino esagerato) si arriv a dieci miliardi, ma il
break even era di dodici, perch la divisione degli incassi al cinema
viene fatta tra esercenti, distributore e produttore. Per andare in
pari e non farci pagare di tasca nostra la differenza, Carlo Degli
Esposti cedette a Medusa i diritti di un film di Vincenzo Salemme: un vero signore!
Carlo: Girammo per nove settimane e mezzo, ma senza Kim
Basinger. E per quanto riguarda il cast ricchissimo, ricordo che
certi comici su cui pensavamo di poter contare non accettarono,
mentre altri furono grandissime sorprese, come Aldo, Giovanni
e Giacomo, che parteciparono gratuitamente interpretando tre
malavitosi giapponesi esilaranti, con l'unico patto di non essere
annunciati nei trailer e nella comunicazione.
Marco: Le nostre voci fuori campo le facevamo sentire agli
attori durante i ciak di ripresa, per cui con loro nascevano in
tempo reale nuove idee e, di conseguenza, la sceneggiatura si
aggiornava continuamente. Il clima di lavoro fu davvero fantastico
e si form un gruppo molto unito tra cast e troupe: l'ultimo
giorno delle riprese, ovvero il 14 agosto, tutti i lavoratori del set
si fermarono a Milano per festeggiare insieme, con un rinfresco
a base di semplici panini, anzich raggiungere immediatamente
le loro famiglie in vacanza. A detta di chi fa cinema, non  una cosa cos usuale.
Giorgio: Il cast fa impressione. Oggi avrebbe un costo molto
superiore, anche perch alcuni, come il trio, allora parteciparono
a titolo gratuito: Arnoldo Fo, Claudia Gerini, Paolo Hendel,
Gigio Alberti, Aldo, Giovanni e Giacomo, Maurizio Crozza,
Marina Massironi, Zuzzurro, Fabio De Luigi, Giovanni Esposito,
Gioele Dix, Luciana Littizzetto, Bebo Storti, Carla Signoris,
Ugo Dighero, Francesco Paolantoni, Francesco Salvi, Francesco
Mandelli, Ellen Hidding, Alessia Marcuzzi, Barbara D'Urso,
Walter Fontana, Gianmarco Pozzoli, Dino Meneghin, Antonello
Riva, Barbara Snellenburg, Ale&Franz, Enrico Mentana,
Lamberto Sposini, Cristina Parodi, Benedetta Corbi e tanti altri attori caratteristi.
Carlo: Ricordate che Paolo Hendel, la sera prima di girare la
sua scena, era talmente ansioso che pens di avere un infarto?
And al pronto soccorso, ma lo rispedirono in hotel perch era
solo un po' di tachicardia, e il giorno dopo venne sul set per girare
nelle vesti di un chirurgo. Il regista pretendeva ambienti reali e,
anzich girare comodamente in uno studio di posa, si and in una
vera clinica, in una vera sala operatoria. Ma la sua sete di realismo
non fin l, perch decise di procurarsi frattaglie di animali
e di metterle in scena come se fossero organi umani sanguinanti.
Sul set c'erano tre ipocondriaci da record: Hendel, Walter Fontana
e mia moglie Betty. Tutti e tre rischiarono di svenire.
Marco: A fine riprese, ricordo le sessioni infinite di mixaggio
del film: quattro ore per scegliere semplicemente i rumori di fondo
di una scena ambientata al ristorante. A noi sembrava una follia,
mentre nel cinema ogni dettaglio  fondamentale. Cos almeno dicono loro...
Giorgio: Un giorno incontrai Luciano Ligabue, che aveva
appena finito di girare Radiofreccia e stava facendo a sua volta il
mixaggio: E una figata pazzesca!, mi disse. Qui c' la differenza
tra un musicista e tre guitti della televisione.
Tutto bello, ma ora veniamo all'esame di coscienza. I tre ci devono
dire che cosa non ha funzionato in quell'esperienza, con un cast
stellare a disposizione. Su, fuori le palle!
Giorgio: Una critica di allora, secondo me molto calzante, fu:
Un film troppo intelligente per gli scemi e troppo scemo per gli intelligenti.
Carlo: E poi, per il nostro gusto di dissacrare, intervenimmo
con le nostre voci anche nei momenti in cui, sicuramente, il film
aveva bisogno di un po' di calore ed emozioni. Nella scena finale
del bacio, per esempio, avremmo dovuto lasciare un po' di pathos
agli spettatori, e invece come al solito intervenimmo per puro
amore di battuta, togliendo spazio a ogni minima possibilit di commozione.
Marco:  stato girato in fretta, sei giorni su sette, con tante
location, tanti personaggi e, spesso, alcune scene sono state fatte
un po' di corsa. Da quell'esperienza, quando oggi vedo un film
penso: Qui l'hanno fatta cos perch non avevano tempo per farla
meglio.... Forse, un altro errore fu anche la scelta del titolo, di
cui mi assumo tutte le responsabilit.
Giorgio: Credo sia stata l'unica volta in cui, tra di noi, non
 valsa la regola della maggioranza, anche perch Marco venne
spalleggiato dai dirigenti di Medusa, a cui il titolo piaceva molto.
Carlo: Tu, Giorgio, prima che uscisse nelle sale, scrivesti un
articolo dal finale molto profetico: Ok, noi il film l'abbiamo fatto,
adesso aspettiamo che qualcuno lo rivaluti. Riguardo al titolo,
che anche a me non convinceva, ho una mia teoria personale: tutti
quelli a cui  piaciuto il titolo  piaciuto anche il film, mentre tutti
quelli che, prima di vederlo, mi hanno detto Che titolo di merda,
dopo averlo visto mi hanno detto che lo era anche il film. Quindi
in realt era perfetto: rispecchiava il film!
Marco: Altra cosa singolare: le molte critiche che abbiamo ricevuto
sono arrivate da persone che hanno visto il film in sala.
Non abbiamo mai sentito, da parte di nessuno, criticare il film
dopo averlo visto in televisione. In tanti hanno detto: In TV mi 
piaciuto, al cinema no. Il fatto  che al cinema se non ti emozioni
sono cazzi, mentre a casa sei abituato a guardare la TV anche senza emozionarti per forza.
Carlo: E diciamo anche che al cinema paghi il biglietto, e quindi
ti senti in diritto di pretendere di pi, mentre in TV ti piove dal cielo...
Giorgio: Non nascondiamoci dietro un dito:  un film fatto da
televisivi. Ci sono cose che nel cinema proprio non si fanno.
Marco: La cosa drammatica fu il dopo. In TV hai un'intera
settimana per poter rimediare a eventuali errori della puntata precedente:
ma quando un film a cui hai lavorato per un anno e mezzo
esce nelle sale, non puoi pi fare un bel niente...
Carlo: Per  vero che, se lo vedi adesso, non sembra un film
di ventitr anni fa: tecnologicamente eravamo avanti. Per esempio,
era basato su una specie di iWatch, che ovviamente allora non
esisteva; e ipotizzammo alcune altre tecnologie che allora non c'erano
ancora. Adesso per ci sono e, soprattutto, c' questa moda
di trasformare i film in serie TV: probabilmente  un prodotto che si potrebbe prestare alla serialit...
Giorgio: Mi viene in mente una persona che, se potesse tornare
indietro, forse non si presterebbe una seconda volta a fare il film:
Carla Signoris. Il giorno in cui doveva girare le sue scene la andai a
salutare al trucco e, come mio solito, non persi occasione per stare
zitto e le dissi: Bellissima l'idea del doppio mento!, che ovviamente
non era un effetto voluto del make-up. Ci rimase talmente
male che fece fatica a recitare e ad entrare nella parte. E s che  un'attrice bravissima...
Carlo: Ha sempre giurato di non aver sofferto per quella battuta,
ma non le ho mai creduto; quindi, anche in questo capitolo,
ci tocca chiedere scusa a qualcuno: perdonaci, Carla!
Marco: Comunque: andr controcorrente, ma io un film lo
rifarei domani mattina, da quanto mi ha emozionato quell'esperienza.
Giorgio: Be', puoi sempre fare uno squillo al nostro amico Spielberg...
Marco: Ha cambiato numero.
Carlo: Prova a chiederlo al tuo amico Miguel Bos!
...
.
...
AMARCORD. Donde est Miguel? di Marco.
...
.
...
Primavera 1999. Abbiamo scritto la sceneggiatura del nostro film
Tutti gli uomini del deficiente e siamo nella fase di costruzione
del cast. Per il ruolo di Leon, un killer professionista con problemi
edipici con la madre, vorremmo Miguel Bos, teen idol degli anni
Ottanta e in quel momento star internazionale con ancora un grande
ascendente sul pubblico femminile italiano. In un modo un po'
rocambolesco riusciamo a fargli avere il copione del film e, a quanto
ci dicono dal suo entourage, ancora prima di leggerlo mostra un
certo interesse. Sar sicuramente incuriosito da noi e dal credito di cui godiamo (immotivatamente) in quel momento.
Passano le settimane. Ogni tre giorni, preciso e costante come
una goccia cinese, io chiamo Madrid per avere notizie, ma la risposta
non arriva. Finch, finalmente, dopo un po' ci fanno sapere
che Miguel ha letto il copione del film e che non sembra pi cos entusiasta all'idea di partecipare.
Va bene, cerchiamo un'alternativa, dice Carlo, il pragmatico.
Mandalo a cagare, dice Giorgio, il pi pragmatico.
No, la spiegazione  troppo evasiva, voglio saperne di pi. Cos
tempesto di telefonate il suo press agent fino a quando, preso per
sfinimento, pur di non sentirmi pi, mi passa il numero di telefono
di casa Bos e mi fa giurare che mai avrei svelato la fonte.
Hola, sono Marco della Gialappa's Band, llamo da Italia, est
Miguel?, chiedo io con uno spagnolo degno di Massimo Ceccherini
ne Il Ciclone. Il suo segretario personale, ovviamente, mi filtra.
Fa il suo lavoro. Ma, porello, non sa con chi ha a che fare.
Due giorni dopo: Hola, soy sempre Marco, da Italia, llamo por
la pelicula Todos los hombres del deficientes.
E ancora il segretario tiene la posizione: Miguel no est!.
E cos vado avanti per settimane, con chiamate ogni due o tre
giorni. Il solerte maggiordomo iberico, dopo un po', getta la spugna: non ce la fa pi.
Senor, por favor, basta: Miguel no se enamor de la pelicula,
porque no tiene respiro internacional, mi dice.
Perdona, segretarios, ma che cazzos vuol dires?, rispondo io.
Giorgio, che ha la madre spagnola, traduce all'istante: A Miguel la sceneggiatura fa cagare.
 ormai chiaro che l'ipotesi Miguel Bos per la parte di Leon 
sfumata, cos, dopo aver sondato infruttuosamente la disponibilit
dell'ex Beatles Ringo Starr (non ricordo come arrivammo a pensare
a lui in preda a un evidente delirio di onnipotenza), alla fine ci viene
la vera illuminazione: Questo ruolo  perfetto per un bravissimo
attore italiano: Gigio Alberti. E cos sar, per fortuna!
Stacco, inverno 2000. Redazione di Mai dire Gol, dopo l'uscita
del film e il tour di presentazioni, poco prima di registrare la trasmissione.
Quasi quasi chiamo Miguel Bos, dico ai miei soci.
E per dirgli cosa, scusa?, mi chiede Carlo.
Niente, solo per rompergli le palle: a lui e al respiro internacional.
Faccio quella telefonata per tutta la stagione, ogni mercoled, alla
stessa ora: appena risponde butto gi, felice come un bambino di
terza elementare. Ormai  un rito propiziatorio che conoscono tutti.
Marco, hai gi chiamato Miguel Bos?, chiedono i collaboratori, preoccupati che me ne dimentichi.
S, tranquilli, era a casa... tutto a posto.
Autunno 2002. Italia 1 affida a Miguel Bos la conduzione di
Operazione trionfo: Fabio De Luigi, nel nostro programma, ne
fa una fantastica parodia e, per l'ultima puntata, cerchiamo in tutti
i modi di avere ospite Miguel. Secondo voi ha accettato?
Chiedetelo direttamente a Miguel: +34 914 551...
...
.
...
27. Magica Trippy, con il tuo sorriso, chiss dove arriverai...
...
.
...
Il nuovo millennio inizia con un regalo inaspettato per la Gialappa's
Band: una ancora sconosciuta Paola Cortellesi che manda un
video-provino. Il VHS viene intercettato per puro caso (il solito
culo dei tre) da Marco che, sin dalle prime immagini, capisce di
avere di fronte un talento incredibile. E grazie al...
Marco: Della prima telefonata dopo aver visto il suo video-provino
autoprodotto voglio che ne parli direttamente Paola, perch fa
molto ridere. Posso solo dire che ero entrato nella stanza del produttore
del programma, in pausa pranzo, per mangiare un panino:
ed  stato davvero un caso fortuito che abbia inserito quel VHS nel
videoregistratore perch, dopo l'esperienza Michael Jackson, mi sono
sempre tenuto alla larga da quei marchingegni infernali.
Giorgio: Abbiamo avuto molta fortuna nella nostra carriera,
non c' dubbio, ma ci sono due botte di culo fuori dal comune:
Claudio Lippi e Paola Cortellesi. Il modo in cui sono entrati nel
programma ha dell'incredibile, soprattutto in rapporto al valore
aggiunto che hanno dato alla trasmissione.
Carlo: Marco, ricordi che personaggi faceva Paola nella cassetta?
Marco: La ragazza che voleva fare Non  la Rai, la coatta
romana, la spagnola e altre due che non ricordo. Aprii subito la
porta dell'ufficio e gridai in corridoio: Correte, correte!.
Giorgio: Si vedeva lontano un chilometro che aveva talento, e
quasi subito scoprimmo che, gi a tredici anni, aveva cantato la
sigla Cacao Meravigliao del programma di Renzo Arbore, Indietro tutta.
Carlo: Con noi inizi facendo la parodia di The Blair Witch
Project, un film horror in voga in quel periodo. Tra l'altro l'amico
che l'ha aiutata a girare quegli sketch a Villa Borghese era un suo
ex compagno di Accademia: Gabriele Mainetti, regista tra gli altri di Lo chiamavano Jeeg Robot.
Marco: Poi fece la parodia di Daria Bignardi in versione sadomaso
e di Cristina della prima edizione del
Grande Fratello, e poi ancora inizi con le
parodie di tantissime cantanti, spesso ospiti
in duetto con lei in studio: Alexia, Carmen
Consoli, Cher, Giorgia, Irene Grandi, Jennifer
Lopez, Madonna, Fiorella Mannoia, Mietta,
Ivana Spagna, Britney Spears.
Giorgio: Fece anche Alessandro e Mascia del Grande Fratello
2, Mapi, Vanette, la Cortelletti e la mitica inviata de La vita in
diretta di Michele Cucuzza, Silvana.
Carlo: E Sharon di Magica Trippy, allora? Una doppiatrice vessata
dal suo capo e costretta a cantare sempre il jingle di Trippy...
Lo sketch si concludeva con la classica pappardella in stile pubblicit
di medicinale. Negli spot quel disclaimer lo
fanno leggere a una doppiatrice professionista
e poi lo velocizzano al computer. Paola, invece,
lo faceva dal vivo e, siccome era la chiusura
del pezzo, se veniva male doveva rifare
tutto: ma  sempre stata buona la prima!.
Marco: Potremmo tranquillamente dire
che Paola Cortellesi, per Mai dire Gol,  stata un Teocoli in gonnella.
Carlo: Un giorno andai con lei a Roma a girare uno sketch di
Silvana, a casa di Renzo Arbore. Per risparmiare costi alla produzione
lei non si fece truccare a Roma, come qualunque persona
al mondo avrebbe preteso, ma accett di farsi truccare a Milano,
all'alba, e poi venne con me a Linate, con il trucco pesante e il collant
in testa, necessario per poi mettersi la parrucca di scena: fece
il check-in e tutto il volo in quelle condizioni, incurante degli altri
passeggeri che la guardavano come se fosse un viado che rientrava
dal lavoro. Una serenit invidiabile, una donna meravigliosa.
Marco: Vero: mai un problema, mai una lite. Non ha mai rotto le palle.
Carlo: Credo non ne sia capace... a differenza nostra.
L'anno dopo l'arrivo di Paola, quando ormai i diritti del calcio
a Mediaset si stanno esaurendo, si unisce al programma anche
Dario Vergassola e ritorna Paolo Rossi. Fugaci apparizioni in una
stagione con solo sette puntate in palinsesto. Il 2001  sicuramente
un anno di transizione nella carriera dei tre. Poteva finire tutto
l, e invece... un altro ventennio a torturarci con le loro battute.
Carlo: Nel 2001 l'azienda ci allung, d'imperio, la durata del
programma a due ore, oltretutto senza pi comprarci i filmati del
calcio. A quel punto ci rendemmo conto che, per curare decentemente
una trasmissione cos lunga, dovevamo per forza far produrre
contenuti esternamente e poi commentarli; un ritorno alle
origini, di fatto. Cos contattammo Dario Vergassola, che inizi a
produrre interviste nei ritiri delle squadre di calcio, dove ogni sua
domanda era una battuta spesso esilarante.
Giorgio: Una cosa che non tutti sanno  che Dario  esageratamente
ipocondriaco. Alcuni comici che conosciamo, abituati
a fare tourne teatrali in giro per l'Italia, capita che abbiano il
numero di telefono di loro fan nelle varie citt. Anche Dario
ha un numero di telefono per ogni citt, ma non  di una donna:  di un medico.
Marco: Quello stesso anno torn anche Paolo Rossi, che ci
aveva gi regalato alcune ospitate negli anni Novanta, giusto?
Carlo: S, la prima volta venne a met anni Novanta. Nel dicembre
del 1995 ci cerc lui, quando Rai 3 ci controprogramm
Il Laureato Bis con Piero Chiambretti ed Enzo Jannacci proprio
al posto di Rossi. Massima riservatezza sull'ospitata, perch lui,
a nostra insaputa, in realt voleva vendicarsi di qualche sgarbo
subito. In quell'occasione ideammo tutti insieme uno sketch molto
divertente: Paolo ci videocitofonava per raggiungerci e poi iniziava
a cercare il nostro studio, faticando a trovarlo. In sostanza,
dal citofono al nostro studio sbagliava continuamente strada e si
ritrovava in studi di altri programmi: da La ruota della fortuna
al Tg4 di Emilio Fede, e via dicendo. In uno di questi interventi, a
sorpresa, ci disse che voleva coinvolgere Cochi Ponzoni, che non
avevamo mai avuto ospite ma che era una vera e propria colonna
della nostra formazione comica. L'idea di Paolo fu che Cochi
fosse il ripieno del Gabibbo, e girammo la scena nei camerini di Striscia la Notizia.
Giorgio: Anche nel 2001 diede vita a un viaggio di fantasia:
l'idea iniziale fu quella di avere un astronauta sparato nello spazio
decenni prima, che si collegava e scopriva che i Beatles erano ancora
in classifica, perch quell'anno vennero rimasterizzati tutti i
loro successi, oppure che il presidente dell'Inter era ancora Moratti
e c'era ancora Facchetti. Da l, poi, part la gag di mandare Paolo nei vari periodi storici.
Marco: Lo ricordo, per esempio, in un filmato di repertorio
accanto al Fhrer, con noi che lo invitavamo, invano, a cercare di
fermarlo. Lui era felicissimo di fare una cosa cos strana e piena
di effetti speciali, e noi eravamo altrettanto felici di averlo in una
veste che non fosse quella, pi scontata, del monologhista.
Se dovessimo identificare i programmi della Gialappa's Band con
una regione, probabilmente questa sarebbe la Liguria. Cio: dovendo
fare un censimento dei comici che hanno lavorato con loro,
la maggior parte viene da Genova e dintorni. Come, per esempio, Luca&Paolo... beln!
Carlo: La prima volta che vedemmo Luca Bizzarri e Paolo
Kessisoglu fu ai tempi dei Cavalli Marci, collettivo di cabarettisti
genovesi. Ci piacquero molto ma, all'epoca, avremmo dovuto
prendere il blocco intero o nessuno. E per noi erano troppi, tutti insieme.
Giorgio: Quando finalmente vennero da noi, nel 2001, fecero
due deejay minchioni facendo il verso a tutta
la generazione di MTV, i cugini Merda, e
proposero anche due gag divertentissime del
loro repertorio precedente: in una cantavano
Alla consolle, Mimmo Amerelli, nell'altra
c'era Luca al videocitofono con la sua famosa
carogna sulla testa. Erano cose che avevamo
apprezzato molto, l'anno prima, a Ciro.
Marco: Con loro, come con Ale&Franz, ci fu il solito problema
delle coppie: avevamo difficolt a entrare nei loro ritmi e, quindi,
il gioco delle parti era complicato.
Giorgio: In pi, loro avevano altri mille impegni. Li abbiamo
vissuti davvero troppo poco: registravano i loro sketch e poi
dovevano scappare via. L'anno dopo ci lasciarono per andare a condurre Le Iene.
Carlo: Oltretutto, era la prima volta che dovevamo fare due
ore di programma alla settimana: essendo abituati da un decennio
a produrne solo una, eravamo sempre in affanno. Con
Luca&Paolo, quindi, c' tanto dispiacere per non aver avuto l'occasione di lavorare con pi serenit.
Marco: Visto che stiamo usando questo libro anche per chiedere
scusa e lavarci la coscienza, con loro dobbiamo fare ammenda per
la terribile dimenticanza nella copertina di TV Sorrisi e Canzoni.
Carlo:  vero... Nel 2006 il settimanale ci dedic la copertina
per il nostro ventennale di TV, con tutti i comici con cui avevamo
lavorato nel tempo. L'elenco degli invitati per la foto venne fatto
dalla redazione del giornale... che si dimentic di Luca&Paolo.
Noi, purtroppo, in quella bolgia non ce ne accorgemmo e la copertina
usc senza di loro. Tra l'altro, in quel periodo Luca&Paolo
conducevano Le Iene nello stesso studio in cui noi registravamo
il nostro programma; giustamente ci rimasero male e, quando me
lo fece sapere Davide Parenti, andai personalmente a scusarmi
con loro. Non erano incazzati, ma molto, molto amareggiati.
Credo abbiano capito: erano cinquanta nomi e per miracolo ne sfugg solo uno. Il loro.
Giorgio: A questo proposito, annuncio alle tante persone con
cui abbiamo lavorato e che non citeremo in questo libro: perdonateci, siamo vecchi e rincoglioniti.
Carlo: Esatto! Per la precisione: io sono vecchio, Giorgio  rincoglionito e Marco ... la classica via di mezzo.
...
.
...
AMICI NOSTRI. Guarda, Michele, i poveri... con Paola Cortellesi.
...
.
...
Sei in pausa pranzo, con una piadina rancida del bar di Mediaset
(o almeno cos era scritto sulla confezione), e per ingannare l'attesa
trovi una videocassetta sulla scrivania. La inserisci nel videoregistratore
e ti compare una giovanissima Paola Cortellesi: Ragazzi, correte, questa ragazza  bravissima!.
Paola: Immaginatemi ventiseienne, in viaggio da Roma a Bellinzona
(Canton Ticino in Svizzera), in auto con l'autore Furio
Andreotti, il regista Massimiliano Bruno e il produttore Franco
Clavari, per unocter miei primi spettacoli teatrali. E da questo incipit
si capisce che non fosse proprio una produzione di Broadway:
vi dico che appena prima di passare la frontiera a Chiasso, i miei
compagni di viaggio si resero conto di non aver portato la patente e quindi mi misero alla guida.
Marco: Spero che questo racconto da piccola fiammiferaia sia
finito, perch mi sta venendo il cuore a nocciolina.
Paola: Non  finito, aspetta. Qualche mese prima avevo registrato
una cassetta VHS, oggi si direbbe un self-tape, con alcuni
miei personaggi: Zia Stefania, che poi  diventata la voce di Silvana,
la ragazza che partecipa al provino di Non  la Rai, che poi
 diventata Mapi, e l'argentina, che poi  diventata la parodia di
Melba Ruffo di Calabria. Registrata la cassetta mi viene l'ardire
di mandarla alla redazione di Mai dire Gol, pensando: Ma
chi vuoi che la guarder. E invece, mentre stiamo andando a
Bellinzona, mi squilla il telefono: Sono Marco Santin, ho visto
la tua registrazione, ci piaci, non  che verresti a Milano a fare un
provino in questi giorni?. In quegli anni, alla scuola di teatro,
eravamo tutti fan di Mai dire Gol e facevamo i gruppi d'ascolto
per guardare la trasmissione insieme, anche con Claudio Santamaria.
Tutti sapevano del VHS, quindi pensai subito a uno scherzo:
Dai, chi cazzo sei? Non fai ridere, poi la voce  completamente diversa.
Marco: Provai a convincerti che ero io, ma tu non ci credevi,
cos ti diedi il numero del centralino di Mediaset, dicendoti di farti passare la redazione di Mai dire Gol.
Paola: E infatti rispondesti tu. A quel punto volevo sotterrarmi
dalla vergogna. Invece feci la prima rappresentazione a Bellinzona
e il giorno dopo venni a Milano per fare il provino con voi. Ricordo
che c'era Luciana Littizzetto, che fu meravigliosa: mi aiut tantissimo.
Stavo facendo la parodia di Irene Grandi e mi disse: Fai un po'
pi forte quel raspino, perch fa riderissimo!. Luciana era la star
di Mai dire Gol, ma non esit un secondo ad aiutare una disperata
durante un provino. Sono uscita dallo studio che l'amavo ancora
di pi. E raro che tu ami un personaggio televisivo e poi quando lo
conosci di persona scopri che  davvero una bella persona.
Giorgio: Con noi non  successo, per esempio.
Paola: Invece da subito mi sono sentita accolta. Andavamo spesso
la sera fuori a cena insieme, a parte il signor Carlo che faceva
vita ritirata. Ricordo che una volta, Giorgio, in un ristorante ti sei
tolto un pelo pubico e l'hai messo sul tavolo.
Carlo:  gi un miracolo che non l'abbia messo nel tuo piatto preferito...
Paola: No, sul tavolo. L'ho trovata una cosa deliziosa. Mortacci tua.
Giorgio: S,  un po' il mio cavallo di battaglia: un retaggio
dei pomeriggi passati con Paolo Hendel e il cronometro di Walter Fontana.
Paola: L'anno prima avevo fatto un programma in radio con Fabio
De Luigi, quindi devo anche ringraziare lui che probabilmente mi ha sponsorizzata...
Marco: Assolutamente no, finse anche di non conoscerti.
Paola: Questa bella rimpatriata mi aiuta a capire certe cose.
Bene. Forse  cos perch da subito avete voluto pi bene a me che
a lui, e Fabio ha sofferto molto per questa cosa. Scriviamolo!
Giorgio: Oltre che in radio e in televisione hai lavorato nel cinema con Fabio De Luigi?
Paola: S, abbiamo fatto due film insieme e gli voglio un bene
che non  misurabile. Una volta, mentre stavamo girando uno
sketch di Medioman, ricordo che mi ero appena lasciata con il
fidanzato e quindi Fabio mi consolava. Lui con il naso di gomma,
io con le calze color carne e le tette finte. Ci siamo guardati e abbiamo
detto: Ma che cazzo stiamo facendo?.
Carlo: Le uniche trasferte a Roma che ho fatto volentieri sono
state quelle con te. Ricordo una volta da Barbara D'Urso.
Paola: Io facevo la parodia dell'inviata de La vita in diretta di
Michele Cucuzza, Silvana, e alla D'Urso dicevo cose invereconde:
Barbara, purtroppo,  napoletana.... E poi c'era un'immagine
di Marilyn Monroe a casa sua e io dicevo, indicando la foto e poi
la D'Urso: Vedi, Michele? Dalle stelle alle stalle!. Un'altra volta,
invece, a casa di Alessia Marcuzzi, incinta di Tommaso, dicevo: 
grassa come un otre, poverina. C'era pure Simone Inzaghi nell'altra
camera e io facevo finta che non ci fregasse niente di chi fosse.
Alessia, poi, mi ha fatto vedere che aveva un pezzo di parquet un
po' rovinato, dicendomi che sarebbe arrivato l'operaio a ripararlo,
e io subito: Guarda, Michele, questa casa  una topaia!.
Marco: Molte cose oggi non potremmo farle.
Paola: Quasi niente. Mapi appariva da sotto le scrivanie, perch
diceva che stava sotto i tavoli Rai e origliava
le riunioni. Una volta poi disse: Ho trovato
un fidanzato, si chiama Samp Doria, alludendo
al fatto che era stata a letto con tutta la squadra della Sampdoria. Pensate poi alla black face: ho fatto Alicia Keys.
Giorgio: A me la black face fa scoppiare la testa.
Carlo: Ricordi come nascevano i personaggi?
Paola: Ci mettevamo a Milano 2 in redazione e pensavamo:
Chi facciamo oggi? Ho visto questo, vi va?. La Prestigiacomo
 nata cos, e anche la Moratti con il suo tormentone: La scuola
pay e la scuola free. La redazione mi dava il materiale VHS e io me le studiavo.
Giorgio: Poi nel 2002 ti ha rapita Gianni Morandi su Rai 1.
Paola: Ma dopo sono tornata, facendo un grande rientro da
star tutta impellicciata, tipo Gloria Swanson,
due bodyguard e una segretaria al seguito. In
corridoio incontro Lucia Ocone, che vi avevo
segnalato io, e le dico: Sei la sarta? Ah, sei
quella nuova. Bello il maglioncino... lo voglio!,
e le guardie del corpo la picchiavano
per levarglielo. Perch io avevo fatto Rai 1 e,
insomma, ormai ero una star.
Carlo: Ricordo che Letizia Moratti, Ministro dell'istruzione, ci
mand un telegramma per congratularsi dopo la tua prima interpretazione,
chiedendoci: Ma come facevate a sapere in anticipo i
miei progetti per il ministero?.
Paola: Insieme alla Moratti c'era Fabio De Luigi che faceva
Maiuscolo Mazzi, il capoclasse perfetto.
Marco: Ti divertivi un sacco.
Paola: La cosa bella che mi ricordo di quegli anni  che non
vedevo l'ora di venire a lavorare. E un'altra cosa Agilissima  che
tu potevi prendere un comico del gruppo e dirgli: Vieni un attimo
a fare questa cosa con me e lui veniva. Come Maurizio Crozza,
Luca&Paolo, per non parlare di Fabio, ovviamente. C'era un clima di condivisione incredibile.
Marco: E poi c'erano i Festival di Sanremo,
sia come inviata di Mai dire Gol, sia in radio.
Paola: Ricordo che Walter Fontana aveva
scritto la parodia della canzone di Giorgia,
che era Di sole e d'azzurro, trasformata in Di
solo pesce azzurro. Era la storia di una donna che si lamentava della dieta priva di sapori.
Carlo: A proposito di canzoni, un giorno dovevi cantare la
consueta sigla finale Dimmi cosa pensi di me, con Fabio De Luigi-Olmo,
ma avevi i calcoli renali. Allora ti sostitu nientepopodimeno
che Elisa, che dopo l'esibizione mi disse: Ma quanto  brava
Paola? Ho fatto fatica negli acuti!.
Paola: Troppo gentile. Ricordo che pensavo di essere al luna
park: un giorno incontravo Ivana Spagna, quello dopo Luciano
Pavarotti, Carmen Consoli, poi ho cantato con gli Elio e le storie tese. E stato un sogno.
Giorgio: Tu arrivasti proprio nell'anno di Mai dire Grande Fratello.
Paola: Feci Mascia, ma soprattutto Daria Bignardi in versione
sadomaso. Gli anni con voi sono stati quelli della formazione e della
scoperta anche di cose che non sapevo di poter fare. Le abbiamo
scoperte insieme, me le avete tirate fuori. Per me non  stata solo
un'esperienza di lavoro:  nata un'amicizia, ci siamo voluti bene.
Sono anni in cui o impari una cosa e vai in una direzione, o non la
impari e vai nell'altra. Ma certe mie attitudini non le avrei scoperte
se non le avessi praticate con voi. Sono orgogliosa di ogni piccola
cagata che nasceva con voi, perch io non avevo un repertorio.
Carlo: E non abbiamo mai litigato?
Paola: Io vado d'accordo anche col demonio,
difficile litigare con me.
Giorgio: Un'altra cosa che non potremmo
pi fare  comportarci come ci comportavamo
con le donne in riunione.
Paola: Una donna che viene a lavorare con
voi credo che abbia un po' di senso dell'umorismo per capire che
state scherzando.
Carlo: Il giorno che decidesti di andartene, ricordo che venisti a
casa mia per dirmelo. E io piansi: proprio come quando mio figlio
and a vivere da solo.
Paola: Piansi anch'io! Giorgio, secondo me, no.
Giorgio: Esatto! Ricordati che sono una carpa, per ti voglio bene come il signor Carlo.
...
.
...
AMARCORD. Chi dice donna, dice donna. di Giorgio.
...
.
...
Secondo svariate indagini compiute dalla divisione marketing di
Mediaset, il nostro pubblico  sempre stato prevalentemente maschile.
Colpa dei nostri primi programmi: Mai dire Banzai e,
soprattutto, Mai dire Gol. La percentuale di donne  aumentata
successivamente, quando abbiamo iniziato a sbeffeggiare il
Grande Fratello, ma tendenzialmente siamo
sempre stati pi apprezzati dagli uomini
che dalle donne. La cosa non ci ha mai fatto
particolarmente piacere, ma col tempo ce ne
siamo fatti una ragione. Nella nostra carriera
abbiamo cercato di evitare il pi possibile di
chiamare donne a uso puramente decorativo,
come accadeva nella maggior parte delle trasmissioni.
Tutto il primo anno di Mai dire Gol del luned, condotto
da Teo Teocoli e Gene Gnocchi, fu privo di presenze femminili
e solo all'ultima puntata del secondo anno chiamammo Simona
Ventura per una partecipazione, su espressa richiesta di Teo:
stufo di lavorare in un programma che, tra protesi e nasi finti,
sembrava il bar di Guerre Stellari. La presenza di Simona, molto
umile e sorridente, ci convinse a confermarla per tutto l'anno
successivo, perch capimmo che, oltre alla gradevolezza del suo
aspetto, una presenza femminile consentiva a Teo di fare nuove
battute e gag, utilizzando chiavi diverse da quelle che potevamo
offrirgli noi, Gene, o Gennaro&Luis. Ma mai facemmo vestire
Simona in maniera sexy o provocante: per noi doveva sembrare
la ragazza della porta accanto (espressione che non abbiamo mai
capito fino in fondo, insomma, alzi la mano chi ha avuto una vicina
di casa cos gnocca); soltanto una volta le facemmo fare una
specie di spogliarello, ma serviva per uno sketch con Paolantoni
che era la parodia di un'esibizione fatta da Demi Moore al David Letterman Show.
Quando, poi, iniziammo a lavorare con il Mago Forest, la cui
comicit spesso si basava sulle sue buffe vanterie da improbabile
latin lover, capimmo che una presenza femminile era necessaria,
non tanto per attirare un potenziale pubblico di allupati, quanto
per fornire maggiori possibilit di battute a Forest, e anche a noi.
Fu cos che decidemmo di formare un abbastanza improbabile corpo
di ballo, le Letteronze: sei ragazze che avrebbero dovuto ballare
al ritmo di brevi stacchetti musicali, come gi facevano le Veline e
le Letterine, con la differenza che noi avremmo massacrato le loro esibizioni con i nostri commenti.
Per ogni edizione dei nostri Mai dire... (ogni anno il titolo
del programma cambiava in base al giorno di programmazione) le
ragazze cambiavano, ma regolarmente, poco prima dell'inizio del
programma, veniva organizzato un casting che seguiva sempre le
stesse regole. La responsabile casting di Mediaset convocava una
quarantina di ragazze, alcune ballerine professioniste, altre solo
aspiranti starlette. Carlo, ben poco entusiasta dell'idea (ma ben
poco entusiasta in generale: il giorno in cui, a scuola, hanno insegnato
la parola entusiasmo doveva essere a casa con la febbre),
ai casting non partecipava: andavamo solo Marco, Forest, la coreografa
e io. Ci sedevamo dietro a una scrivania, in una sala prove,
e cominciavamo a chiamare le ragazze una alla volta per una breve
intervista e una piccola esibizione di ballo. Prima, per, ci venivano
indicate le ragazze, cinque o sei per volta, segnalate da un agente,
un produttore o chicchessia. L'unico risultato che ottenevano era
quello di essere immediatamente depennate: non le avremmo prese
(e non le prendemmo mai) neanche sotto tortura.
A quel punto, iniziava il braccio di ferro tra noi e la coreografa.
Le nostre esigenze erano quelle di prendere ragazze che fossero
carine, possibilmente non volgari, e che fossero simpatiche, dotate
di senso dell'umorismo e non permalose (se poi non sapevano
ballare per noi era pure meglio: le avremmo prese in giro di pi
durante le loro esibizioni). A quello miravano le nostre interviste.
Poi, invece, arrivava l'esigenza della coreografa (in quegli anni si
succedettero Daniela Gorella e Loredana Zucchi), che era una sola:
che sapessero ballare bene. Il problema era che spesso le ballerine
professioniste o non erano abbastanza avvenenti (il fatto che alcune
avessero le cosce simili a quelle di Karl Heinz Rummenigge
non aiutava) o si prendevano troppo sul serio e si incazzavano se
venivano prese in giro. Questa divergenza di obiettivi era sempre
un problema: magari noi non avremo caratteri facilissimi, ma non
so se avete mai visto una coreografa al lavoro: quando si rivolge
alle ballerine fa rimpiangere la calda umanit del sergente di Full
Metal Jacket. Alla fine il compromesso che si raggiungeva era: due
ragazze dovevano saper ballare bene, due dovevano cavarsela e
due bastava che fossero carine e simpatiche, il ballo era un optional.
Alcune di quelle ragazze fecero una discreta carriera: Andrea
Delogu  diventata una presentatrice molto richiesta, lo stesso e
ancor di pi dicasi di Caterina Balivo, che scegliemmo per la prima
edizione ma a cui poi fummo costretti a rinunciare perch chiedeva
che le venisse pagato settimanalmente l'aereo da e per Napoli, dove
viveva, cosa che purtroppo la produzione si rifiut di fare. In un'edizione
prendemmo Stefania Spampinato (Una vita salvata da una
vocale, dissi una volta in onda), che adesso vive a Hollywood ed
 una delle protagoniste di Grey's Anatomy. Ma quella che fece la
carriera pi incredibile fu Barbara Matera, una bellissima ragazza
pugliese sempre alle prese con un problema alla bilancia, come i
pugili, perch tendeva a ingrassare leggermente (Non capisco perch
ingrasso, sono sempre a dieta, ci diceva dietro le quinte mentre
faceva fuori un sacchetto di taralli al giorno): nel giro di qualche
anno fu candidata alle elezioni europee da Forza Italia e divent
quindi Parlamentare europea! Un paio di letteronze sposarono dei
calciatori, come vuole la tradizione, mentre una mancata letteronza
ha recentemente sposato un celebre nuotatore. Mancata perch
fu scartata, non da me ma dai miei due esimi colleghi: si tratta di
Giorgia Palmas, che pochi mesi dopo vinse Veline e divenne,
appunto, per qualche anno una famosa velina. E poi dicono che siamo dei talent scout...
PS: In quel periodo fu organizzato anche un altro casting per un
programma che non vide mai la luce, Mai dire Web, che avrebbe
dovuto essere condotto da Claudio Bisio e Walter Fontana. In quel
caso cercavamo una modella e tra le provinate c'era una giovanissima
ragazza polacca che quasi fugg scioccata dal provino, perch
Marco, che conosceva alcune parolacce in polacco (a casa dei suoi
genitori ogni tanto passava un disegnatore polacco che gliele aveva
insegnate), gliele aveva snocciolate una dietro l'altra, per vedere
come avrebbe reagito di fronte a un imprevisto. Quella ragazza
era l'allora sconosciuta Kasia Smutniak. E poi, ripeto, dicono che siamo dei talent scout...
...
.
...
28. Gi state recitando?
...
.
...
Nel 2002 finisce l'era del calcio per la Gialappa's Band, ma nel
cuore dei loro fan le prese in giro del Grande Fratello hanno
gi fatto breccia. C' anche un grande ricambio di comici: della
vecchia guardia non  rimasto pi nessuno, hanno tutti spiccato
il volo verso il cinema o la Rai. Perch rispetto a prima, senza pi
seguire il campionato di calcio, i tre non possono pi garantire agli
artisti una stagione intera. Ma i veterani sono Fabio De Luigi e
Paola Cortellesi... e scusate se  poco.
Giorgio: Quando inizi il Grande Fratello l'unico veramente
convinto di farlo era Marco, perch io, avendo visto sul satellite la
versione tedesca, lo trovavo molto noioso.
Marco: E Carlo, dopo la prima puntata, disse: Non si pu
prendere per il culo degli sconosciuti. Io per risposi: Sconosciuti
adesso, ma fra due settimane?. E infatti cos fu. I reality show, nel
bene o nel male, ci hanno allungato la carriera di quasi quindici anni.
Carlo: A differenza di Giorgio, avevo sofferto molto lo scippo
dell'estate del 1999, quando ci portarono via i diritti del calcio.
Per me il calcio era perfetto per far finta di parlare di quello e, in
realt, parlare di ci che ci stava realmente a cuore: perch quando
parlavi di calcio parlavi dei Berlusconi, dei Moratti, degli Agnelli...
era semplicissimo passare da Berlusconi presidente del Milan a
Berlusconi politico-imprenditore. E cos con gli Agnelli. E il motivo
per cui non mi hanno mai entusiasmato i reality show: parli di un
fesso, ma parli solo di lui, ed  come sparare sulla Croce Rossa. La
forza della tua satira la d il tuo obiettivo. Se il tuo bersaglio 
il premier  una cosa, se  Peppino del GF... per carit, si ride, forse
anche di pi, ma rischi di passare per fesso pure tu.
Marco: Per  uno spaccato d'Italia: noi prendevamo per il culo
quello. Al di l del fatto che si rideva tantissimo, c'era da mettersi le
mani nei capelli e piangere per gente che non sapeva neanche come
si scrive Londra, ma voleva a tutti i costi il suo momento di gloria.
Giorgio: Non era satira politica, ma di costume. Tra l'altro,
negli ultimi anni era diventato anche un po' stucchevole parlare
di Berlusconi. E poi non  vero che facessimo tutta quella satira...
era pi nella nostra testa. Alla fine, quando la mettemmo ai voti,
Carlo cedette e al primo aspirante concorrente che disse tallone
da killer tutto si risolse in una sonora risata.
Carlo: Mi piegai al volere della maggioranza, ma non mi convinceste allora, figuratevi oggi...
Marco: Vabb, ti risolvo la giornata sbloccandoti un ricordo felice: Giovanni Esposito!
Carlo: Giovannino  un caso anomalo! Quando abbiamo fatto
Tutti gli uomini del deficiente, nella maggior parte dei casi avevamo
prima lavorato col comico e poi gli abbiamo offerto una parte
nel film. Con Esposito, invece,  successo esattamente il contrario.
Giorgio: Nel film avevamo un ruolo scritto e pensato per Silvio
Orlando, che incontrammo a Roma. Solo che non gli piacque la
sceneggiatura. Gli proponemmo la parte, ringrazi, ma in quel periodo
voleva fare cinema serio. Non voleva fare commedie pure.
Marco: A quel punto scegliemmo Giovanni Esposito. Chi ce lo consigli?
Carlo: Secondo me Enrico Bertolino, ma forse sbaglio. Giovannino,
in realt, lo conoscemmo solo sul set del film.
Giorgio: In quel frangente ci sembr un perfetto surrogato di
Silvio Orlando, anche fisicamente. In pratica un Orlando che costava meno.
Marco: Invece fu talmente una sorpresa positiva, nel film, che
volemmo inserirlo assolutamente anche in Mai dire domenica.
Era un attore brillante, non un comico, quindi decidemmo di farlo
diventare il vicino di casa dello studio, affacciato al balcone.
Carlo: La scenografia permetteva di avere un piccolo scorcio
della casa di fianco, perch lo studio doveva rappresentare l'appartamento
del Mago Forest, e ci venne questa idea originalissima
di un vicino napoletano molto su di giri. Per non far notare la
poca originalit lo chiamammo Cazzaniga, perch se l'avessimo
chiamato Esposito avrebbero capito tutti che non era esattamente
un'idea geniale. Giocare sui luoghi comuni, comunque,  sempre
facile e redditizio, e lui fu bravissimo.
Giorgio: Fece solo quei disturbi in studio, una parte piccola,
ma che dur una stagione intera. Il suo tormentone era: U,
presentatorissimo! Gi state recitando?.
Marco: Nello stesso anno, siccome Serena Dandini era ferma
con i suoi show, contattammo anche Neri Marcor, uno dei pi
bravi parodisti in circolazione. I suoi personaggi furono tutti divertenti:
Maurizio Gasparri, lo psicologo Morelli, Sandro Piccinini,
l'onorevole Schifani, Prince, Jovanotti, Edoardo Bennato, Amedeo
Minghi e il personaggio di fantasia Puccio Bastianelli.
Carlo: Aveva una grandissima capacit di parodiare ed era
un'ottima persona, per stava facendo tante altre cose: fiction,
film, teatro, il programma TV Per un pugno di libri. La gestione
del rapporto fu inevitabilmente un po' caotica.
Giorgio: Lo vedemmo poco. Diciamo che eravamo abituati ad
avere un contatto pi diretto con i comici, sentivamo che ci sarebbe
stata la possibilit di poter fare molto di pi e molto meglio insieme.
Carlo: Ricordo in particolare una volta in cui propose di fare
Franco Battiato e noi, l per l, fummo incuriositi. Per non ci fu
alcun modo di parlarne con lui prima di ricevere un testo, e nemmeno
dopo averlo ricevuto ed essere rimasti un po' sconcertati:
quando finalmente lo vedemmo, eravamo gi in scena, e non c'era
certo il tempo per discutere di contenuti. La chiave che utilizz
era che Battiato, quando gli squillava il cellulare, si dimenticava
di essere il Battiato un po' mistico che abbiamo conosciuto tutti, e
diventava un coatto allucinante che parlava di scoppiasse quelle
due de' la Bufalotta. Anche se lo sketch fece ridere, e Neri riusc a
recitarlo in modo non banale, a me sembr un po' gratuito e forse
preparato un po' di fretta: anche perch non ho mai minimamente
avuto l'impressione che Battiato predicasse bene e razzolasse
male. Perci avrei tanto voluto parlarne con Neri, ma era inafferrabile: appariva e spariva.
Marco: Carlo, a te la sua lentezza faceva chiudere la vena: arrivava
sempre all'ultimo momento e, di solito, quando uno arriva
in ritardo tende a essere trafelato. Neri, invece, lo vedevi arrivare
da lontano, nel corridoio, con una flemma incredibile. In quelle
occasioni, Carlo perdeva la ragione.
Carlo: Vero! Ma con colpevole ritardo di anni ho capito che
aveva ragione lui: perch correre, quando si pu rimanere comodamente sdraiati?
Giorgio: E poi Neri  l'uomo pi buono del mondo. Con lui  impossibile litigare.
Carlo: Infatti litigavo, sbagliando, con il suo autore. Che per
non vedevo mai, visto che anche lui viveva a Roma. Questa cosa
mi frustrava molto, perch sapevo che avremmo potuto fare molto
di pi con Marcor ma non ci riuscivamo. Immagino che la cosa
pesasse anche a voi, per  sempre stato cos: quando qualcuno di
noi perdeva la testa, gli altri due mantenevano automaticamente la calma.
Marco: Per l'anno in cui fece Puccio Bastianelli, il nemico
giurato di Medioman, si fece un gran mazzo.
Carlo: Avete ragione, dai: tante scuse anche a Neri Marcor e al suo autore!
Il programma, anche senza il filo conduttore del pallone, viaggia
che  una meraviglia e i tre sentono l'esigenza di inserire nel cast
altri artisti, oltre a Neri Marcor, bravi a fare parodie o imitazioni.
Carlo: Gabriella Germani ci fu segnalata da Fabrizio Testini,
un autore con cui lavorammo per parecchi anni: si occupava di Forest
e di altri comici. Eravamo in una fase in cui servivano parodie
dei concorrenti del Grande Fratello e, storicamente, avevamo
sempre fatto fare parodie a persone che prima non avevano mai
imitato nessuno: avevamo iniziato con Gioele, poi c'erano stati
Crozza, Bisio, De Luigi e tutti gli altri.
Marco: Cos decidemmo di scegliere qualcuno che fosse gi
specializzato in parodie e imitazioni, e in quello Gabriella  strepitosa, una delle pi brave.
Giorgio: Forse la pi brava in assoluto, tecnicamente. Per era
pi imitatrice che parodista. La differenza fra imitatori e parodisti
 che l'obiettivo dell'imitatore  di essere il pi simile possibile
all'imitato, e poi magari cerca anche di far ridere, mentre il parodista
vuole solo far ridere, e se poi gli somiglia ancora meglio.
Il problema con Gabriella era che, quando facevamo i pezzi, si
concentrava pi sulla verosimiglianza che sulla comicit, ed era ogni volta una battaglia.
Carlo: Fece benissimo Maria De Filippi, Mara Venier, Emanuela
Folliero che presentava I bellissimi della Padania con Fabio De
Luigi nei panni di Roberto Calderoli. Poi Simona Ventura, Tosca,
Ascanio ed Erika del Grande Fratello.
Marco: Si trasfer apposta a Milano perch voleva investire
sul programma; poi, per, una serie di problemi personali non le
permisero di concentrarsi come voleva. Ce lo disse lei stessa a fine stagione, con grande sincerit.
Carlo: Quell'anno avevamo sempre una scenografia con il balcone
ma avevamo perso Giovanni Esposito, che era tornato a fare
l'attore a tempo pieno: cos, per fare i vicini di casa di Forest, prendemmo
Alessandra Faiella e Giorgio Ganzerli: coppia in scena e
anche nella vita. Il loro tormentone era che lui fosse monorchide.
Marco: Che, per la gente normale, vuol dire avere una palla
sola. L'idea era venuta a mio fratello Enzo, perch i suoi reali vicini
di casa litigavano come forsennati e al culmine del litigio la
moglie urlava: Stai zitto, tu, monopalla. Il mattino dopo, sul
pianerottolo, erano impeccabili. Da l ci divert questo scorcio di
una famiglia che, un po' come tutte, cerca di nascondere la polvere sotto il tappeto.
Giorgio: Purtroppo la stagione successiva cambiammo scenografia,
eliminando il balcone, e quindi non rinnovammo la collaborazione con loro. Tra l'altro poco tempo dopo divorziarono.
Sar stata colpa nostra?
Carlo: Niente di pi facile.
Giorgio: Nello stesso periodo iniziammo a frequentare anche
Ficarra e Picone, giusto?
Carlo: S. In realt li avevamo chiamati tempo prima, per l'ultima
edizione di Mai dire Gol, ma avevano appena firmato con
Serena Dandini per L'ottavo nano, dove fecero i militanti della
sezione del PDS. Per cui non poterono fare
il programma con noi. Erano giovani, ma si vedeva che erano bravi.
Marco: Parteciparono in assoluta amicizia
(eufemismo per dire gratis) ad alcune
nostre puntate, per lo pi al citofono, dove
fecero molto ridere. Una volta per tutto lo
sketch emisero soltanto versi... ancora rido.
Giorgio: Quando mi messaggio con loro, soprattutto con Salvo,
mi scrivono: Tu sei il pi bravo dei tre.
Marco: Anche a me lo scrivono.
Carlo: Anche a me.
Giorgio: Infami!
Marco: Meravigliosi infami.
...
.
...
AMARCORD. Il galantuomo. di Giorgio.
...
.
...
Un giorno qualsiasi, di una settimana qualsiasi, di un mese qualsiasi
del 2002. La nuova stagione di Mai dire Domenica  alle porte.
Carlo, Marco, io, qualche altro autore del programma (mi sembra
Walter Fontana ed Enzo Santin) e Fabio de Luigi, rinchiusi nel nostro
ufficio, siamo impegnati in una sessione di brainstorming, alla
ricerca di idee per un nuovo personaggio da far interpretare a Fabio.
Vista la non eccelsa qualit dei cervelli presenti, forse, il termine
pirlstorming sarebbe pi adatto, ma la lingua inglese a tutt'oggi stranamente non lo prevede.
A un certo punto, Marco si ricorda di un'idea che qualche anno
prima aveva proposto Gioele Dix: la parodia dell'inviato de Le
Iene. L'idea era stata accantonata non perch non ci piacesse, ma
perch non avevamo trovato la chiave comica adatta per svilupparla.
Le premesse per farne un personaggio divertente c'erano tutte:
l'atteggiamento baldanzoso, e a tratti tracotante, del fustigatore
degli usi e costumi dei potenti era parodiabile in maniera efficace,
per alla fine avevamo lasciato perdere, perch Le Iene era un
programma che stimavamo e non volevamo che il nostro sembrasse
un attacco alla creatura dell'amico Davide Parenti, e preferivamo
anche evitare che da quel giorno una goccia di sudore ci scendesse
dalla fronte ogni mattina, al momento di mettere in moto l'auto.
In sostanza, il problema era: come facciamo a fare la parodia
dell'inviato di un programma, senza che sembri una presa in giro
del programma stesso? Oltretutto, il personaggio doveva essere
un cretino, perch se c' da interpretare un cretino Fabio de Luigi
non  secondo a nessuno. Ma gli inviati de Le Iene non lo erano.
A un certo punto, mi viene in mente una stronzata e la butto
l: Forse potremmo fare un inviato che  stato scartato da Le
Iene, perch non ha le palle per portare a termine i servizi di cui
si deve occupare. Stranamente, anzich essere preso a pernacchie
come a turno spesso ci capita durante i pirlstorming, l'idea piace.
Nasce subito il cognome dell'inviato: Picozza (cognome che pu
ricordare il termine picconatore), a cui poi aggiungiamo Bum
Bum come rafforzativo (soprannome dato a volte ai pugili americani
particolarmente bellicosi, come Ray Boom Boom Mancini).
In pochi minuti aggiungiamo altri dettagli, l'idea prende corpo e
iniziamo a scrivere il testo per un primo episodio. Quale potrebbe
essere il primo potente con cui Bum Bum Picozza dovr provare
a scontrarsi? Il primo nome che ci viene in mente  ovviamente
quello di Silvio Berlusconi, il secondo  quello di un noto imprenditore
brianzolo che da quasi un decennio si  buttato in politica,
il terzo  invece quello del presidente del Milan. Mentre ci stiamo
arrovellando su quale opzione scegliere, Carlo sta sfogliando
la Repubblica e l'occhio gli cade sul titolo di un articolo: l'ex
guardasigilli Mancuso, che recentemente si  dovuto dimettere da
Ministro della Giustizia del Governo Berlusconi, addita Cesare
Previti come mandante del suo siluramento e lo accusa di tenere
sotto ricatto Berlusconi con la minaccia di rivelare presunte malefatte
combinate insieme. (Giusto per ricordarlo, Previti era un noto
avvocato romano, nonch senatore, che aveva affiancato Silvio in
svariati chiacchieratissimi affari, dall'acquisto della casa di Arcore
al Lodo Mondadori, diventando poi addirittura Ministro della Difesa nel primo Governo Berlusconi.)
Decidiamo di usare quell'articolo come espediente per il primo
episodio: Bum Bum Picozza ne legger uno stralcio e andr sotto
la casa di Previti con fare belligerante a chiedere spiegazioni (nella
finzione usammo il portone di una villetta di Cologno Monzese,
sul cui citofono avevamo appiccicato la scritta previti), ma non
appena suonato il citofono, di fronte alla risposta di Previti (un
normalissimo: S? Chi ?), Picozza se la far sotto e scapper
velocissimo e lontanissimo, togliendosi pure il vestito da Iena per non rischiare di essere riconosciuto.
Giriamo l'episodio, lo montiamo, ci sembra che funzioni e lo
mettiamo nella scaletta della puntata. A poche ore dalla messa in
onda, mentre stiamo finendo di registrare il resto della puntata,
capiamo che sta per succedere qualcosa di brutto: anticipati da
un progressivo ammutolirsi del classico chiacchiericcio che normalmente
risuona come sottofondo nei corridoi degli studi in cui
stiamo per registrare e, se la memoria non mi inganna, forse anche
accompagnati dalla colonna sonora che sottolinea l'arrivo di
Dart Fener nella saga di Guerre Stellari, si presentano in studio il
direttore di rete Luca Tiraboschi (con cui non siamo mai andati
particolarmente d'accordo... d'altra parte, essendo i suoi riferimenti
culturali Tex Willer, Pino Insegno ed Enrico Papi, di punti
di contatto tra noi e lui ce n'erano pochi), il direttore delle risorse
artistiche Giorgio Restelli (persona molto simpatica, ma con un
leggero problema di narcisismo irrisolto, roba che al confronto
Donald Trump sembra Cesare Pavese) e un avvocato di Mediaset,
talmente coraggioso che con la sapida ironia che ci ha sempre
contraddistinto chiameremo Cuordileone. I tre ci chiedono di
conferire urgentemente, per cui ci chiudiamo in un ufficio attiguo allo studio.
Ci spiace, ma il servizio di Picozza non pu andare in onda, ci dicono.
Per quale motivo?, chiede Carlo, la cui pressione sanguigna
comincia a salire con la velocit di Pantani in fuga sul passo del Pordoi.
Il servizio  gravemente diffamatorio nei confronti di un galantuomo
come Cesare Previti, risponde Cuordileone.
Vorrei ricordare che, nel momento in cui succede tutto questo,
Cesare Previti  indagato per corruzione di giudici di svariate
procure e ricever, tempo dopo, ben due condanne, una a cinque
anni e una a undici anni di reclusione, riuscendo per a evitare il
carcere in entrambi i casi grazie alla prescrizione in un caso e alla
Legge Cirielli nell'altro: due delle famigerate leggi ad personam.
Galantuomo???, chiedo io indignato come Giordano Bruno di fronte all'inquisizione.
I toni della discussione si alzano sempre di pi. Marco, altrettanto
inferocito,  tentato di rovesciare un tavolo come Ibrahimovic
negli spogliatoi dopo Sassuolo-Milan. Ovviamente ci appelliamo
al diritto di satira, facendo presente che il nostro  un programma
comico, mica Report, ma Cuordileone fa finta di non capire o
forse non capisce per davvero. Alla fine Carlo, che nel frattempo si
 consultato col nostro avvocato, con lo stesso tono con cui Leonida
nel film 300 tuona Questa  Sparta!, avverte: Se ci censurate
alzo il telefono e avverto tutti i giornali!.
Di fronte a questa minaccia il nemico si placa e, dopo un breve
conciliabolo, se ne esce con questa soluzione: Potete mandarlo
in onda, per prima ci firmate una manleva nella quale dichiarate
che, quando vi arriver una querela per diffamazione, la rete Italia 1
(che per legge normalmente verrebbe ritenuta corresponsabile insieme
a chi compie il presunto atto diffamatorio) non sar ritenuta
responsabile. Il loro intento  palese: farci cagare sotto di fronte
alla certezza di essere querelati per centinaia di migliaia di euro,
senza avere alle spalle la protezione della rete, pensando quindi
che mai accoglieremo una proposta simile e che a quel punto accetteremo la censura.
Ok, firmiamo la manleva e mandiamo in onda il servizio,
rispondiamo invece noi tre, in coro, con le nostre voci che si sovrappongono
armoniosamente come neanche i Queen in Bohemian Rbapsody.
Il nemico  frastornato, ma a quel punto deve fare buon viso a
cattivo gioco. Cuordileone prepara la manleva e noi la firmiamo.
La puntata va in onda senza tagli.
Tre giorni dopo, dallo studio Previti, ci viene recapitata a casa
una querela per diffamazione con la richiesta di un milione di euro
di danni. Vista la velocit con cui  arrivata la querela ci viene il
sospetto che: A) Previti  un fan del nostro programma e si  accorto
immediatamente del servizio di Bum Bum Picozza. B) Qualcuno da Mediaset lo ha avvertito subito.
Tirate voi le conclusioni.
Curioso, e altrettanto sospetto,  il fatto che non venga querelato
invece Fabio De Luigi, che nel servizio leggeva l'articolo de la
Repubblica considerato diffamatorio, e che avevamo lasciato fuori
dalla riunione coi dirigenti per evitare di gettare altra benzina sul
fuoco. A quel punto la velocissima macchina della giustizia italiana si mette in moto.
Il processo, infatti, si tiene a ben due anni di distanza, dopo un
paio di rinvii, uno dei quali avvenuto per un motivo incredibile: sia
accusa che difesa consegnano la videocassetta col servizio di Bum
Bum Picozza, ma il magistrato che si occupa di cause televisive, e
che dovrebbe confrontare le due videocassette per verificare che
siano identiche e non manipolate, deve rinviare l'udienza perch
in Tribunale non possiede un videoregistratore e quindi se le dovr guardare a casa!
Comunque, ovviamente, alla fine vinciamo noi: assoluzione
piena. E il galantuomo viene pure condannato a pagare le spese legali.
Il nostro avvocato ci spiega che a quel punto potremmo querelare
noi Previti, accusandolo di lite temeraria (cio di averci
fatto causa senza motivo) chiedendogli la stessa esorbitante somma
e che le possibilit di vittoria sembrerebbero piuttosto elevate. Ma
noi decidiamo di lasciar perdere. Non vogliamo correre il rischio di sembrare dei galantuomini.
...
.
...
29. Un oggetto innovativo che non pu mancare nella tua casa. Che ?
...
.
...
La leggenda narra che per colpa della Gialappa's Band si siano
sciolti i Broncoviz, gruppo comico genovese. I tre sono i soliti str...
Marco: Guarda che ti quereliamo stile Previti!
Ma se vi sto insultando dal capitolo 1? Vabb, comunque. Molti
anni dopo, il destino d la possibilit a Carlo, Giorgio e Marco
di salvarsi l'anima, inserendo nel cast di Mai dire domenica
Marcello Cesena, che nel 1998 avrebbe seguito volentieri le orme
di Maurizio Crozza e Ugo Dighero a Mai dire Gol.
Carlo: Finalmente nel 2004 riuscimmo a lavorare anche con
Cesena. Tra l'altro, scoprimmo che era stato lui a curare tutte le
regie dei Broncoviz. Con un budget ridicolo, nel loro fantastico
programma su Rai 3 Hollywood party era riuscito a riprodurre
perfettamente scene di Biade Runner e de Il padrino. Lo stesso
Crozza ci aveva sempre detto che il talento nella realizzazione di
quelle cose era tutto di Marcello, tanto che in quegli anni Cesena
si stava occupando a tempo pieno di spot pubblicitari comici.
Giorgio: La trasmissione durava ormai due ore e quindi avevamo
iniziato a inserire cortometraggi e altre cose che potessero assomigliare
a quelle, meravigliose, che Marcello aveva fatto come Broncoviz
per Hollywood Party e per Serena Dandini. Faceva tutto
lui: produceva, girava, dirigeva, interpretava e montava in totale
autonomia a casa sua. In soggiorno, oppure ai giardinetti pubblici.
Marco: Tra le prime idee che ci present ci fu un finto documentario
naturalistico su un animale inventato, il Gurzo: una
commistione fra immagini vere e disegnate. Poi fece le pubblicit
diseducative di Dan&Debby: due genitori alle prese con problemi
creati dai figli, che pubblicizzavano una soluzione assolutamente
criminale per poter comunque uscire la sera. Fece anche la finta
pubblicit di Stimulator, uno stimolatore pirillare per aumentare
le dimensioni del pene, che ti arrivava a casa in una confezione
perfettamente anonima (ovvero a forma di cazzo). Mentre nella
seconda stagione diede vita alla parodia di Margherita Hack, agli
sposini Patatini e a Jean Claude, vale a dire la serie Sensualit a corte.
Carlo: Confezionava questi video in totale autonomia, mentre
in studio con noi fece un'unica, eccezionale, apparizione nelle vesti
di Irina Skassalkazaja, che era una soprano russa e che, come spiega bene il cognome...
Giorgio: Con Marcello facemmo anche nove anni di spot di
Banca Intesa, poi Rai dire Nis, di cui cur anche la direzione
artistica, e Mai dire Talk. Nell'ultima puntata di Sensualit a
corte della stagione di Mai dire Talk, Jean Claude doveva incontrare
finalmente il padre. A noi venne in mente di farlo interpretare
da Gabriel Garko, solo che per problemi
di budget ci diedero... Umberto Smaila: leggermente diverso da Garko. Ogni tanto punti
in alto e poi ti accontenti...
Marco: Vero, ma in realt faceva molto pi ridere Smaila.
Il destino d, ma ogni tanto toglie: cos Paola Cortellesi decide di
spiccare il volo e lasciare la Gialappa's Band. Per Gianni Morandi,
tra l'altro. Ma anche in quell'occasione Carlo, Giorgio e Marco cadono in piedi.
Marco: Paola ci annunci che avrebbe lasciato il programma.
E ancora oggi, dopo tanti anni, farei un minuto di silenzio...
Marco: Prima di andarsene, per, ci caldeggi Lucia Ocone,
con cui aveva condiviso l'esperienza in una piccola compagnia teatrale:
Ora non sta lavorando, ma vi assicuro che  bravissima.
Ha fatto anche Non  la Rai, ma non abbiate pregiudizi. Ci
fidammo e cos invitammo Lucia a Milano, in radio, dove stavamo commentando gli Europei di calcio.
Carlo: Da subito ci colp la sua autoironia: ingrediente fondamentale per lavorare con noi.
Giorgio: Fece tutte cose divertenti: Katia,
Floriana e Bob del Grande Fratello, Feliciana, Anna Moroni,
Milvia, la Punkabbestia, la Sposina con Marcello Cesena. Ma
passer alla storia di Mai dire per Veronika, la teleimbonitrice.
Marco: Poi, come spesso capitava allora,
arriv Quelli che il calcio su Rai 2 con pi
puntate da offrire e con pi soldi, e ce la portarono via.
Carlo: Se ne and mettendo in valigia
tutti gli oggetti innovativi che non possono
mancare nella tua casa pubblicizzati da Veronika:
Cucchi, Frust, Bandier, Bigod, Rossetto, Scol, Imbuto...
Giorgio: Nello stesso anno arriv anche Natalino Balasso, ma voi ricordate come?
Carlo: Lo chiamammo noi. Ci giunse voce che non volesse pi
fare Zelig e, in pi, eravamo in un periodo in cui non era facile
trovare persone che ci facessero ridere. Ma lui ci riusciva decisamente bene.
Marco: Ricordo che quando s'incrociava con il Mago Forest si
invertivano i ruoli, perch Natalino faceva Berto, che  pi cretino
di Forest. Facevano molto ridere insieme.
Giorgio: I suoi tormentoni erano: Gooooooooogle, e poi uno
che mi riguardava: Gherarduci, con una C sola. Mai capito il
perch. E nel 2005 invent il personaggio di Nerpiolini.
Carlo: Berto era un cretino totale, mentre Nerpiolini lo sembrava,
ma era un luminare. Era un professore
ricercatore che cercava di spiegarci la scienza
vivisezionando una cavia, cosa che noi gli impedivamo di fare: perci non riusciva mai a
dimostrarci le sue teorie scientifiche.
Giorgio: Torn dopo quattro anni con
un'idea innovativa: entrava dentro quadri famosi,
animandoli e creando dialoghi surreali con i protagonisti dei
dipinti celebri. Molto bello, anche perch lui ha sempre avuto una
capacit di battuta impressionante.
Marco: Natalino fa ridere ed  una bravissima persona. Noi
l'avremmo tenuto per sempre... solo che a un certo punto si  rotto
il cazzo di fare televisione. Ora fa soltanto teatro e monologhi di attualit su YouTube.
Carlo: Questa l'ho gi sentita... se fonda un movimento magari lo voto.
...
.
...
AMICI NOSTRI. Ma madreeee. con Marcello Cesena.
...
.
...
Marcello Cesena ha lavorato con la Gialappa's Band come comico
a Mai dire luned, come regista degli spot di Banca Intesa e
come direttore artistico di Rai dire Nis. Incredibilmente, dopo
tanti anni di collaborazione, ancora rivolge la parola a tutti e tre.
Marcello: Piccolo antefatto. Anche io, come Maurizio Crozza
e Ugo Dighero, facevo parte del gruppo comico genovese dei
Broncoviz: eravamo in cinque (gli altri due erano Mauro Pirovano
e la deliziosa Carla Signoris), e quando Maurizio e Ugo ci
lasciarono nel 1988 per venire a fare Mai dire Gol, io mi offesi
immensamente, anzi mi incazzai proprio. Pi con me stesso, per.
Giorgio: Loro non ci fecero mai il tuo nome, sia chiaro!
Carlo: Ci era stato detto che avevi deciso di fare esclusivamente il regista.
Marcello: Poco dopo Maurizio Crozza fece una festa a casa e
sua moglie Carla Signoris, anche lei ex Broncoviz, come una spia
russa mi disse: Guarda che facciamo una festa e ci sar anche
Carlo Taranto della Gialappa's Band. Io mi feci figo e mi imbucai
alla festa. Individuai subito il signor Carlo e mi presentai. Lui a un
certo punto mi disse: Ma io sapevo che tu avevi smesso di fare
l'attore!. In quel preciso momento l'intera festa si frizz, come nel
film Matrix. E io risposi: No, anzi, mi starei proponendo per il
vostro programma. Stacco, passano alcuni anni e ci ritroviamo
tutti in vacanza insieme: il signor Carlo e famiglia, Maurizio con
Carla e io. Andammo in un hotel che non mi potevo permettere
all'isola d'Elba, infatti al concierge dissi: Sono qui per trovare
degli amici, ma vorrei una camera non troppo costosa. Mi misero
in questa camera buia come una cantina del Bordeaux francese,
aprii la finestra e vidi un muro di cemento a una spanna dal naso.
E comunque non era cos economica.
Carlo: Pensa che del primo incontro alla festa di Crozza non
mi  rimasto ci che racconti, ma la dolcezza di una persona che
mi stava dicendo che avevamo, a nostra insaputa, contribuito a
sciogliere il gruppo in cui aveva lavorato e che, anzich dirmelo da
incazzato come avrebbe fatto chiunque altro, me lo diceva con un
meraviglioso sorriso. Si vedeva che eri dispiaciuto, ma sembrava
pi un: S, vabb,  successo, e non mi avete fatto un regalo, ma
io mi relaziono con te come se non fosse accaduto. Ed  una cosa
speciale, unica. Faccio fatica a immaginare un dialogo del genere con un qualunque tuo collega.
Marco: Vabb, poi per nel 2004 abbiamo finalmente iniziato a lavorare insieme.
Carlo: Ma, non contenti, abbiamo finito per rovinarti la salute,
perch hai avuto conseguenze anche fisiche per aver girato video
in esterna, in ogni situazione climatica.
Marcello: Arrivavo dalla Dandini, che  una maestra di cerimonie
gentilissima, e mi ritrovai con voi tre che, invece, siete
giudici spietati. Io, allora, giravo i miei lavori a Genova, andavo
a montarli a Roma e da l spedivo i filmati da Mediaset Roma a
Mediaset Milano, via etere, e dopo un'ora e mezzo mi chiamavate.
Una cosa che apprezzaste molto era Sir Leepton Ice Tea, un esploratore
del Borneo che giravamo a Genova, nei parchi di Nervi,
nell'inverno pi freddo di sempre in Liguria. Presi cos tanto freddo
che mi si irrit il nervo trigemino e, da allora, prendo medicinali
a iosa. Ho anche smesso di fare teatro, perch mi  impossibile garantire una tourne di un mese.
Giorgio: Non pensare di farmi venire il senso di colpa, perch non ne sono dotato.
Marcello: Ma certo che no. Il bello di lavorare con voi  che
garantite la risata al comico, anche se il comico fa cagate pazzesche.
Siete un salvagente unico: all'interno di un pezzo di quattro
minuti c' sempre almeno una cosa che non ti fa impazzire, e pensi
di dirla veloce per non farla notare. Con voi, invece, scoprii che
non solo non la dovevo dire veloce, ma anzi la dovevo calcare. A
quel punto diventava l'apice del pezzo.
Marco: Poi desti vita anche al fantastico baronetto Jean Claude.
Marcello: Pensai: Basta, non devo accontentarmi di riempitivi
confezionati solo perch loro possano attaccarmi, devo creare una
cosa che stia in piedi da sola, che si sviluppi all'interno delle puntate. L'ho fatto senza dirvi niente.
Giorgio: Ci dicesti solo: Sto preparando
qualcosa di molto vicino al Gay Pride....
Marcello: Ero convinto di girare il caposaldo
della comicit del secolo. Lo montai a
Roma, andai a Mediaset tutto tronfio, consegnai la cassetta e,
come sempre facevo, andai a piedi a casa. Mi misi nella vasca
da bagno con la Fanta e aspettai la chiamata della Gialappa's
Band che, ovviamente, sarebbe stata entusiasta. Secondo le mie
convinzioni, perlomeno. Ricordo che risposi al telefono e Giorgio
inizi a insultarmi pesantemente, con a fianco Marco che
rincarava la dose: Digli anche questo e questo... e questo. Una mortificazione.
Giorgio: Probabilmente ti chiamai io perch ero il meno inferocito dei tre.
Marcello: Mi insultaste per dieci minuti. Mi giustificai, che 
la cosa peggiore del mondo: perch se un comico spiega perch si
dovrebbe ridere, allora vuol dire che ha fallito.
Giorgio: In realt eravamo incazzati, perch per la prima met
lo sketch era bellissimo, poi nella seconda avevi sbagliato tutte le
scelte comiche, trasformandolo in una ciofeca senza senso: da te non ce l'aspettavamo.
Carlo: Aggiustasti il tiro, anche perch in quella telefonata,
oltre agli insulti, ci furono pure dei suggerimenti per migliorare lo
sketch, e in poco tempo divenne un cult
Marcello: Pochi giorni dopo andai in centro a Genova e vidi
un litigio fra una madre e un figlio di otto anni, che riusciva a
dire solo: Ma madreeeeeee, alla Jean Claude. L capii che avevo
vinto: il personaggio, con le giuste correzioni volute da voi, aveva
funzionato. E nelle puntate successive Marco mi sostenne molto,
perch quando si annunciava il mio pezzo, Sensualit a corte,
diceva sempre: Il mio preferito!. La struttura era articolata: facevo
un baronetto gay. La madre non lo voleva omosessuale, ma lui
era innamorato di Batman. Poi c'era la moglie, ma lui non voleva fare sesso con lei.
Giorgio: Ci racconti la storia incredibile dell'attore che, per
sbaglio, convocasti per fare Batman?
Marcello: Il cast dello sketch era composto da me, la madre,
la moglie Cassandra e Batman. Per il ruolo del supereroe, che per
molti anni  rimasto coperto da una maschera e aveva la voce
deformata e quindi potevo metterci chiunque, decisi di puntare
in alto. A Genova, in stazione, incontrai uno che scambiai per un
altro: uno straordinario attore del Teatro Stabile. Parlai con questo
ragazzo sconosciuto per mezz'ora, convinto di interloquire con
un rodato animale da palcoscenico. Il giorno della registrazione,
parlando con la truccatrice, dissi: Questo  bravissimo!. E lei:
Ma guarda che questo non  quello che pensi tu,  un altro!. A
quel punto, per, non me la sentii di mandarlo via. Cos, per cinque
anni, un attore che non sapevo nemmeno chi fosse fece Batman, e
poi nel tempo Diana: una meravigliosa Wonder Woman coi baffi.
E si rivel, a sua volta, un bravissimo attore.
Carlo: Per Jean Claude ti fece i complimenti anche Mina.
Marcello: Momento topico: eravamo in vacanza a Mykonos
e una sera incontrammo Benedetta Mazzini, la figlia di Mina.
Marco, carinamente, mi present a lei e disse: Sai chi  lui? E Jean
Claude. Benedetta ebbe una mutazione fisica e, senza dire niente,
compose un numero sul telefono. Mamma, senti chi ti passo!
disse. Nella mia vita ho lavorato con tutti, ma ti giuro che sentire
al telefono quella voce mi mand in crisi e infatti iniziai a dire cose
senza senso: Ciao, no, buonasera, no, buongiorno, devo darti del
tu, no del lei.... E Mina: Quando sono in casa da sola, mando via
tutti, mi metto sul divano e guardo Jean Claude. Anni dopo, poi,
nella sua rubrica sul settimanale Vanity Fair scrisse un articolo
su Lucia Ocone e me, che ancora conservo.
Marco: Con te abbiamo anche fatto nove anni di spot di Banca Intesa.
Giorgio: A proposito, vorrei rispondere dopo anni ad Aldo
Grasso, che quando iniziammo a fare la pubblicit scrisse: Perfino i
duri e puri della Gialappa's hanno ceduto. Ma in nessuna occasione
abbiamo dichiarato che non avremmo mai fatto spot pubblicitari:
abbiamo sempre detto che li avremmo fatti se avessimo trovato
qualcosa che rispecchiasse il nostro stile.  anche vero che alle
prime richieste di pubblicit chiedevamo cifre improponibili; una
volta ce lo propose una marca di motorini, ma quando sparammo
la cifra ci risposero: Veramente De Niro ha chiesto di meno.
Carlo: La cosa particolare di quella campagna, che probabilmente
abbiamo notato solo noi,  che in nove anni non abbiamo
mai nominato il marchio. Non  un dettaglio da poco: e non abbiamo,
nemmeno una volta, parlato bene del prodotto, anzi! L'idea
era proprio che il nostro ruolo fosse quello di mettere in dubbio
quello che dicevano i dipendenti della banca. Cosa che avremmo
comunque fatto: quindi lo spot era coerente con noi...
Marcello: Ricordo perfettamente che l'agenzia creativa aveva
ideato questa pubblicit in cui c'erano i dipendenti che difendevano
il marchio dagli insulti di un testimonial. Il loro sogno era avere
la voce fuori campo di voi tre ma, come tutti, pensavano che la
Gialappa's Band non volesse fare spot. Io, che ero il regista, chiamai Carlo e il resto  storia.
Marco: A quel punto i ruoli si erano ribaltati, eri tu il capo sul set. And tutto bene, no?
Marcello: Ho vissuto i momenti pi imbarazzanti della mia
carriera. Vi ho sentito dire cose allucinanti a questi poveri disgraziati,
che erano clienti e dipendenti veri della banca, pur di farli
ridere spontaneamente. Per fortuna non si possono scrivere su un libro.
Marco: Dici?
Carlo: E poi abbiamo lavorato insieme anche in Rai.
Marcello: A Rai dire Nis, dove mi affidaste addirittura la
direzione artistica. Ho curato tutto, anche la scenografia dello studio,
e devo dire che, da comico, avere il compito di fare anche tutta
la cornice intorno  una cosa che mi ha lusingato tanto: quando
qualcuno ha fiducia nel tuo lavoro, in qualche modo ti innamori.
E l, nel quotidiano, a stretto contatto, ho visto la cura maniacale
che dedicate ai video e ai testi dei comici.
Giorgio: Tu, invece, ci hai sempre dato una qualit d'immagine
pazzesca. Nel periodo dei vari Mai dire... eri il contraltare
perfetto a Maccio Capatonda che, invece, faceva una comicit con
immagini quasi neorealiste, pur nella sua meravigliosa follia. Eravate
agli antipodi e questo dava molta ricchezza al programma.
Marco: Ricordi qualcosa per cui dovremmo chiederti scusa?
Marcello: Se fosse stato oggi, avrei invocato il Me Too numerosissime
volte. Dico la verit: voi siete bravissimi a far accettare
un modo di interagire che non permetterei a nessun altro. Per ho
ancora nelle orecchie l'eco di cose che mi hanno causato arresti cardiaci.
Marco: Ce ne sono alcune che ti hanno traumatizzato particolarmente?
Marcello: Traumatizzato no, ma ci siete andati molto vicino.
Giorgio: Be', ma tu arrivavi sul set con parrucca e abito lungo!
Marcello: Ooops...
Giorgio: Scherzo, dai, ci sei cascato un'altra volta.
...
.
...
AMARCORD. Palle di cartone. di Marco.
...
.
...
Fare le vacanze con Michele Foresta, in arte il Mago Forest,  una
cosa che consiglierei anche al Mostro di Rostov, se non fosse gi
morto da quasi trent'anni. E un'esperienza unica ed esilarante al
tempo stesso: vi potrebbe capitare di vederlo che guida uno scooter
dritto contro un albero e anzich fermarsi, come farebbe un qualsiasi
essere umano, accelerare e quasi salirci sopra, sfidando la forza
di gravit. Oppure vederlo fermare la gente per strada: quelle poche persone che non lo riconoscono.
So che sembra strano, ma Michele  esattamente come lo vedete
in televisione: il suo aspetto fisico non  frutto di effetti speciali
o di miracoli al computer. Sembra assurdo, ma  cos.
Ho avuto il privilegio di andare in vacanza con lui almeno una
mezza dozzina di volte, tre per la Questura, e di episodi da raccontare
ne avrei veramente a bizzeffe (se solo sapessi cosa voglia dire
questa parola). Siccome i pi attenti si staranno facendo domande
sul titolo del capitolo, mi tocca spiegarvelo.  un grazioso soprannome
che ho coniato in seguito a un episodio indimenticabile sia per me che per Michele.
Estate 2008, Sardegna, primo giorno di vacanza. Siamo in quattro:
Michele con la sua futura moglie e io con la mia futura ex
moglie. Il posto  stupendo e il tempo  bellissimo. Ci alziamo, facciamo
colazione e tra una cazzata di Forest e l'altra, tutti di ottimo
umore, andiamo nella spiaggia a disposizione dell'albergo e parliamo
con il bagnino, il quale, visto che i lettini sono quasi tutti vuoti,
ci dice di accomodarci dove vogliamo. Prendiamo due ombrelloni
non troppo lontani l'uno dall'altro e dopo un quarto d'ora di gran
relax, ecco arrivare una famiglia francese con un'insopportabile
aria di superiorit, avvolta da una nuvola di snobismo. I transalpini
restano in piedi davanti al lettino di Forest, parlando fitto tra
di loro, per poi accomodarsi sulle sdraio dell'ombrellone appena
dietro. Di l a poco iniziano a commentare con toni alti e sguardo
fisso verso la coppia di nostri amici. Non capisco subito cosa stia
succedendo, ma quando vedo Michele in gran difficolt intuisco
che qualcosa non va: se la stanno prendendo proprio con lui!
Con il savoir-faire che mi contraddistingue da sempre, noto in
tutti i circoli della caccia dell'impero britannico, rompo gli indugi
e, a gesti pi che a parole, chiedo quale sia il loro problema e se abbiano
voglia di crearsene uno ancora pi grande. Capisco solo che
il problema  l'occupazione dei lettini che pensano spettino a loro,
forse per discendenza reale, oppure per gli ultimi strascischi della
testata di Zidane a Materazzi. Mi dirigo verso il bagnino e cerco
di spiegare la cosa, ma immediatamente monsieur Minchion (credo
fosse questo il nome) mi raggiunge e in perfetto italiano mi assale
verbalmente: non aspettavo altro e i nostri volti si avvicinano in maniera
preoccupante, raggiungendo la metratura ideale per un bacio
o una rissa. Il mio sguardo, improvvisamente, cade in lontananza su
Forest che, in tutto ci,  rimasto seduto al suo posto. Il bagnino si
mette in mezzo, ma come nei migliori film western improvvisamente
arrivano i rinforzi: Forest irrompe, gambe e voce tremanti, ma con
parole di fuoco che mettono una pietra tombale sulla querelle.
Tatatatata era era tatatatata...
E la fedele traslitterazione dei versi pronunciati da Michele, che
balbetta spasmodicamente in preda all'emozione.
La mia tensione si scioglie in un attimo e scoppio a ridere fragorosamente:
quanto pu essergli costato, in termini di coraggio, questo intervento risolutivo?
Grazie, Palle di cartone, mi hai salvato da una sicura colluttazione.
Rido talmente di gusto da non accorgermi che, intanto,
il bagnino ha messo al suo posto il borioso mangia-baguette e
la questione  risolta. La storia sarebbe finita, ma essendo uno il
testimone di nozze dell'altro, concedo a Forest il diritto di replica:
fatto pi unico che raro in questo libro. A te la parola, Carton balls.
Pi che una replica, le mie sono piccole precisazioni per ristabilire la verit dei fatti.
Dunque:  vero che una volta sono salito col motorino sopra
un albero, ma non in cima, solo sui primi rami. Ed  anche vero
che fermo i passanti, ma solo all'estero.
Comunque il nickname attribuitomi dal Santin appartiene al
passato: adesso in giro mi chiamano Iron balls e forse far anche
un film con la Marvel. In mia difesa vorrei anche dire che non
so litigare: non so proprio come si faccia. Prima di quella volta
credo di aver litigato alle elementari: un compagno di classe mi
aveva rubato la merendina e, se ben ricordo, anche quella volta
usai le stesse parole: Tatatatata era era tatatatata.
Aggiungo che il Santin (finora mai candidato al Nobel per
la pace) ha una propensione naturale alla rissa e, se non riesce
a crearne una sua personale, interviene in quelle degli altri,
cercando di ritagliarsi un ruolo da protagonista. Sempre ragionando
in grande, anche stavolta, come avrete notato, anzich
insultare solo il francese coinvolto nella baruffa, ha preferito, col
simpatico nomignolo di mangia-baguette, oltraggiare tutto il
popolo d'Oltralpe. Per fortuna, non credo che questo libro verr tradotto in francese.
La cosa che pi mi ha meravigliato in questa faccenda  che
il Santin abbia cercato la zuffa col tipo senza neanche sapere chi
fosse, visto che i suoi rivali di solito se li sceglie dal direttore di rete in su.
PS: Sappia il Santin che se io un giorno dovessi scrivere un libro,
non eviter certo i particolari su quella volta che alle Seychelles
ha riposto teste e gusci di gamberi dentro le scarpe di un ignaro
bagnante, dimenticando che la spiaggia era deserta e che quindi
i sospetti sarebbero ricaduti subito su di noi. Oppure di quella
volta che un noleggiatore di motorini a Mykonos, con sede in una caverna, voleva ucciderci. Ma non voglio spoilerare troppo.
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30. Non sapevo che tua sorella...
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A met del primo decennio del 2000, i programmi della Gialappa's
Band hanno cambiato completamente pelle, come del resto
la comicit e la satira in Italia, che non gode di buona salute. In
pi, le nuove tecnologie e le nuove piattaforme cambiano il gusto
e il linguaggio del pubblico e, incredibilmente, Carlo, Giorgio e
Marco intercettano queste nuove tendenze e le cavalcano. Ma non
fatevi ingannare: sono comunque tre boomer!
Carlo: Grazie alla collaborazione con Marcello Cesena, che ci
produceva in autonomia quasi un quarto d'ora a puntata, capimmo
che era fondamentale avere contenuti filmati che non fossero le nostre
rubriche storiche. Cominciammo cos a cercare altri Cesena.
Lanciammo anche un concorso intitolato Cortissimo, riservato
a filmati comici di durata inferiore ai novanta secondi, nato da
un'idea di Savino Cesario e vinto da Emilio Gatto con Lettera 22:
uno sketch comico ambientato tra i tasti di una macchina da scrivere,
con le differenze di carattere psicologico fra due lettere della
macchina da scrivere: quella che viene usata spessissimo, la A, e
quella che non viene usata mai, la J. Poi c'era la buffissima O
interpretata dal sodale di Gatto, Alessandro Cantarella.
Marco: Dopo il concorso, dove in giuria ci affiancarono Diego
Abatantuono e Gabriele Salvatores, scritturammo Emilio che
serializz Lettera 22; ma negli anni cre tante altre cose, come
Ormoni e Neuroni, sul conflitto interiore tra parte razionale e
parte istintiva, e poi L'ottavo sigillo, ispirato a Ingmar Bergman,
ovviamente travisandolo del tutto.
Giorgio: Era un momento storico in cui la comicit iniziava a
spostarsi dalla televisione ad altri mezzi di comunicazione. Noi ci
adeguammo, e nel programma riducemmo l'intervento dei comici con personaggi o parodie.
Marco: Una nostra amica, Valentina Fronzoni, a un certo punto
and a fare uno stage in una grande casa di produzione prendendo
il posto di Marcello Macchia, alias Maccio Capatonda, che per
un breve periodo le fece il passaggio di consegne. L'ultimo giorno,
Valentina gli disse: Dovrei incontrare Carlo Taranto della Gialappa's
Band. Posso fargli vedere i tuoi video in cui fai Jim Massew, il
personal trainer?. Lui ne fu felicissimo, anche perch, terminato
lo stage, stava per tornare nella natia Campobasso, convinto di aver fallito a Milano.
Carlo: Ovviamente le cose di Maccio ci piacquero subito moltissimo,
cos lo chiamammo. Nel suo libro racconta pi o meno
cos la mia telefonata: Mi  sembrato strano, l'ultima volta che ho
sentito quella voce diceva chi cambia canale  un burfaldino e
adesso parla con me. Chiamai subito mia madre:
Mamma, forse far Mai dire Grande
Fratello! E lei: Zelig no?.
Giorgio: Inizi ideando il finto reality show
Il divano scomodo e poi pass a creare i trailer
di film inventati, tipo La Febbra, sempre
molto divertenti. Spesso, per, bisognava suggerirgli
di togliere le cose troppo surreali, perch lui in quello tende
un po' a esagerare, e capitava che la follia travalicasse la logica.
Maccio vive in un mondo di umorismo tutto suo, ma  davvero geniale.
Carlo: All'inizio eravamo noi a dare consigli a lui, ma alla fine
della collaborazione avremmo dovuto chiederglieli noi...
Marco: Nel corso degli anni l'abbiamo richiamato
tante volte e ha sempre risposto positivamente:
anche per Mai dire Talk, nonostante
in quel periodo fosse oberato di impegni.
La frase bellissima che ci dice sempre : Se mi chiamate voi, vengo anche camminando sulle mani.
Se Maccio Capatonda  figlio della contemporaneit, i tre non
dimenticano comunque le origini e la tradizione. Ed  cos che
entrano nel cast un comico e un parodista del tutto nuovi per loro,
che, oltre alla fatica di lavorare con tre cerberi, sentono anche il
peso dell'eredit di chi li ha preceduti.
Giorgio: Giovanni Cacioppo  uno dei pi grandi talenti non
completamente espressi. Nella vita fa ridere trenta volte pi che in
scena... perch  un simpatico cialtrone. A volte lo beccavamo a
dormire in studio prima dello sketch, cosa assurda per un artista,
che in quel momento dovrebbe avere l'adrenalina a mille. Poi si
svegliava, andava in scena e faceva parecchio ridere, ma meno di
quanto avrebbe potuto. E aveva qualche problema di memoria.
Cacioppo, come Francesco Paolantoni, se si fosse applicato di pi sarebbe diventato un grandissimo.
Marco: La sua flemma, come quella di Neri Marcor, mandava
su tutte le furie Carlo. Io, invece, con lui non sono mai stato capace di arrabbiarmi.
Carlo: C' un episodio che lo descrive perfettamente. Un giorno
venne fermato in moto in autostrada dalla Polizia: Cacioppo, lei
sa a quanto andava? A centottanta chilometri orari. Lui guard
gli agenti e disse: Ah, e quant' il record?. Vada, Cacioppo,
vada.... Nessun altro, in quella situazione, tirerebbe fuori una battuta del genere.
Giorgio: Mi viene in mente un altro episodio di quando faceva
Zelig. Il programma veniva registrato in due giorni consecutivi.
La prima sera fece uno sketch che, anzich quattro minuti, ne dur
sei. Gino Vignali gli disse: Giovanni, domani lo rifacciamo, ma
deve durare quattro minuti, e ovviamente il senso era taglia due
minuti di testo. Giovanni, invece, il giorno dopo rifece lo stesso
pezzo, identico, ma recitato velocissimo e senza tempi comici. Piuttosto
che mettersi a lavorare sul testo, per pigrizia.
Marco: Giovanni  un gran compagnone, divertentissimo, e
non  assolutamente il tipo che abbatterebbe con una gomitata un
suo collega per strappare una risata: il che  un pregio, ma anche un
difetto, perch non ha quell'ambizione che avrebbe potuto portarlo
molto pi in alto. Comunque, rimane un grande.
Carlo: Se ricordate, per, a un certo punto ci si present il
gigantesco problema di sostituire Fabio De Luigi. Avevamo collaborato
insieme per sette anni, di cui l'ultimo straordinario in cui si
faceva fatica a non mettere in puntata due suoi pezzi di fila, perch
interpretava cinque personaggi diversi. Cercavamo un parodista
uomo, perch i nostri programmi erano molto legati ai reality show
di quel periodo: Grande Fratello, L'Isola dei Famosi, Music
Farm, La Talpa. E cos l'agente Beppe Caschetto ci propose
Ubaldo Pantani, mettendoci per in guardia:  bravo, ma un po'
pigro. Cosa assolutamente falsa, constatammo negli anni.
Giorgio: Una delle prime cose che Ubaldo ci propose fu la parodia
di Lapo Elkann, all'epoca nel marketing Fiat. Dopo due puntate
ci chiamarono da Publitalia per dirci che Marchionne aveva
minacciato di sospendere gli spot Fiat sulle reti Mediaset, se non
avessimo interrotto la parodia. Ovviamente ce ne fregammo e,
dopo altre due settimane, chiam in redazione Lapo in persona
per ringraziarci e mand a ciascuno di noi una felpa griffata Fiat.
Carlo: Poi, quando Lapo fin in ospedale per la sua nota vicenda,
smettemmo di farne la parodia perch non ci sembrava
assolutamente il caso di infierire.
Marco: I personaggi pi riusciti di Ubaldo furono senz'altro
Gianluigi Buffon, Massimo Giletti, Stefano Bettarini, i vari concorrenti
del Grande Fratello e Pippo Inzaghi,
che per lui era fonte di frustrazione, perch
con il trucco gli assomigliava molto, ma
non riusciva a prendere esattamente la voce. E
noi, ovviamente, lo prendevamo in giro.
Giorgio: L'abbiamo ritrovato anni dopo in
Rai, a Quelli che il calcio, ed era diventato
ancora pi bravo. E uno di quelli che abbiamo visto crescere di
pi nel corso degli anni. E poi da noi era arrivato per sostituire De Luigi... un'eredit pesante.
Carlo:  un bravissimo ragazzo, molto preparato, e potevi parlargli
di qualsiasi argomento. Ha anche una produzione non legata
alla comicit, con tematiche molto pi alte, come per esempio l'Olocausto.
Marco: Piccola nota di gossip: a Mai dire luned incontr
Virginia Raffaele, si innamorarono e stettero insieme per cinque anni.
Giorgio: Che poi non si dica che nei nostri programmi non c' amore!
Marco: A proposito di coppie, fu Natalino
Balasso a segnalarci Nuzzo&Di Biase.
Andammo a vederli allo Zelig in una serata
in cui facevano lo sketch Tua sorella. Li prendemmo subito, e al
loro repertorio aggiunsero gli agenti immobiliari, i Tatuatori e le
Lapidi. Fecero una finta televendita di attrezzi ginnici, e ricordo
che raramente abbiamo riso cos tanto nella stesura e cos poco
nella realizzazione. Misteri della comicit...
Giorgio: A me le loro cose sono sempre piaciute un casino. Forse sono l'unica coppia a cui non abbiamo rovinato i tempi comici.
Probabilmente perch, memori di anni di problemi con le coppie, capimmo che bisognava lasciarli fare le loro cose e commentarle come se li stessimo guardando, senza interagire direttamente con loro.
Carlo: Be', niente male: ci abbiamo messo solo vent'anni per capire come fare.
...
.
...
AMARCORD. Viva la vida, di Carlo.
...
.
...
Sul finire del 2008 ci contatta il manager di Lola Ponce per dirci
che la cantante sarebbe felicissima di partecipare, in qualche modo,
al nostro programma, ed  davvero un'ottima notizia: non solo per
me, ma (caso rarissimo di unanimit!) anche per Marco e Giorgio.
Dopo otto anni di Letteronze, affiancare a Forest una vedette internazionale mi pare un grandissimo passo avanti.
Con Lola, poi, abbiamo gi avuto a che fare su Radio 2 durante
le cronache del Festival di Sanremo, che ha vinto, proprio quell'anno,
in coppia con Gi di Tonno, e durante tutti i collegamenti si 
rivelata molto spiritosa e autoironica: condizioni indispensabili per
poter sopravvivere alle nostre angherie (in scena e fuori).
Fissiamo subito un incontro, perch lei  in partenza per l'Argentina
per le vacanze di Natale, e si conferma adattissima: simpatica,
sveglia, veloce, brillante e, oltretutto, incantevole. Insomma,
come forse avrete capito, non mi riesce del tutto indifferente: ma
non pensate male, sto parlando semplicemente di un sentimento di fratellanza emotiva. Forse...
Quel primo incontro non  altro che una semplice chiacchierata,
per iniziare a conoscerci un po' e, soprattutto, per individuare le
possibili chiavi comiche dei rapporti da istituire in scena; perci si
parla del pi e del meno, e scopro che il suo vero nome non  Dolores
(come il diminutivo Lola mi aveva fatto immaginare), ma Paola
Fabiana: due nomi italianissimi, per via di un nonno genovese.
Maddai: pensa che io di nonni genovesi ne ho addirittura tre!
Magari siamo cugini..., le dico io, gi un po' conquistato: ma,
sia chiaro, nel senso buono (se state pensando a quell'esecrabile
proverbio che comincia con Non c' cosa pi divina, siete proprio
fuori strada: e non avete capito che qui si sta parlando di purissime affinit elettive).
Ci rivediamo in studio alla fine di gennaio, per le prime prove
del programma, e lei mi viene incontro col suo sensualissimo sorriso
dicendomi Hola, mi vida! e mostrandomi, a sorpresa, un
dono che mi ha portato dall'Argentina: uno strano braccialetto
che, a quanto mi dice, non posso non avere al polso perch laggi tutti i bizcochos lo indossano.
Lo spagnolo non lo domino (cos come tutte le altre lingue del
mondo, italiano compreso), ma mi pare di ricordare di aver letto
che bizcocho sia uno dei cosiddetti falsi amici, come per esempio
la parola aceite, che significa olio, afamado che significa
famoso, caldo che vuol dire brodo, embarazada che vuol dire
incinta, o esposar che vuol dire ammanettare): e che, anzich biscotto, voglia dire pan di Spagna.
Non capendo perch mai laggi i biscotti, o il pan di Spagna,
debbano indossare un braccialetto, le chiedo spiegazioni. E lei,
allacciandomi dolcemente al polso il suo regalo, mi risponde che
bizcochos  il termine gergale in uso nella sua citt per dire fighi.
Le sue attenzioni, lo confesso, mi lusingano (alle soglie dei cinquanta
non ci si  pi abituati da un pezzo) e non riesco a non vantarmi
con Marco e Giorgio del fatto che Lola mi abbia ribattezzato
mi vida e del regalo che mi ha fatto; e loro l per l non rispondono,
certamente morsi dall'invidia. Il loro palese rosicare crea un
silenzio imbarazzato, rotto finalmente da una frase in castigliano
purissimo di Giorgio, che ha la madre spagnola: Seguramente la
pupa es tu amo. Portndote de burro, parate al fracaso con Lola: eres un panfilo!.
Nella mia totale ignoranza dei molteplici falsi amici contenuti
in questa frase (addirittura sei!), la prendo come l'ammissione del
mio indubitabile ascendente su Lola, nonch come un volgarissimo
invito a portarla, in stile Briatore, a fare baldoria con me a bordo
di un potente motoscafo, rievocando la scena madre di Ultimo
tango a Parigi: il che degrada i miei nobili sentimenti platonici a
banalissime pulsioni meccaniche. Perci gli rispondo, piccato, col
noto proverbio cinese: Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito!.
Lo stolto, per, sono io, perch tradotta letteralmente la frase
di Giorgio significa: Probabilmente la febbre  il tuo padrone.
Comportandoti come un asino, con Lola preparati al fallimento: sei uno sciocco!.
Ma lo scoprir solo molto pi tardi, quando finalmente mi metter
a studiare seriamente lo spagnolo...
Quella sera, pensando di farla ingelosire, arrivo addirittura a
vantarmi con mia moglie di quel sorprendente pegno d'amore, senza
peraltro riuscire minimamente a scalfirla. Mi dice solo: Guarda,
se Lola Ponce ti porta via con s in Argentina fa un favore pi
a me che a te: ma, ti prego, togliti dal polso quell'orribile braccialetto,
che sarebbe fuori moda persino in Bulgaria!.
Il giorno dopo, quando arrivo agli studi, vengo bloccato all'ingresso
dalle guardie, perch ho cambiato giubbotto e il badge
aziendale  rimasto in quello del giorno prima. Si tratta di un grande
classico: abbiamo lavorato a Mediaset per quasi quarant'anni
e, ciononostante, siamo stati bloccati all'ingresso, come perfetti
sconosciuti, ogni qualvolta ci sia accaduto di arrivare senza il badge.
Questo  uno dei pochi spiacevoli effetti collaterali del non
apparire in video: alla guardiola di Mediaset, mentre noi dovevamo
esibire badge, fornire impronte digitali e, a volte, perfino tracce
di materiale genetico che veniva confrontato col nostro DNA, per
chi appariva in video il trattamento era ben diverso. Un Giorgio
Mastrota qualsiasi poteva presentarsi all'ingresso con quattro terroristi
dell'Isis provvisti di kalashnikov e cinture esplosive, e la
guardia gli avrebbe spianato la strada, chiedendo pure un selfie con quei quattro mattacchioni.
Mentre sono l, in attesa che la produttrice garantisca per me e
mi permettano di entrare, passa Lola e fa il suo ingresso trionfale,
con gli uscieri che le stendono idealmente un red carpet fatto di cuoricini palpitanti.
Hola, mi vida!, le sento dire, e mi volto verso di lei con un
sorriso a trentadue (mila) denti: ma scopro, con raccapriccio, che la
frase non  rivolta a me, bens alla guardia che mi sta bloccando!
Ne riparlo con Marco e Giorgio, che a quel punto vuotano il
sacco: Guarda, ieri non ce la siamo sentita di darti questa enorme
delusione, ma lei mi vida lo dice a tutti: uomini, donne, bambini e... forse anche agli oggetti!.
Resto di sasso e rivolgo il mio sguardo al regalo di Lola, che
troneggia sul mio polso, in cerca di una qualche consolazione:
malgrado l'invito di mia moglie, non me la sono sentita di toglierlo,
per non offendere la mia dolce Lola.
E anche il braccialetto dei bizcochos lo ha regalato a tutti, ieri.
Solo che noi ce lo siamo tolto subito, perch laggi sar anche da
fighi, ma qui farebbe ribrezzo pure a un calciatore di serie C.
Per me  decisamente troppo, cerco di vendicarmi con un infantile:
Vabb: comunque voi un nonno genovese, come me e come
lei, non lo avete!, e corro a piangere, disperato, in camerino.
Non avendone uno mio, perch il nostro primo camerino lo abbiamo
avuto soltanto anni dopo a Le Iene... be', corro in quello di Lola, ovviamente!
Ma, anche in questo caso, honni soit qui mal y pense: anche
perch, oltretutto, per poterci entrare mi devo mettere in coda.
Davanti a me c' uno strano assembramento di idioti, la maggior
parte dei quali mai visti prima (riconosco solo la guardia che poco
fa mi ha bloccato all'ingresso), tutti accomunati da due strane
caratteristiche: un braccialetto inguardabile al polso e, se la vista
non mi inganna, la scritta mi vida, a mo' di Giocondo, al centro della fronte...
PS: Ringrazio sentitamente la casa editrice
perch la scrittura di questo capitolo mi
ha permesso, non so quanto credibilmente,
di apparire eterosessuale praticante: sensazione
che non provavo, se ben ricordo, dal giorno delle mie nozze, nel lontano 1989...
...
.
...
AMICI NOSTRI. Che sei una merdaaa. con Fabio de Luigi.
...
.
...
Da imbucato in un provino a star comica pi longeva dei programmi
della Gialappa's Band. La parabola di Fabio De Luigi
all'interno dei vari Mai dire...  incredibile, con una carrellata
di personaggi entrati nell'immaginario collettivo e la testa della
classifica dei dischi pi venduti del 2002.
Fabio: Qualche anno prima di lavorare con voi, venni in qualit di pubblico e mi infilai in studio in quanto amico di Antonio
Albanese.
Giorgio: Eri uno di quelli per cui si incazzava Teo Teocoli,
quando diceva che Antonio si portava la claque?
Fabio: Ma figurati, io ero in un angolo in religioso silenzio: mi
hanno portato via con la scopa alla fine della registrazione.
Carlo: Quindi non solo ti sei imbucato al provino nel 1998, ma anche nel 1994...
Giorgio: Con che spirito sei venuto a fare il primo provino?
Fabio: Non sapevo nulla. Dopo il mio spettacolo allo Zelig, veniste
a farmi i complimenti di rito. Pensai: Gli avr fatto cagare.
E invece mi chiedeste di passare a trovarvi.
Marco: Ti dicemmo: Domani Claudio Bisio - che ci aveva
parlato bene di te - fa un po' di prove in studio: vieni anche tu,
anche se non c' posto per questa stagione.
Fabio: Mi preparai alcune cose da proporvi e venni a Milano 2,
dopodich fui infilato, mio malgrado (ma per fortuna), in mezzo a
sketch che stavano proponendo Maurizio Crozza e Ugo Dighero.
Anche perch in quel momento stavate cambiando tutto il cast: era
finito un ciclo. Mi buttaste in mezzo a fare improvvisazioni a vanvera.
Carlo: Ti salv un alito importante, come disse Crozza in
una gag. E tu cominciasti a improvvisare su quella battuta, con
controscena da antologia: passavi in secondo piano, facendoti la mano a conchetta per annusarti l'alito.
Fabio: Poi presentai anche i personaggi usati secoli dopo, fra
cui Olmo: vi cantai una canzone interrotta dalla frase di Giorgio
dopo un minuto: Vabb, non  mica un veglione di Capodanno. Cos, per mettermi a mio agio.
Marco: Per, alla fine, ti prendemmo comunque.
Fabio: Mi chiamasti proprio tu, Marco: ricordo che ero sulla E45
e accostai per rispondere. Mi dicesti: Ti abbiamo preso, per ci sono
gi cinque comici: il programma dura un'ora, faremo fatica a trovarti
spazio. Pur di non farmi andare dalla Dandini, che mi aveva cercato,
mi avete preso: come faceva Berlusconi nei tempi d'oro del Milan.
Marco: No, pirlone, non  cos: ci facevi ridere.
Carlo: In quel periodo facevi in radio un programma con Enrico Vaime e Paola Cortellesi.
Fabio: Quando vi arriv la cassetta di Paola mi chiedeste se la
conoscessi e io esclamai:  bravissima!.
Carlo: Non ce lo ricordavamo: quando Paola ci disse che facevate
il programma insieme le rispondemmo: Non ci ha mai parlato di te!.
Fabio: Ma non  vero! Perch non vi ricordate una mazza? Tra
l'altro, credo anche di averla preavvisata io della vostra chiamata.
Giorgio: No, perch quando la chiam Marco lei pens che fosse uno scherzo.
Fabio: Allora non ricordo una mazza nemmeno io. Poi basta, l'intervista finisce qui, vero?
Marco: Il filo rosso di queste chiacchierate con voi comici degli
anni Novanta  lo sketch in esterna ideato da Maurizio Crozza. Tu,
che facevi Bastilani, come vivevi quelle gite fuoriporta?
Fabio: Ero felice come un bambino, e poi mi divertivo un casino
con Bastilani. Certo, era un po' faticoso: i viaggi, portare un vero
e proprio studio in mezzo ai prati, montare tutto... Il ricordo pi
esilarante riguarda la puntata del bungee jumping.
Carlo: Cio? Noi quella volta non c'eravamo.
Fabio: Ugo Dighero, durante tutto il viaggio nel pulmino, faceva
training autogeno: Soffro di vertigini, ma questa cosa la devo
fare per una questione personale. Arrivammo sopra Bergamo, sul
ponte pi alto del mondo, tutti vestiti da coglioni: lui da vecchina
e io da Bastilani. Ci imbragarono, perch l'idea era di lanciarci
tutti a ripetizione con le telecamere piazzate: Tutto pronto? Se
non ve la sentite ci sono le controfigure!, disse il regista. No, ma
figurati!, rispondemmo noi. Sal Dighero e per mezz'ora fu un tira
e molla di tentennamenti, con il produttore che voleva snellire la
cosa e far vestire la controfigura, mentre Ugo proclamava: No, no,
 una cosa che devo fare. Scendeva dal parapetto, prendeva fiato
e tornava su. Cos per trenta minuti, sempre vestito da nonnina.
Alla fine abbandon il colpo: controfigura. Tocc a me: salii su e
mi pietrificai. Rimasi bloccato. Ogni singola parte del mio corpo
mi diceva: Che cazzo stai facendo, coglione?. Come feci un passo
indietro per prendere coraggio, mi tirarono via di peso urlando: Avete rotto i maroni!.
Marco: E Maurizio Crozza? Non  neanche salito?
Fabio: Credo fosse gi partito, sconfitto in partenza. Ci spogliarono
e vestirono le controfigure: noi registrammo solo le urla al microfono.
Giorgio: Il personaggio che hai amato di pi?
Fabio: Ah, non ho dubbi... All'inizio rischiavo di fare un anno
in panchina, perch nelle prime puntate del programma facevo
solo Bastilani, nelle esterne. La nostra autrice Gabriella Ruisi, poi,
disse: Perch non pensiamo a un fotomodelio?. E la fortuna fu
di avere il tapis roulant in scena: con soli trenta secondi di gag, il
modello Fabius divenne un personaggio incredibile. Fu anche la
chiave per accreditarmi ai vostri occhi. A febbraio c'era il Festival
di Sanremo e Giorgio disse: Quella canzone di merda che hai fatto
al provino, riproponila. Claudio Bisio faceva la parodia di Paolo
Limiti, allora Walter Fontana propose: Perch non facciamo Limiti
che presenta un cantante?. Un cantante scartato ingiustamente
da Sanremo. Andai in sartoria e magicamente trovai il completo
e la parrucca giusti, e in un attimo vennero
anche le movenze e la mossa della gamba. Lo
sketch doveva durare solo quella puntata, in
cui cantai per la prima volta Piccolo fiore bugiardo,
ma alla fine nacque Olmo e il brano
divenne la sigla del programma.
Carlo: Qualche anno dopo sei anche finito
primo in classifica con l'album pi venduto.
Fabio: Raccogliemmo tutte le canzoni di Olmo&Friends, scritte
dal mitico Savino Cesario, e incidemmo il disco per beneficienza
per Emergency: vendette duecentocinquantamila copie e ricevette il disco di platino.
Marco: Un altro tuo personaggio che mi faceva ridere, ma che in pochi ricordano, era il vecchio.
Fabio: Il Nonno! Che bello.
Carlo: Doveva essere la parodia di Paolo Conte.
Fabio: In realt doveva essere un nonno e basta, poi uscii dalla
sala trucco e dissi: Cazzo, sembro Paolo Conte!. Siccome a me
lui piace tantissimo, iniziai a fare il cretino col pianoforte, ma fin l. E nato e morto come Nonno.
Marco: Abbiamo girato anche contributi esterni con il Nonno, o sbaglio?
Fabio: Certo! E una volta mi venne persino la febbre a 40: vestito
da Nonno in una piscina, di notte. C'erano edizioni in cui,
dal marted fino alla messa in onda della domenica sera, fra
Medioman, Bum Bum Picozza, il Nonno e cento
altri personaggi, facevo veramente di tutto.
Marco: E poi ci sono state le trasferte a Sanremo, dove hai fatto sorridere persino Sting.
Fabio: Quando andavamo al Festival di
Sanremo, venivo portato in giro vestito da
idiota dalla mattina alla sera. Ricordo Crozza che andava a mangiare
la pizza, vestito da Bibendus, con una moneta da un euro
appiccicata sulla fronte a mo' di terzo occhio, e io vestito da
Bastilani, con una fame atroce, finalmente a tavola
ben dopo le dieci di sera perch eravamo
stati in giro a scassare i coglioni a tutti! Quel
giorno l ero appoggiato al camino dell'hotel,
stanco morto, e tu, Marco, entrasti urlando:
Preparati che sta arrivando Sting!. Come,
Sting?, non feci in tempo a dirlo che me lo
trovai davanti. Cominciai a fare il cretino, accennando il passo di
Olmo; lui mi guard come si guarda uno stronzo per strada e, a
un certo punto, sorrise e disse: C' simpatiaaaa.
Marco: E anche Sting sbatt il piede: apoteosi.
Fabio: Ora faccio io una domanda a voi: ricordate lo spogliarello con i California Dream Men?
Giorgio: Io credo di averlo rimosso.
Fabio: Volevamo qualcosa di eclatante con Fabius. La prima
idea fu di farlo sfilare in passerella con uno stilista famoso, ma
Carlo si oppose per non legare il marchio della trasmissione a un
marchio commerciale. Allora venne fuori che i California Dream
Men si sarebbero esibiti a Bergamo. Chiedemmo l'autorizzazione e,
incredibilmente, la ottenemmo. Il loro coreografo mi disse: Vuoi
mettere questo?, tirando fuori un perizoma che sembrava un infradito
da culo. Guardi, anche no! Resto cos, con i miei boxer
imbarazzanti. Mi vestirono da marinaio come tutti gli altri e mi
buttarono sul palco del palazzetto di Bergamo, gremito di donne arrapate.
Carlo: In quel periodo, senza social network, non sapevi se
i tuoi personaggi a Mai dire Gol fossero amati. Non avevi la
percezione del tuo successo, quindi hai rischiato una sonora figuraccia.
Fabio: Infatti, quando arriv il momento di entrare in scena
pensai: Adesso mi menano, vedono uno sconosciuto che fa il coglione
e mi menano.... Non annunciato, uscii da dietro con la
camminata di Fabius e immediatamente part un boato assordante.
Ecco, ora mi tirano le sedie addosso, e invece a mano a mano
che mi avvicinavo al centro della scena percepivo che l'esaltazione
era proprio per Fabius. A quel punto persi completamente la testa,
mi spogliai e scesi dal palcoscenico, camminando in mezzo alla
platea. Non andavo pi via, sono dovuti venire a prendermi quasi
con la forza. Fabius aveva s e no due mesi di vita, poche puntate: ma era evidente che piaceva.
Giorgio: La volta in cui ti abbiamo fatto girare i coglioni?
Fabio: La volta? Le centinaia di volte... no, scherzo, ne ricordo
solo una. Un anno, in maniera assolutamente sconsiderata, ero in
uno spettacolo teatrale abbastanza inguardabile. Un musical di
quasi tre ore in cui mi facevo un culo assurdo e per il quale persi
anche tre chili: Irma la dolce. La tourne approd a Milano, al
Teatro Nazionale, e io dovevo andare in scena alle 20,30. Durante
la giornata, ovviamente, io ero in studio per Mai dire. Dovevo
arrivare in teatro con un po' di anticipo per cambiarmi e truccarmi,
ma voi, anche in quei giorni, riusciste a tenermi sempre per
ultimo nelle registrazioni. Ormai facevo cinque personaggi a puntata
e voi non mi facevate mai andare via. Non c'era cattiveria, 
che non ve ne fregava un cazzo del mio spettacolo. Io, poi, dovevo
attraversare tutta Milano da Cologno Monzese: pieno di colla in
faccia e coi nasi finti. Ecco, l vi ho maledetti.
Giorgio: Tu per ti vendicasti invitandoci al tuo spettacolo: una
delle pi grosse cagate che abbia mai visto in vita mia.
Marco: Hai mai sofferto l'arrivo di nuovi comici nel cast?
Fabio: No, anzi. Poi io, come dicevo, sono arrivato alla fine del
primo ciclo, quello con i mostri sacri: Teocoli, Albanese, Aldo,
Giovanni e Giacomo, Luciana Littizzetto, Gioele Dix, Claudio
Bisio, Maurizio Crozza, Ugo Dighero. Alcuni li ho incrociati ai
miei esordi, altri li ho conosciuti dopo, come Aldo, Giovanni
e Giacomo, a cui devo molto: grazie a loro sono riuscito a fare
Carlo Lucarelli, che voi all'inizio non volevate. Ve lo avevo
proposto per due stagioni insieme al mio coautore storico Paolo
Cananzi, ma solo grazie a loro pass l'idea: Ma  una figata! E
noi facciamo le sagome viventi!, disse Giovanni. E finalmente and in onda.
Marco: Quando il vero Carlo Lucarelli venne ospite, ed eravate
al trucco, lui disse: Non riesco a guardarti,  come essere davanti allo specchio.
Fabio: Una volta Lucarelli mi disse anche: Quando mi chiedono
l'autografo, mi chiedono di scrivere Paura, eh?.
Giorgio: Anni dopo facemmo con lui una puntata del programma
Milano-Roma, in Rai, e ci confess di
essersi un po' depresso quel giorno perch,
per rendere maggiore la somiglianza, ti imbottivano la pancia con i cuscini.
Fabio: Anche per l'Ingegner Cane mettevo
una pancia finta, all'inizio. Poi ho iniziato a portare la mia.
Marco: Se ti dico Avvocato Truscott, cosa ti viene in mente?
Fabio: Ahahah, era il personaggio di Crozza che, sin dalla
prima volta, aveva trovato questo tormentone con il modello
Fabius: Lei ha un alito importante. Nell'ultima puntata della
stagione, allora, per fargli uno scherzo, decisi di mangiare una
testa d'aglio intera: pensa che imbecille. Mi sal immediatamente
la morte nera in bocca. Ciak, si gira, e arrivai davanti a lui
senza nemmeno riuscire a parlare, perch alitavo e ridevo. Sono
andato avanti due giorni con una fiatella irrespirabile: persino per me stesso.
Marco: Il primo ciak di quello sketch non  mai andato in onda.
Fabio: Non credo fosse possibile: iniziai a ridere quattro metri prima.
Carlo: Se invece ti dico: Pagliaccio Baraldi?
Fabio: Per me il mondo si divide in due: chi lo ama e chi lo odia.
 uno dei personaggi che mi facevano pi ridere, anche se la prima
volta, lo confesso, mi sembrava una cosa patetica. Invece, poi, l'evoluzione
del personaggio mi piacque tantissimo e mi innamorai di
lui. Ma questo capit con tutti i personaggi: da Olmo all'Ingegner
Cane, da Fabius a Medioman, da Bum Bum Picozza a Luigio Guastardo
della Radica, da Sergio Boria al Dottor Scarpa, passando
per Orizio e Petunio, il ballerino fumatore con il fiatone... Tutti, con il tempo, migliorarono.
Giorgio: A me facevano ridere anche le parodie, tipo Mario
Giordano con l'Alieno nelle mutande, o Roberto Calderoli.
Fabio: Calderoli era bello perch non facevamo
la parodia del leghista razzista: gli
facevamo fare l'intellettuale. Lo mettevamo
fuori contesto. Era lui che cercava di rendere
presentabile la Lega, ma a un certo punto
usciva la sua vera natura: Via i turchi dalla Turchia!. Il primo anno era un intellettuale, il secondo presentava il ciclo di film I bellissimi della Padania:
uno dei film era Indovina chi viene a cena? Te lo dico io: un negro!.
Lo presentava come un horror.
Marco: Sei il comico con cui abbiamo lavorato di pi, a parte il Mago Forest, che per, in quanto presentatore, aveva un ruolo del tutto diverso.
Fabio: Aspettate: mi  venuta in mente un'altra occasione in cui mi avete fatto girare i coglioni.
Carlo: Quale?
Fabio: Un anno Lucio Dalla fece un programma su Rai 1 e mi
invit nei panni di Olmo, perch ero primo in classifica. E voi non
deste il permesso: Se adesso cominciamo a mandare in giro te, poi
arriveranno richieste anche per gli altri e sar un inferno.... Mi 
dispiaciuto molto, sarei stato felicissimo di conoscerlo.
Giorgio: Peccato, davvero, perch Lucio era proprio un uomo eccezionale.
Fabio: Metti il dito nella piaga? Sei un vero bastardo...
...
.
...
31. Solo che pensavo quanto  inutile fandebndare, credere di stare bene quando indibind...
...
.
...
Siamo agli sgoccioli della saga di Mai dire, perch Mediaset
decider di non investire pi su un programma di successo. Strane
strategie televisive. Rispetto agli anni d'oro, i Novanta, in TV ci
sono molti pi programmi comici e, spesso, con budget pi alti.
La selezione degli artisti non  semplice e immediata come agli
inizi: la Gialappa's Band non ha pi la prima scelta di talent e
collaboratori, ma la seconda, se non la terza. Nonostante questo,
con tanta cura, fiuto e lungimiranza, i tre riescono a tirare fuori dal cilindro altri conigli magici.
Giorgio: Per una volta la voce narrante  stata fin troppo generosa,
perch in realt alla fine del decennio avevamo capito che
in azienda non avrebbero continuato con il programma e quindi,
dopo vent'anni passati a correre come forsennati, decidemmo inconsciamente
di tirare un po' i remi in barca.
Marco: Per, colpo di coda, anche il cast delle ultime due stagioni
 di tutto rispetto. Vi cito, per fare un esempio, Gigi&Ross:
la parodia di Tiziano Ferro quell'anno divenne un vero cult, e gira tuttora sui social.
Carlo: Gigi&Ross ce li segnal l'autore Fabrizio Testini: ci
piacquero molto, ma loro vivevano a Napoli e quindi venivano
a Milano solo per registrare gli sketch. Durante la settimana ci
mandavano i testi e, a distanza, ci lavoravamo. Come nelle precedenti
occasioni, non era un metodo di lavoro secondo noi proficuo:
siamo figli di un'altra generazione, il remoto per noi non aiuta la
creativit, anzi. Questo per dire che Gigi&Ross andarono molto
bene, fecero anche un'ottima parodia di Gigi D'Alessio, quella degli
Zero Assoluto e tante altre cose divertenti, ma sono convinto che se
fossero stati con noi tutta la settimana sarebbe stato molto meglio.
Marco: Ma torniamo un attimo a Tiziano Ferro: la parodia
esord con Gigi-Tiziano che cantava e non si capivano le parole.
Rudy Zerbi, allora numero uno di Sony Italia, ci disse che il vero
Ferro aveva visto la gag e gli era piaciuta molto. Non solo: pubblic
online un video in cui cantava male, pronunciando le stesse parole
incomprensibili della nostra parodia... peccato che pubblic solo
l'audio e non il video, per cui non si capiva che era lui a parodiare se stesso.
Giorgio: Comunque era stato un gesto molto carino. Ma noi
siamo famosi per pestare merdoni grossi come case. Infatti, due
settimane dopo, c'erano in scena Lola Ponce e Gigi-Tiziano che
cantavano. A un certo punto entr in scena, a sorpresa, Gi Di
Tonno, con cui Lola un paio di mesi prima aveva vinto il Festival
di Sanremo. Di Tonno guard la coppia e disse: Ma con chi mi
stai tradendo?. Tutti pensarono fosse rivolto a Lola Ponce, invece
Gigi-Tiziano si gir e i due uscirono a braccetto. Risate.
Marco: Era giusto per il gusto della gag, tra l'altro Tiziano Ferro
non aveva ancora fatto outing, quindi era proprio una scenetta
senza malizia n retropensieri: solo per sorprendere lo spettatore, per far ridere.
Carlo: Solo che Tiziano Ferro non la prese bene: Rudy Zerbi
ci disse che era imbestialito. Gigi lo incontr a un evento e Ferro
lo tratt malissimo. Lo chiamammo mesi dopo per invitarlo alla
canzone finale in cui avevamo coinvolto tutti i bersagli delle parodie:
Gianluca Grignani, Zero Assoluto... vennero tutti tranne lui.
Giorgio: Due anni dopo, Marco e io eravamo in radio, su R101,
e un giorno venne Tiziano Ferro, ma non entr in studio a salutarci.
Registr la sua intervista con Tamara Dona, nello studio accanto, e se ne and.
Carlo: E quindi  tornato il momento delle scuse: Tiziano, perdonaci!
Per anche tu, che permaloso...
Marco: Spesso Gigi&Ross interagivano con Caterina Guzzanti,
che chiamammo per sostituire Lucia Ocone. Se ripensiamo alle
comiche con cui abbiamo lavorato tanto, tra Littizzetto, Cortellesi,
Ocone e Raffaele, Caterina  l'unica che non abbiamo scoperto o
lanciato noi, perch aveva gi fatto molti programmi di successo,
soprattutto con Serena Dandini. E, contemporaneamente a Mai
dire marted, stava girando la serie cult Boris.
Carlo: Con lei avremmo lavorato divinamente se non fossero
stati gli unici due anni di governo di centrosinistra. La chiamammo
nel 2006, quando Prodi vinse le elezioni, e facemmo l'errore di non
cambiare mira nella satira politica. Non trovammo obiettivi nella
maggioranza di governo, bench ce ne fossero a bizzeffe, e rimanemmo
nostalgici della satira verso il centrodestra: sbagliando alla grande.
Giorgio: Infatti con lei facemmo la parodia di Vittorio Feltri,
ma i suoi personaggi pi riusciti, in quelle due stagioni, furono
altri: per esempio Martina Stella e la stagista Monicarelli.
Marco: Ma certo, Monicarelli: la stagista-assistente di studio,
incapace e spocchiosa, che interrompeva gli sketch altrui e si offendeva per un nonnulla!
Carlo: La voce di quel personaggio, tra l'altro, Caterina ci rivel
di averla rubata... al suo cavallo. In quel periodo partecipava a
concorsi di equitazione e possedeva un cavallo con il quale, durante
gli allenamenti, cercava di dialogare. Siccome, per, il cavallo non
le rispondeva (strano, no?), lei decise di rispondersi da sola, utilizzando
quella voce buffa e nasale, dando vita a dialoghi degni di
Ionesco. Se vi sembra una descrizione assurda, non avete ancora
capito che noi di gente normale non ne abbiamo mai incontrata...
Marco: E poi Caterina fece belle parodie
di alcuni inquilini del Grande Fratello,
come Laura Torrisi, Man-Lo e Augusto De
Megni, anche se, probabilmente, non la entusiasmavano pi di tanto.
Carlo: La particolarit di Caterina  che
ha un aplomb quasi inglese, quindi non capivamo
mai se fosse timida, incazzata o non particolarmente felice
di collaborare con noi. Cosa comprensibile, peraltro. Ma quando
se ne and, dopo due anni, ci estern tutta la sua felicit per l'esperienza fatta.
Giorgio: O forse era solo felice perch se ne andava.
Marco: Be', come darle torto...
Il programma, nonostante nella testa dei dirigenti del Biscione sia
arrivato a fine corsa, in realt  sempre molto ricco. C' variet di
personaggi, interpreti e sketch esilaranti. Con prese in giro divertenti
della societ di quegli anni. E poi, in zona Cesarini, arriva
l'ultimo colpo di coda in quanto a scoperte eccellenti...
Marco: Per sostituire Caterina Guzzanti, su segnalazione di
Gigi&Ross, contattammo Virginia Raffaele, allora poco pi che
esordiente. Ci fecero ascoltare il suo primissimo cavallo di battaglia:
l'imitazione della voce automatica delle Ferrovie dello Stato
che impazzisce e parla a scatti, mangiandosi sillabe e cambiando
intonazione di continuo. La chiamammo immediatamente e il giorno
dopo venne a Milano per incontrarci, e fu molto sincera: Ma
io non ho mai fatto parodie. Pensate poi che carriera ha fatto con parodie eccezionali!
Giorgio: Ricordo che le assegnammo i compiti per le vacanze
di Natale: provare a lavorare su Ornella Vanoni, che gi le veniva
benissimo, e a studiare gli inquilini del Grande Fratello. Non le
dicemmo subito s, la congedammo con il classico: Ti faremo
sapere. Non la facemmo neanche arrivare al parcheggio e la richiamammo:
Dai, era uno scherzo, torna su: sei stata presa. Che simpatici burloni...
Carlo: Quella stagione fece Cristina Dal Basso del Grande Fratello, Malika Ayane e Giusy Ferreri.
Marco: Collaborammo per una sola stagione, la nostra ultima,
ma si rivel subito bravissima. A parte quando mand Ross
al pronto soccorso. Era la scena finale corale con tutti i comici,
e come sempre si finiva a bottigliate di zucchero in testa. Piccolo
problema: la bottiglia di scena si sbriciola se il colpo viene dato al
centro o sul collo, mentre il fondo  molto duro, per dare consistenza
alla bottiglia. Virginia diede una saracca sulla nuca di Ross con il fondo e lo mand all'ospedale.
Giorgio: Rischi del mestiere.
Carlo: Ma Virginia non fu l'unica protagonista femminile di
quel periodo: oltre a lei scegliemmo Paola Minaccioni e Federica
Cifola. Ricordate che alla fine degli anni Duemila, dopo la mezzanotte,
sulle reti locali imperversavano le pubblicit di linee erotiche?
Lo spettatore chiamava la pornostar di turno, chiedendo di
vedere una tetta o una chiappa e di farsi dire porcate al telefono.
Sono certo che ne avete memoria: ognuno ha i lettori che si merita...
Giorgio: Paola e Federica ci proposero una presa in giro di
quelle hot line, le cui protagoniste si chiamavano Paprika&Curry
ed erano davvero goffe e antierotiche. Le telefonate degli spettatori
erano surreali: Ma certo, caro, te ce vado io domani in Posta.
Oppure si mettevano una targa di motorino sul sedere e dicevano: Dai, tamponaci.
Carlo: In quel periodo iniziammo a collaborare anche con Alfredo
Colina, che avevamo conosciuto attraverso Aldo, Giovanni e
Giacomo, e che si rivel subito fantastico nella capacit di apparire
un idiota. Quando avevamo bisogno di qualcuno che facesse la
parte del cretino, chiamavamo sempre lui: si andava sullo strasicuro!
Giorgio: Era la spalla perfetta per Forest: qualsiasi ruolo gli affibbiassi
lo portava a casa egregiamente, senza sbrodolare mai. Lo
chiamammo anche in Rai, per Rai dire Nis, dove fece il nostro
inviato sul campo: Dario Mensola. Fece anche Andy Wallera, il
pittore che dipinge con il suo pisello. Alfredo  sempre stato molto
preciso: rarissimo che sbagliasse negli sketch, anche perch insegna
teatro a Monza. E nella vita reale, a scanso di potenziali equivoci,
 tutt'altro che stupido. Oltre a essere una bravissima persona, che non guasta mai.
Il gran finale di Mai dire... non poteva che parlare in ligure.
Come abbiamo detto, da Genova e dintorni sono venuti parte
dei comici che hanno lavorato con la Gialappa's Band. Anche
nell'ultima stagione, infatti, il cast  ricco di abelinati.
Carlo: L'ultima infornata di liguri  composta da Enrique Balbontin,
Andrea Ceccon, Fabrizio Casalino e Andrea Di Marco,
tutti transitati, magari in epoche diverse, dal collettivo di comici genovesi I Cavalli Marci.
Giorgio: Hanno tutti storie personali incredibili, ma quella di
Casalino potrebbe diventare una serie TV. Fabrizio nel 1996 arriv
secondo a Un disco per l'estate e l'anno dopo partecip a
Carramba che sorpresa. Grazie a Raffaella Carr divent famosissimo
in Sudamerica e quindi part per un lungo tour. Il suo disco venne
tradotto in spagnolo e fin in classifica in tredici nazioni del Centro
e Sud America. Per, mentre era l a riempire i palazzetti, la
sua casa discografica italiana fall e lui rimase
senza pi appoggi e coperture. Torn in Italia
pensando di riscuotere lo stesso successo e di
trovare una nuova etichetta, e invece non se
lo fil pi nessuno. Per lo stress perse i capelli,
ma riusc a reagire grazie all'ironia: entr nei
Cavalli Marci e si reinvent comico-cantante.
Carlo: Anche Andrea Ceccon part come musicista, come membro
delle Voci Atroci, gruppo musicale a cappella, contraltare ironico
e dissacrante dei nazionalpopolari Neri per caso.
Marco: Enrique Balbontin, invece, oltre alla carriera da comico
ha sempre lavorato come avvocato di strada, ovvero difendendo
i diseredati di Genova: prostitute, tossici, immigrati, ladri. Si vanta
sempre di aver fatto avere gli arresti domiciliari a un punkabbestia,
ma su una panchina nel parco di Nervi a Genova. Ci ha anche
portato un articolo del Secolo XIX per dimostrarcelo, e sostiene
persino di aver difeso un ladro che aveva svaligiato casa sua!
Carlo: Andrea Di Marco, invece, venne a lavorare da noi su
suggerimento di Savino Cesareo. Andrea  un virtuoso della chitarra,
con una grande verve comica. Da noi fece la parodia di Povia e
poi invent Don Giorgione, che nell'ultima puntata finse di vincere
Chi vuol essere milionario?. Anche in quell'occasione Gerry
Scotti fu molto generoso nel prestarsi allo sketch e nel metterci a disposizione il suo studio.
Giorgio: Il bello di loro quattro  che, da buoni liguri, spesso
venivano a Milano con una sola macchina, in quattro, per risparmiare.
Marco: Andrea Di Marco ultimamente  molto attivo sui social;
ha anche fondato l'esilarante movimento estremista ligure Basta milanesi.
Carlo: A cui, se non fossi nato a Milano, mi iscriverei di corsa!
E cos, nella primavera del 2009, dopo vent'anni esatti, finisce
l'epopea di Mai dire.... Come abbiamo visto, dagli studi della
Gialappa's Band sono passati i pi grandi comici italiani, anzi,
la maggior parte di loro si  formata grazie a Mai dire. Ma se
pensate, o sperate come me, che la storia professionale di Carlo,
Giorgio e Marco sia finita l, purtroppo, vi sbagliate di grosso. To be continued...
...
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AMARCORD. Robertooo... Robertooo, di Marco.
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 appena finito il Festival di Sanremo del 2009, condotto da Paolo
Bonolis. Noi lo abbiamo commentato per Radio 2, scegliendo per
l'esibizione di Roberto Benigni di fare una cosa che non avevamo
mai fatto: chiudere il nostro microfono e ascoltarlo in religioso
silenzio, non pentendoci della scelta, perch il pezzo  veramente
bello. Stare quasi mezz'ora a microfono chiuso per la radio  un'immensit, ma ci  sembrato giusto farlo.
La settimana dopo siamo in studio per le prove del nostro nuovo
programma, presentato dal Mago Forest e Lola Ponce; il clima 
buono e, come al solito, gli scherzi tra di noi non mancano. Luned
pomeriggio, mentre stiamo provando il Tiziano Ferro fatto da Gigi
Esposito del duo Gigi&Ross, mi squilla il telefono e chi mi chiama
non  tra i miei contatti in rubrica. Solitamente non rispondo ai
numeri che non conosco, ma quel giorno, non so per quale motivo,
decido di farlo: mi risponde una voce gentile che dice di lavorare
per Roberto Benigni e mi avvisa che, in uno dei prossimi giorni,
gli farebbe piacere parlare con me. Mentre ascolto, tento di capire
se questa voce femminile mi ricordi qualcuno che conosco, perch
sono convinto che si tratti di uno scherzo.
Tre giorni dopo, ho gi dimenticato la telefonata. Siamo nella
nostra postazione e dentro il nostro gabbiotto (questo il nome che
abbiamo sempre usato, forse coniato dal signor Carlo che vede il
nostro lavoro come una specie di prigione, ma a memoria mi vengono
in mente almeno tremilaesettecento mestieri ben peggiori) ci
sono Michele alias Mago Forest, Gigi&Ross, e stiamo guardando
il meraviglioso pezzo di Jean Claude che Marcello Cesena ci ha appena mandato.
Il mio telefono squilla nuovamente, ma decido di non rispondere,
finch Forest non allunga il collo, guarda il display del mio
telefono e ad alta voce dice: Siamo arrivati a questo? Ti chiama
Roberto Benigni e tu non rispondi?. Per me non  altro che la
conferma che si tratti di uno scherzo e dopo aver allegramente
mandato a cagare tutti, mi rimetto a guardare la scaletta della
puntata. Passa solo un minuto e il telefono squilla nuovamente: sul
display lampeggia benigni, dato che avevo salvato cos il numero
della gentile collaboratrice. Rispondo, ridendo e non prendendo
minimamente sul serio le parole che mi arrivano dall'altra parte.
Buongiorno, dottor Santin, (dottore in cosa? forse in idiozia?)
se ha un minuto le passerei il signor Benigni.
Certo, certo, dico ridendo pi forte e trattenendomi a stento dall'aggiungere: E il Papa no?.
Mentre una musichetta di attesa mi sfonda un timpano, mi
preparo mentalmente le parole giuste per smascherare questa pagliacciata
e mentre penso di averle trovate, una voce inconfondibile
mi travolge senza darmi molte possibilit di replica.
Oh, Marco, non sai il piacere, tu non ti rendi conto di quanto
sia contento di poter parlare con te, di poterti ringraziare per quello
che avete fatto per me a Sanremo. Oh, Marcolino che emozione...
(da leggere con la voce di Benigni).
Ma Roberto, scherzi? Mi stai prendendo in giro?, riesco a
balbettare infilandomi in una sua pausa, ma vengo piacevolmente
zittito da quell'entusiasmo allegro che, come un fiume in piena, mi travolge totalmente.
Sono spettatore unico di un monologo di una quindicina di minuti,
dove mi si ringrazia per aver fatto una scelta che ci  venuta
naturale e che ci  sembrata pi che giusta. Ma questo semplice
concetto non riesco nemmeno ad accennarlo, perch Benigni (ormai
non ho pi dubbi sul fatto che sia davvero lui) prosegue dicendomi,
tra un Marco e un Marcolino, che guarda e apprezza
i nostri programmi e che ci ha sempre seguiti, anche in radio, nei nostri commenti al Festival.
Mi sento un Pippo Baudo nelle sue mani, ed  un ruolo che non
mi calza a pennello. E cos, appena arriva un altro attimo di pausa
fisiologico da parte sua, prendo la parola e dal nulla dico: Ecco,
Roberto, ti posso assicurare che non lo faremo mai pi, commenteremo
il tuo monologo dall'inizio alla fine, almeno l non potrai
non farci parlare... eccheccazzo!.
PS: Ovviamente quest'ultima frase non l'ho mai detta; l'ho
ringraziato commosso, sentendomi un privilegiato per quello che
era appena successo, ma mi sembrava carino spiazzarvi tutti per
chiudere questo ricordo. Qualcuno, almeno per un secondo, ci ha creduto?
Carlo: Ciao, ragazzi, tutto sommato  stato bello
ripercorrere il nostro percorso insieme. Ci vediamo
presto... magari non subito, facciamo passare
qualche settimana. Tanti saluti a casa...
Giorgio: Ma dove cazzo vai, Carlo? Togliti la giacca e risiediti.
Marco: Certo, ora dobbiamo raccontare gli anni in Rai. Manca poco alla fine, resisti.
Carlo: No, la Rai no, vi prego: se dico tutto quello che penso rischio di finire in galera. E comunque vi denuncer per sequestro di persona, sappiatelo!
...
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RAI.
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32. Rai dire mai!
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La prima telefonata di Rai TV alla Gialappa's Band arriva a fine
millennio, ma la loro esperienza nella televisione di Stato  storia
recente. Nel mezzo, una serie di assurdi e incredibili tentativi
che non sono andati a buon fine. Messi tutti in fila fanno molto
ridere... me. Carlo, Giorgio e Marco, invece, masticano ancora amaro.
Carlo: Dell'esperienza a Radio Rai abbiamo gi parlato, mentre
il primo abboccamento per la televisione arriv nel 1999, l'estate
in cui girammo il film. Era il momento in cui Mediaset non aveva
comprato i diritti del calcio delle 20,30, che passarono alla TV di
Stato, ma c'era un problema: la Rai non sapeva come utilizzarli.
Quindi ci chiam l'allora Direttore Generale, Pierluigi Celli, che
voleva dare un senso a quell'acquisto. Noi eravamo gi a Roma
per il montaggio del film, e cos ci presentammo immediatamente
in viale Mazzini per parlare di un'eventuale collaborazione: fu una
conversazione interessante, che ci sembr potesse aprire delle prospettive.
Iniziammo persino a discutere di dettagli legati ai nostri collaboratori...
Giorgio: Ci mettemmo d'accordo con Celli su tutto: contratto,
programmi, collaboratori... sembrava fatta! Per, a quel punto, la
pratica pass all'Ufficio Scritture, che sul contratto scrisse tutt'altro.
Facemmo presente che il Direttore Generale ci aveva garantito
alcune cose, ma il burocrate che gestiva l'ufficio ci rispose testualmente:
S, bello, ma lui c' da poco e ci sar ancora, forse, per
sei mesi. Io sono qui da vent'anni e ci sar per altri venti. Altri problemi?.
Marco: Quando gli riferimmo la surreale conversazione, Celli
ci rispose: Ah, vi ha detto cos?. Anche per lui era il segnale che
gli avvoltoi aziendali cominciavano a volargli intorno. Non fece
neanche un tentativo per imporsi e cos sfum il nostro trasloco in
Rai. E sei mesi dopo, in effetti, non c'era gi pi...
Carlo: Firmammo per un anno con Cologno Monzese, e l'anno
dopo, quando l'ex Mediaset Mario Brugola divent capo della
Divisione Uno di viale Mazzini, ovvero con delega per Rai 1 e Rai
2, ci illudemmo che il passaggio si potesse finalmente fare. Brugola
lo conoscevamo da anni, c'era un ottimo rapporto con lui, e poi
si era portato nella TV di Stato, per gestire le risorse artistiche, anche
Maria Teresa Corvini, altra ex dirigente di Cologno Monzese
con cui avevamo collaborato meravigliosamente. Insomma, tutto faceva ben sperare.
Marco: Anche con Mario e Maria Teresa sviscerammo ogni
dettaglio: numero dei collaboratori, strumentazione necessaria,
stanze per la redazione... ma si rivel tutto troppo complicato.
La burocrazia che si  stratificata in Rai rallenta e complica ogni
cosa, tant' che ci dissero: In Mediaset avete un abito che vi
abbiamo cucito addosso nel corso degli anni, e rifarvelo uguale qui
ne richiederebbe almeno altrettanti. La cosa migliore, per evitare
tutti questi problemi,  che fondiate una casa di produzione vostra:
a quel punto vi diamo un appalto chiavi in mano e l'abito ve lo cucite liberamente voi stessi.
Giorgio: E una cosa che non abbiamo mai voluto fare, perch
con i nostri collaboratori vogliamo solo un rapporto di tipo editoriale.
Se fossimo diventati produttori di noi stessi questo non sarebbe stato possibile, ovviamente.
Marco. Avremmo per potuto affidarci a una casa di produzione
gi esistente... certo, se fossimo stati anche intelligenti, ma non  il nostro caso.
Carlo: La saga non finisce qui. Nel 2003 ci chiam un altro
ex Mediaset, Alessio Gorla: l'uomo che per primo ci aveva portati
in televisione. Gorla ha avuto tanti ruoli in Rai, ma quando ci
chiam ne rivestiva uno che non esiste pi: Coordinamento dei
palinsesti, che vuol dire tutto, ma anche niente. Lo vedemmo un
giorno a pranzo e gli raccontammo i vari precedenti, poco edificanti:
Ci abbiamo provato tanto, ma abbiamo sempre avuto
l'impressione che ci fosse un veto dall'alto.... Ma va', figuratevi,
verifico subito!, rispose lui. Fatto sta che alla fine ci diede ragione.
A quel punto smisi di crederci e decisi di non dare pi credito alle chiamate da viale Mazzini.
Marco: Nel 2006, infatti, Antonio Marano, direttore di Rai
2, chiam me. All'incontro andammo solo Giorgio e io, proprio
perch Carlo ci aveva messo una croce sopra.
Giorgio: Si dimostr simpatico, preparato, e sapeva di televisione.
Ammetto che io avevo forti pregiudizi nei suoi confronti, in
quanto era arrivato in Rai in quota Lega, come dicevano i giornali
di allora. Ci offr di commentare la striscia delle audizioni di X
Factor, che in quegli anni andava in onda su Rai 2, e a un certo punto pens anche di metterci come giudici.
Marco: Nel 2006 non se ne fece nulla, perch ormai avevamo
gi dato la parola a Mediaset, e poi perch le produzioni erano gi
ben avviate. Allora Marano si ripresent un anno dopo: Questa
volta sono in anticipo, quindi non rompete le scatole e venite.
Sembrava fatta, io ci credevo un casino e, soprattutto, a quel punto
ne avevo voglia. Ma quando chiamai Carlo per avere la sua
opinione per dare una risposta definitiva, mi disse: La sola idea
di lavorare l dentro non mi fa dormire la notte. A quel punto la
mia voglia di andare in Rai era meno forte della disperazione di Carlo. E rifiutammo.
Carlo: Tutte le esperienze precedenti mi avevano terrorizzato e
disilluso. Mi vedevo perso nei meandri della Rai a rincorrere grigi
burocrati per farmi approvare il semplice acquisto di un mouse per
il computer... non ci dormivo davvero la notte. Anche perch, riguardo
a questi dettagli, Marano aveva semplicemente detto: Voi
cominciate a venire e fidatevi di me: una soluzione, in qualche modo, si trover.
Giorgio: Ci fu un altro tentativo, o sbaglio?
Carlo: Non sbagli: il 23 luglio del 2009 mi chiam Massimo
Bellicapelli Liofredi: Sei la prima persona che chiamo, mi hanno
appena nominato direttore di Rai 2!. Mi chiese la disponibilit a
fare un incontro con lui e gli spiegai tutti gli antefatti, chiudendo
con Comunque, se vuoi, vediamoci per parlarne. Al che mi rispose:
Un attimo: adesso che so che sareste eventualmente disposti a
parlarne, devo verificare se, da sopra, mi autorizzano a incontrarvi.
Ovviamente spar nello stesso nulla da cui era appena sbucato...
Marco: Capimmo con gli anni che era la politica di Berlusconi,
sia con i giocatori del Milan che in televisione: non fare andare
nessuno da nessuna parte. Tant' che quell'anno fin il ciclo di Mai
dire... e Mediaset ci fece firmare un biennale, ma senza poi farci fare programmi.
Giorgio: Quando avanzavamo delle proposte, ci rispondevano:
Tranquilli: noi i soldi pattuiti ve li diamo, ma  pi il risparmio di
non fare il vostro programma rispetto alla perdita di pagare solo
voi. Piccolo problema: i nostri collaboratori non ricevettero lo
stesso trattamento e questo ci cre non pochi problemi, soprattutto sul piano umano.
Carlo: L'azienda ci concesse di fare solo due esperimenti, in
tarda serata. Uno era Mai dire Amici, in cui facemmo esordire
alla conduzione Diana del Bufalo, che allora era semplicemente una concorrente appena esclusa.
Marco: Un sabato pomeriggio andammo pure in onda dal vivo
in Amici e ci fu un'ottima reazione da parte del pubblico in
studio, cos Maria De Filippi ci propose addirittura di fermarci a
Roma a lavorare per lei. L'anno dopo part il nostro secondo esperimento,
Mai dire provini, e i provini ce li forn quasi tutti Maria.
Carlo: Oltre a questi due piccoli programmi, che non ebbero
seguito anche per via della progressiva sparizione delle seconde
e terze serate, iniziammo a collaborare con Le Iene, condotto allora da Ilary Blasi e Teo Mammucari.
Marco: Il primo incontro con Ilary fu molto divertente: andammo
con lei in un ristorante a Roma e, appena entrati, part
l'applauso di tutta la sala. Tranquilli, non stanno applaudendo
me, stanno applaudendo la moglie del capitano!, disse lei.
Carlo: La prima cosa che facemmo con lei fu, nel 2007, Mai
dire Candid: un programma di Davide Parenti, condotto da Forest e
da lei. Confesso che avevo stupidi pregiudizi sulle belle ragazze mogli
di calciatori e Ilary, invece, mi conquist subito.  disponibilissima,
alla mano, non  minimamente altezzosa, sempre in ascolto e, una
delle cose che mi hanno colpito di pi, ha una capacit di controbattuta
maggiore rispetto a tanti comici:  un gioco in cui si diverte.
Mentre altri vanno un po' nel pallone, lei lo cerca. Uno dei pregiudizi
che avevo  che non fosse informata, preparata e istruita, e invece
mi strabili, perch quando c'era nel copione qualcosa che andava
oltre la sua competenza, cosa tutt'altro che usuale, ammetteva di
non saperlo e poi era felicissima di farselo spiegare e lo imparava in
un attimo. Ilary  uno scanner vivente: ha una capacit di apprendimento
e memorizzazione che non ho mai visto in nessun altro. Se
Mammucari o noi dimenticavamo di dire qualcosa, lei dava immediatamente
l'appoggio giusto per recuperare. Che detto cos sembra
una cazzata, ma non lo . Ed  stata fondamentale, non tanto con
Forest che  un professionista esemplare, ma con noi e Mammucari
che, a Le Iene, a volte saltavamo qualche battuta.
Marco: Poi Ilary  una che fa sempre gruppo. A Le Iene, dove
lo studio  meno importante dei servizi, avere un'unit di gruppo 
comunque importante. Con Ilary e Mammucari ci siamo divertiti
tanto, come poi sarebbe successo anche con Alessia Marcuzzi e Nicola Savino.
Giorgio: A proposito di Teo Mammucari vorrei raccontare un
aneddoto che lo definisce molto bene. All'inizio della carriera fu
aiutato da un autore-produttore televisivo, che purtroppo a un
certo punto and in difficolt. Teo gli prest cinquantamila euro,
passarono un paio d'anni e questa persona si rimise in piedi, ma
faceva comunque fatica a restituirgli i soldi. Mammucari allora
lo chiam e gli disse: Sai che c'? Grazie a te sono diventato
famoso: quei cinquantamila euro non li rivoglio!. Teo  molto
generoso: in scena e anche nella vita. Ha solo un leggero problema
con la cultura: credo che l'unica volta che ha avuto un libro in mano abbia cercato di mangiarlo.
Marco: A creare un clima sereno, da subito, a Le Iene ci si
mise anche il compianto Franchino Tuzio, manager di Ilary Blasi e
Nicola Savino, che un giorno in corridoio ci disse: Nicola vi vorrebbe
ospiti a Quelli che il calcio su Rai 2 per l'ultima puntata.
Carlo: E l, la nostra storia con la Rai cambi...
...
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...
AMARCORD. Rai: di tutto, di pi! Di Giorgio.
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...
Maggio 2015. Stiamo lavorando a una delle ultime puntate de Le
Iene, chiusi nel nostro abituale gabbiotto: una definizione fin
troppo gentile per la struttura di legno posta ai margini dello studio,
larga tre metri e profonda uno e mezzo, accogliente come una
cella di Guantanamo, in cui noi per ventitr anni abbiamo registrato le nostre trasmissioni a Mediaset.
A un certo punto si affaccia il manager di Ilary Blasi, il compianto
Franchino Tuzio (purtroppo una bruttissima forma di leucemia
se lo port via pochi anni dopo, lasciando un vuoto incolmabile
in molti suoi amici e artisti: un uomo simpaticissimo, il suo
mix travolgente di sincerit e professionalit, ma soprattutto il
suo umorismo becero e politicamente scorretto, che avrebbe fatto
impallidire persino il commissario Monnezza di Tomas Milian,
non sar mai rimpianto abbastanza), chiedendoci: Ragazzi, volete
venire ospiti a commentare l'ultima puntata della stagione di Quelli che il calcio?.
La trasmissione di Rai 2 allora  condotta da Nicola Savino,
anch'egli rappresentato da Franchino. Nicola ci  simpatico, tra i
comici della trasmissione ci sono nostre vecchie conoscenze come
Lucia Ocone e Nuzzo&Di Biase e il tema  il calcio, per cui accettiamo
volentieri. Due settimane dopo siamo in onda, l'ospitata
va bene e il giorno dopo l'allora direttore di rete Teodoli ci offre
di condurre il programma per la stagione successiva. Mediaset,
negli ultimi anni, ci aveva fatto lavorare talmente poco, offrendoci
soltanto la co-conduzione de Le Iene, che ormai stavamo
iniziando a sentirci come il batterista di un gruppo heavy metal
finito a lavorare per Fred Bongusto, per cui decidiamo di fare il
grande salto e dopo quasi trent'anni di attivit approdiamo tra le braccia di mamma Rai.
Il compenso  molto pi basso di quello che avevamo a Mediaset,
ma la voglia di fare una nuova esperienza, l'impegno non troppo
faticoso (eravamo solo conduttori del programma e non autori,
per cui l'impegno si riduceva al sabato per le prove e alla domenica
per la diretta) e la sensazione che, se iniziamo a lavorare in Rai,
dopo un po' ci chiederanno di fare anche altri programmi (cosa
che puntualmente si verific), ci convincono ad accettare la proposta
con un certo entusiasmo (solo uno di noi non era entusiasta:
indovinate chi? Vi do qualche indizio:  vegano, ambientalista, ha
pochi capelli e da quindici anni non ha voglia di fare pi un cazzo,
a parte questo libro). Ed  cos che iniziamo ad addentrarci nei
meandri della Rai, un'entit multiforme composta da moltissimi
ottimi professionisti, parecchi lavoratori ormai sfiancati e sfiduciati
dall'eccesso di burocrazia, e una serie imbarazzante di inetti,
assunti per amicizie, parentele e connivenze politiche.
Nei due anni passati dentro mamma Rai le soddisfazioni superano
di gran lunga le delusioni; in aggiunta a Quelli che il calcio
facciamo due edizioni del Dopofestival che ci divertono moltissimo,
oltre a segnare il record di ascolti della storia del programma
(l'ultima puntata della nostra edizione registr il sessantacinque
per cento di share! Certo, andava in onda alle due di notte per cui
non  che avessimo una grande concorrenza, per non stiamo l a
guardare il capello). Facciamo Rai dire Nis, secondo noi il nostro
miglior programma degli ultimi quindici anni, poi un'edizione
riveduta e scorretta di Milano-Roma, quindi commentiamo gli
Europei su Rai 4, una TV che stava iniziando a essere piuttosto
interessante, prima che il demagogico abbassamento del canone le
tarpasse le ali. Per va detto che, arrivando da una TV commerciale
e relativamente giovane, notiamo subito delle differenze. Innanzitutto
i contratti che ci propongono: sostanzialmente immodificabili
durante le trattative, presentano clausole che sarebbero state
giudicate anacronistiche gi nel tardo Medioevo (non a caso mi
sembra di ricordare che, in fondo al contratto, come foro competente
in caso di dispute legali, venisse indicato l'indirizzo di casa di Torquemada).
Queste clausole sono talmente immodificabili che il cagacazzi
del nostro gruppo (vi do un indizio:  vegano, ambientalista, ha
pochi capelli e da quindici anni non ha voglia di fare pi un cazzo,
a parte rompere i maroni sul contratto della Rai) arriva al punto
di rifiutarsi di firmarlo, ragion per cui, per consentirgli di lavorare
senza modificare le clausole, si trova una soluzione mai adottata
prima e neanche dopo: ogni giorno che Carlo fa una puntata di
un programma, gli viene fatto firmare un contratto della validit di un singolo giorno!
Un altro problema  quello dei marchi: da contratto  proibito,
pena lo squartamento in stile Braveheart nel piazzale dentro la sede
di Corso Sempione, nominare una qualsiasi marca di qualsiasi prodotto
durante i programmi. Marco  perplesso, io imbufalito, quindi
decido di aggirare il problema con la mia solita grazia e la mia
universalmente riconosciuta abilit diplomatica, e nei primi cinque
minuti della prima puntata di Quelli che il calcio in diretta, con
voce stentorea e senza praticamente nessun motivo plausibile, nomino
nell'ordine Coca-Cola, Nutella e credo lo shampoo Badedas,
giusto per dare un tocco vintage al mio reato. La mia esecuzione
per non arriva, forse perch con i recenti tagli ai budget della Rai
non si trovano i quattro cavalli necessari per l'operazione.
 allora, per, che capiamo che la maggior parte di quelle assurde
clausole  l perch  stata scritta centinaia di anni prima, forse
ancora sull'argilla, e che nessuno in Rai si  mai voluto prendere la
responsabilit da un lato di toglierle, dall'altro anche di applicarle!
E da quel giorno, quantomeno dal punto di vista legale, in Rai fila tutto liscio come l'olio. Bertolli, ovviamente.
...
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33. La Rai siamo noi.
...
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...
Dopo un corteggiamento durato decenni, finalmente, si consuma
l'amore tra la TV di Stato e la Gialappa's Band. E le cose non vanno
niente male. Partono con Quelli che il calcio la domenica
e finiscono al Festival di Sanremo, ma non in radio: riportano in
auge il mitico Dopofestival di Rai 1. Chiss il buonumore del
signor Carlo, che solitamente ama andare a dormire presto...
Giorgio: Il primo anno a Rai 2 fil liscio, il direttore Angelo
Teodoli ci aveva fortemente voluti e questo ci aveva fatto prendere
la decisione di cambiare, anche se era una scelta antieconomica
per noi. Teodoli ne capisce di televisione e con lui non ci furono
problemi, a parte un unico episodio... A un certo punto Massimo
Giannini ci chiam per affidarci la copertina comica del
talk show Ballar su Rai 3. Eravamo convinti che la Rai fosse
un'unica grande famiglia e che passare da una rete all'altra fosse
normale, come del resto capita in Mediaset. Invece, scoprimmo
che non era affatto cos: Teodoli oppose tutte le resistenze del
mondo. Cerc in ogni modo di impedircelo. A un certo punto
propose anche: Non andate da Giannini, piuttosto nel talk show
di Nicola Porro su Rai 2. Da Porro ci vai tu!, gli risposi io
con il mio solito aplomb britannico. Forse ci permise di andare
soltanto l'intervento di Antonio Campo Dall'Orto, l'allora Direttore
Generale della Rai. Quella, per, fu l'unica frizione con Teodoli in un anno.
Marco: L'esperienza di Rai dire Parlamento a Ballar fu
abbastanza faticosa, perch il materiale non era tanto e il risultato
non fu eccelso. Per fu senz'altro una cosa dignitosa. Se avessimo
avuto la met degli anni saremmo anche andati a Roma a confezionarla,
il che sicuramente avrebbe aiutato nella resa finale.
Carlo: Rispetto a tutte le fallimentari trattative precedenti,
quella volta il trasloco and in porto, perch non avevamo un
nostro programma: quindi non avevamo necessit di portare collaboratori,
di chiedere videoregistratori o un mouse per il Pc (operazione
per cui, probabilmente,  necessaria una gara pubblica
d'appalto). Dovevamo solo entrare dentro trasmissioni gi ben avviate e rodate.
Giorgio: Verissimo, i programmi dove iniziammo a metterci
del nostro arrivarono dopo, un po' forse al Dopofestival e sicuramente
l'anno seguente con Rai dire Nis. Sanremo, oltre a divertirci
parecchio, ci diede una grande spinta dentro l'azienda e un
rilancio di comunicazione non indifferente verso l'esterno. Secondo
noi il miglior Dopofestival di sempre era stato quello di Elio, che
aveva fatto una media del quindici per cento di share, mentre noi
arrivammo al cinquanta per cento. Questa cosa, ovviamente, non pass inosservata.
Carlo: In realt il cast del nostro primo Dopofestival lo fece
Carlo Conti e ce lo cal dall'alto. Erano sette anni che non si faceva
il Dopofestival, per cui c'era un po' di perplessit verso il programma,
nonostante la determinazione di Conti. Perplessit che non
venne fugata con la prima puntata; anche se fece un ottimo ascolto,
questo non bast ai dirigenti Rai per dire: Bene cos. Ci volle la
seconda puntata, ancora pi seguita, per permettermi di parlare
con Carlo Conti e dire: Ci state facendo lavorare col freno a mano
tirato: che cosa ci avete chiamati a fare? Se avete questo terrore che
non si debba far ridere, ma solo dare spazio a cantanti e giornalisti,
avreste fatto meglio a chiamare qualcun altro, perch a noi delle
loro polemiche non ce ne importa niente. A quel punto, Conti pot
finalmente dire: Liberi! e ci tolsero il freno a mano; ma quello
che pi di tutti pag le prime due puntate fu Max Giusti, che ci aveva
proposto parodie di grandi cantanti. Aveva passato ore al trucco
per assomigliare a Bono Vox o a Elton John, con l'azienda che lo
guardava con sospetto: Vorrai mica far ridere, come Elio che ci ha
fatto fare solo il quindici per cento?. Anche
in quell'occasione Max Giusti si dimostr la
pasta d'uomo che , mantenendo un contegno esemplare: ne abbiamo visti altri dare in escandescenza per molto meno.
Marco: Max Giusti lo avevamo incontrato
la prima volta nel 2005. Dovevamo sostituire
Fabio De Luigi e venne a fare una chiacchierata esplorativa. Purtroppo,
per, ci disse: Io sono venuto perch volevo conoscervi,
ma l'anno prossimo ho gi un mucchio di impegni. E quindi, alla fine, scegliemmo Ubaldo Pantani.
Carlo: Poi lo ritrovammo nel cast di Quelli che il calcio su
Rai 2. Ricordo che, molto carinamente, ci diceva: Fare un pezzo
con voi  bellissimo, mi fornite sempre gli stimoli comici che mi
servono. Grazie: il vostro contraltare  utilissimo!. Anche perch
Max ha buone capacit di improvvisazione, cosa che non tutti i
comici hanno, e quindi apprezza gli interventi fuori copione. E una
persona che, oltre a non creare problemi, aiuta a risolverli. Ci sono
tanti artisti che sembra facciano apposta a crearli, magari come pretesto per non aver fatto bene uno sketch.
Giorgio: Venne ospite anche in una nostra diretta su Twitch per
commentare il terzo Festival di Sanremo di Amadeus, dove raccont
un aneddoto esilarante: Vado a questo matrimonio e finisco al
tavolo con Paolo Bonolis e Fiorello. Insomma, voi mi conoscete,
sapete che sono uno che parla a macchinetta, con la battuta sempre
pronta. E niente, quella volta riuscii solo a dire Buongiorno
quando arrivai e Arrivederci quando me ne andai. Impossibile inserirsi tra Bonolis e Fiorello.
In Rai, il primo anno la Gialappa's Band, oltre a Quelli che il calcio
e Ballar, commenta anche gli Europei di calcio del 2016 e
per tutto il 2016-2017 anche le partite di qualificazione ai Mondiali
di Russia 2018 della Nazionale italiana. Che purtroppo fin male. Se
non avessero commentato anche i Mondiali vittoriosi del 2006 e gli
Europei del 2020, si potrebbe pensare che portino iella agli Azzurri.
Carlo: A febbraio 2016 Angelo Teodoli venne spostato dalla
direzione di Rai 2 a quella di Rai 4, e al suo posto venne nominata
Ilaria Dallatana. A quel punto, in barba a quanto ci aveva detto ai
tempi della proposta di collaborazione con Rai 3 (Siete personaggi
di Rai 2: non potete lavorare anche per altre reti!), ci chiam
Teodoli per affidarci il commento delle partite degli Europei di
Calcio del 2016, con la regia, per, di due registi interni.
Giorgio: Una dei due era una signora molto per bene, ma solitamente
abituata a riprendere i concerti del Teatro alla Scala di
Milano. Non proprio un'esperta di calcio, quindi: tant' che, durante
una partita della Francia, riusc a perdere le immagini del gol,
perch si era soffermata sul tifo francese sugli spalti. Ma a parte
questi piccoli imprevisti, fu una bella esperienza, perch potemmo
controllare integralmente le immagini da mostrare, cosa che ci era
capitata soltanto a Sky nel 2006.
Marco: Nello stesso anno facemmo anche Milano-Roma,
format di fine anni Novanta riproposto quell'anno, prodotto per la Rai esternamente da ZeroStories.
Giorgio: A noi venne in mente di riproporlo, ma Ilaria Dallatana
ci disse che era un progetto gi in cantiere e quindi ci infil
dentro in corsa. La redazione era gi tutta composta, quindi chiedemmo
almeno di poter scegliere gli ospiti. Il compromesso fu una
via di mezzo: alcuni scelti da noi, altri no. Ci furono per esempio
Giovanni Floris, il Mago Forest, Geppi Cucciari, Bruno Barbieri,
Costantino della Gherardesca, Giulia Innocenzi, Erri De Luca,
Carlo Lucarelli e il nostro amico Giancarlo Magalli, con cui non
collaboravamo dai tempi de Il gioco dei 9.
Carlo: A questo punto potremmo raccontare i mille, strabilianti,
aneddoti di Magalli, ma probabilmente gli avvocati di Mondadori
bloccherebbero la stampa del libro. Quindi, chiudiamo qui il
capitolo. Ma se incontrate Giancarlo Magalli, non chiedetegli il
solito inutile selfie, piuttosto fatevi raccontare di quella volta che la mitica Raffaella Carr...
...
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...
AMARCORD. Ma noi non ci Sanremo. di Carlo.
...
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...
16 dicembre 2015. Mi squilla il telefono e immagino che sia qualcuno
che vuole farmi gli auguri ( il mio compleanno), ma si tratta
di un numero sconosciuto e, temendo la consueta offerta commerciale
irrinunciabile legata alla liberalizzazione del mercato dell'energia,
decido di non rispondere. Nel tentativo maldestro di rifiutare
la chiamata, per, evidentemente schiaccio il punto sbagliato dello
schermo (la tecnologia touch, da sempre, mi rema contro: forse
perch quando ero bambino si scriveva ancora su lastre di pietra con
mazza e punteruolo...) e mi ritrovo a parlare, per la prima volta in vita mia, con Carlo Conti.
Si tende a pensare che il mondo dello spettacolo sia piccolo e che
ci si conosca tutti benissimo, ma non  affatto cos (e, credetemi,
nella maggior parte dei casi questo  un bene!). Carlo Conti non
vuole farmi gli auguri, ovviamente, ma parlarmi del Festival di
Sanremo 2016 che  quasi alle porte, e glissando elegantemente sul
fatto che il Dopofestival lo ha gi proposto prima a Piero
Chiambretti e poi a Federico Russo, senza che ci portasse a un accordo,
mi comunica trionfalmente di aver scelto noi per la conduzione.
Non si tratta esattamente di un bel regalo di compleanno, perch
la bolgia della kermesse sanremese ha, su di me, lo stesso effetto
della kryptonite su Superman; e io, oltretutto, Superman non
lo sono mai stato. Non ho mai amato i veglioni di Capodanno, o
le feste di Carnevale, e durante il Festival la cittadina di Sanremo,
normalmente placida e mansueta, si trasforma in un interminabile
baccanale nel corso del quale c' spazio per tutto, tranne che per
il raziocinio. Ricordo di aver visto, in occasione di edizioni precedenti,
scene di ogni tipo: Leone di Lernia abbracciare la sosia
di Liz Taylor, il sosia di Pavarotti abbracciare Leone di Lernia, e
persino la sosia di Liz Taylor abbracciare il sosia di Pavarotti senza
che, da qualche angolo, sbucasse l'immancabile Leone di Lernia, o un suo sosia.
Il dado, comunque, ormai pare essere tratto e la mia unica
consolazione  pensare che Marco, al contrario di me, sar entusiasta
di questa notizia: a lui, inspiegabilmente, quel costante
vortice manicomiale procura energia, mentre a me, che gi ne ho
pochissima, la cancella del tutto. Ho letto che i gatti tendono a
dormire sui nodi di Hartman (i punti di maggior perturbazione
geomagnetica) perch in qualche modo se ne nutrono, mentre
i cani li evitano accuratamente per evitare di ammalarsi: perci
possiamo dire che Marco  un gatto, mentre io sono un cane (e
Giorgio, come abbiamo gi detto,  una carpa: dove lo metti sta, persino a Sanremo!).
Starei per dire a Conti che, avendo gi fatto una decina di edizioni
di Rai dire Sanremo, su Radio 2, insieme a Rudy Zerbi, non
sarebbe affatto male avere lui in video come conduttore, quando
mi precede dicendo: Bene, bene, bene! Ovviamente, siccome voi
in video non ci andate, ci vorr qualcuno che lo faccia, e ho appena
parlato con Nicola Savino, che  felicissimo di farlo insieme a voi.
Anche questa, l per l, non mi sembra una grande notizia, perch
con Nicola lavoriamo solo da un paio di mesi, e l'eccessivo
rispetto che ancora ci manifesta in scena (e fuori scena) non mi
pare che aiuti a creare il necessario contrasto comico: da che mondo
 mondo, la comicit, cos come la storia, nasce da un no!,
mentre ovunque regni il s regna anche, inesorabilmente, la noia.
Non avendo la sfera di cristallo, non posso sapere che, a sorpresa,
il Dopofestival si riveler proprio il momento in cui Nicola
smetter di rapportarsi a noi come un umile suddito, e inizier a crearsi la necessaria alchimia dialettica.
Chiedo allora a Conti se possiamo aggiungere al cast del programma
Ubaldo Pantani, per parodiare qualche personaggio del
mondo della musica, ma mi risponde che, casomai, la scelta pu cadere
su Max Giusti, gi molto noto al pubblico di Rai 1, dicendomi
molto chiaramente che, come Direttore Artistico, non desidera un
Dopofestival troppo sbilanciato sul versante comico: insomma,
Max lo potremo avere, purch venga utilizzato col contagocce.
L'ultimo, meraviglioso Dopofestival (quello di Elio e le storie
tese) risale al 2008: ma, proprio perch meraviglioso (cosa a cui
forse il pubblico di Rai 1 non era pronto), non ha fatto registrare
grandi ascolti. Perci il programma non  stato pi fatto, se non sul
web l'anno precedente, e Conti sente di essersi assunto un grande
rischio nel riproporlo, nonch nell'affidarlo proprio a noi che siamo spiriti affini agli Elii.
Passano due mesi e siamo gi l, per la prima riunione di scaletta,
nella sorprendente sede scelta per il programma: un parallelepipedo
di cemento armato nel bellissimo parco di Villa Ormond,
generalmente adibito a palestra comunale. Lo scopriamo perch,
mentre tentiamo faticosamente di comunicare con gli altri autori,
seduti intorno al nostro stesso tavolo, ognuna delle nostre voci
viene sovrastata dalle grida dell'istruttore di judo e dal querulo
vociare dei bambini del suo corso, che rimbombano sulle pareti
dell'edificio creando un effetto talmente parossistico da poter sembrare
comico. Dopo una buona mezz'ora la scaletta recita soltanto: Sigla di testa,
De Ashi Barai, Sayonara.
A quel punto facciamo presente alla produzione del programma
che lavorare in quelle condizioni, in un gigantesco open space e con
bambini urlanti,  del tutto impossibile, e ci rassicurano dicendo:
Ma no, state tranquilli: durante le serate del Festival i bambini non ci saranno.
E grazie al cazzo!, rispondiamo tutti in coro, trasferendoci
nell'albergo che, da allora, diventer il nostro unico ufficio.
Da quel momento la vita del gruppo autorale e quella del gruppo
produttivo (in buona parte composto da personale Rai che ritiene
di aver vinto una gita premio in Riviera) si divide radicalmente,
e questo comporta ancora pi problemi al povero Max Giusti,
costretto tra l'altro, per l'inadeguatezza del luogo, a recitare le sue
parodie in un minuscolo set improvvisato dentro il bagno degli
spogliatoi della palestra: a due metri scarsi dagli orinatoi bassi per
i bambini ( l'unico posto, secondo i tecnici, in cui lui possa lavorare
senza il disturbo di un eccessivo rimbombo di fondo).
Tutti, tranne noi e il suo autore, sembrano vivere Max come un
corpo un po' estraneo al programma, e la prima sera, all'ennesimo
slittamento del suo intervento a un blocco successivo della puntata,
c' chi giura di averlo visto scaricare i nervi prendendo a testate le
piastrelle bianche del muro di quel suo momentaneo e assurdo regno.
Il giorno dopo invia alla produzione una banalissima richiesta
di trovarobato (non ricordo di preciso che oggetto fosse, ma era
qualcosa di semplicissimo, tipo uno sgabello), trovandosi di fronte
a un muro di gomma burocratico fatto di frasi tipo:
No, guarda, dovevi dirlo la settimana scorsa: adesso  troppo tardi.
A Roma te lo trovavo subito, ma qui?.
O il classicone Rai: Eh, non so, bisognerebbe fare una gara d'appalto....
Essendo uomo dalle mille risorse e conoscendo alla perfezione le
logiche aziendali, Max non si perde d'animo e, non appena arriva
a farci il consueto saluto il Direttore di rete Giancarlo Leone, che
lui ben conosce per le tante cose fatte su Rai 1 negli anni precedenti,
mette in atto un vero e proprio colpo di genio: lo prende
platealmente sottobraccio e lo porta via con s dicendogli: Senti,
Gianc, ti devo dire una cosetta..., sotto gli occhi atterriti dello staff di produzione.
Non sappiamo cosa Max gli abbia detto di preciso per dare un
senso a quell'inatteso prenderlo in disparte: sappiamo solo che fu
un semplice diversivo (non gli parl di certo della scarsa collaborazione
da parte della produzione) e che l'oggetto da lui richiesto,
nel giro di pochissimi minuti, si materializz in studio.
W la Rai. (Quante battaglie nei corridoi: poveri noi... cit.)
...
.
...
34. Mamma Rai.
...
.
...
Anche il secondo anno in Rai  ricco di soddisfazioni: Quelli
che il calcio, un altro esaltante Dopofestival e, a sorpresa, un
nuovo progetto, che alla fine si riveler una delle cose migliori
mai fatte dalla Gialappa's Band. Pi li immagini finiti e pi ti
sorprendono, questi boomer della televisione.
Marco: Ancora prima che finisse la prima stagione in Rai, part
il teatrino del rinnovo. Mediaset, visto il successo ottenuto nella
TV di Stato, inizi a pressare per riportarci a Cologno. Restelli,
responsabile delle risorse artistiche del Biscione, ci chiese di tornare
a Le Iene, anche non in esclusiva. Con la faccia di tolla che
mi contraddistingue, io provai a chiederlo, ma Ilaria Dallatana,
donna navigata di televisione, utilizz un termine tecnico tipico
dei broadcaster anglosassoni: Stocazzo!.
Giorgio: Ilaria Dallatana l'avevamo conosciuta anni prima,
quando era a capo di una grande casa di produzione. Ci propose
un nuovo programma, ma Carlo la spiazz con un suggerimento:
Ma questo  un format perfetto per Piero Chiambretti. Non vi
dico la sua faccia. Probabilmente non le era mai capitato, e mai pi
le capiter, di ricevere una risposta del genere.
Carlo: In realt quel format, oltre ad essere pi adatto a Piero
che a noi, era una sincera ciofeca, e infatti non and mai in onda
da nessuna parte: quindi ringraziatemi per avervi evitato di lavorarci inutilmente!
Marco: Comunque, da Mediaset non mollarono il colpo, cos
iniziarono a corteggiarci pesantemente. E in Rai volevano tenerci a tutti i costi.
Carlo: Non ho mai fatto mistero di non voler fare Quelli che
il calcio, la domenica avrei di gran lunga preferito starmene in
riva al mare: anche perch avevamo gi dedicato al lavoro tutti
i weekend della nostra vita per pi di vent'anni, e mi pareva un
obolo pi che sufficiente. E non firmai mai un contratto quadro
in Rai, ma singoli contratti per ogni puntata: vorrei leggervi le
clausole capestro che inseriscono (pare che Kim Jong-Un abbia
recentemente rifiutato di condurre il sabato sera di Rai 1, perch le ha ritenute troppo illiberali).
Marco: Incredibilmente, in Rai accettarono di fare il contratto
per Quelli che il calcio solo a Giorgio e me. E poi parlarono di
un numero indefinito di puntate extra, senza specificare per quale
programma. Alla fine, quello che ci offrirono fu molto meglio del
compenso dell'anno precedente: oltretutto, dovevamo dividerlo in due e non pi in tre.
Giorgio: Di quei due anni a Quelli che il calcio, oltre a tutti
gli amici ritrovati, ricordo che c'era una stagista molto simpatica,
Michela Giraud, che ora  una stand-up comedian di grande successo.
Questo per dire che  una che ha fatto la gavetta vera.
Carlo: La migliore scoperta, per, fu Edoardo Ferrario, che
venne aggiunto nel cast in corsa. Secondo me Ferrario unisce le
capacit realizzative di Marcello Cesena, o di Maccio Capatonda,
a quelle di un comico tradizionale della generazione precedente.
Per certi versi ricorda un po' Carlo Verdone per la capacit interpretativa,
per l'utilizzo della voce e per il fatto di portare in scena
personaggi sempre diversi.  aiutato anche da una singolare peculiarit
fisica: ha una velocit di crescita dei peli fuori dal comune.
Quindi, in un video comico sulla scuola, un giorno gira la parte
dello studente sbarbato e il giorno dopo pu gi girare le scene
nei panni dell'attempato professore con la barba folta, perch nel frattempo gli  gi cresciuta.
Marco: Sa fare il regista, il direttore della fotografia, l'autore,
per poi andare in scena e recitare una parodia. Ci disse che da
adolescente si era guardato in Rete tutti i nostri programmi.
Carlo: A Quelli che il calcio fece molti personaggi, scrivendone
i testi e scrivendo anche la nostra parte. Che io ricordi,  uno
dei pochi bravi a scrivere anche il nostro copione. Solitamente,
quando ci arrivano battute pensate per noi da altri,  difficile trovare
una frase concepita esattamente come la diremmo noi. Anche
persone che hanno lavorato con noi per tanti anni spesso non si
avvicinano nemmeno al tono giusto. Agli altri comici dicevamo
sempre: Magari non te la diciamo proprio cos, ma il senso della
frase te lo porgiamo senz'altro. Con Ferrario non ce ne fu mai bisogno.
Giorgio:  un vero perfezionista, qualit non cos comune nei
comici. Ed  anche l'unico comico che si sia sposato la sua agente, avvocatessa.
Ma la vera chicca dei due anni in Rai  l'ultimo (finora) programma
originale della Gialappa's Band. Per la prima volta vanno
in onda con uno show quotidiano e, nonostante tutto, ancora si
parlano tra loro. Questo, ancora pi degli ottimi ascolti,  il vero miracolo di Rai dire Nis.
Marco: Come detto, con Rai avevamo per contratto una serie
di puntate indefinite, cos un giorno Ilaria Dallatana ci chiam:
Ho ottenuto lo slot dalle 21 alle 21,15, dopo il telegiornale, in
access prime time: dovete farlo voi. Una fascia non semplice, anche
perch si andava contro Striscia la Notizia su Canale 5 e I soliti ignoti su Rai 1.
Giorgio: Accettammo, ma lei ci propose alla conduzione Caterina
Balivo e Amadeus. Le spiegammo che per una trasmissione
comica sull'attualit avevamo bisogno di comici e che volevamo il
Mago Forest. Poi stavamo lavorando bene a Quelli che il calcio
con Mia Ceran, anche se ha un ritmo un po' lento, che in confronto Forest sembra Speedy Gonzales.
Carlo: Volevamo la Ceran perch  una giornalista, bella ma
non appariscente, e colta: il perfetto contrasto con Forest. Per avere
la parodia di un Tg ci serviva lei. La Dallatana, invece, insistette
per la Balivo, che a quel punto incontrammo. Ma lei, per la seconda
volta dopo il provino da Letteronza, ci disse No, grazie perch
aveva gi altri impegni. Quindi, Ceran fu.
Marco: A dire il vero rischi di saltare anche Mia, perch dopo
le prime puntate la madre, anchorwoman di punta della televisione
bosniaca, espresse la sua delusione nel vederla ridere alle minchiate
di Forest. Ma alla fine si convinse a rimanere.
Giorgio: L'idea era semplice, ma efficace: dare notizie vere e
usarle come pretesto per far vedere filmati del cazzo, presi per lo
pi dal web. Affidammo la direzione artistica a Marcello Cesena
e mettemmo Marco Posani come capo-progetto. Grazie all'intercessione
di Campo Dall'Orto (per poter contrattualizzare persone
che non abbiano mai lavorato prima in Rai  necessaria una deroga
esplicita del Direttore Generale!), ottenemmo di avere in redazione
dei ragazzi giovani, bravissimi a trovare video assurdi da mandare
in onda: figure che allora in Rai non esistevano. Purtroppo per loro, per, pagati una miseria.
Carlo: C'era un altro aspetto su cui dovette intervenire Campo
Dall'Orto: l'utilizzo di materiale preso dal web, che era fin dall'inizio
un caposaldo del programma e sul quale inizialmente ci avevano
dato il via libera. Poi, una volta fatta la puntata zero, saltarono
fuori gli avvocati a chiedere: Ma la Rai ha i diritti?. Be': se non
li ha, che li compri! rispondemmo noi, senza ovviamente venire
ascoltati. Alla fine intervenne il Direttore Generale e, proprio per
evitare alla Rai i costi di acquisto di quei filmati, ci vennero date
alcune limitazioni sull'utilizzo, tipo il divieto di usare cose di cui
fosse chiara la titolarit dei diritti. A volte arrivava qualcosa di
meraviglioso in cui, per, compariva un logo. E quindi niente: da cestinare.
Marco: Nonostante il Tg2, in sessanta puntate, abbia lanciato
il nostro programma solo due volte, partimmo al tre per cento di
share medio e chiudemmo all'otto per cento: un successo per la
rete. Motivo per cui Mediaset torn pesantemente all'attacco per riportarci da loro.
Giorgio: Al momento del rinnovo saremmo voluti rimanere
in Rai, anche perch ormai Rai dire Nis era un gioiellino e ci
divertivamo a farlo, nonostante tutti i problemi produttivi interni
all'azienda. Ilaria Dallatana, per, si era bruciata tutto il budget
di Rai 2 per fare lo show di Mika, e quindi ci disse che non poteva
partire con il nostro programma fino ai primi di dicembre. Dopo
una trattativa estenuante, Mediaset si present con un'offerta gigantesca:
tanti programmi da fare e la prospettiva di un format sui
Mondiali di calcio in Russia, di cui aveva preso i diritti in esclusiva per la prima volta.
Carlo: Io, a quel punto, sarei rimasto volentieri in Rai, anche perch ormai l avevano metabolizzato il fatto che, nei programmi che non volevo fare, potessero andare in onda solo Marco e Giorgio, con il classico: Paghi tre, porti via due. A Mediaset, invece, risposero con lo stesso termine tecnico della Dallatana: Stocazzo!.
Marco: Ed  il motivo che ci convinse a tornare a Cologno Monzese... scherzo, dai.
...
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AMICI NOSTRI. La morte del cigno. con Alessia Marcuzzi.
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...
Di conduttrici brave la Gialappa's Band ne ha avute molte, a partire
dalla prima, Simona Ventura, passando per Ellen Hidding e
arrivando a Ilary Blasi. Tutte regine del piccolo schermo. Ma con
una, in particolare, hanno instaurato un rapporto privilegiato che
 durato molti anni. Forse perch  matta come loro.
Carlo: Leviamoci subito il pensiero: Gioele Dix ci ha ricordato
la telefonata che ti fece Marco per condurre Mai dire Gol. Pare
ti abbia detto: Ciao, siamo la Gialappa's Band, siamo stufi di trastullarci
sul tuo calendario: perch non vieni a condurre il nostro programma?. Dimmi che non  vero...
Alessia: Non me lo ricordo, ma niente di pi facile. Io potrei
aver risposto: L'ho fatto proprio per questo, il calendario.
Marco: Per la prendesti bene, altrimenti non saresti venuta a lavorare con noi.
Alessia: Ricordo il nostro primo incontro nell'ufficio di Milano
2, dove venni con il mio agente Beppe Caschetto. Ero molto in imbarazzo,
perch con le vostre battute mi sentivo in difficolt: allora
non sapevo ancora quale fosse il registro giusto per comunicare con
voi. Adesso ci conosciamo da una vita e mi sento libera di parlarvi
come voglio. E poi ero emozionata, avevo paura di sbagliare, perch
comunque siete la Gialappa's: un'istituzione.
Giorgio: Altro episodio dei nostri inizi insieme fu il faccia a faccia con Ellen.
Alessia: Alla fine della prima riunione di redazione, molto seriamente,
Ellen disse: Un momento, devo parlare da sola con
Alessia. Voleva mettere le cose in chiaro da subito e con il suo
modo dolce mi disse: Sono felice che tu ci sia, ma ognuno al suo
posto, non facciamoci sgambetti. Forse, vedendomi cos espansiva,
pensava che sarei entrata in trasmissione come un carrarmato.
Non ci fu mai un momento di tensione tra noi. Quell'anno nacque
una bellissima amicizia: ci scriviamo ancora adesso.
Giorgio: Ellen in che lingua ti scrive i messaggi?
Alessia: In un italiano perfetto.
Giorgio: Forse allora non stai chattando con lei.
Carlo: Altro test per la tua memoria: lo scherzo che ti fece Marco.
Alessia: Quando lasci il mio microfono aperto in bagno? Maledetto!
 una cosa che ricorder per sempre, perch non mi sono
mai sentita cos in imbarazzo: l mi resi conto che veramente poteva
succedere qualunque cosa. Ne ridiamo ancora adesso, dopo
pi di vent'anni. Siamo sempre andati d'accordo, forse perch ho un'indole da maschiaccio.
Giorgio: La tua indole ti ha anche portato a collaborare con molti comici, nei loro sketch.
Alessia: Ero giovane, non avevo tanta esperienza di televisione,
quindi lavorare con voi era una vera figata. In quel periodo, Maurizio
Crozza, Luciana Littizzetto, Aldo Giovanni e Giacomo e tutti
gli altri mi coinvolsero in tante gag. Ricordo, per esempio, Crozza
che mi volle come vittima preferita del suo personaggio Bibendus.
Oltre alla conduzione, quindi, ebbi anche il privilegio di recitare,
in qualche modo, con questi grandi comici.
Marco: Bibendus entrava in scena e ti trovava sempre male.
Alessia: Alessiuccia cara, cosa  successo? Una delle cose che
mi facevano pi ridere, per, erano gli sbandieratori nella parodia
di Linea Verde, nelle mitiche esterne. Oppure quando facevo La
morte del cigno in studio e Aldo, Giovanni e Giacomo passavano calpestandomi.
Giorgio: Dopo il tuo primo anno arriv Paola Cortellesi.
Alessia: Lei  straordinaria! Quando faceva Silvana, l'inviata
nella parodia de La vita in diretta, la mandaste pure a casa mia:
apr tutti i cassetti e gli armadi, come una pazza furiosa. Io,
comunque, sempre maltrattata da tutti... E voi
avete continuato anche a Le Iene, dandomi
della vecchia, incapace, ninfomane.
Carlo: Quella  la parte ludica, diciamo
cos, ma sul lavoro siamo mai stati stronzi?
Alessia: Ricordo una grande precisione
su tutto. Non avrei mai immaginato tanta
pignoleria: arrivavo dal Festivalbar e da Colpo di fulmine,
dove era tutto molto improvvisato. Facendo Mai dire Gol, mi
sono resa conto di quanto i comici dovessero provare e di quanto
voi entravate nelle loro performance, cambiando anche solo
una parola. Questa cosa mi sconvolgeva perch pensavo, nella
mia inesperienza: Ma se cambia quella parola, cosa potr mai
succedere?. Poi con il tempo ne ho capito l'importanza: perch
per la riuscita di una battuta serve una grande precisione. Niente
era improvvisato come sembrava: era questo che rendeva lo show perfetto.
Giorgio: In quegli anni c'era la possibilit di ripetere molte registrazioni,
e noi abusavamo di questa possibilit. Oggi non  pi cos: problema di costi.
Marco: Ti ambientasti velocemente?
Alessia: Imparai che dovevo ascoltare di pi, perch tendo da
sempre a parlare tanto e, in pi, avevo sempre fatto programmi
da sola, dove dovevo riempire tutto lo spazio. Il lavoro con voi in
studio, e con i comici negli sketch, mi insegn a trovare i tempi
televisivi giusti e a moderare la mia esuberanza.
Carlo: Iniziasti anche a proporre sketch tuoi, a un certo punto.
Alessia: Vi proposi un sacco di cose, tutte bocciate. Pass solo La morte del cigno.
Giorgio: Ti dicemmo s una sola volta e poi tirasti fuori quella
gag in tutti i programmi in cui abbiamo collaborato: L'Isola dei
Famosi, Grande Fratello, Le Iene. Ce l'avrai fatta almeno ottantasei volte: alla fine io non ne potevo pi.
Carlo: Alla fine? Ma perch, all'inizio invece ti piaceva?
Alessia: Vogliamo parlare della mia geniale interpretazione del
granchio? La feci anche su Scherzi a parte a Dustin Hoffman, e lui
volle imparare a farla. Eravate molto severi: ogni volta che qualcuno
doveva proporvi qualcosa di nuovo c'era sempre un carico d'ansia.
Carlo: Stai usando degli eufemismi: spiegaci che cosa intendi.
Alessia: Eravate dei cagacazzi! E anche il fatto che dovevate
cambiare una parola e rifare tutto, dopo otto ore di registrazione, mi mandava fuori di testa.
Marco: Be', ne usciamo bene dai tuoi racconti...
Alessia: Per c' da dire che eravate molto fighi in quel periodo.
Giorgio: Sii pi chiara anche in questo caso, perch questa cosa mi suona nuova.
Alessia: Alle donne facevate molto effetto.
Carlo: In effetti uno di noi ha rinunciato a una brillante carriera
scientifica: quando hanno annunciato la scoperta del punto
G, lui era gi arrivato al punto Z...
Giorgio: Veramente aveva gi fatto tutto il giro dell'alfabeto ed
era arrivato alla F successiva.
Alessia: Aiutava anche il fatto che stavate in questo luogo di cui
nessuno conosceva l'ubicazione. Il vostro studiolo nessuno l'aveva
mai visto: vi dava un'aria di inaccessibilit.
Marco: Quante domande ti hanno fatto sul nostro studiolo misterioso?
Alessia: Pi che per il calendario!
Giorgio: Ma a parte i carichi d'ansia e stronzaggine, ti avremo
lasciato qualcosa anche sul piano professionale, o no?
Alessia: Da voi ho imparato che i piani d'ascolto sono la vita.
Ovvero: inquadrare chi sta ascoltando o assistendo a uno sketch. Valgono pi di mille parole.
Carlo: Possono cambiare una trasmissione.
Alessia:  un insegnamento che ho sfruttato anche nella recitazione:
in Carabinieri, Cos fan tutte e nelle fiction in cui ho lavorato.
Uno si affanna a dire mille cose, ma poi la verit  che se fai lo
sguardo giusto, al momento giusto, non c' bisogno di dire niente.
Carlo: Vale pi di mille battute.
Giorgio: Che poi  il segreto del successo dei tuoi calendari.
...
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35. Non tutte le ciambelle...
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Li avevano dati per bolliti e cos li hanno lasciati andare, ma il
successo in Rai fa cambiare idea a Mediaset. Per Pier Silvio Berlusconi,
forse, c'era anche un discorso d'orgoglio: Hanno il DNA
dell'azienda, devono tornare, disse il numero uno del Biscione
in una conferenza stampa. E cos  stato. Ma com' quell'adagio
popolare sulle ministre riscaldate?
Giorgio: Nell'accordo per il nostro ritorno
a Mediaset con un contratto biennale, c'erano
il Grande Fratello, L'Isola de Famosi, Le
Iene, un programma sui Mondiali di Calcio
2018 e una trasmissione tutta nostra. I dirigenti
di Cologno Monzese misero sul piatto
una proposta molto articolata, anche perch avevano capito che
potevano utilizzarci come semplice voce di alleggerimento in
altri programmi, come per esempio i reality: non solo su Italia 1,
storicamente nostra rete d'elezione, ma anche su Canale 5.
Carlo: All'interno dei reality, condotti da Alessia Marcuzzi e
Ilary Blasi che erano nostre amiche, fil tutto liscio: massima resa,
minimo sforzo. Come del resto a Le Iene, dove eravamo di casa
e dove ritrovammo proprio Alessia e Nicola Savino. Ma i problemi
arrivarono con Balalaika - Dalla Russia col pallone, perch la
trasmissione nacque come uno strano ibrido.
Marco: L'idea dell'azienda, per consuetudine, era quella di fare
un variet d'intrattenimento sui Mondiali, condotto da Nicola
Savino insieme a Ilary Blasi e Belen Rodriguez: due brave show
girl a cui, per, del calcio non fregava nulla. Fu un grave errore:
anche se non giocava l'Italia, il calcio da noi  una religione. Dopo
poche puntate ci si rese conto che l'ibrido non funzionava, cos il
programma divenne prettamente sportivo, con una parte di intrattenimento affidata a noi e ai nostri comici.
Giorgio: Contemporaneamente facemmo il nostro classico commento
alle partite su Mediaset Extra e su Radio 105, emittente
radiofonica del gruppo. Durante le partite avevamo ospiti dei tifosi
delle nazioni in gara ed ex calciatori come commentatori, da Paolo
Rossi, a Fulvio Collovati e Ciccio Graziani, che in breve tempo
divennero una sorta di Tot e Peppino dei Mondiali. Straordinariamente divertenti.
Marco: E fin qui, la prima stagione, tutto bene. L'anno dopo,
invece, demmo vita a un nostro nuovo programma, Mai dire
Talk, che divenne la nostra tomba dentro Mediaset.
Giorgio: Voleva essere una parodia dei talk show, ma lo sbagliammo
completamente, va detto con sincerit. Non funzion per
tanti motivi: innanzitutto la durata, troppo lunga, ma quella non fu
una nostra decisione. Non puoi fare tre ore di comicit sempre ad
alto livello. In pi, andammo contro la nuova
edizione de La TV delle ragazze di Serena
Dandini, e quindi ci dividemmo inevitabilmente il pubblico.
Carlo: La mia impressione  che non solo
il programma fosse troppo lungo, ma che non
ci fosse la giornata giusta e che non fosse
tanto a fuoco neanche il cast. Nella parte comica avevamo Le Coliche,
che arrivavano dal web, e non  mai scontato il passaggio
da un mezzo all'altro, anche se loro sono molto bravi. Poi Liliana
Forelli, Stefano Rapone, Francesca Manzini
e Brenda Lodigiani. Oltre ai nostri Forest,
Marcello Cesena, Maccio Capatonda e in qualche puntata Max Giusti.
Marco: Brenda Lodigiani aveva gi lavorato
con noi a Rai dire Nis ed  una ragazza
con un grande talento, in buona parte ancora
inespresso. Il problema  che nel sistema
attuale non c' pi il tempo per far crescere
un talento, com'era capitato per esempio con
Paola Cortellesi o Fabio De Luigi, che quando
erano arrivati a Mai dire Gol erano alla
prima esperienza in TV. Avere trenta puntate
ti permette di lavorare in un certo modo, di
sperimentare e di avere la serenit di non dover correre. Con otto
puntate, invece, questo lavoro di cesello non  possibile.
Il mezzo flop di Mai dire Talk apre un
dibattito all'interno della Gialappa's Band,
che, forse per la prima volta, si rende conto
che qualcosa  profondamente cambiato.
Quello che state per leggere  un pippone
sullo stato di salute della comicit italiana
ai giorni nostri. Mi duole ammetterlo, ma  molto interessante.
Carlo: Non basta avere solo talento e tecnica: ci vuole anche convinzione,
e quella in parte te la d la serenit di lavorare con calma,
di fare una sana gavetta. Paola Cortellesi, quando arriv, aveva l'aria
di una che pensava:  giusto che io sia qui e adesso ve lo dimostro,
perch ebbe il tempo per dimostrarlo. Luciana Littizzetto ancora di
pi. Anche Lucia Ocone, che veniva da anni in cui non faceva pi
niente, arriv con il pensiero: Non sono qui per sbaglio.
Giorgio: In generale, ci sono diversi motivi per cui non c' ancora
stato un vero ricambio generazionale tra i comici. Uno di questi 
che a un certo punto c' stata un'overdose di programmi comici in
televisione, che ha di fatto bruciato un'intera generazione di artisti,
impedendo loro di fare la gavetta: si veniva buttati in prima serata
senza esperienza n repertorio, con poco pi di un tormentone, e
magari l'anno dopo si spariva nel dimenticatoio, perch tanto arrivavano
altri dieci nuovi comici che poi facevano la stessa fine. E poi
l'avvento massiccio del web, prima con YouTube e poi con i social,
ha stravolto completamente il linguaggio. L'innovazione  sempre
positiva, anche i cambiamenti, ma spesso si commette l'errore di
prendere un comico che funziona a suo modo in Rete e di imporgli la
grammatica televisiva, che  completamente diversa e, soprattutto, 
rivolta a tutt'altro pubblico. E un errore che abbiamo fatto anche noi.
Marco: Anche la morte della seconda e della terza serata non
ha aiutato, perch quelli erano territori in cui la televisione poteva
permettersi di sperimentare e di far fare gavetta a giovani talenti:
proprio Italia 1 fu la dimostrazione di quanto fosse importante
farsi le ossa in seconda serata per poi, una volta pronti, approdare in prima serata.
Giorgio: Per non parlare della grande tendenza degli stand-up
comedian: ormai tutti i ragazzi che hanno un po' di senso dell'umorismo
vogliono salire su un palco e si concentrano sulle battute
da dire pi che sul come dirle. Per cui ce ne sono tanti che hanno
anche belle battute, ma non fanno ridere quando le dicono.
Carlo: Un'altra cosa che lascer il segno a lungo  la chiusura
delle scuole di comicit. Anche se non erano vere scuole a cui ci si
iscriveva, sono esistiti per decenni laboratori di comicit televisiva:
gruppi autoriali che hanno lavorato per cercare di aiutare persone
di talento a crescere. Oltre al nostro, voglio citare i gruppi della
Dandini, di Voglino, di Ricci e ancora prima del grande Enzo Trapani,
che aveva portato in televisione gente come Massimo Troisi,
i Gatti di Vicolo Miracoli, Carlo Verdone, Francesco Nuti,
Zuzzurro&Gaspare... Un conto  avere un maestro, un altro  dover
immaginare da solo cosa devi fare, che  proprio quello che sta succedendo
adesso. La stand-up  l'esempio pi lampante di questo: 
autodidattica. Poi, chiaro, se sei un fenomeno riesci a emergere,
ma tutto ci che hai imparato l'hai assimilato da solo, solitamente
guardando (e a volte magari scimmiottando) gli stand-up comedian
americani. Se hai accanto un autore che ti dice come fare,
che ti d una direzione, ci metti la met del tempo per maturare.
Giorgio: Come ha detto Gino, di Gino&Michele, dopo avere
assistito a una serata di giovani stand-up: Bene, pi che una generazione
di comici sta crescendo un'ottima generazione di autori.
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AMICI NOSTRI. Ominide del nostro cuore. con Michele Foresta.
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Il Mago Forest, al secolo Michele Foresta,  senza alcun dubbio il
comico feticcio della Gialappa's Band. Il presentatore che ha condotto
pi edizioni dei vari Mai dire, ben nove, pi tanti altri programmi
negli anni successivi. Forest  stato, poi, testimone di nozze
di Marco, e viceversa, e ha anche celebrato il secondo matrimonio di
Giorgio. Insomma, non sar certo blasfemo nel definirlo il quarto
Gialappo o, come lui stesso preferisce, la settima Letteronza.
Forest: Il primo della Gialappa's Band che conobbi fu Marco, a
Gallipoli, dove feci uno spettacolo in una situazione perfetta per un
comico: in piazza, con ragazzini appesi ai divieti di sosta, macchine che passavano dietro, barbecue sotto al palco...
Marco: Credo sia stata la serata pi calda nella mia vita.
Forest: Tu, Marco, all'epoca eri un vero playboy: avevi la macchina
decappottabile, a Ostuni, e ci lasciavi dentro la ragazza di turno come antifurto.
Carlo: Per va detto, per dovere di cronaca, che Giorgio da
anni suggeriva: La persona giusta per noi  Forest.
Giorgio: Ricordo di averti visto a Zelig dal vivo, mentre facevi
uno sketch con Alessia Merz. Si vedeva che avevi scritto tanto,
ma che eri anche bravissimo a improvvisare.
Forest: Ricordo quello sketch. Tipicamente i maghi fanno ritrovare
dappertutto una carta scelta dallo spettatore, cos pensai:
E se apparisse dal culo di un pollo?. Quindi avevo questo pollo
arrosto e, prima di tirar fuori la carta, mentre gli estraevo dal sedere
un gran pavese di bandierine, chiedevo ad Alessia Merz: A chi non piacerebbe essere un pollo?.
Carlo: Poi nel 2001 celebrammo questo lungo e fortunato matrimonio.
Forest: Nei corridoi di Mediaset incontrai proprio te, Carlo,
e mi dicesti: Sai che devi fare trenta puntate con noi?. Il mio
agente Attilio, preciso come un treno giapponese, non mi aveva
detto niente: ero stato ingaggiato a mia insaputa.
Giorgio: E visto che non sai dire no, accettasti.
Forest: Pi che altro non fiatai perch, come dice Marco, sono un palle di cartone.
Marco: Stiamo parlando di Mai dire Maik, il quiz TV sulla
storia di Mai dire Gol. Ospite fisso Sergio Ottusangolo Volpini,
reduce dal primo Grande Fratello, a cui tu un giorno in
onda dicesti: Le parole che hai detto una per una le ho capite, tutte insieme no.
Carlo: Alla conferenza stampa di presentazione ti avvertimmo
che il giorno dopo avremmo avuto le prove in studio e tu rispondesti:
Ma io ho una serata a Reggio Emilia domani.
Marco: Noi pensammo scherzassi e invece eri serio, e visto
che insistevamo arrivasti anche a dire: Se devo scegliere tra la
trasmissione e la serata scelgo la serata, perch ormai ho dato la mia parola.
Forest: Mi avevate proposto di fare le prove e poi andare a
Reggio Emilia, ma io, rispetto a un cabarettista che ha bisogno
solo di un microfono, ho un po' pi esigenze tecniche e non posso
arrivare all'ultimo momento a uno spettacolo: ho il pianista, ho
tutta l'attrezzatura, ho il sound check. Un impresario si sbatte un
casino per organizzare una serata, quindi non mi sembra corretto
farle saltare, senza contare che le prove del programma erano
state annunciate con mezza giornata di preavviso.
Giorgio: L per l, sbagliando, ti avremmo scuoiato vivo; ma
poi capimmo che era frutto della tua coerenza e scrupolosit nel
rispettare gli impegni. Comunque, quel giorno la cosa ci stran
molto, perch sembrava quasi non volessi lavorare con noi.
Forest: Ma no, per me era un sogno che si realizzava, solo
che forse non mi sentivo all'altezza dell'impegno e il mio
inconscio mi suggeriva di scappare: fino a quel momento avevo
sempre fatto la parodia del mago e non avevo altri personaggi in repertorio.
Marco: Strano che tu pensassi di non poter fare personaggi
da noi, perch avevi un Fonzie da antologia...
Forest: Che stronzo! Raccontiamo bene il fatto: dovevamo registrare
i promo di Mai dire domenica e l'idea geniale fu quella
di travestirmi da Fonzie di Happy Days. Con loro tre bastardi,
dietro la telecamera, che mi prendevano per il culo. Insomma,
non ci fu verso di farlo decentemente. Se quel giorno ci fosse stato
Henry Winkler in persona, in quelle condizioni non avrebbe
passato nemmeno lui il provino per fare Fonzie. Anche perch, si sappia: io nasco mimo, non attore.
Carlo: A parte l'inizio in salita, poi  filato tutto liscio per quasi vent'anni.
Forest: Era una gioia lavorare con voi, perch per me incarnavate
il pensiero della gente a casa: era come parlare direttamente con il pubblico.
Giorgio: Come evolvesti la tua conduzione?
Forest: Nella mia mente cercavo di concentrare il peggio di un uomo nel ruolo del
presentatore, in modo da prestare il fianco ai vostri insulti: a volte ero puttaniere e a volte
gigol, sguazzavo nell'illegalit, millantavo successi e conquiste, ma il risvolto era sempre
il fallimento, scorretto e inadeguato. Insomma, ero una discarica umana che cercava di portare avanti lo show.
Marco: Pronti, via: alla prima puntata ti definimmo ominide. Ancora ce lo rinfacci.
Forest: Certo! E poi le vostre continue minacce: Guarda che
al posto tuo chiamiamo Gianluca Guidi.
Giorgio: Il mio grande rimpianto: secondo me sarebbe stato
l'erede ideale di Claudio Lippi. In realt, a un certo punto, rischiammo
anche di chiamarlo, ma aveva una tourne teatrale.
Tutto questo prima di conoscerti, sia chiaro.
Forest: Le vostre angherie non finivano mai, come quando
Giorgio un giorno mi disse: Il tuo segreto  che dici le battute
cos male che sembrano improvvisate. E io, nonostante tutto, non
ho mai perso le staffe. A differenza vostra.
Marco: Con te non ne ho memoria.
Forest: Con me no, ma con i dirigenti dell'azienda o il Direttore
di rete era quasi all'ordine del giorno. Un sacco di volte mi
sono ritrovato a essere un testimone scomodo. E quando poi c'era
una battuta controversa? Si fermava tutto, scendevano dirigenti e
avvocati per decidere se la battuta fosse da civile, da penale o se facesse ridere e basta.
Carlo: Ci sono stati alcuni anni davvero complicati...
Marco: Con te abbiamo lavorato molto bene, anche perch, a
differenza di quello che uno si immagina, sei molto preciso: venivi
sempre con tanto materiale scritto, da cui partivi per spaziare e
divertirci. Forest: Mi sono sempre meravigliato di tutta quella fiducia.
Accettavate ogni cosa, anche grazie all'aiuto degli autori coi quali
ho collaborato nei vari anni: Dimunno&Tamborrino, Fois, Testini,
Fontana, Guerrera, Tedeschi, Bernini e Burini. Il signor Carlo, un
giorno, mi disse una cosa bellissima: Tu sei davvero un mago: ci
hai allungato la vita. Fra uomini non si fanno spesso i complimenti,
ma quelle belle parole di Carlo mi ricordarono quella volta in
cui mio padre mi port su una collina e mi disse: Michele, tutto
quello che vedi, un giorno, sar della mia badante!.
Giorgio: Il primo ciclo di collaborazione tra noi quattro dur nove anni ininterrotti: tantissimo.
Forest: Credo che il rapporto sia stato cos longevo perch eravate
talmente impegnati a fare la trasmissione, a litigare coi dirigenti
e a risolvere altri problemi, che ogni anno vi dimenticavate di cambiare presentatore.
Marco: Sei veramente un cretino! Comunque, furono anni irripetibili,
se non altro perch non avrei pi la forza di litigare con i dirigenti. Forse...
Forest: Probabilmente abbiamo smesso perch non c'erano pi
parole da attaccare a Mai dire. Marco, ricordi quella volta che
una ragazza ti disse: Grazie per averci insegnato a ridere?
Marco: Ricordo che rise ancora di pi quando tentasti di baciarla.
Giorgio: Dai, basta smancerie: ti diamo la possibilit di scrivere
qui le battute che ti abbiamo scartato negli anni.
Forest: Non ricordo se questa l'ho detta: Ragazzi, avete sentito
di quei tre che hanno fatto una rapina alla Banca Sanpaolo?
Niente, questi tre hanno fatto uno spot e hanno rubato un sacco
di soldi.... Ovviamente era il periodo in cui facevate voi lo spot.
Marco: Questa, secondo me,  andata in onda: vogliamo gli inediti!
Forest: Ne ricordo una: Avete sentito? Sono arrivato tardi
perch il mio quartiere era tutto transennato dalla polizia: tre rapinatori
hanno scassinato la cassaforte di una banca, ma sono
morti annegati. Non si erano accorti che era la banca del seme!.
Carlo: Chiss perch l'abbiamo scartata?
Forest: Be' poi c' tutto il filone di battute che non si potrebbero
pi fare perch inopportune con il MeToo,
il neo puritanesimo, il politically correct e il
body sbaming, di cui noi siamo stati campioni
del mondo. Ricordo: Ah, le donne... se non
esistessero bisognerebbe gonfiarle. E vi ricordate
le botte con Sara Ventura? Botte vere.
Volevamo fare uno sketch e avevamo concordato
di darcele veramente, ma ci prese un po' troppo la mano nel
realismo. Lei disse: Non toccare mia sorella Simona!. E io: Dovevi
dirmelo prima!. E poi tutto il filone sul sesso a pagamento,
che poi, come sappiamo,  quello che costa meno. In uno sketch
c'era un tipo che voleva trovare una donna sotto i quaranta: io gli
trovai una escort di settantacinque anni, la cui parcella era sotto i
quaranta euro. Un fan di Mai dire pochi giorni fa mi ha ricordato
questa: Io sono un tipo molto generoso: sere fa sono uscito con
una tipa, siamo andati a cena in un ristorante di lusso e poi siamo
andati a casa mia a fare l'amore. Non per vantarmi, ma tutte e due
le volte ho pagato io. Un'altra era: Noi ci facciamo appassionare
dal cinema e poi vogliamo gli oggetti, o gli animali, che vediamo
nei film. Nel periodo di Nemo tutti i bambini volevano il pesciolino,
ci giocavano un po' e poi lo mettevano da parte. Coi dalmata
de La carica dei 101  successa la stessa cosa.  successo anche a
me: ricordate quando  uscito Pretty Woman? Anche io volevo la
protagonista del film, poi mi stufavo....
Giorgio: Ancora, ancora.
Forest: Una volta feci anche un pezzo serio. L'unico in vita mia.
Nel 2003, Seconda Guerra del Golfo, mostravo un mazzo di carte
inventato dagli americani, con i ricercati dell'esercito iracheno in
ordine gerarchico: Saddam Hussein aveva il valore pi alto e via
discorrendo. Io conclusi dicendo che, alla fine, c'erano le carte che
non valevano niente: quelle dei bambini innocenti. Lasciavo cadere
il mazzo di carte per terra e nel silenzio dello studio, senza sigla,
si chiuse la puntata. Ogni tanto qualcuno me lo ricorda.
Carlo: Molto azzeccato, come tutte le tue chiuse: ma eri anche
campione di ingressi in studio sorprendenti.
Forest: Una volta entrai con le tette: Mi sono lasciato con la
mia ragazza e ci siamo ridati i regali, siccome le tette nuove gliele
avevo pagate io.... Oppure con i pantaloni a vita bassissima e
il cappotto a maniche corte: avevo sempre fraintendimenti con
la costumista. Una volta entrai con i pantaloni dal ginocchio in
gi, in mutande, dicendo: Ci siamo capiti male: io avevo chiesto
pantaloni fino al ginocchio. Un'altra volta, per sembrare pi alto,
anzich mettere i tacchi, siccome non volevo copiare, mi feci allungare la fronte.
Giorgio: Hai sempre fatto di tutto pur di far ridere, ma una
volta ti rifiutasti di mettere il costume da Borat: lo fece Giovanni
Cacioppo al posto tuo.
Forest: La mia fidanzata di allora me lo proib, per evitare
figuracce con il suo capo e con i colleghi. Cacioppo, per, poi si
lament perch al suo paese, Gela, non fu capito: Ma chi minchia lo conosce Borat a Gela?.
Marco: Povero Cacioppo!
Forest: Comunque, sappiate che per un periodo, quando non
lavoravamo pi insieme, continuavo a sentire in testa le vostre voci,
anche mentre facevo l'amore: Dai che ce la fai! No, non ce la fai!
Quanto hai pagato?. Non  piacevole, ve lo assicuro.
Carlo: Con quale comico ti sei trovato meglio nei vari Mai dire...?
Forest: Con Fabio De Luigi abbiamo condiviso un sacco di edizioni
e mi sono sempre trovato molto bene, ma direi che mi sono
sempre trovato bene con tutti. In fondo dovevamo solo far ridere.
Marco: Una trasmissione che avresti evitato di fare con noi?
Forest: Con il senno di poi, Mai dire Talk: avremmo dovuto metterci un po' pi d'attenzione, tutti quanti. Non abbiamo avuto il tempo di prepararla bene.
Giorgio: Per chiudere: cosa ti rimane, alla fine, di questi vent'anni passati insieme?
Forest: Mi rimane che per colpa vostra non ho pi sogni nel cassetto, perch il mio era lavorare con voi.
Marco: Come si fa a non volerti bene?
...
.
...
36. Grazie al...
...
.
...
Questo viaggio, lungo quasi quarant'anni, sta per finire. Per fortuna.
Ma prima di tornare a fare la voce narrante di un romanzo
rosa o di un Giallo Mondadori, vorrei fare alcune domande dirette
alla Gialappa's Band. So che  una cosa inusuale, ma dopo tutte
queste pagine ci sono ancora alcune curiosit che vorrei togliermi.
Marco: Ma questa cosa si pu fare? Non c' un sindacato o un
Ordine professionale delle voci narranti che lo proibisce, perch anti-etico? Oltre che stupido.
Giorgio: Dai, siamo alla fine, prestiamoci anche a questa buffonata e poi tutti a casa.
Carlo: Speriamo che Arianna, l'editor di Mondadori, tagli questa parte.
Affrontiamo subito il tema del politicamente corretto: siete consapevoli
che oggi, probabilmente, non potreste andare in onda tra #Me Too, body shaming, blackface...?
Giorgio: Io probabilmente sarei in galera. La mia prima moglie
era la nostra assistente alla regia, la mia successiva compagna e
madre del mio secondo figlio era la nostra direttrice di produzione.
Devo aggiungere altro?
Marco: Ai nostri tempi non c'erano i social network. Oggi, se
dieci profili (e non dico persone volutamente) contestano qualcosa,
il giorno dopo i giornali titolano: Il web s'indigna. L'abbiamo
provato sulla nostra pelle nel caso, inutile, di Cicciogamer89 durante una puntata di Mai dire Talk.
Carlo: La battuta la feci io. Venne ospite questo youtuber famoso,
che noi ovviamente non conoscevamo perch siamo boomer.
E io dissi: CiccioGamer89... ma 89 sono i chili?.
Giorgio: Secondo noi una battuta innocente, tant' che lui sul
momento non si offese e stette al gioco. Dopo l'ospitata fece anche
un post in cui diceva che si era divertito tantissimo. Poi, sui social
iniziarono a scrivergli: Ma ti hanno trattato malissimo, e part il
delirio. A quel punto lui cavalc la cosa, cancell il primo post e
pubblic un video in cui ci accusava di averlo bullizzato.
Marco: Mentre montava l'inutile polemica, il suo agente chiamava
la produzione per concordare un'altra ospitata. A quel punto,
con mail, messaggi e post cancellati, gli telefonai: O fate finire
questa cazzata, oppure raccontiamo la verit. E da l, magicamente, si sgonfi la polemica.
Giorgio: Questa caccia alle streghe sta, inevitabilmente, crescendo
una generazione di vittime. C' una grande differenza tra
fare una battuta e insultare, che  la stessa differenza che corre
tra ironia e bullismo. Spesso, poi, si confonde l'argomento con
l'obiettivo della battuta. Se fai una battuta su un cieco che ha fatto
una cazzata, non vuol dire che ce l'hai con tutti i ciechi. Come
diceva qualcuno: Il mondo sar un posto migliore quando si
potr dare dello stronzo a un nero stronzo, senza essere accusati di razzismo.
Carlo: Altro caso assurdo capit al Festival di Sanremo 2014.
Come sempre facevamo il commento in radio, su RTL 102.5. Sul
palco arriv il rapper napoletano Rocco Hunt, che cantava testualmente:
Quant' bella la mia terra / Mi manca quando parto / Porto
una cartolina di riserva / Questo posto non deve morire / La mia
gente non deve partire / Il mio accento si deve sentire / La strage
dei rifiuti / L'aumento dei tumori / Siamo la terra del sole / Non la
terra dei fuochi.... La mia tesi era semplice: la tradizione del rap
napoletano, quello dei 99 Posse per capirci,  di forte denuncia,
mentre l'unico rapper del Festival, di fatto, canta: Chissene fotte
della terra dei fuochi, noi abbiamo il sole e il mare. Ovviamente
i blog, facendo abboccare alcuni giornali, riportarono solo la battuta
finale provocatoria accusandoci di scherzare su una tragedia
come la terra dei fuochi: esattamente il contrario di quello che avevo detto.
Marco: La notte stessa, su Facebook, ci furono persone squallide
che scrissero cose del tipo: Voglio vedere i tuoi figli con le
labbra viola. Due anni dopo part un altro nostro programma
e tra i tanti che mi fecero gli auguri, riconobbi uno di quelli che
avevano scritto cose orribili: Scusa, mi stai facendo gli auguri per
la trasmissione che parte domani e hai augurato la morte ai miei
figli?. Eh, vabb.... Non riuscii a rispondergli tanto ero sbigottito
e nauseato. Questi sono gli idioti che creano le polemiche fini
a se stesse, i famosi leoni da tastiera.
Carlo: Nello stesso anno a Le Iene, Teo Mammucari, annusando
Ilary Blasi, disse: Senti come puzza,  stata in campagna
e si scaten un altro delirio. Ha detto Campania! Ha detto che noi puzziamo!. Tutto assurdo.
Giorgio: Ma la cosa pi assurda  che in tutti questi episodi io
non c'entravo, mai. Dopo una vita passata a dire cose scorrette.
Se doveste andare in onda oggi con la prima puntata di Mai dire Gol, vi autocensurereste?
Giorgio: Col cazzo!
Carlo: Io mi sentirei sicuramente pi bloccato rispetto a
trent'anni fa. Allora si poteva giocare pi liberamente sullo stereotipo,
che  una delle cose pi semplici e utilizzate nella comicit.
Marco: Secondo me  successo, inconsapevolmente, in tutte le
cose che abbiamo fatto negli ultimi dieci anni.
Quanto avete pianificato la vostra carriera?
Giorgio: Per almeno una ventina d'anni non abbiamo mai firmato
contratti pi lunghi di un anno, e gi questo fa capire che
non era programmato niente: Facciamo quest'anno e vediamo
che succede, ci ripetevamo ogni volta. Nessuno pensava saremmo
durati cos tanto. Soprattutto mia madre, che da giovane lavorava nel mondo dello spettacolo.
Carlo: Che saremmo stati sempre e solo voci, invece, ci  sempre stato chiaro fin dal primo momento.
Una cosa che non avreste fatto, con il senno di poi?
Carlo: Per quanto mi riguarda, la famosa risata su Giacomo
Celentano. Fu un insieme di un sacco di cose e confesso serenamente
che me ne vergogno: era una risata isterica. E come quando
a scuola ti dicono: Non devi ridere e tu continui a farlo, non c'
niente da fare. Quell'anno la Rai decise che tutti i programmi che
riguardavano il Festival di Sanremo dovevano andare in onda dalla
Riviera. Giorgio e io volevamo rimanere a Milano, con Marco sul
campo al Festival, come sempre. E invece dalla Rai dissero: No,
voi dovete andare tutti quanti a Sanremo. Avevano messo in piedi
una strana location: La Rai sta costruendo una struttura destinata
a durare!. Era una terrazza sul mare, una colata di cemento sulla
spiaggia, demolita l'anno dopo per abusivismo edilizio, per dire.
Era un'orrenda struttura in calcestruzzo che non avevano finito di
costruire... e che avevano smesso di costruire. Esposta ai venti e
alle classiche mareggiate di febbraio. La situazione era paradossale e
noi eravamo allo stremo. Oltretutto ci avevano messi in uno stanzino
che avevano finito di dipingere poche ore prima, con esalazioni
tossiche allucinanti. Lo dico ora, dopo tanti anni di probabili
equivoci: quella risata non era causata da Giacomo Celentano, ma dalla condizione in cui ci trovavamo.
In pi, noi commentavamo il Festival guardando
la televisione, che, per uno strano paradosso tecnico, a Sanremo
arriva in ritardo di parecchi secondi. Nelle cuffie avevamo Flavia
Cercato, collegata con noi dal retropalco dell'Ariston, e quindi sentii
dire da Flavia che stava entrando Celentano, ma le nostre immagini
dicevano ancora tutt'altro. Insomma, esplosi a ridere senza riuscire a
smettere, ma era semplice sfinimento. Me ne vergogno ancora adesso e quindi: scusa, Giacomo!
Marco: Per meno male che l'hai fatta: su YouTube  un cult.
Giorgio: Io, invece, non rifarei Mai dire Talk.
Marco: Anche se non c'entra con la TV, io sicuramente non
andrei alla festa dove mi ruppi la gamba la sera prima del debutto di Mai dire Gol.
Una cosa che vorreste rifare, invece?
Marco: Io un film, gi domani mattina.
Giorgio: Io Milano-Roma: l'ho trovato carino, anche se faticoso.
 un programma che ho fatto volentieri e che rifarei subito.
Avrebbe mille spunti per essere una trasmissione interessante e divertente.
Carlo: Io le vacanze del 1989: sono state le migliori della mia vita!
Un programma che non avete fatto e che avreste voluto fare?
Carlo: Mi sarebbe piaciuto fare un programma di puro storytelling,
in stile Assante e Castaldo, Massarini o Federico Buffa: ma, ovviamente, impregnato di ironia.
Marco: Io sono molto pi pop: vorrei fare il commento a Uomini e donne.
Giorgio: Io per anni avrei voluto partecipare fuori campo a un
talk-show politico, ma ormai questa voglia mi  un po' passata,
anche per la scarsa qualit dei politici attuali.
Negli anni, in tantissimi hanno cercato di fare quello che fate voi: chi ci  riuscito meglio?
Giorgio: L'unico che riesce a fare la spalla, proprio come la facevamo
noi,  Andrea Zalone, l'autore di Maurizio Crozza nonch
sua voce fuori campo. Solo lui ha capito esattamente come si fa.
Marco: Per certi versi direi il Trio Medusa, soprattutto in radio,
dove sono sempre molto divertenti. Forse un po' confusionari, ma sempre divertenti.
Carlo: Pi che quelli che ci hanno copiato, guarderei quelli
che l'hanno fatto prima di noi, cio Renzo Arbore. Perch tutta la
parte comica de L'altra domenica era, anche produttivamente,
simile a Mai dire Gol del luned. Di fatto ci siamo ispirati a quel tipo di televisione.
Cosa vi aspettate per i prossimi quarantanni di carriera?
Carlo: Se non cambiano la legge, l'anno prossimo vado in pensione:
quindi, da bravo pensionato, mi immagino di osservare gli
operai nei cantieri e scrollare la testa mormorando: Se fa no insc chel laur l!.
Marco: Si vede che non hai mai parlato in milanese...
Giorgio: Andare avanti finch ci si diverte e non bisogna ammazzarsi
di lavoro. Cambiare continuamente, per non annoiarsi mai.
Marco: Di fatto  quello che stiamo facendo, soprattutto Giorgio
e io, con gli esperimenti riusciti su Twitch con gli Europei di
calcio 2020, il commento di Sanremo e i playoff di Serie B. Il nostro
DNA, applicato a nuovi linguaggi. Per dire, su Twitch andiamo anche in video.
In questo libro avete detto molte volte scusa. A chi invece dovete dire grazie?
Giorgio: A tantissimi, in primis a tutti quelli che hanno lavorato
con noi: comici, autori, registi, visionatori, scenografi, truccatori,
parrucchieri, tecnici, produttori, una su tutti Viviana Aguzzi. E
poi Giorgio Gori, forse il miglior Direttore di rete con cui abbiamo
lavorato, insieme a Carlo Freccero.
MARCO: In particolare, a quelli che avevamo nominato con
affetto nel libro, ma sono stati implacabilmente depennati dal Feroce
Saladino (la nostra editor Arianna), e che tentiamo di fare
almeno rientrare dalla finestra: Giovanni Benincasa, Eddi Berni,
Gianfranco Brambati, Gianfranco Butinar, Giorgio Cappozzo,
Filippo Casaccia, Maurino Chinnici, Valeria Coppo, Vittorio
Cosma, Max Ferrigno, Silvia Salvucci, Vanda Sposito, Lorenzo
Tamburini, Luca Veltri, Lucio Wilson e Rudy Zerbi, i nostri registi
storici Massimo Fusi e Alessandro Fantonelli, l'esercito di
visionatori che ci ha affiancato per decenni, tra cui Alessandro Castelli,
Giuliano Costa, Marco Stracciari e Francesco Pacus Costantini.
Carlo: Ma anche a tanti con cui, nel corso degli anni, non abbiamo
pi avuto rapporti. Per esempio Sergio Ferrentino, Marcello
Pozza della Push Pul, Renzo Ceresa di Radio 2... e ce ne sono molti altri.
Marco: E poi a Teo Teocoli: la fase finale del nostro rapporto,
per molto tempo, ha contaminato tutto, ma a lui dobbiamo tantissimo.
Carlo: E infine a tutti quelli che ci stiamo dimenticando di ringraziare,
e a cui potremo dire, mostrando queste righe: Guarda: ti
abbiamo ringraziato qui!. E poi grazie a voi due: Marco e Giorgio.
Giorgio: Grazie Carlo, grazie Marco.
Marco: Grazie.
Giorgio: Ho avuto un'illuminazione tardiva: invece di Gialappa's
Band avremmo potuto chiamarci Grazia, Graziella e Grazie al...
FINE... forse
...
.
...
Bis.
...
.
...
Giorgio: Be', ma non vorrete mica finire cos?
Marco: Cos come?
Giorgio: Cos, senza una sorpresa finale, non so: un bis...
Carlo: Ma s, un bis: come nei concerti. Che tra l'altro, secondo me, quando alla fine di un concerto fanno un bis, mica lo improvvisano l per l:  una cosa gi stabilita prima, che si spaccia al pubblico come un regalo extra.
Marco: Ma va'? Ma quante ne sai? Sei proprio un vero rocker.
Giorgio: Eh, s: a te non la si fa di sicuro!
Carlo: E anche le ghost tracks nei dischi, quelle canzoni che non risultano nell'elenco dei brani, secondo me mica ci finiscono per caso o per sbaglio: ce le mettono apposta per incuriosire.
Marco: Senti, ma hai mai pensato di scrivere gli sketch della panchina di Ale&Franz? Sei preciso identico all'idiota interpretato da Franz. Solo che lui, almeno, recita una parte...
Giorgio: No, per, aspetta: cos' che hai detto? Ghost track? Ma  un'idea meravigliosa!
Marco: Quale idea? Hai mai avuto l'impressione che Carlo potesse avere uno straccio di idea?
Giorgio: Ma s, dai: mettiamo in fondo al libro un contenuto speciale, non annunciato nell'indice. Secondo me in un libro non
lo ha mai fatto nessuno.
Marco: S, ma come ghost track ci vorrebbe una chicca: non so, una cosa che nessuno si aspetta.
Carlo: Tipo ridere? Quello, secondo me, a questo punto non se lo aspetta pi nessuno.
Marco: Ma no, non so: magari una cosa che tutti vorrebbero che facessimo, e che non abbiamo mai fatto.
Carlo: Giusto: e se chiamassimo Teo?
Marco: Teo?!?
Carlo: Be', sempre che ci voglia parlare, perch magari non ci risponde neanche.
Giorgio: E perch mai? Adesso ci provo.
Carlo: Vedrai che squilla, squilla, e non risponde...
Driiin, driiin...
Carlo: Vedi, non risponde: ne ero certo!
Marco: Eh, come dice Forest: I libri si stampano, perch altrimenti non si finirebbe mai di scriverli!.
Driiin, driiin...
Carlo: Esatto: e credo che valga anche per i film. Se non ce lo avessero strappato di mano, a un certo punto, per portarlo nelle sale, io non avrei mai smesso di fare modifiche al montaggio.
Driiin, driiin...
Giorgio: Magari dopo vent'anni sarebbe finalmente diventato un capolavoro.
Driiin, driiin...
Teo: Pronto? Ragazzi: scusate se ci ho messo tanto a rispondere, ma stavo travasando l'olio insieme a Elio!
...
.
...
AMICI NOSTRI. Ancora tu? Ma non dovevamo non vederci pi? Con Teo Teocoli.
...
.
...
Prendi tre giovani brillanti autori, mettigli vicino un comico geniale
(e gi navigato)... Cosa viene fuori? Semplice: Mai dire Gol.
La figura di Teo Teocoli  stata fondamentale per Carlo, Giorgio e
Marco, e ne abbiamo gi parlato tanto. Dopo tutte queste pagine
 ormai chiaro che Teo sia stato la benzina infiammata dalla scintilla
Gialappa's Band, e viceversa. Ma quello strappo, violento,
del 1995  di fatto una ferita ancora aperta. E sono passati quasi
trent'anni. Per, come abbiamo detto, quanto pi  forte, passionale
e viscerale l'amore, tanto pi  traumatica la separazione. In
questi tre decenni non  mai capitato che i quattro, tutti insieme,
si rincontrassero.  successo eccezionalmente per questo libro. 
stata un'urgenza perch era l'unico cerchio rimasto da chiudere.
Quindi, ora che siamo alla resa dei conti, mi divertir io a vederli finalmente maltrattati.
Giorgio: Pronto, Teo? Siamo noi!
Teo: Ciao, ragazzi! Sbaglio o  un po' che non ci sentiamo?
Carlo: Be', un po'... diciamo circa ventisette anni, cosa sar mai...
Marco:  niente, stiamo scrivendo un libro che ripercorre la nostra carriera e...
Teo: Da quando sapete anche scrivere? Cio, avete gi imparato sia il corsivo che lo stampatello?
Marco: Dai, hai voglia di parlare della tua esperienza con noi?
Teo: Sono partito come panchinaro della Gialappa's Band e poi
sono diventato l'Ibrahimovic di Mai dire Gol. Avevamo fatto insieme
Emilio, Micini di casa e Il gioco dei 9, dove mi divertivo
a farvi ridere come idioti per autentiche pirlate che improvvisavo.
Poi, quando Marco si ruppe la gamba, andai in studio con Giorgio
e Carlo, per sostenerli nelle prime puntate di Mai dire Gol. C'era
una sigla a ritmo di samba e io, ovviamente senza telecamere, mi
mettevo a ballare. Poi, un giorno, il produttore Ettore Rognoni
disse: Perch queste cose non le facciamo in video?.
Carlo: Ricordo che non ero molto convinto: Noi non siamo
spalle comiche. E tu mi rispondesti: S, invece: tu, in particolare,
sei la miglior tinca in circolazione. Come fai la tinca tu non la fa
nessuno. Io non sapevo neanche cosa fosse, e allora andavo in giro
a chiedere: Cos' la tinca nel gergo del cabaret?. La risposta 
semplice: la spalla del comico, la tinca che abbocca all'amo. Quindi avevi ragione tu: siamo delle tinche.
Giorgio: Io una carpa, prego. Ci tengo ormai.
Teo: Mai dire Gol  tra i programmi televisivi pi amati di
sempre, perch ci divertivamo e quel divertimento era contagioso
anche per il pubblico a casa. Ricordo perfettamente quando feci
per la prima volta Felice Caccamo: Gene Gnocchi inizi a darmi
i pugni sulle spalle. Capii che il personaggio funzionava. Il signor
Carlo disse: Caccamo, sa che hanno fatto fuori Ranieri?. E io: Azz, hanno acciso o' cantante?.
Carlo: La mia reticenza a fare quello che poi, grazie a te, abbiamo
fatto per trent'anni, mi spinse a dirti: Fai fare la tinca a
Gene. E tu: Se fa la tinca lui, siamo rovinati.
Teo: Gene  un comico, non  una tinca, l'avrebbe fatta male.
Forse anche per rovinare lo sketch.  furbissimo, Gnocchi.
Marco: Ricordi come nacquero i primi personaggi?
Teo: Ermes Rubagotti lo suggerii io a Gene, perch era ispirato
a un mio amico. Dissi a Gnocchi: Fai un bergamasco, di quelli
con la pettinatura alla bergamasca, con la Ferrari... e bevi tranquillamente.
E cos fece Rubagotti, che assomigliava davvero al
mio amico e funzionava molto: tutta Italia inizi a dire: E alura?.
Insieme andammo a Monaco di Baviera a vedere la finale di Coppa
dei Campioni, Milan-Marsiglia, vinta dai francesi, e in un bar
c'era gente che ogni due per tre diceva: E alura?. Il tormentone
di Rubagotti ti si imprimeva nel cervello. Con Gene facevamo le
serate insieme e c'erano sempre tantissime persone, come ai concerti.
Una sera eravamo alla discoteca Number One di Bergamo:
arrivarono in migliaia e dal locale si vedeva la coda di macchine fino al casello autostradale.
Carlo: E Vettorello?
Teo: Quello lo inventammo per riempire la cartina geografica
del calcio, perch nel Piemonte avevamo un buco. Avevo un segretario
che si chiamava Vettorello, alto la met di me, che non ha
mai aperto bocca: mi stava vicino in silenzio e, secondo me, quella
cosa faceva molto ridere. Fu subito un botto pazzesco: gi dopo le
prime puntate cominciarono a chiedere di lui.
Giorgio: La gente vi amava molto.
Teo: Quando lasciai voi, iniziai un'altra fase gloriosa della mia
carriera con Fabio Fazio: vincemmo sette Telegatti, Premi alla
Regia, feci tre Festival di Sanremo. Eppure, la gente per strada
ancora oggi mi ferma solo per Mai dire Gol. Ancora non mi
spiego perch Gene abbia abbandonato il programma cos presto, un vero peccato.
Marco: Per arriv Antonio Albanese.
Teo: Con Antonio andammo sempre d'accordo. Lui arriv...
non dico impreparato, ma doveva capire l'atmosfera del programma,
i meccanismi: non c'era tanto da imparare, ma bisognava inserirsi.
Cosa che fece anche rapidamente, e infatti fin la prima
stagione con grande successo. Ricordo la prima volta che entr in
studio come Epifanio: sbam! Gli diedi uno sberlone da dietro. E
lui: No, no, qui non ci siamo! Ragazzi, riavvolgiamo il nastro,
qui le sberle non le prende nessuno. Soprattutto io!. Allora gli
dissi ridendo: Vabb, la prossima volta ti dar un pugno!. Capii
subito che era un attore serio, che per lui la parentesi di Mai
dire Gol era una semplice fase. Epifanio faceva molto ridere, era
un cretino, ma anche tenero. E non parliamo di Pierpiero. Dopo
l'ultima puntata del secondo anno, lo chiamai. Era in macchina e
gli dissi:  andata male, eh!. Come  andata male?, chiese lui.
Pirla! Abbiamo fatto tre milioni!, gli dissi, e lui inizi a urlare
come se avesse vinto al totocalcio. Ci teneva molto, anche se dopo non fece pi quel genere.
Giorgio: Poi arrivarono anche Aldo, Giovanni e Giacomo.
Teo: Con il trio mi divertivo, poi loro crebbero velocemente. Inventarono
quasi subito i Bulgari, nemici giurati di Peo Pericoli, che
a volte inventava bugie: Vi devo dare una brutta notizia: i tre bulgari
adesso sono due, perch uno tragicamente... sapete, il trapezio
 alto... Ah, no? Ci sono tutti e tre: miracolo!. La mia missione
era cercare di pestare Giacomino. Una volta gli mollai una sberla
pazzesca da dietro, che se lo avessi preso l'avrei ammazzato. Non
si  mica abbassato e rialzato? Ha schivato la sberla senza accorgersene,
che culo! Mentre lo sketch del wrestling, dove io facevo
Hulk Hogan, pass alla storia: l nacque Tafazzi. Vennero sul ring
uno alla volta: il primo fu Aldo, che appena super le corde svenne
dalla paura. Poi Giovanni: lo presi per i pantaloni e gli feci fare
un volo di sei metri. A quel punto si present Giacomino vestito
da Tafazzi. Gli dissi: Venire su  come darsi una martellata sui
coglioni!. E lui sal con la bottiglia e cominci a fare la mossa di
Tafazzi. Aldo, Giovanni e Giacomo maturavano a vista d'occhio.
Anche i tre sardi erano perfetti. Si stavano prendendo loro tutta la
scena, l'unico che si difendeva sempre bene era Caccamo: non perdeva
mai colpi, soprattutto perch a voi tre divertiva ancora tanto.
Marco: Caccamo mi ha sempre fatto molto ridere. Mentre registravamo
i pezzi, ridevo cos tanto che scordavo di fare la tinca.
Carlo: Ci racconti del tuo incontro/scontro con Berlusconi a met anni Ottanta?
Teo: Un pomeriggio andai a villa San Martino con Zuzzurro&c
Gaspare e Massimo Boldi, perch Berlusconi voleva parlarci. Ci
offr una cifra gigantesca, io rilanciai ancora e lui accett. Quindi
avrei dovuto fare il bravo ragazzo e tenermi per me le mie opinioni,
almeno in quella circostanza. Ci sono delle volte in cui uno pu
stare zitto e vaffanculo, no? Invece, quando Berlusconi a un certo
punto disse: Ho pensato che potreste fare il contorno di Costanzo!,
io risposi: A me di Costanzo non me ne frega un cazzo, poi
se vogliamo parlare di lavoro, lei faccia il suo: faccia Milano 2,
Milano 3, quello che vuole, che l'artista lo faccio io!. Dopo un
secondo, senza nemmeno essere chiamato, arriv un tizio vestito e
pettinato di tutto punto. Berlusconi gli disse: Pu accompagnare
il signore all'uscita. Il maggiordomo mi scort fuori da Villa San
Martino. Restai l fuori per circa un'ora, anche perch ero senza
auto. Quando uscirono anche Boldi, Zuzzurro&Gaspare, scoppi
una rissa in macchina. Loro, giustamente, erano stati educati ed
erano rimasti dentro. Berlusconi li prese per fare Premiatissima,
che fu un grande successo. Io, invece, non lavorai per cinque anni.
Forse avrei dovuto rimanere zitto.
Marco: Ma non saresti stato tu...
Dopo tanti ricordi piacevoli e aneddoti esilaranti, per,  arrivato
il momento di mettere il dito in quella piaga ancora aperta. Di
parlare, per la prima volta, del perch quel sodalizio incredibile e
vincente si ruppe quasi da un giorno all'altro. In trent'anni, Teo
Teocoli e la Gialappa's Band non hanno mai avuto occasione
(o forse voglia) di affrontare la questione. L'hanno sempre fatto
attraverso i giornali: a caldo con toni molto accesi (soprattutto
da parte di Teo), e poi, con il passare del tempo, in maniera pi
conciliatoria. Ma sempre attraverso interviste alla stampa. Questa
 la prima volta che lo fanno guardandosi tutti negli occhi. Ora
voglio vedere scorrere il sangue:  la mia rivincita dopo centinaia
di pagine di angherie? Vai, Teo, massacrali!
Giorgio: Dai, leviamoci questo dente che duole da ventisette
anni. Veniamo a quel dicembre del 1995: perch te ne andasti? In quel modo poi...
Teo: Ero molto pressato, soprattutto da alcuni dirigenti dell'azienda,
che all'epoca si facevano pure la guerra interna. Io cominciavo
a perdere colpi psicologicamente, avevo tre figlie piccole, mi
sentivo assediato su tutti i fronti. Insomma, sta di fatto che noi
quattro litigavamo spesso, come non ci era mai capitato in tutti gli
anni precedenti. Diciamo che nessuno fece nulla per tenerci ancora insieme: n noi, n l'azienda.
Giorgio: Prima di quella volta avevi gi provato ad andartene.
Teo: Ormai eravamo ai minimi termini. Me ne andai una prima
volta sbattendo la porta, ma mi richiam Adriano Galliani,
Direttore Generale di Mediaset, invitandomi, anzi ordinandomi,
di ritornare e onorare il mio contratto.
Carlo: Ti presentasti due giorni dopo in riunione e dicesti: Me
lo ha chiesto il mio padrone. Insomma, non ripartivamo proprio nel migliore dei modi.
Teo: Ricordo benissimo quella riunione e ricordo anche che
tu, Carlo, appena entrai, esclamasti: Ah.... Sembravi deluso di rivedermi.
Ecco, ci siamo, ora si azzuffano... Vai, Teo, sei tutti noi!
Carlo: Forse, pi che deluso ero sorpreso.
Teo: Carlo,  dal 1995 che ho la convinzione che fossi tu a
remarmi contro. La conferma l'ebbi il giorno in cui me ne andai
definitivamente: tu spuntasti dal gabbiotto con un sorriso satanico,
come a dire: Hai visto che alla fine te ne vai?.
Carlo: Non ricordo quello sguardo. Probabilmente era frutto
dell'esasperazione di quel periodo, ma se ti ha fatto del male, come
 gi successo in questo libro con altre persone: ti chiedo scusa!
Teo: Figurati, dopo tutti questi anni mi  passata, ma all'epoca ci soffrii molto.
Carlo: Per, Teo, ricordo perfettamente che nelle settimane
precedenti provai a parlarti, da amico. Per noi sei stato importantissimo
e tutti e tre non ci davamo pace, non capivamo perch le
cose fossero degenerate fino a quel punto. Fu una conversazione
cuore a cuore, e tu mi parlasti di horror vacui.
Teo: S, nella mia vita mi sono costruito tre volte e distrutto due:
ho capito che la cosa bella per me non  stare su, perch quando
sono in vetta ho paura di cadere, ho l'ansia di doverci rimanere.
La cosa bella, per me,  salire dal basso, costruire qualcosa, fare
gruppo, dare l'anima per un progetto. Com' stato con voi. Nel
1995 ero all'apice e quindi, come avevo gi fatto altre volte, decisi
inconsciamente di autosabotarmi: buttarmi gi, per poi poter
risalire. Il problema  che tornare su, con il passare del tempo,  sempre pi difficile.
Marco: Per ci riuscisti di nuovo, e anche alla grande.
Teo: Andai da Fazio e fu un trionfo, ma non ebbe lo stesso
sapore di Mai dire Gol. Quello lo avevamo costruito pezzo a
pezzo, senza risorse, solo con le idee. Dopo un po' mi richiam
anche Galliani: Torna da noi, sei uno della famiglia, ma ormai
quel capitolo era chiuso. Purtroppo.
Giorgio: Ce la siamo goduta, per.
Teo: Le risate che ho fatto da Emilio fino a Mai dire Gol
non le ho pi fatte nella mia vita. Ma vi ricordate quando un giorno
a Il gioco dei 9, vestito da Peo Pericoli, dissi alla principessa Ira
Von Frstenberg: Ci siamo visti allo stadio del Monza?. E lei: Non credo proprio.
Marco: Genio!
Nooo, dai...  finita a tarallucci e vino. Che delusione, speravo in
una resa dei conti pi violenta. E invece, anche questa volta, ha
vinto l'amore... che nausea!
Carlo: Oh, ma sei matto: hai fatto il numero di Teo Teocoli?
Giorgio: S, certo: ma lo hai proposto tu di chiamare Teo, pirla!
Carlo: S che l'ho proposto io: ma io intendevo Teo Mammucari.
Marco: Mammucari?!?
Carlo: Ma no, dai, scherzo: avete fatto benissimo! Anzi, se mi date il numero di telefono, magari ogni tanto lo chiamo...
Giorgio: Aspetta, hai avuto un'altra buona idea: prima chiamiamo anche Mammucari!
Marco: Be', perch no? Ma prima darei un colpo al mio amico Miguel Bos: chiamo e, appena risponde, metto gi come da antica
tradizione.
Giorgio: Giusto: tra l'altro oggi  mercoled, proprio come ai vecchi tempi!
Carlo: Anzi: scusati con lui se  un po' che non lo chiamiamo, e digli che d'ora in poi riprenderemo a farlo. Tanto, per quel che abbiamo da fare...
Marco: S, dai: lo chiamo subito. Mi sembra il finale perfetto per questo libro.
...
.
...
Tris.
...
.
...
Driiin, driiin...
Giorgio: S, per ci vorrebbe una frase ad effetto da dirgli, per chiudere degnamente quest'opera...
Driiin, driiin...
Carlo: Hai ragione, ma quale? Il telefono sta gi squillando!
Driiin, driiin...
Marco: Ce l'ho io, non vi preoccupate! Giorgio, tu che hai la mamma spagnola: com' che si dice, in perfetto castigliano, quella famosa espressione dei broadcaster anglosassoni?
Driiin...
Miguel: Hola! Quin habla?
Carlo e Marco stanno per esplodere, all'unisono, in uno Stocazzos!, degno del miglior Cervantes, quando Giorgio li blocca
perch ha un'illuminazione.
Giorgio: Fermi, dai: mettete gi senza dire niente, come un tempo. Mi  venuta in mente l'idea giusta per il finale del libro!
...
.
...
EPILOGO. Un libro ti salva la vita.
...
.
...
Milano, 31 dicembre 2048. Nell'aula magna della casa di riposo
per artisti televisivi Pippo Baudo sta per svolgersi la consueta
tombolata di fine anno. Sul palco una sempre arzilla, sebbene ormai
settantacinquenne, Alessia Marcuzzi conduce la serata di fronte alla
platea composta da tutti gli ivi residenti, naturalmente coadiuvata
dalle tre voci fuori campo della Gialappa's Band. Se per alcune
persone gli anni sembrano non essere passati mai, lo stesso non possiamo dire dei nostri tre.
Carlo, dopo aver passato una vita a cibarsi di muschi e licheni,
pesa ormai quarantasei chili e cammina appoggiandosi a un bastone
ecosostenibile, ovvero fatto non di legno, perch non sarebbe
carino distruggere un albero per poterlo realizzare, n di plastica,
perch il processo per produrlo sarebbe inquinante, n di un
qualsiasi metallo, perch significherebbe avere sfruttato un bambino
africano in una miniera del Gabon; il bastone  quindi stato
fatto riciclando elementi naturali secreti dal processo digestivo di
quadrupedi domestici a pelo fulvo, ovvero merda di cane, grazie
a un prodigioso brevetto dello scienziato Otto von Pirlemberg,
candidato per questa sua invenzione al Premio Nobel. Salvo poi
essere esposto al pubblico ludibrio, quando si scopr che, dopo
qualche mese, tutti gli oggetti prodotti con quel brevetto (furono
creati, oltre al suddetto bastone, anche vasi, stoviglie, mobili, perfino
panfili e barche a vela) iniziavano a puzzare proprio come il materiale originario.
Giorgio, al contrario, dopo aver passato una vita mangiando
come un camionista bulimico e bevendo come un alpino irlandese,
pesa ormai centosessantacinque chili, ovvero poco meno di Gerry
Scotti, che al momento  seduto in platea con la sua cartellina della
tombola, accanto a un Paolo Bonolis incazzatissimo, perch non ha
ancora digerito un presunto torto arbitrale subito dalla sua Inter quarantanni prima.
Arriva anche Marco, in ritardo come da antica tradizione. Dei
tre  quello messo leggermente meglio, nel senso che mostra ancora
qualche segno di vitalit, anche troppo a dire il vero, dato che con
l'andare degli anni e l'inevitabile indurimento delle arterie, gli sono
partiti i freni inibitori ed  diventato il terrore delle infermiere
della casa di riposo, che sistematicamente cerca di tampinare.
Alessia sta per iniziare, quando Giorgio rivolto a Carlo dice:
Scusa, potresti allontanare quel bastone di merda?.
Carlo, leggermente indispettito, ribatte: S, se tu allontani il tuo alito.
Giorgio, che in sala mensa si  scofanato un'intera teglia di pizza
con le cipolle, si gira e tira un'alitata che vola sopra Marco e prende
in pieno quello che avrebbe dovuto co-condurre la tombolata, un
Nicola Savino che, da quando gli ha preso il Parkinson, si muove
in maniera molto pi aggraziata di quando faceva i balletti de Le
Iene. Centrato in pieno da quella specie di bora fognaria, Nicola
perde i sensi e viene portato fuori a braccia da due ex tronisti di
Uomini e donne: tali Maieoi Tartaglione e Antonio Merdonio.
Prima che inizi la tombolata, Alessia presenta una serie di esibizioni
musicali, buffe parodie di Giorgia (interpretata da un'ancora
spumeggiante Paola Cortellesi), Anna Oxa (sempre interpretata da
una straordinaria Paola Cortellesi) e infine i Neri per caso (tutti interpretati
da un'ubiqua Paola Cortellesi). Poi Alessia prende il microfono
e annuncia: Prima di estrarre il primo numero, permettetemi
di deliziarvi con il mio cavallo di battaglia: La morte del cigno!.
Carlo, Marco e Giorgio, allarmati, le intimano: Alessia, no! A parte
il fatto che la tua morte del cigno aveva gi rotto i coglioni trentanni
fa, guarda che non hai pi l'elasticit di una volt....
Ma  troppo tardi: Alessia ha gi incrociato le gambe e ha
iniziato ad accosciarsi mulinando le braccia come un gabbiano
impazzito. Lo STOCK che si sente, il rumore dei femori che si
spezzano come grissini,  assordante, ma mentre Alessia viene soccorsa
di fronte a una platea tanto perplessa quanto preoccupata,
la situazione precipita sempre pi. Mentre Enrico Mentana sta
salendo sul palco senza che nessuno gliel'abbia chiesto: Nessun
problema, amici, continuo io lo spettacolo, faremo una maratona
della tombola, ma state tranquilli, vi prometto che non durer pi
di sette ore!, dall'esterno si sentono degli spari.
La porta dell'aula magna si spalanca e improvvisamente fa irruzione
un uomo mascherato da Zorro, completamente vestito di
nero, avvolto dal classico mantello, solo che al posto della spada
imbraccia un fucile d'assalto. E inizia a sparare una raffica di colpi verso il soffitto.
Fermi tutti! Nessuno si muova!, esclama con voce stentorea,
mentre pezzi di intonaco e calcinacci cadono sulla platea terrorizzata.
Dove sono quei bastardi della Gialappa's?
Molti degli spettatori hanno lavorato per anni con loro, altri li
hanno conosciuti e tante volte hanno dimostrato stima e affetto nel
corso degli anni, sia privatamente che pubblicamente, e infatti tutti
quanti i presenti, dimostrando la solidariet tipica degli ambienti
televisivi, esclamano all'unisono: Sono laggi! A destra del palco, in quel gabbiotto!.
In realt, i nostri tre dal gabbiotto sono usciti gi da un po' per
capire da cosa derivasse quel trambusto. Adesso sono in piedi sul
palco, l'uno accanto all'altro. Zorro punta il fucile verso di loro e si toglie la maschera. Ed ...
Ebbene s, sono Miguel Bos!  arrivato il momento di vendicarmi!
tuona nel silenzio attonito della sala. Sono pi di quarantanni
che continuate a chiamarmi al telefono e poi mettete gi.
Per colpa vostra ho smesso di rispondere e ho perso un sacco di
offerte cinematografiche, tutte per film dal respiro internacionall
Miguel prende la mira e spara tre colpi secchi al cuore di Carlo,
Marco e Giorgio, che stramazzano a terra stecchiti.
Marco, prima di esalare l'ultimo respiro, esclama con un filo di
voce: Minchia che mira, lo sapevo che sarebbe stato perfetto per interpretare il killer nel nostro film....
La folla  ammutolita e paralizzata dallo stupore e dal terrore.
Miguel Bos vede nel pubblico Fabio De Luigi e si gira verso di
lui puntandogli contro il fucile: Adesso tocca a te, questo  per
la parodia che facevi quando conducevo Operazione trionfo!.
Fabio, che da giovane era stato vicecampione italiano di baseball,
con l'asta della flebo si esibisce in un improvviso home run
che fa schizzare il fucile di Miguel a sessanta metri di distanza,
mentre dalla sedia accanto una donna si alza di scatto:  Luciana
Littizzetto, che, nonostante abbia un piede ingessato (se l' rotto
qualche mese prima dando un calcio nelle palle a Fabio Fazio, come
saluto di commiato al termine della cinquantaseiesima e ultima
edizione di Che tempo che fa), tira una stampellata in faccia
a Miguel Bos e, con il piede sano, gli rifila un calcio nelle parti
basse con una potenza che neanche Roberto Carlos nella finale dei Mondiali del 2002.
Beccati questo, balengo! Non si spara ai tre Rincoboys!, grida Luciana.
Miguel Bos stramazza a terra, privo di sensi. Gli infermieri
arrivano e lo immobilizzano, adoperando una camicia di forza
smessa da Maurizio Crozza, che a furia di fare parodie ha sviluppato
un disturbo della personalit multipla e da qualche mese 
ricoverato in manicomio insieme a Max Giusti e Max Tortora. A
questo punto, mentre Barbara D'Urso telefona immediatamente
non alla Polizia ma alla redazione di Pomeriggio cinque (ora
condotto da sua nipote Barbaradurso Junior) per cercare di organizzare
al volo un collegamento scoop, dal palco si levano gemiti e flebili colpi di tosse.
Tutti i presenti si voltano in quella direzione e assistono a una
specie di miracolo: Carlo, Marco e Giorgio si stanno faticosamente
rialzando da terra, ancora vivi. Sulle loro vestaglie, all'altezza del
cuore, ci sono i fori dei proiettili, ma non esce neanche una goccia
di sangue. Miracolo! E stata la Madonna di Medjugorje!, grida un esaltato Paolo Brosio in piena crisi mistica.
Ma quale miracolo, pirlone!  merito di questi, dicono i tre,
estraendo dall'interno delle vestaglie tre copie di Mai dire Noi,
un libro che avevano scritto tanti anni prima insieme ad Andrea
Amato, giornalista poi radiato dall'albo proprio per quel motivo.
I libri, incredibilmente, hanno deviato le pallottole, salvando loro la vita. Alla fine quel libro, bello o brutto che fosse, che abbia venduto tanto o che abbia venduto poco, che sia stato lodato dalla critica o che sia stato stroncato, almeno a qualcosa  servito.
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RINGRAZIAMENTI. (o meglio SCARICABARILE).
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Questo libro, ci teniamo a dirlo, non  tutto colpa nostra!
In primo luogo  colpa di Stefano Peccatori, Direttore Generale di Mondadori Electa, che (essendo mezzo matto) ce lo ha chiesto per quindici anni e che (non essendolo del tutto) se n' gi pentito amaramente.
In secondo luogo  colpa di Andrea Amato, giornalista dall'ex-futuro brillante, senza l'aiuto del quale saremmo ancora
fermi alla colorazione della copertina. Il suo primo insegnamento  stato: Bene, bambini, per poter scrivere un libro, bisogna prima imparare a leggere e quindi cominciamo con l'alfabeto: ecco, questa  la a, come ape, ago e autogol....
In terzo luogo  colpa di Rino Parlapiano, Direttore Editoriale della cosiddetta Varia, con cui abbiamo parlato una sola volta, ma senza il quale questo libro, bisogna riconoscerlo onestamente, sarebbe stato senz'altro diverso. Le sue uniche parole sono state: Mi raccomando: che non sia un trattato di sociologia politica, n un manuale di tecnica di comunicazione radio-televisiva!. Gli unici due approcci che avrebbero reso potenzialmente interessante quest'opera...
In quarto luogo (ma solo per non irritare i suoi superiori)  colpa della nostra editor, Arianna Comotti, che ci ha fatto da badante in questi lunghi mesi, dispensandoci costantemente consigli preziosissimi, che non siamo mai riusciti a comprendere appino.
Non avendo il coraggio di ammetterlo, le abbiamo sempre risposto: Ma  un'idea fantastica: grazie mille!. E lei, per il rispetto che doverosamente si rivolge a tutti i rimbambiti, non ha mai avuto il coraggio di farci notare che stavamo facendo esattamente l'opposto...
In quinto luogo  colpa di Walter Veltroni, che anzich scriverci tutto quanto il libro, col suo insuperabile acume e la sua
straordinaria capacit di nobilitare le nostre bassezze (vedi il caso esemplare di Tafazzi), si  limitato a una bellissima prefazione, immeritatamente affettuosa.
In sesto luogo  colpa di Francesco Sarchi, che ha sbobinato le oltre 100 ore di registrazione delle nostre conversazioni, con pazienza da certosino, uscendone quasi incolume. Probabilmente non avete mai sentito parlare di lui, ma vi assicuriamo che nel consultorio del suo psicoanalista ormai lo conoscono tutti, e ogni volta che chiama (spesso nel cuore della notte) c' il fuggi fuggi.
Infine  colpa di Martino Migli, giovane collega e nostro indispensabile consulente tecnologico, che ha permesso a dei boomer
come noi di dotarsi delle strumentazioni tecniche indispensabili per registrare le conversazioni. Vedrete che questi microfoni e queste cuffie professionali vi saranno senz'altro di grande utilit per tutta la vita: anche dopo la pubblicazione del libro!, ci ha detto con sicumera: e gliene saremo eternamente grati.
PS: Se qualcuno fosse interessato all'acquisto di tre microfoni e tre cuffie professionali, si faccia pure avanti: gli saranno senz'altro di grande utilit per tutta la vita!
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FINE.